Capitolo 21
"C'era una volta una strada. Un buon vento mi portò laggiù . E se la memoria non m'inganna, all'angolo ti presentasti tu."
-Dalida (Quelli erano giorni)-
Ci sono sensazioni che non si possono spiegare.
Arrivano, senza che nessuno se ne accorga e avvolgono le persone. C'erano sensazioni che rendevano triste, allegro o felice. E come un giusto cocktail, se preparato bene poteva essere gradevole, se preparato male poteva far girare la testa. E quest'ultima sensazione era quella che prendeva Kara Colvin ogni qual volta si presentava al cimitero.
Il tempo era stato clemente con lei.
Benché sul volto vi erano già i segni delle rughe, che suggerivano la sua età, si sapeva ancora difendere. In quei lunghi capelli neri ondulati vi era qualche ciocca bianca, che nascondeva senza timore con l'aiuto di un nuovo cappellino, ma il suo modo di vestire era rimasto lo stesso. Sobrio ed elegante, mantenendo una continua linea vintage. Indossava un vestito della madre, quel tardo pomeriggio di inizio Novembre. Lungo e nero, con solo le maniche e il colletto di colore bianco. Portava un cappello con una veletta nera e delle piume grigie. Gli occhi, perennemente annegati in un'acqua di ricordi, erano fissi sulla lapide di suo padre. Il nome di James Colvin era scritto con lettere corsive con la data di nascita e la data di morte. In alto, ovale, vi era impressa un'immagine in bianco e nero del genitore nel pieno della sua gioventù ormai perduta.
Kara andava al cimitero quasi ogni giorno, cambiava l'acqua al vaso e aggiungeva sempre un fiore nuovo, levando quelli secchi. Non era la sola a far visita a Mr. Colvin. Aveva saputo che ci andavano anche i Signori Hamilton, da sempre intimi amici di famiglia. Venivano a far visita spesso anche a quella che ormai era divenuta la residenza Garrett. Dopo il matrimonio avevano deciso di abitare altrove, ma dopo la morte del padre aveva deciso di tornare tra quelle mura che l'avevano vista crescere e diventare la donna che era adesso.
Mesi di angosce avevano seguito il decesso di Mr. Colvin. Nelle sue preghiere, però, ringraziava sempre Dio per avergli donato un marito come Ewart. Il dott. Garrett era stato sempre presente nella vita della moglie, era stato sempre premuroso, mai un rimprovero e mai una lite e, tra poco, avrebbero compiuto il loro nono anniversario di matrimonio, allietato poi dalla presenza di Lester Garrett, il loro unico figlio, di appena otto anni. Un bambino calmo e ubbidiente, che mai l'aveva fatta disperare. Era sveglio e intelligente, per un bambino della sua età. Gli occhi dolci della madre e i tratti di suo padre, un perfetto quadro pittoresco di un figlio voluto e amato.
Ora l'osservava depositare delle rose rosse nel vaso accanto alla lapide del nonno, posare la manina sulla sua bocca e portare un bacio al marmo freddo, affinché possa superarlo –in qualche immaginario modo- e arrivare sino al defunto.
<< Piaceranno al nonno, vero mamma? >> Chiedeva con una vocina dolce.
<< Certo che sì, tesoro. >> Per quanto fosse imperturbabile in quei momenti, ogni volta che il figlio glielo chiedeva, non poter fare a meno di tirare fuori qualche lacrima di nostalgia. << Ora andiamo da papà. >> E mano nella mano, si avviarono nuovamente verso l'uscita del cimitero, dove Ewart Garrett gli attendeva in piedi, davanti al cancello nero.
Kara poté intravvedere che stava parlando con una persona, una donna.
<< Sono arrivati! >> Esclamò gioioso Lester, divincolandosi dalla stretta della madre per correre dal padre.
<< Non correre, Lester! >> Lo richiamò la donna, che lo vedeva già al cancello.
Kara si arrestò sul posto, accanto ad alcune tombe di famiglia. L'ansia le saliva fino al petto, soffocandole il respiro. Le sembrava di affogare in un mare immenso, e più chiedeva aiuto e più si sentiva tirare giù da i tentacoli di un pesce invisibile, che veniva solitamente chiamato come senso di colpa.
