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«Signorina Alden» mi riscosse la voce fin troppo inespressiva della guardia dinanzi all'ingresso principale della sala del Consiglio. Alzai lo sguardo e fissai i miei occhi sul suo viso, notando all'istante la grande cicatrice a forma di saetta che gli sfigurava metà volto. Non mi era difficile immaginare chi o cosa gliela avesse procurata, e il pensiero che era accaduto per proteggere un Puro mi faceva inorridire.
«Deve entrare» sentenziò, infine. Il suo sguardo rivolto altrove, fisso in un punto indefinito oltre la mia figura.
Mi sentii all'istante la gola secca e dovetti deglutire forzatamente prima di poter dire la cosa più stupida che mi venne in mente: «È già il momento?».
La mia voce parve tremante alle mie stesse orecchie.
La guardia annuì.
Abbassai il capo e strinsi la stoffa del mio abito bianco, candido. Dopo un attimo di esitazione, sospirai. Sapevo che sarebbe giunto quel momento sin da quando, il giorno prima, mi avevano comunicato che era richiesta la mia presenza dinanzi al Consiglio di Mithra.
Sospirai e, cercando di farmi coraggio, rialzai lo sguardo. Feci cenno alla guardia di essere pronta. In un solo istante, le porte bianche dell'edificio vennero spalancate ed io dovetti stringere gli occhi tra loro per non essere abbagliata dalla luce accecante proveniente al suo interno. La sala del Consiglio era una stanza enorme e circolare a cui, purtroppo, si erano dimenticati di costruirci il tetto. Era per tale ragione che la luce del sole illuminava tutto l'ambiente.
Una volta che la mia vista si fu adattata ai bagliori provenienti dall'alto e lanciai un rapido sguardo all'interno della sala, costrinsi le mie gambe a muovere i primi passi. E farlo non fu affatto facile, non se la mia mente era spaventata da tutte le facce scure e severe che mi stavano volutamente fissando. Probabilmente, mettermi in imbarazzo era il lor intento.
I Puri sapevano davvero essere odiosi.
Ignorando la loro attenzione sfacciata dinanzi alla mia presenza e gli occhi troppo curiosi di vedere per la prima volta l'ultima Eterea della sua generazione, fissai l'uomo dinanzi a me: il rappresentante del Consiglio di Mithra, Adam T. Willow. Mi guardava con i suoi occhi color ghiaccio dal palco su cui si ergeva come un Dio disceso dal Deity - un giardino eterno, il luogo in cui c'era sempre stato detto si trovassero i veri padroni del mondo. Immaginavo che il suo ego smisurato lo portasse a pensare che la sua esistenza valesse più di quella di chiunque presente in quell'immensa sala. Anche se la sua vita non sarebbe mai stata più importante della mia.
Dopo aver percorso l'intera sala, mi fermai a pochi metri dalla sua imponente figura e dovetti sforzarmi di non mostrare il mio palese interesse nel fissare il suo aspetto. Era identico alla prima volta in cui l'avevo incontrato, il giorno in cui mi avevano condotta dinanzi al Consiglio quando avevo scoperto chi ero in realtà. Avevo solo cinque anni, eppure ricordavo i suoi capelli radi, più bianchi che neri, e i tratti freddi del suo viso che mostravano l'avanzare dell'età. Rammentavo anche quanto dura era la linea delle sue labbra nonostante la barba folta tentasse di coprirla, o di quanto abbronzata fosse la sua carnagione. Avevo sempre pensato che quella pelle dorata fosse causata dal fatto che lui era un discendente delle divinità, ma c'erano volte in cui mi chiedevo se non fosse anche merito del sole che illuminava i nostri corpi, regalandoci un piacevole torpore primaverile. Ero certa che la sua vita si fosse svolta solo all'interno di una sala del Consiglio.
Abbassai il capo e mi inchinai rapidamente, mostrando il mio rispetto, accettando la sua autorità in quanto scelto personalmente dagli Dei per gestire l'intera comunità. Eppure, una piccola parte di me continuava a chiedersi il perché fossi io quella che doveva chinare il capo. Tuttavia, non era importante, adesso. C'erano faccende ben più serie che meritavano attenzione.
«Signorina Alden» iniziò col dire Willow, usando quella voce inespressiva e autoritaria che tanto detestavo.
Io mi rialzai, guardandolo. Aveva le mani congiunte in grembo. La sua tunica color dell'oro brillava e per poco non mi abbagliò.
«Sono felice di constatare che non è rimasta ferita durante l'attacco di ieri. Sarebbe stata una grave perdita, la sua.»
Mi morsi l'interno guancia. «Sono grata agli Dei per questa benedizione, Ministro Willow».
