Prologo parte 1

Una ragazza dai capelli bianchi è stesa su un lettino metallico gelido, con una luce puntata su di lei.

La pelle è cadaverica ed è magrissima e non è per nulla alta, anche se tende a dimostrare 17 anni.

Il suo pallore risalta sotto la luce fredda, mentre tutto il resto della stanza è completamente buia.

Improvvisamente si sente uno strano ronzio regolare e metallico che si avvicina al corpo disteso della giovane.

Un piccolo drone bianco, dalla forma circolare e semplice come una mentina, vola sopra il corpo dell'albina grazie ad una piccola elica al di sotto del guscio candido e con una piccola luce bluastra inizia ad analizzarla dalla punta dei piedi fino al capo.

-Ricostruzione corpo riuscita. Cervello danneggiato. Placche cerebrali inserite. Attesa di risposta.- esclama il piccolo drone con voce fredda e meccanica.

-Grazie Mint, ora ci penso io.- una voce chiara di una donna e quando il robot si allontana tutte le luci della stanza si accendono, mostrando la figura di un'anziana in camice bianco.

Ha i capelli grigi medio lunghi, legati in una cipolla bassa e gli occhi sottili e marroni, probabilmente di origini orientali.

Si avvicina alla ragazza priva di sensi e clicca un bottone rettangolare bianco su entrambe le placche nere lucide ai lati della testa che si accendono.
-Ecco qui.... Ci sei piccoletta?- domanda la donna accarezzandole delicatamente il capo.

Lei stringe gli occhi per poi aprirli lentamente, mostrando l'iride argentea, infastidita dalla forte luce e dal contatto fisico improvviso.

Le sue pupille si restringono quasi immediatamente per abituarsi alla luminosità della stanza.

-I tuoi riflessi sembrano a posto. Riesci a parlare?- le domanda aprendo uno schermo ologramma davanti a sè, voltandole le spalle e iniziando a digitare su questo dei codici in caratteri sconosciuti.

-I.... Io... Dove... Sono...?- balbetta la ragazza confusa, rimanendo immobile sdraiata.

Muove a malapena gli occhi.

-Te lo spiego dopo, ora cerca di respirare, dobbiamo fare dei controlli.- dice facendo slittare le dita sullo schermo diagonalmente dall'alto verso il basso rimpicciolendolo e portarlo all'altezza del suo petto.

-Riesci a sollevarti?- le domanda e lei rimane ferma.
-OK, non preoccuparti. Facciamo qualcosa di più semplice. Scuoti lentamente la testa.-

L'albina inizia a muovere la testa verso sinistra, in direzione della donna, la quale le posa le mani fredde sulla nuca, aiutandola a posarla sul lato.

-Molto brava.- la incita l'anziana per poi chiederle di fare vari movimenti dal busto in su.

-Il tuo corpo umano sembra funzionare abbastanza bene.- segna poi i risultati sulla scheda elettronica, mentre la ragazza si tira su lentamente.

Nota improvvisamente che metà del suo corpo è completamente robotizzato, ricostruito con una lega di metallo nera, con alcune linee luminose bianche, dal design identico a quello delle placche cerebrali.

Muove le dita dei piedi, studiando i movimenti meccanici e poi si mette seduta sul suo lettino, per osservare meglio il suo corpo.

-Anche la ricostruzione sembra andata a buon fine!- esclama sorridendo la donna.

-C... Cosa è successo?- domanda accarezzando il metallo che caratterizza gran parte della sua persona.
-Non ricordi niente?- le domanda e lei di risposta si spegne e scuote lentamente la testa a destra e a sinistra.
-Il tuo nome?-
-Neanche...- risponde sottovoce.

La donna sospira e riprende a digitare.