Una macchina elegante e scura era parcheggiata davanti al cimitero. Il passo che Kara aveva ripreso era lento, angosciato. Era come se gli occhi dei defunti potessero guardarla, al suo passaggio. Prese un lungo respiro e finalmente arrivò accanto al marito.
<< Salve, Mrs. Garrett. >> La salutò la donna. Modi eleganti, così come il suo vestito e il cappello, simile al suo. << Il mio nome è Brigitte Mureau. Mi sono ristabilita qui a Chicago, nella casa dei miei. Che Dio li abbia in gloria. >> Concluse, a modo di preghiera, facendosi un rapido segno della croce.
Kara strinse la mano di colei che un tempo era stata Madame Pussy. << Lieta di conoscerla. >> La donna si scambiò un'occhiata col marito, che si limitò ad indicare la macchina con la coda dell'occhio.
Come a leggerle nel pensiero, Brigitte annuì. << Sì, è ancora in macchina. Volete vederla? >>
All'unisono, i due coniugi annuirono. L'ex Madame Pussy sorrise appena e, andando alla macchina, aprì lo sportello. << Avanti, Dëshirana. Non fare i capricci. Siamo arrivati. >>
Se prima Kara si chiedeva che aspetto avesse un angelo, ora sapeva darsi una risposta da sola. Da quella macchina ne stava scendendo uno, soltanto che era privo di ali e aureola. Ma aveva dettagli che si era sempre immaginata. Ad esempio una lunga treccia bionda, di una tonalità scura e non chiarissima; aveva la pelle caramellata e due grandi occhi color del mare. Un mare che gli ricordava il suo e quello di sua sorella Edith.
Dëshirana era un cucciolo impaurito, lì, in mezzo a gente che non conosceva. Ciò non fece altro che intenerire il cuore di Kara Colvin, mentre sentiva –istintivamente- le labbra piegarsi in un sorriso amichevole in direzione della ragazzina, quando le fu davanti.
<< Lei è Dëshirana Frashëri, ma noi la chiamiamo Rania. >> La presentò Brigitte, guardando la piccola.
Il volto un poco paffutello di Rania pareva imbronciato. Osservava i due coniugi davanti a se soffermandosi per molto tempo sulla donna e poi sul bambino accanto a loro.
<< Tu e Lester avete la stessa età. Perché non andate a giocare lì in quel parco? Devo parlare con Mr. e Mrs. Garrett. >> Consigliò la donna alla piccola. Ma fu Lester il primo ad avvicinarsi, un poco intimorito dal silenzio della bambina. Ma bastò un'occhiata perché questa rilassò il volto, sbattendo i due grandi occhioni azzurri.
I due bambini andarono a giocare in un piccolo prato, accanto al parcheggio. Da lontano, Kara gli guardava. I due sorridevano e si rincorrevano, andando sullo scivolo.
<< E' una bambina molto sveglia per la sua età. >> Iniziò a dire Brigitte, stringendosi nella sua pelliccia nera. I suoi boccolosi boccoli neri si perdevano al suo interno.
<< Come Lester. >> Sussurrò in risposta la donna, spostando lo sguardo da i bambini al marito. << Puoi andare a tenergli d'occhio? Ci metto poco. >>
Garrett annuì e, lasciando un casto bacio sulle labbra della moglie, si incamminò verso il parco per raggiungere il figlio e la nipote.
<< Sa cosa è successo a sua madre? >> Chiese Kara, quando rimase sola con l'ex ballerina, ora titolare di un negozio d'erboristeria.
<< Sì. Gli è stato spiegato poco a poco, ma come vi ripeto è una bambina molto sveglia. Aveva già capito qualcosa. >> Brigitte avanzò verso una panchina e si sedette, osservando anche lei il geometra e i bambini nel parco.
<< Ha sofferto? >> Chiese istintivamente Kara, seguendola sulla panchina. Quando aveva saputo che sua nipote sarebbe stata affidata a lei dopo la dipartita della nonna materna, Yvonne, si era ripromessa di non fare domande sulla vita passata di sua sorella ma non ci riusciva. Era più forte di lei. Doveva sapere tutto. Come aveva vissuto, dove e se l'uomo con la quale era scappata l'amava sul serio.