«Posso immaginare» ribatté, secco. «In ogni caso, come ben sa c'è una ragione se l'ho fatta convocare, oltre che poter constatare che la nostra preziosa Eterea non sia stata ferita.»
«Certamente» risposi a mia volta. «Capisco bene che la ragione di quest'incontro debba essere importante.»
In realtà, sin dal mattino del giorno precedente, mi ero chiesta continuamente il perché fosse richiesta la mia presenza, in quel momento. Immaginavo che il Ministro volesse discutere di quanto accaduto il giorno prima e delle conseguenze che vi saranno. Del resto, i Risvegliati che erano penetrati nella barriera erano ancora al suo interno e solo gli dei sapevano quante vittime stessero lasciando dietro i loro passi. E solo questo bastava a mettere tutta la comunità dei Puri in allerta.
Sfortunatamente, anche se gli Impuri fossero riusciti a trovarli, non avrebbero potuto ucciderli. Così come erano stati creati, così potevano essere uccisi. Che significava tutto questo? Semplice: solo un pugnale imbevuto del sangue di un Dio poteva portare alla morte una di quelle creature, proprio come quello stesso sangue aveva maledetto gli esseri umani, millenni or sono. Ed era abbastanza evidente che non avevamo una divinità a cui chiedere qualche goccia del suo sangue. Dopo aver creato la loro discendenza, si erano confinati nel Deity e nessuno poteva accedervi. Almeno non da vivo.
Questo mi faceva solo sorgere dubbi.
Da quel che ne sapevo, nessuno sapeva il loro nome o quale fosse il loro volto e questo non faceva altro che alimentare i miei sospetti sulla loro reale esistenza. Tuttavia, trovavo sempre il modo di scacciar via quel pensiero. Del resto, la mia vita era una prova inconfutabile del fatto che gli dei esistessero davvero... o che fossero esistiti.
Confinai quei pensieri in un angolo della mia mente e mi concentrai solo sul presente.
Willow mi osservò con aria scettica, ma non commentò quanto dissi, seppur il mio tono di voce velatamente pungente doveva averlo infastidito. Potevo intuirlo dal modo in cui serrava le labbra, quasi come se faticasse a trattenersi.
«Ciò che è accaduto ieri è qualcosa di inammissibile» riprese a dire, lasciando vagare quei suoi occhi di ghiaccio da me a quelli di chiunque fosse presente in quella sala. «La barriera che ci ha sempre protetto è stata in qualche modo intaccata ed ora quei mostri vagano indisturbati nei nostri confini. Ho già escogitato un modo per liberare le nostre terre, ma non è questo il momento più adatto per discuterne.»
Mi morsi il labbro inferiore per non dover far uscire la domanda che mi stava frullando nella mente: se non ora, quando?
«Ti ho fatta scortare fin qui perché ho preso una decisione che ti riguarda» proseguì, tornando a guardare solo ed esclusivamente me ed io rabbrividii.
Non sapevo se fu una reazione dovuta alle parole ancora in sospeso o se per quel suo sguardo freddo e distaccato. Probabilmente per entrambe.
«Vincolerò la tua vita a quella di un Impuro.» Il modo in cui sputò fuori l'ultima parola, con un tale disgusto, mi sembrò un insulto. «Lui ti garantirà protezione costante e non consentirà che i Risvegliati si avvicinino più del dovuto alla tua persona. Se sarà necessario, darà la sua vita per la tua.»
Istintivamente, il mio sguardo vagò in fondo alla sala, alla ricerca di Elix o Kalon. Sapevo che loro erano lì, posizionati in quegli angoli scuri della sala per non farsi vedere e notare dai Puri, e quando intercettai i loro sguardi capii che erano sorpresi tanto quanto me di sentir pronunciare quelle parole dalle labbra del Ministro. Elix, in particolar modo, sembrava turbata. La sua espressione facciale era impenetrabile, impassibile, ma le sue iridi castane tradivano le sue reali emozioni. E in quel momento era arrabbiata.
Come me, anche lei si stava chiedendo cosa stesse blaterando quell'uomo così importante nel nostro mondo.
«Ed ho scelto il candidato perfetto per ricoprire questo ruolo» riprese a dire Willow, riportando la mia attenzione su di se. Fece un cenno col capo alle guardie disposte dinanzi alle porte del Consiglio e queste si aprirono nello stesso istante in cui iniziai a percepire qualcosa di insolito e familiare. Qualcosa in me mi avvertiva della presenza di qualcuno come me.
Mi voltai nella direzione delle doppie porte e fu allora che lo vidi.
