Sei

I corridoi bianchi sembravano tutti uguali. Piastrellati e insonorizzati. Nessuna finestra, nessuno spioncino o sfogo d'aria. Quegli enormi tunnel sbiaditi portavano verso altri tunnel identici. Piccole porte scorrevoli con una scheda elettrica differenziavano leggermente i cunicoli.

Il Dottore continuava a procedere a passo svelto, sicuro a ogni svolta. Io cercavo di stare attenta a non perderlo di vista. I miei sensi lì sotto erano come ovattati, non riuscivo a percepire nulla. Era un enorme intrico di tunnel, un labirinto per topi da laboratorio.

Nessun suono, nessuna vibrazione. Come se fosse completamente disabitato, ma questo non era possibile, avevo visto altri uomini con camici bianchi varcare alcune di quelle porte.

In uno dei primi corridoi percorsi avevo notato una strana luce verdastra filtrare dalle giunture delle porte. Quei cunicoli erano a prova di Genex. Questo iniziò a destare in me qualche sospetto. Perchè preoccuparsi tanto di attutire o ridurre quasi a zero le abilità di un Genex? Iniziò a mancarmi il fiato: in trappola, dentro un labirinto per topi.

Arrivammo in un punto imprecisato quando il dottore si fermò dicendo di attenderlo, mentre lui annunciava la nostra visita al responsabile della base.

Poggiò il palmo sulla piccola scheda elettronica e scomparve dietro la porta scorrevole. Ne approfittai per guardarmi intorno meglio. Mi avvicinai ad una delle porte che avevo notato, una di quelle che emettevano una strana fluorescenza verde. La luce, da quella particolare porta, era decisamente più intensa. Sentivo inoltre uno strano odore di fuliggine, di bruciato, ma era praticamente impossibile riconoscerlo con sicurezza, troppo leggero, troppo nascosto.

Scattò la porta e mi nascosi in un angolo tra un cunicolo e un altro. Un uomo alto e robusto, anch'egli con un camice bianco, uscì portandosi dietro un ragazzo alto quanto l'uomo che lo precedeva, con indosso una strana tuta da lavoro nera con un simbolo blu fluorescente. Aveva segni di bruciature e lo sguardo vacuo. Completamente stordito, si lasciava guidare senza opporre nessuna resistenza. I capelli scombinati gli ricadevano ribelli sul viso, ciuffi mori contrastavano con la pelle incredibilmente chiara. Gli occhi erano due diamanti di ghiaccio ed erano completamente inespressivi, fissi verso il suolo. Sembrava quasi un robot, non aveva nulla di umano, tranne che per il rosso vivido delle bruciature sulla base del collo. I due svoltarono e li persi d'occhio.

Tornai alla mia posizione originaria. Fuori la porta dove mi aveva lasciata il medico. Avrei fatto la fine di quel ragazzo anch'io? Cosa volevano da me, perchè mi avevano salvata? Ma soprattutto, in quei tre giorni d'incoscienza cosa mi aveva fatto? Un dubbio cominciò a farsi largo tra i pensieri. E se non fosse la base a essere a prova di Genex, ma al contrario fossi stata io ad avere problemi con i miei sensi? Potrebbero avermi drogata, o dato strani farmaci...

Ero lì sempre sull'attenti e con gli occhi vigili intorno a me. Qualcosa mi teneva sempre pronta a scattare, uno strano senso di tensione aleggiava nell'aria.

Dalla porta provenne un lieve rumore meccanico, poi si aprì. Il Dottore mi fece un lieve sorriso. «Trey aspetta solo te.» Poi m'indicò di seguirlo nella stanza.

I piedi cominciarono a muoversi precedendo la mia mente, ancora fissa all'immagine del ragazzo zombie.

La stanza era incredibilmente vuota. Una piccola scrivania con un monitor sottilissimo su cui una ragazza digitava senza sosta. Dietro di lei, una porta in metallo grigio.