<< Non è stato un dolore fisico, più che altro psicologico. >> Si limitò a dirle Brigitte. Anche i suoi occhi erano umidi, con la mente assediata da ricordi riguardanti Edith Colvin.
<< Spiegami ancora come è successo. >>
La Mureau si voltò col busto verso Kara, unendo le mani in grembo. << Quella sera, davanti all'Olympia, avevano sbagliato il bersaglio. Il cecchino ingaggiato dall'ex poliziotta Nadia Ivanovna, aveva mirato in modo sbagliato e aveva sparato, colpendo Edith. Io stavo uscendo, avevo chiamato l'ambulanza e me la ritrovai davanti, la russa. Puntò una pistola a Lavdor, l'uomo che tua sorella amava, e lo uccise a sangue freddo. Sono poche le parole che riuscii a cogliere. Per nostro padre, credo che abbia detto. >> Fece una pausa, il tempo necessario per osservare l'espressione disperata sul volto della Colvin. Riprese poco dopo, prima che il dolore devastasse anche lei. << Lavdor morì sul posto, accanto ad Edith. Io ero convinta che per lei non c'erano più speranze e, invece, una volta all'ospedale riuscì a salvarsi. Il proiettile non aveva danneggiato nulla e riuscirono ad estrarlo con un intervento che durò poco. Visitandola, i medici scoprirono che era incinta di poche settimane. Quando si riprese fu devastante per lei. Aveva un figlio in arrivo, ma l'uomo che aveva amato fino alla follia non c'era più. Gli rimaneva solo la madre di lui, Yvonne. Per un periodo andò a stare da lei, l'aiutò con la gravidanza fino al momento del parto. Fu come una seconda madre. Riuscì così a dare alla luce Rania. Era bellissima. >> Un'altra pausa, dovuta all'emozione stavolta. Era lampante negli occhi di Brigitte, che ricordava ancora il giorno in cui era corsa all'ospedale. Aveva lasciato Sébatien a Keler, che dopo la morte di Lavdor aveva deciso di rimanere con lei per continuare la gestione del locale. Entrata nella sala, l'aveva vista ormai già lavata e nella culla, assieme agli altri bambini. Aveva la dolcezza nello sguardo, simile a quella della madre. << Durante il parto non ci furono complicazioni e in pochi giorni Edith fu dimessa. Il suo umore però era a pezzi. Si prendeva cura di Rania, sì, ma non era più lei. Con Lavdor morto non sentiva alcuna voglia di vivere e si è lasciata andare, lentamente. Quando sono entrata in quel bagno, era già in un lago di sangue. >>
Kara si mise una mano davanti alla bocca, iniziando a singhiozzare. Come aveva fatto ad essere cieca per tutti quegli anni? Come aveva fatto a non vedere che sua sorella, quando stava con loro, manifestava segni di insoddisfazione?! Da quando aveva saputo della morte di Edith, non faceva che ripetersi che era stata colpa sua, che avrebbe dovuto istaurare un rapporto diverso con lei. Aveva fallito in tutto.
Tirò in su col naso, osservando un punto preciso sulla breccia della strada. << E tu? Come mai sei tornata a Chicago? >>
Brigitte sorrise appena, tra alcune lacrime che avevano iniziato ad uscire, felice di esser passata ad un "voi" al "tu". Segno che Kara non manifestava alcun disprezzo verso di lei e il suo passato. << Keler ed io abbiamo deciso di chiudere il locale, anche perché la morte di Lavdor aveva fatto alzare un polverone incredibile. Specialmente con Nadia in prigione. Il processo ci sarà in Francia tra qualche settimana. Ci andremo io, Keler e Peter. Abbiamo deciso di farli riposare insieme. >>
Kara posò una sua mano su quella di Brigitte. << Ti ringrazio. Per tutto ciò che hai fatto per Edith. Sei stata la sorella perfetta per lei, quella che avrebbe voluto avere. Io ho fallito. >>
Madame manteneva ancora quel suo caratterino, con tutto che erano passati gli anni. Ma se c'era una cosa che la mandava in bestia, era quando sentiva qualcuno dire di aver fallito, quando sentiva qualcuno che voleva arrendersi. << Io sono stata un modello da emulare, Kara. Non sono stata quella figura che tu pensi. Edith ti ha sempre pensata ma, come me, aveva paura dei pregiudizi, aveva paura di non essere riaccettata nella famiglia. Questa paura l'ha portata a morire senza vederti un'ultima volta. E non hai fallito. C'è qualcuno che ha bisogno di una madre, di un padre e magari di un fratello. Di una famiglia, Kara. Perché so che tu stai facendo un ottimo lavoro con Lester e so che Rania sarà più che felice con voi. Mi mancherà, la verrò a trovare con Sébatien, che odia l'idea di separarsi da lei. Ma faranno la stessa scuola, avranno modo di vedersi. >>
<< Per me e la mia famiglia sarà una gioia accoglierti nella nostra casa. Non so ancora come ringraziarti. >> Kara sospirò, ricacciando indietro le lacrime. << Avrò il mio bel da fare, ora. >> Aggiunse subito dopo, ridacchiando appena ma in modo triste.