-Gli Steel Skull, ossia i membri dell'esercito della dittatura che governa il nostro mondo oggi, hanno distrutto casa tua e la tua città. Non c'erano superstiti e tu eri quella che aveva il corpo nelle condizioni migliori, anche se molte parti del tuo cervello sono state danneggiate siamo riusciti a recuperare alcuni materiali per creare le placche che porti in testa.- le spiega, impostando il piccolo schermo come una telecamera frontale e gliela punta davanti, come uno specchio.

La giovane vede il suo magro viso bianco come il latte e i corti capelli dello stesso colore che le incorniciano il viso in modo squadrato.

Inizialmente non capiva se era davvero la sua immagine quella che vedeva nella telecamera, ma poi solleva la mano nello stesso punto in cui erano ritratti nello schermo i due congegni meccanici e i suoi polpastrelli si scontrano effettivamente contro una superficie metallica.

-A cosa mi servono?- domanda, questa volta il controllo sulla sua voce è molto più fluido, come se si fosse improvvisamente accorta di essere in un corpo, anche se in parte.

-A pensare. Speravamo che qualche ricordo si sarebbe salvato, ma purtroppo...- dice riprendendo l'ologramma con un gesto deciso della mano destra e riprende a scrivere.
-Ah, mi raccomando, puoi toglierli solo quando vai a dormire. Devi toglierli tramite un processo preciso e puoi farlo solo tu.- le apre una schermata con delle animazioni semplici per mostrarle i vari passaggi, tutto con gli stessi strani caratteri.

La ragazza osserva le istruzioni e incuriosita osserva quelle che sembrano lettere.
-Scusi, ma cosa sono quei simboli?- domanda lei indicando le didascalie.

-Oh giusto, questo è un alfabeto creato da me, così che i dati non finiscano in mani sbagliate. Comunque lo so leggere solo io e i miei robot che per l'appunto sono generati tramite codici dello stesso alfabeto. Ma non preoccuparti se avrai bisogno di aiuto nel caso tu dovessi tradurre qualche documento puoi chiedere per l'appunto ai robot. Sono tutti simili, sono bianchi e hanno un design circolare o ovale.- spiega sorridente.

La ragazza si accarezza i due congegni.
-Molto bene, mi manca solo il tuo nome... Ma dato che non lo ricordi non mi resta che ribattezzarti. Hai qualche preferenza?- domanda e la ragazza silenziosa scuote la testa.

La donna si porta l'indice al mento pensierosa.
-Ti piace il nome Ayres?- chiede sorridendo e lei fa spallucce, indifferente dal nome scelto.
-Va bene. Confermiamo questo.-

Chiude definitivamente lo schermo e le fa cenno di seguirla.
-Abbiamo recuperato solo un vecchio poncho nero dove ti abbiamo trovato, forse era tuo. Naturalmente prima di buttarlo e darti altri vestiti volevo chiederti se eri d'accordo.- dice mentre un piccolo robottino antropomorfo si avvicina alla ragazza con l'indumento in mano, guardandola con i suoi grossi occhi blu come fosse un bambino.

-Grazie...- dice titubante alla piccola macchina, la quale batte gli occhi e si allontana nella stessa direzione da cui era venuta e la ragazza vede una porta mimetizzata fra le pareti che si apre e si chiude dietro questa.

Stringe fra le mani il tessuto rovinato del vestito e lo avvicina a sè.
Probabilmente è l'unica cosa che la lega al suo passato.

-Veramente vorrei tenerlo.- dice sicura, e se lo infila.

La donna sorride.
-Ero certa che l'avresti detto.- risponde e riprende a camminare verso la porta "invisibile".

Attraversata la porta si ritrovano nel lungo corridoio che divide a metà la prima parte della struttura sotterranea della base.

Tutta la zona visitata fin'ora è caratterizzata da pareti e soffitti candidi e i pavimenti in pietra nera lucida. È tutto semplice e privo di insegne, quadri o altre cose simili.

