Sette

Mi rivolsi di nuovo al giovane capo della Dolda, nonostante i capelli chiarissimi quasi bianchi, il suo viso era privo di rughe e i suoi lineamenti erano delicati «Credevo di poter ricevere altre risposte in un colloquio privato... »
Trey sorrise attraverso i suoi occhi eterocromi «Hyden magari potrà esserti più utile di me, era presente quando sei intervenuta».
Hyden, subito, prese la palla al balzo mettendomi una mano sulla spalla «Domanda pure, mettimi alla prova, e saprò rispondere a ogni tua richiesta».
Lo fulminai con lo sguardo «Potresti cominciare con il tenere le mani a posto»
Il ragazzo ritrasse subito la mano «Che caratterino».
«E non hai visto ancora nulla» gli tenni testa. Notai in quel momento che oltre alle bruciature il ragazzo aveva stani lividi incredibilmente definiti tra l'incavo della spalla e del collo. Lui, come accortosi del mio sguardo, tirò il colletto della tuta coprendoseli.
Trey se la rideva «Abbiamo cominciato con il piede giusto noto».
«Inutile che fai la sbruffona ora, non sai neanche tenerti testa da sola» rispose piccato il ragazzo.
«Con questo che vuoi dire? »
«Hai attaccato e sconfitto uno Jägare ma non eri nemmeno cosciente di te stessa, sarai anche più forte di me, ma tu sicuramente hai molto da imparare ancora» rispose saccente.
Su questo aveva ragione. Anche se il suo tono da saputello poteva risparmiarselo! Chi mi aveva detto a me di salvare quell'idiota? Buttai gli occhi al cielo. Il mostro dentro di me non aveva nemmeno il buon gusto di scegliere qualcun altro da salvare.
«Non lo ammetterai mai che ho ragione vero?» mi provocò mettendomi nuovamente la mano sulla spalla.
Afferrai la mano e violentemente la scansai «Vedi di non farmi innervosire potrei non risponder di me come ben sai».
Questa volta fu lui a tacere.
«Ragazzi basta, mi sembrate due bambini. Ed io che ti volevo affidare alle mani del nostro qui presente Hyden »
«Non ho bisogno di un badante» non gli lasciai nemmeno concludere la frase, alla mia voce si aggiunse quella di Hyden «Si può arrangiare da sola».
«Kyra tu vuoi altre risposte, giusto? » annuii «Dato che io ho altro da fare Hyden può benissimo risponderti al posto mio mentre ti fa visitare la base».
Poi spostò lo sguardo sul ragazzo alla mia destra «Tu Hyden, invece, dimostra l'ospitalità di noi Genex e soprattutto riconoscenza, se sei qui, volente o dolente, è perché lei ti ha salvato».
Sbuffò appoggiandosi allo schienale e incrociando le gambe «Se proprio devo».
«Se volete scusarmi, io avrei dell'altro lavoro da sbrigare» disse digitando alcuni codici e sbloccando la porta alle nostre spalle. Ci alzammo entrambi riluttanti e sull'uscio Trey aggiunse «Mi raccomando siate adulti, altrimenti dovrò appiopparvi una badante».
Nella saletta la stessa ragazza di poco prima continuava a digitare senza sosta. Si fermò solo per guardare e sorridere al mio accompagnatore. Lui le fece un occhiolino e le sussurrò un buon lavoro. Patetico.
Ma chi credeva di essere? Vedendolo uscire completamente stordito e poco lucido avevo provato pena per lui, ora vedevo solo un ragazzino viziato e arrogante.
Varcammo l'altra porta e ci trovammo nel corridoio «Ora immagino la visita implichi vedere diecimila corridoi bianchi esattamente uguali».
«Questa è la zona amministrativa organizzativa, le altre son diverse...»
«A davvero? » mi presi gioco di lui
«Certo gli altri corridoi sono grigi... c'è un'enorme differenza».
Gli scoccai un'occhiataccia. «Allora posso anche evitare grazie! Piuttosto cosa si fa in quelle stanze?» dissi indicando la porta da cui lo avevo visto uscire.
«Non mi è mai stato detto» rispose abbassando lo sguardo.
«Ti conviene cominciare a dire la verità» lo attaccai brusca.
«Senti non ne ho la minima idea, in quelle stanze possono entrare esclusivamente medici o personale autorizzato».
«E quindi non puoi dirmelo?»
«Questo significa che non lo so» disse inchiodandomi con i suoi occhi di ghiaccio.
«Allora che ci facevi lì pochi minuti prima di entrare da Trey?» dissi mantenendo fermo il mio sguardo nel suo.
«Cosa? » domandò spalancando le iridi cristalline.
«Ti ho visto uscire da quella stanza pochi minuti prima di entrare dal tuo adorato capo base».
«Per questo eri così strana lì dentro?»
«Non provare a cambiare argomento, cosa ti hanno fatto lì dentro?»
«Senti non ho idea di cosa tu pensi di aver visto, ma io non sono mai stato lì dentro».
Alzai le mani «Ok non vuoi dirmelo, portami pure all'uscita allora».
Dissi allontanandomi da lui ed avvicinandomi alla stanza incriminata.
Mi afferrò per le spalle e mi girò di nuovo verso di lui «Sono sincero!»
«Anch'io!» risposi staccandomi da lui.
«Bene allora approfondiremo questa cosa!» disse incamminandosi e afferandomi per un polso.
Staccai il braccio «Ti seguo senza bisogno che tu mi costringa, non ho intenzione di perdermi qui sotto».
Non mi rivolse più la parola per altri innumerabili corridoi bianchi.
A un certo punto davvero la verniciatura cominciò a scurirsi, i corridoi divennero grigi. Hyden si fermò davanti alla prima finestra che vedevo da quando mi trovavo in quel labirinto.
«Odio il fatto di dover vivere sempre nascosto, star chiuso qui sotto» disse sospirando.
«Io, Kehal, Brandon e Arly avevamo deciso insieme di entrare tra le squadre di recupero. Gli unici a poter uscire da queste mura... Invidio il fatto che tu abbia questa libertà a noi mai data, e odio lo jägare per essersi portato via i miei unici veri amici».
«Perchè mi stai dicendo queste cose?» gli chiesi leggermente imbarazzata. Non ero abituata a consolare le persone o sentirle lamentarsi. Non era nel mio carattere, avevo imparato fin da piccola ad affrontare tutto a testa alta senza lamentarmi, senza l'aiuto o la comprensione di nessuno.
«Sai potresti mostrare un po' di comprensione, ho perso la mia ragazza e i miei due migliori amici nel giro di pochi minuti. Sarei morto anche io se tu non fossi intervenuta, sto solo cercando di ricominciare in modo diverso con te»
«Non sforzarti, tanto andrò via presto. Non ho intenzione di rimanere chiusa qui sotto» dissi mentre il mio sguardo vagava oltre il vetro spesso della finestra. I miei occhi si riempivano di quell'enorme cielo azzurro e del verde intenso che colorava le fronde degli alberi. In quelle mura non arrivava un suono, non un odore, nulla, completamente nulla.
«Portami con te» quasi mi pregò.

Revisione by elilovebooks22
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