<< Ce la farai. Perché come tua sorella, tu sei una donna forte. >> Brigitte mise una mano nella borsa e tirò fuori un piccolo regalo che aveva in serbo per Rania. << Dallo alla piccola. Da parte mia, di Keler e di Sébatien. >>
Kara accolse nel suo palmo un piccolo ciondolo d'argento, a forma di cuore, con due iniziali incise sopra: L&E. Al suo interno, vi erano due fotografie in bianco e nero. Da una parte c'era sua sorella e dall'altra un uomo alto, con lo sguardo fiero e glaciale, che doveva essere Lavdor. Non c'è l'aveva con lui per avergliela portata via, l'aveva già perdonato. Perché sapeva che l'aveva amata molto di più di quanto l'aveva amato sua sorella, lo sentiva. Il loro era stato un amore oltre il tempo e i pregiudizi, oltre le scelte e la morte. Ed ora erano insieme, stavolta per sempre.
<< Devo andare. Saluto Rania e torno a casa. Keler e Sébatien mi stanno aspettando. >>
Kara le strinse la mano, sorridendole amichevolmente. << Grazie, Brigitte. Di tutto. >>
In risposta, la donna le diede una pacca sulla spalla e, a passo rapido, si avvicinò al parco per salutare la bambina.
Kara tornò a fissare la fotografia di Edith. Il volto sorridente e rilassato, i lunghi capelli ondulati che le incorniciavano un viso d'angelo candido. Non seppe dire se aveva gli occhi truccati o no, neanche cosa indossava. Ma era certa di una cosa: era serena e sorrideva.
Ti giuro che non fallirò con lei, Edith. Te lo prometto.
Chiudendo gli occhi, depositò un casto bacio sulla sua fotografia. In quel momento un vento leggero soffiò su di lei, facendo ondeggiare l'abito, la veletta del cappello e le piume su di esso. Kara riaprì di scatto le palpebre, sentendo una presenza accanto a se e la vide. Bella, come non lo era mai stata. Sorridente, con i capelli sciolti sulle spalle e vestita di un bianco immacolato, sembrava ricoperta da strati di nuvole. Accanto a lei sua madre, superba nella sua tarda età, e Lavdor. Erano tutti lì.
<< So che farai un ottimo lavoro, sorella mia. I tuoi insegnamenti non li ho mai dimenticati. Sappi che il destino non ci ha divise, il filo non si è spezzato. Ti è rimasto un po' di me in lei. >> E indicò Rania, che stava parlando con Brigitte. Quest'ultima era china alla sua altezza e le carezzava amorevolmente le guance paffute. << Imparale ciò che io non potrò mai fare. Raccontale di sua madre, delle sue scelte e dei suoi sbagli. Dille anche che, ogni notte, sarò accanto a lei mentre dormirà serena, insieme a suo padre. Saremo tristi perché lei non potrà sentirci ma saremo in pace sapendo che ci sarete tu ed Ewart con lei. Non hai fallito, Kara. Hai appena iniziato. >>
Kara avrebbe voluto abbracciarla, avrebbe voluto piangere ancora più forte, avrebbe voluto dirle di restare ancora un po' con lei. Ma se col vento erano venuti, con un'altra folata di vento se ne erano andati. Edith e i suoi cari erano in pace, riposavano sereni, e lei avrebbe rispettato le volontà della sua amata sorella. Per lo meno, adesso, sapeva che non era stata odiata veramente da lei.
