Nico Di Angelo

<<T/n, è un problema se vado via prima? Oggi è il compleanno di mia madre e vorrei andare da lei>>

<<Ovvio Eli, tanto ormai mancano un paio d'ore e il locale è vuoto>>

<<Grazie t/n, allora mi vado a cambiare>>

Detto ciò la mia collega si ritira negli spogliatoi per poi risbucare dopo neanche cinque minuti.

<<Allora ciao t/n, ci vediamo domani, e grazie ancora>>

<<Ciao Eli, ah e fai gli auguri a Marta>>

<<Certo>>

Dopo averla salutata mi rimetto subito al lavoro, iniziando a dare una pulita al bancone e a spazzare il pavimento del piccolo bar di Venezia in cui lavoro da ormai due anni.

Era passata già mezz'ora, quando contro ad ogni previsione, sento la campanella annunciare l'entrata di un nuovo cliente, un ragazzo non molto alto dai capelli scuri e dalla carnagione olivastra, vestito dalla testa ai piedi di nero, tranne per il giubbotto da aviatore, probabilmente autentico, che gli cade alla perfezione sulle spalle.

<<Emm... scusa, siete ancora aperti?>>

<<Oh sì, certo, solo che in genere a quest'ora non c'è molta gente, diciamo che questa non è proprio una zona di elite di Venezia. Quindi vuoi sederti? Ti porto il menù?>>

<<Sì, grazie, ma non c'è bisogno del menù prendo solo una birra media>>

<<Ok, arriva subito>>

Vado a prendere velocemente l'ordine e per poi lasciargli la bottiglia di vetro dopo averla stappata.

Il ragazzo mi ringrazia con un fugace accenno, mentre io mi imbambolo a guardare i suoi magnetici occhi neri; diamine mi ci potrei benissimo perdere dentro.

Anzi, ora che ci faccio veramente caso, devo proprio dire che questo ragazzo è estremamente bello, tutto di lui mi dà una sensazione di mistero, il suo accento strano, un misto tra italiano e americano, il suo vestiario, ma soprattutto la sua espressione seria e malinconica.

Così, ammaliata dal suo aspetto singolare, dalla sua aria solitaria e dal fatto che mancava poco alla chiusura ed eravamo soli, decido di agire d'istinto e mandare all'aria la mia indole timida e facendo il primo passo sedendomi di fronte a lui nel tavolo e di parlargli.

<<Ciao io sono t/n>>

<<Io sono Nico>>

<<Emm... Scusa la curiosità, ma tu non sei italiano, vero?>>

Abbasso il capo estremamente imbarazzata,mannaggia a me che mi metto sempre in queste situazioni imbarazzanti.

Ora passerò come una completa impicciona.

Sorprendentemente il ragazzo, <<Nico>>, decide di rispondermi, anche se con aria esitante.

<<In realtà sono nato qua a Venezia e ci ho vissuto fino ai miei dieci anni, poi mi sono trasferito in America a Las Vegas e poi a New York, dove vivo attualmente>>

Wow, interessante, quindi il ragazzo è effettivamente italiano.

<<Quindi a quanto ho capito, ti piace viaggiare, sai io ho sempre voluto farlo, ma non ne ho mai avuto il tempo e beh... i mezzi >>

Già ho sempre sognato di girare il mondo, ma con quali soldi? Non vengo di certo da una famiglia ricca e nonostante i miei abbiano lavorato sodo costantemente da tutta la vita, i loro stipendi consentono loro a malapena di arrivare a fine mese; in un certo senso me la sono sempre cavata da sola, ho lavorato sodo per pagarmi gli studi all'università, ma purtroppo mi sono ritrovata in questo anonimo, se non quasi squallido, bar nella periferia di Venezia. Diciamo che poteva andarmi meglio, ma anche peggio.

<<In realtà non è che ami viaggiare è solo che, beh... solite cose, problemi di lavoro, la famiglia, diciamo che mi sono ritrovato involontariamente a girare per l'America, anche se in cuor mio considero l'Italia come la mia vera casa, nonostante ormai sia passato un sacco di tempo da quando vivevo qui con mia madre e mia sorella>>

Dopo quelle parole gli occhi del ragazzo si rabbuiano, il suo viso assume un'espressione triste e quasi imbronciata, la sua testa sembra farsi piena di pensieri.

Beh, insomma, è decisamente una situazione imbarazzante, voglio dire: mi sono messa a parlare, di mia iniziativa con un ragazzo sconosciuto dannatamente affascinante mai visto prima, mi sono fatta i cavoli suoi e ora lui sembra star rivivendo la scena di un camion che investe il suo cane, ottimo direi.

Devo cercare di tirargli su il morale, ma come fare?

<<E quindi, hai intenzione di restare qui?>>

<<Come?>>

<<Voglio dire, mi hai appena detto che consideri l'Italia, o meglio Venezia, come la tua vera casa, quindi perché non ti fermi un po' qua? Il tuo lavoro te lo impedisce?>>

<<Beh no, diciamo che sono un libero professionista>>

<<Allora fallo, stai qui due settimana, un mese, un anno, chi ti fa fretta,tanto lavori da solo, no? Qualsiasi lavoro tu faccia, non credo che sarà impossibile farlo anche qua e in caso, se dovesse esserlo, troverai qualche occupazione momentanea, se invece il tuo problema è l'alloggio posso metterti in contatto con il padrone del mio palazzo, che affitta case a basso costo qui in zona; fidati una volta che ti rendi conto di com'è bello stare qua,non te ne vai più>>

Il corvino sembra seriamente colpito dal mio lungo discorso, probabilmente gli sono sembrata una psicopatica, ma gli ho detto ciò che penso: questa è l'età per fare questo tipo di esperienze, è l'età per capire cosa fare della propria vita. Io sto qui a Venezia, perché l'ho deciso io, certo sono ancora in fase di transizione, devo completare gli studi e poi cercare un lavoro più redditizio, ma per ora cerco di fare del mio meglio.

Nico mi ridesta improvvisamente dai miei pensieri, alzandosi e dirigendosi verso la porta.

<<Beh sai, hai ragione, credo che ci penserò, ma per ora devo andare, si sta facendo tardi, ma mi piacerebbe rivederti, domani sera sei di turno?>>

Dopo questa affermazione mi sento arrossire... l'ha detto sul serio? E dire che pensavo di avergli fatto una brutta impressione.

<<Em sì, pensi di venire?>>

<<Sì, penso proprio di sì, a domani t/n>>

<<A domani Nico>>

Detto ciò il ragazzo se ne va via facendo tintinnare per la seconda volta la campanella e lasciandomi sola a riflettere su quell'emozionante incontro, che probabilmente mi avrebbe cambiato la vita.




Un po' di tempo dopo

Hey, ma non ha pagato la birra, brutto stron...

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