I capelli color del grano brillavano sotto la luce del sole ed i suoi occhi sembravano due splendidi zaffiri incastonati sul volto leggermente squadrato. La carnagione dorata metteva in evidenzia le perfezioni del suo ovale, ed accentuava le labbra carnose e rosee che sembravano implorare qualunque donna di essere baciate.
Sembra avere solo una manciata di anni più della sottoscritta.
Era bello e, se non avessi saputo che era un Impuro, la sua straordinaria bellezza mi avrebbe tratta in inganno, portandomi a pensare che fosse un Etereo. Tuttavia, anche se avessi preso in considerazione l'idea di mettere in discussione la sua identità, avrei dovuto considerare due aspetti fondamentali: il primo era che i suoi occhi non ricordavano neanche lontanamente il colore ambrato degli dei; ed il secondo era che non potevano esistere quattro Eterei contemporaneamente. Gli dei non l'avrebbero mai permesso e ognuno di noi nasceva nel momento in cui un altro della sua stirpe moriva.
Il perché mi era sconosciuto.
«Dunque» esordì il Ministro Willow, scendendo dal suo palco per avvicinarsi con passo leggiadro all'Impuro. «Lui è uno dei soldati migliori del nostro mondo.» Poi lanciò al ragazzo un rapido sguardo e tese le labbra in un'espressione quasi disgustata, per poi riprendere il suo discorso: «Nonostante abbia ben poca esperienza e sia decisamente troppo giovane per un incarico di così vitale importanza, non ho potuto volgere il mio interesse su altri della sua razza».
Disse il termine "razza" con tanto disgusto da farmi credere che il suo intento era quello di renderlo un insulto, e non dubitavo del fatto che fosse stato fatto appositamente. In ogni modo, il giovane Impuro non si scompose e non lanciò occhiatacce nella direzione del rappresentante dei Puri. Fece finta di non averlo sentito e continuò a rimanere con le mani ben piantate alle sue spalle e lo sguardo fisso su di me.
Il modo in cui mi stava guardando era così intenso e profondo che mi domandai cosa provasse nel vedermi.
Mi chiesi se ci detestavano e di motivi per farlo ne avrebbero avuti innumerevoli. Io stessa, se mi fossi trovata a parti invertite, avrei odiato chiunque fosse stato nella mia posizione. Avrebbe dovuto sacrificare la sua vita, anzi no: la sua intera esistenza per proteggere qualcuno che, in realtà, non conosceva minimamente e lo trattava da reietto.
Abbassai il capo e fissai le mie mani strette in grembo.
Nel frattempo, il Ministro riprese il suo importantissimo discorso. «Lui sarà in grado di proteggerti da qualunque pericolo ti circondi. Detto ciò, credo sia giunto il momento di iniziare il Rito di Unificazione.»
Rito di Unificazione? Di che diamine stava parlando?
«Signorina Hanae Alden» mi chiamò il Puro. Io alzai lo sguardo ed incrociai il suo. Gli occhi azzurri come il ghiaccio mi fissarono, penetranti. «Si faccia avanti.»
Seppur riluttante ad eseguire i suoi ordini, feci un passo in avanti, avvicinandomi sia a lui sia a quel misterioso ragazzo che continuava a fissarmi e a suscitarmi un insolito formicolio alla base del collo.
Ignorai gli sguardi troppo insistenti dei presenti e mi fermai a pochi passi dal Ministro.
«Sei sicuro di voler prenderti la responsabilità della ragazza?» chiese Willow, forse per precauzione. Probabilmente, nemmeno lui sembrava così convinto di volermi affidare a quell'Impuro così giovane.
Non avendo ancora compiuto i diciott'anni - anche se ormai mancava davvero poco al giorno del mio compleanno - ero colei che meritava più protezione. I miei poteri non si erano ancora manifestati in quanto non avevo terminato la Metamorfosi, ovvero il processo secondo il quale sarei stata un'Eterea a tutti gli effetti. Per questo motivo, proprio come accadeva per Puri ed Impuri, se i Risvegliati mi avessero attaccata, io sarei diventata una di quei demoni che tanto mi terrorizzavano. E nessuno avrebbe potuto impedirlo.
Se ciò fosse accaduto, non sapevo se avrei raggiunto la Metamorfosi o meno, ma sicuramente sarei stata più forte e potente di qualsiasi altra creatura presente a Mithra e sarei stata... malvagia. Solo un pugnale imbevuto con il sangue degli dei mi avrebbe uccisa. Nient'altro.
Il ragazzo annuì, fissando me. «Sì, Ministro. Sono certo di potercela fare.»
Il Puro sembrava avere ancora qualche riserva, ma alla fine acconsentì. Dopodiché, procedemmo con il Rito di Unificazione.
Fu allora che scoprii come si chiamava il giovane che avrebbe dovuto proteggermi: Calden Kawne.