-Prima eravamo nel laboratorio pronto soccorso per cyborg e parallelamente, opposto al corridoio, quello umano. Li usiamo per i feriti che giungono qui nella nostra base. L'ospedale vero e proprio si trova più in profondità. Qui siamo a sei metri sotto il terreno e il resto della base si trova a quindici. Ma non ti preoccupare, non lo sentirai che siamo qui sotto.-

Ayres rimane in silenzio per tutto il tempo e ascolta le spiegazioni.

Non c'è anima viva nei dintorni solo loro due e qualche robot di proprietà della donna.

-Ora dovrai fare il tuo tatuaggio. Il code che ti serve per entrare e magari uscire dall'edificio e per superare dei controlli.- le dice e entrano in una stanza sulla sinistra.

Anche questa stanza è completamente spoglia e al centro è presente un robot con un unico braccio con gli aghi per i tatuaggi all'estremità.

La donna l'accende e dopo che il macchinario analizza il corpo dell'albina appare un ologramma a dimensione reale del suo corpo perfettamente fedele all'originale.

-Allora... Dove desideri il code?-
-È lo stesso.- risponde Ayres, così la donna clicca un punto sotto al seno, a sinistra.

L'albina si spoglia e il braccio del macchinario inizia a tatuarle un codice a barre nel punto richiesto.

La ragazza non fa una piega mentre gli aghi penetrano ed escono dalla sua pelle con un ritmo secco e veloce.

Per via del danneggiamento al suo cervello, a lei non è più possibile provare dolore, nè fisico nè psicologico.

Finito il tatuaggio la invita a rivestirsi e l'accompagna verso un ascensore estremamente particolare.

È una padana circolare, circondata da anelli di varie dimensioni, oltre un piccolo corridoietto sospeso in un tunnel verticale che porta alla struttura principale, il covo vero e proprio.

-Funziona per una persona alla volta. Ti faccio vedere come devi fare, poi mi segui, okay?- le dice l'anziana precedendo la giovane e mettendosi al centro della pedana.

-Appena l'ascensore rileva il peso dell'individuo si attiva lo scanner, che rileva il tuo code.-

In quell'istante gli anelli iniziano a girare attorno alla pedana e alla donna col camice.

Prima lentamente, aumentando leggermente di velocità.

In fine, durante il rallentamento una voce registrata comunica che il code è stato rilevato e la pedana inizia a scendere.

La ragazza guarda attentamente la scena, studiandola.

Attende poi il suo turno infatti a breve una seconda pedana prende il posto della prima.

Attraversa a passo lento la pedana sospesa e si mette al centro, esattamente come ha fatto la sua guida e come successo a lei gli anelli iniziano a girare.

-Code rilevato.- comunica e scende lungo il tunnel buoio e nero.

Ogni tanto c'è qualche led ad illuminare il breve tragitto e poi, dal basso, si nota una luce via via sempre più forte e il tunnel da metallo diventa di vetro.

Un'enorme spazio aperto, luminoso ma non di una luce artificiale fastidiosa, ma che riproduce la luce solare accoglie la pedana con il suo passeggero.

Gli occhi di Ayres iniziano a mettere a fuoco e nota che tutto intorno a lei ci sono aree enormi come se fosse una vera e propria città.

Qui ci sono un sacco di persone, robot e cyborg.

Appena l'ascensore si ferma si sente la stessa voce registrata.

-Benvenuta a Casa, Ayres.-

Sorpresa, e molto meravigliata si avvicina alla piccola porta di vetro che si apre davanti a lei e lì ritrova la donna in compagnia di un ragazzo.

È abbastanza alto con la pelle chiara e i capelli neri sparati per aria.

Il suo sguardo è vispo, allegro.

-Eccoci qui, spero tu ti possa trovare bene nella tua nuova casa. Yomo, per favore, accompagnala al suo appartamento.- dice dando le chiavi al ragazzo il quale sorride e le fa un cenno di saluto militare.
-Ma certo, Kaela. Ci penso io qui!- risponde.