Il dottore fece segno alla ragazza e quest'ultima, premendo una serie di combinazioni sul monitor, fece scattare la serratura alla porta.

L'uomo mi aprì la porta gentilmente e non appena la varcai la richiuse senza seguirmi. Altri rumori mi fecero intuire che era stata chiusa nuovamente con strani codici. Mi sentivo una prigioniera.

Anche Trey indossava quella strana tuta da lavoro nera. Il marchio blu spiccava all'altezza della sua spalla sinistra. Erano due triangoli capovolti l'uno sull'altro, con il numero dodici all'interno del primo.

Stava seduto dietro la sua scrivania, gli occhi eterocromi puntati su di me.

«Accomodati pure. Perdona tutte queste misure di sicurezza, ma la Pulizia ci sta alle calcagna.» Continuava a fissarmi. «Così tu sei la ragazza di cui tutti parlano qui al dodici. Come ti chiami?»

«Sono Kyra Slayton» dissi sostenendo il suo sguardo.

«Mi ha detto il Dott. Foster che hai delle domande. Non essere timida» affermò spostandosi una ciocca perlacea dietro l'orecchio.

«Sono prigioniera?»

«Cosa te lo fa pensare? Assolutamente no!» mi sorrise.

«Allora sono libera di andare via dopo questa chiacchierata?»

«Preferirei tu restassi ancora un po' con noi, ma se vuoi, puoi andar via quando meglio credi» scosse le spalle.

«Base Dolda 12, esattamente cosa fate qui?»

«Siamo dei ribelli, per così dire. Ben organizzati, ma pur sempre una forza che ha deciso di opporsi al governo. Siamo gli scarti della società. Siamo gli esperimenti andati a male, siamo quello che lo stato vuol far credere sia il nemico, siamo il segreto di anni di scienza. Credo che essendo stata fiutata dallo Jägare lo sia anche tu...»

«Lo jägare-» non mi fece terminare la frase.

«Lo jägare è quel grosso animale, quello che ha attaccato la nostra unità di recupero, e tu sei l'unica che sia riuscita a tenergli testa. Quella grossa bestia è al servizio della Pulizia, è stato concepito per fiutare il nostro DNA. Come ben sai essendo anche tu stessa una Genex, la nostra natura umana tende a rifiutare quella animale, ma grazie all'acido DRJ i due DNA riescono a convivere. Lo jägare è in grado di riconoscerlo ed è programmato alla pulizia totale del soggetto portatore»

Avevo i brividi, ma la mia mente era assetata di informazioni. Per la prima volta in vita mia qualcuno aveva le risposte alle domande che mi assillavano dalla più tenera età. Quelle a cui nemmeno mia madre seppe dare risposte.

Un suono acustico si propagò nell'ambiente. Trey alzò l'interfono «Dimmi.» Un attimo di silenzio «Fallo entrare pure.»

Poi si rivolse verso di me: «abbiamo ospiti, Kyra, qualcuno vuole ringraziarti» disse alzandosi.

Andò verso la porta e abbracciò l'ospite non appena entrò. Gli diede due pacche sulla schiena, come fossero due fratelli, poi si spostò lasciandomi vedere il ragazzo.

«Lui è Hyden» disse.

Il suo sguardo non era più vacuo, gli occhi di ghiaccio sembravano essersi sciolti dall'incantesimo di poco prima. Mi guardava quasi divertito. Uno strano sorriso gli si dipinse sul volto.

Si scombinò i capelli corvini. «Credo di doverti ringraziare, signorina?»

«Kyra» risposi studiando il soggetto.

Revisione a cura di elilovebooks22

Non finirò mai di scusarmi con voi, sono una caso perso... Non vi faccio promesse o altro, perchè ultimamente la mia vita è un grosso punto interrogativo, ma per quel che posso proverò ad essere più costante con questa storia.

Qui sotto come immagino il simbolo della Base. Quello stampato sulle tute dei Genex.

Un bacio Angela!

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