Mentre lo osservavo, mi accorsi che i suoi occhi blu mostravano risolutezza e determinazione. Non c'era traccia di paura o turbamento mentre il rappresentante dei Puri si faceva di lato per farlo passare e lui avanzava verso di me, facendosi carico del mio destino. No. Tutto ciò non vi era. Sembrava convinto della sua scelta.
Credo che fu in quel preciso momento che iniziai ad ammirare quel ragazzo.
Ripresi a guardare in avanti e mi lasciai sfuggire un leggero sorrisino.
Adam T. Willow se ne rese conto e mi guardò corrucciato. Era probabile che si chiedesse il motivo per quel mio rapido gesto. Fortunatamente, fece finta di non averlo visto e fece posizionare me e Calden l'uno di fronte all'altra. A quel punto fui io a corrucciare la fronte e mi chiesi il perché di tutta quella scena. Quando mi avevano assegnato Kalon e le altre guardie non avevo avuto bisogno di un Rito dell'Unificazione.
«Signorina Alden, è pronta?» mi domandò il Ministro, alla mia destra.
Avrei voluto chiedergli per cosa dovevo essere pronta, ma mi limitai semplicemente ad annuire e a mordicchiarmi il labbro inferiore.
Il Puro non chiese a Calden se fosse pronto o meno. Procedette e basta. La sua opinione non era richiesta.
E così tutto ebbe inizio. Willow chiuse gli occhi ed iniziò a pronunciare una serie di parole a me incomprensibili. La riconobbi subito: era la lingua degli antichi e solo in pochi la conoscevano. Ovviamente il Ministro era tra quelli.
Quando terminò, ci fu un'esplosione di luce bianca e un inaspettato calore iniziò a farmi andare a fuoco ogni zona del mio corpo. Sembrava come se stessi bruciando, come se lingue di fuoco si innalzassero verso l'alto con l'intento di raggiungere tutto il mio essere. Eppure, nonostante questa spiacevole sensazione, non provai dolore. Non proprio...
Se avessi dovuto descrivere ciò che stava accadendo, avrei detto che avevo come l'impressione che il Ministro Willow stesse tentando di strapparmi via l'anima. E, in un certo senso, fu proprio ciò che accadde.
Dal mio corpo e da quello di Calden iniziarono a fuoriuscire due cordicelle luminose e bianchissime che brillavano intensamente. Il loro bagliore illuminò l'intera sala e lasciò tutti i presenti con il fiato sospeso. Nessuno si aspettava che il Rito di unificazione prevedesse questo. Nemmeno io lo avrei mai potuto immaginare.
Quando le due cordicelle - le nostre anime - si librarono verso l'alto, si avvicinarono l'una all'altra, come se tentassero di riconoscersi, di capire se erano fatte l'una per l'altra.
Guardai Calden e vidi che lui imitò il mio stesso gesto, fissando i suoi occhi nei miei. Sembrava incredulo dinanzi a ciò che stava accadendo ed anch'io lo ero. Mantenemmo a lungo il contatto visivo fin quando il Puro tra noi non iniziò nuovamente a parlare con la lingua degli Antichi e le due cordicelle bianche iniziarono ad unirsi, ad intrecciarsi, a legarsi tra loro. Le guardai con occhi sgranati e dischiusi leggermente le labbra, incapace di muovermi o di respirare. Ed allora compresi che, quando il Ministro Willow aveva parlato di legarmi ad un Impuro, non era in senso metaforico. Come potevo ancora crederlo?
Le nostre anime tornarono ognuna nel proprio corpo d'origine ed io sussultai. All'improvviso, mi parve di percepire un'altra presenza dentro di me, un'altra entità, un altro cuore che batteva allo stesso ritmo del mio. Il nostro respiro era sincronizzato. Tutti i miei pensieri divennero i suoi e viceversa.
Non esisteva più un "io", ma solo un "noi".
Io e Calden eravamo diventati un unico e solo essere e questo significava che, se io fossi morta e il mio cuore avesse cessato di battere, lui avrebbe avuto la mia stessa sorte. Se a morire però fosse stato lui, il legame si sarebbe spezzato ed io sarei sopravvissuta. Non ci volle la spiegazione del Ministro Willow per capire che era così. Lo sapevo e basta.
Percependo la piega dei miei pensieri, lo sguardo dell'Impuro si fece improvvisamente serio e cupo. Probabilmente si stava chiedendo se fosse stata davvero la scelta giusta da prendere e se avesse potuto opporsi al destino. Tuttavia, non c'era più nulla che entrambi potessimo fare per cambiare il corso degli eventi.
Ormai, le nostre vite erano indissolubilmente legate l'una a quella dell'altra.

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