Rincuorata di questo, annuì al vento e dove erano apparsi, lanciò con una mano un bacio freddo. << Lo farò. >> Chiuse in un pugno il ciondolo che avrebbe consegnato alla bambina e si alzò.
Vide Brigitte andarsene nella sua macchina e lo sguardo spaesato di Rania seguirla. A passo rapido, raggiunse Garrett ed i bambini. Fece cenno al marito di lasciarla da sola con la piccola ed Ewart colse il segnale, prendendo per mano Lester e portandolo lontano.
Dëshirana vestiva di una mantella rosso fuoco, niente vi era in contrasto col suo abbigliamento. Ma la grande particolarità che inteneriva chiunque la vedeva –Kara compresa- erano gli occhi glaciali che aveva. Occhi che avevano visto tante cose, spaesati, impauriti ma pieni di un bene non dato. La donna non sapeva che rapporto, la bambina, aveva con la nonna. Loro due si sarebbero fatte una bella chiacchierata.
Kara si chinò alla sua altezza e le sorrise. << Non devi avere paura. Io e la tua mamma eravamo sorelle e questo fa di te la mia unica nipote. >>
Il sorriso di Rania la incoraggiò. Snudò due file di denti bianchissimi e perfetti, un perfetto contrasto con la pelle caramellata e gli occhi azzurri. In quel momento, sua nipote le appariva la bambina più bella del mondo. Mentre il suo Lester era il bambino più bello del mondo. Loro due sarebbero stati il suo piccolo principe e la sua piccola principessa.
Rania l'abbracciò, cogliendo di sorpresa anche Kara stessa. Non appena sentì la sua voce, dal timbro flebile e delicato, non poté fare a meno di contenere le lacrime.
<< Zia. >>
Wolf's note:
Buongiorno, lettori! Avrei pubblicato ieri sera l'epilogo ma Wattpad aveva dei problemi... e quindi ho dovuto rimandare ad oggi. Comunque... questo viaggio si è concluso! Ma sono onesta... mi mancherà scrivere di Modì, ma come ogni storia.. anche questa è giusto che trovi la sua fine. Molti d voi mi hanno scritto in privato, chiedendomi se sto pensando ad un possibile sequel e la risposta è no. Perché, in alcune storie, scrivere dei sequel le rovinerebbero solamente. Mi piace pensare che ognuno di voi possa trovare un proprio seguito, nella propria immaginazione. Alla fine, il messaggio di Modesty è chiaro: bisogna sempre seguire il cuore. Anche quando ci consiglia in modo sbagliato, non dobbiamo fare marcia indietro, no. Dobbiamo seguirlo, sempre.
Avevo altri finali per Modesty, ma questo mi sembrava più "adeguato".
Inoltre, nelle scorse note vi avevo anticipato che ci sarebbe stato una sorta di spin-off che riguardava Madame Pussy. Ebbene sì, è così. E' quasi completo e come vi avevo detto, non sarà presente su Wattpad ma su un'altra piattaforma. Vi consiglierei di tenere d'occhio la mia pagina facebook, dedicata alle mie storie. Il link lo potete trovare alla mia pagina d'autore qui su Wattpad. Non appena la pubblicherò, la posterò lì.
Nei giorni prossimi, riprenderò ad aggiornare anche "Aida - La regina ribelle." Per chi vuole.. può tenere d'occhio quella storia e inserirla nella propria biblioteca, così riceveranno la notifica di aggiornamento quando aggiungerò un nuovo capitolo. Ma non è tutto. C'è un'altra cosa che vorrei dirvi... scrivere di romanzi rosa mi è piaciuto molto e penso che tra qualche mese pubblicherò un'altra storia, con tematiche molto "dure". Il titolo, però, è già deciso: La finestra sul viale delle rose. Quindi... se trovate questo romanzo nelle mie storie... non esitate a passare. Perché se avete amato Modesty, sono certa che amerete anche quella. <3
Vorrei anche ringraziare voi lettori per aver seguito questo viaggio con passione, per esservi affezionati ai personaggi e se, per caso, avete odiato Lavdor -anche poco- durante la storia... vuol dire che sono stata brava a descriverlo.
Vi ringrazio ancora! E... vi do appuntamento alla prossima storia, se vorrete. <3
Un bacio,
Wolfqueens Roarlion.
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