Ayres osserva prima la donna allontanarsi e poi il corvino.

-Allora... Immagino che non si è presentata, come al solito.- commenta per poi mettersi a ridere.
-Molti non sanno ancora come si chiama, ma non ti preoccupare, io conosco tutti e ora ti farò da guida nel magico mondo dei Machine Code!- apre le braccia verso la città come per mostrargliela, come se non l'avesse vista.

Lei rimane in silenzio e continua a guardarlo confusa.

-Io mi chiamo Yomo Masuku. Quella che hai visto è Kaela Verohm, la fondatrice dei Machine Code.- dice sprizzando allegria da ogni poro della pelle.

-Okay...- risponde lei annuendo.
-Come ti chiami tu?-
-Ayres.- risponde lei assaporando il suo nuovo nome lettera per lettera.

Il ragazzo assume una posa pensierosa mettendosi il pollice e indice sul mento.
-Ayres... Come Buenos Aires!! Andrai d'acconto con Santàfe!- esclama per poi scoppiare a ridere.

-Scusami?!- irrompe una ragazza dalla pelle leggermente scura e i lunghi capelli castani.

È alta e ha le curve esattamente dove servono, il ritratto della femminilità e indossa un abito verde con merletti e un paio di stivali alti in pelle marrone.

-Yomo, quante volte ti ho detto di non chiamarmi in quel modo?- incrocia le braccia e porta il peso sul piede sinistro.
-Va bene, Fe. Mia cara strapazza uomini.- le fa l'occhiolino.
-Anche così non mi devi chiamare...- risponde lei per poi guardare Ayres incuriosita.

La osserva con attenzione per poi sorridere dolcemente, ma all'albina pare leggermente inquietante.
-Sei nuova, vedo. Vedrai, ti troverai bene qui.- le risponde per poi allontanarsi e qualche ragazzo inizia a girargli attorno come se fossero mosche sul miele.

-È una brava ragazza in fondo... Se sei un ragazzo gay o una ragazza etero.- dice posandosi una mano sul petto.
-Che intendi?- domanda la ragazza guardando la castana ormai lontana.
-Imparerai a trattare con tutti, sembri sveglia, basta che non suoni la mattina.- scherza e nuovamente inizia a ridere da solo.

Si asciuga le lacrime dalle risate e si rende conto di essere l'unico a ridere per la battuta squallida.

-Non sei una da battute eh... Non importa, troverò un altro modo per farti divertire. Ora andiamo, facciamo un giro e poi ti porto alla tua nuova casa.- le spiega e inizia a camminare giù per la scalinata, verso la piazza sottostante.

È abbastanza ampia, con laboratori che la circondano.

-Al centro di tutta la struttura c'è la sala dove si fanno le varie riunioni, di solito se ne fa una a settimana o in casi straordinari più di una.- spiega, per poi indicare un enorme edificio con l'insegna con scritto "Machine Code".

La ragazza si guarda intorno, notando una zona abbastanza particolare.

È una costruzione a semisfera bianca a lastre romboidali.

-Che cos'è?- domanda lei indicando l'edificio.
-Huh? Ah il giardino! Quella è la zona ricreativa. Tutto intorno ci stanno palestre, centri culturali o sportivi o anche alcuni ritrovi e negozi. Vuoi andare a vedere?- le chiede Yomo.

Ayres fa spallucce.
-Va bene.-

Yomo sorride e, portando le mani dietro la nuca, inizia a camminare verso il giardino artificiale, seguito dalla silenziosa ragazza.

In questa zona ci sono molti più ragazzi e ragazze.

Il "giardino" ha una  porta a doppio battente, completamente in vetro che fa vedere l'interno della cupola.

È un vero e proprio giardino, con piante e orticello, con uno stile orientale e zen.

