22
I giorni passavano, Matteo non mi rivolgeva la parola e nemmeno Mario.
A Matteo gliela avevo chiesto io, di conseguenza non mi sarei dovuta ridurre in questo stato.
Ma la cosa che mi faceva stare peggio era Mario, a lui non piaceva la nuova Jessy.
Io ero abituata che ad ogni problema andavo da lui, adesso non avevo più nessuno su cui contare....
Mi sentivo terribilmente sola...
Ormai cominciava ad arrivare il freddo, l'inverno gelido, che non mi era mai piaciuto.
Più il tempo passava e più non riuscivo a rendermi conto di come avevo potuto desiderare questa Jessy, così bella, ma anche così fredda e diversa da me.
Quando mettevo i suoi vestiti mi sentivo a disagio, e non mi piaceva essere fissata dalla gente.
Molti ragazzi mi chiedevano di uscire, ma io non avevo il coraggio di accettare, ormai avevo capito come funzionava!!
E poi dentro di me sapevo che per quanto ci provavo non sarei mai riuscita a dimenticare Matteo.
Più ci pensavo e più quella serata mi sembrava così lontana, quasi fosse un sogno, un sogno che era finito troppo in fretta.
Lui non si era innamorato di me, io per lui ero come tutte le altre. Ma il problema non ero io, era lui, non gli interessava nessuna, per lui le ragazze erano sono un gioco, un pretesto per divertirsi e passare il tempo. Gli avevo sentito dire mentre parlava con la sorella, la sorella, tale e quale a lui!
Ma intanto questa Jessy era più sola della precedente.
Ero sul letto della mia camera a rammaricarmi della mia vita, quando decisi di chiamare Mario, era il mio migliore amico e anche se avevo cambiato aspetto dentro ero sempre io.
Mi soffermai al lungo sul pulsante da premere per la chiamata, chiedendomi se fosse la cosa giusta da fare, alla fine lo feci.
<Pronto? Chi parla?>rispose con quella voce fredda.
<Sono Jessy>pronunciai con voce tremante.
<Come hai il mio numero?>non riuscivo a capire cosa stesse pensando, e questo mi faceva molta rabbia.
<Me l'ha dato un amico>dissi cercando di sembrare il più naturale possibile.
<Cosa vuoi?>
<Potremmo vederci qualche volta>stavo per mettermi a piangere, forse lui lo capì perché cambiò tono.
<Perché?>domandò con più calma.
<Perché ho bisogno di te>constatai quelle parole tutte d'un fiato, non sapevo cosa potesse pensare, ma non mi importava.
<Di me?>disse incredulo.
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