C'è un piccolo ruscello cristallino con sassi e una piccola arena con mandala disegnati nella sabbia.

Seduto sul ponticello di legno c'è un ragazzo magrissimo dai capelli lunghi e argentati.

La pelle è chiara e perfetta ed è pieno di piercing.

Indossa dei jeans strappati neri e una canotta grigia molto larga, da dove è possibile vedere parte del petto e le braccia, salta particolarmente all'occhio il code sulla spalla sinistra.

I suoi occhi sono chiusi e le gambe incrociate, la tipica posizione da meditazione.

Yomo fa segno a Ayres di stare in silenzio e di rimanere ferma, intanto lui inizia ad avvicinarsi lentamente al ragazzo, camminando in punta di piedi.

Confusa rimane in silenzio ad osservare il corvino atteggiarsi come un ninja, ma leggermente impacciato.

Sale a passo molto delicato sul ponte di legno, alle spalle del ragazzo.

A un metro da lui balza in avanti per saltargli addosso, ma in pochi attimi dalla posizione di meditazione si sposta con una mossa acrobatica e evita l'assalitore, il quale si ritrova con le punte dei piedi sull'orlo del ponte ed inizia a dimenare le braccia per evitare di cadere in acqua.

I movimenti del ragazzo che poco prima era seduto a meditare sono puliti e perfetti e hanno un suono robotico.

-Come hai fatto a evitarmi questa volta?!- sbraita cadendo all'indietro, sbattendo il fondoschiena sul legno.
-Vi avevo sentito entrare.- risponde serio per poi rimettersi in posizione.

Yomo sospira e fa cenno alla ragazza di avvicinarsi.

-Lei è Ayres, è nuova e le stavo facendo vedere la nostra splendida base.- dice con tono fiero.
-L'avevo intuito.- risponde e si gira verso l'albina accennando un sorriso lieve, ma caloroso.

Lei fa un saluto con il capo e così lo sconosciuto si alza da terra con il solito rumore meccanico.

-Mi chiamo Jinx Flaym. Benvenuta.- dice salutandola, accennando un inchino.
-Sempre così formale e serio. Metti i brividi!- esclama Yomo fingendo di tremare.

-Sei stata ricostruita da poco.- osserva Jinx notando le due placche cerebrali nuove di zecca.
Ayres annuisce senza aggiungere nulla anche perché non sa molto sulle sue condizioni anche perché si è risvegliata da poco.

-La tua andatura è fluida, hanno fatto un buon lavoro. È anche molto silenzioso.- dice, cercando di fare un complimento.
-Suppongo di sì... Ma metà del mio corpo è umano.- spiega.

-Bah, preferisco il suono degli ingranaggi che si muovono. Mi fanno venire un brivido su tutta la schiena e... Lo trovo eccitante.- scherza, posando un braccio intorno al collo del argentato .
-Non è appropriato il tuo commento, Yomo...- risponde, facendo scoppiare a ridere il corvino.

Si asciuga le lacrime per la commozione provocata dall'ennesima risata.
-Allora... Ti va di unirti a noi nella visita turistica?-

-Mi spiace dover rifiutare, ma devo finire una candela per Roselle.-
-Ne ha abbastanza la ragazza! Su mi faresti un enorme piacere. Ti prego!- si mette in ginocchio davanti a lui.

Il ragazzo dai capelli argentati fa un lungo sospiro.
-D'accordo.-
-Evvai! Sarà più divertente ora!- balza su e inizia a fare strada con passi lunghi e svelti.

-Andiamo in palestra!-

SALVE MIEI CARI PARTECIPANTI!

Data la lunghezza del prologo ho deciso di dividerlo in due parti ^^;
Ma non disperate se il vostro OC non è comparso ora, sarà nella prossima parte :D
(Ora capite se l'ho diviso a metà...)

COMUNQUE, SPERO VI SIA PIACIUTO E CI VEDIAMO PRESTOH!

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