Cap 2

«Che vi siano degli interessi economici a monte della denuncia potrei crederlo senza problemi, professor Murray» argomentò mentre quello apriva la porta finestra e le cedeva con galanteria il passo, per guidarla poi verso l'ampia estensione recintata che era il parco della villa. «Io sarei incaricata di verificare, comunque, la sussistenza delle giustificazioni addotte dai suoi familiari. Sa cosa le viene rimproverato?»

«Di essere matto» rise il professore mentre camminavano su uno scricchiolante strato di ghiaia. «Purtroppo, riconosco d'aver dato a parecchia gente modo di pensarlo» proseguì rabbuiandosi, «anche a persone del tutto estranee al mio patrimonio, che oggi sparlano di me con convinzione, pur non avendo l'interesse a screditarmi per ereditare qualcosa. E questo purtroppo torna molto comodo, ai cari consanguinei! Ma io non avrei mai ritenuto, nel momento in cui manifestavo un pensiero controcorrente, che questo avrebbe potuto danneggiarmi tanto, fino a rischiare di perdere il diritto di esistere e di muovermi nel mondo giuridico».

Harriet annuì, comprensiva. Parla senza manifestare rabbia o aggressività sospette ed eccessive, prese nota, benché abbia un chiaro tono amareggiato.

«Perché vede, cara miss Dixon, se mi interdiranno significherà questo» proseguì il professore, «che chi non pensa secondo la maggioranza perde la protezione della legge, che, invece, le sottolineo, dovrebbe garantire tutti allo stesso modo. Io sto spendendo il mio denaro per organizzare corsi ed esperimenti che ritengo utili e interessanti, e ritengo che la legge dovrebbe consentirmi, anzi garantirmi, di poter scegliere se affrontare o no qualsiasi spesa io ritenga utile, disponendo fino all'ultimo delle mie sostanze».

Parlando, l'uomo l'aveva guidata adagio tra gli alberi, verso una grande serra dedicata alla vegetazione subtropicale.

«Certo, la legge garantisce la libertà che lei rivendica, professore» convenne, «tranne nel caso che lei sia vittima di ossessioni, di necessità compulsive o, peggio, di persone senza scrupoli che l'abbiano plagiata. In tutti questi casi lei rischierebbe, alla fine, di ritrovarsi in miseria, privo del necessario per mantenersi in modo dignitoso e per curarsi. Allora, affidare a un tutore il suo patrimonio le consentirebbe di invecchiare serenamente».

«E consentirebbe anche ai miei preoccupati familiari di attendere con impazienza, ma rassicurati che il patrimonio non possa sfumare, che tiri le cuoia» aggiunse l'uomo con un sorriso sghembo. Camminando sfiorava le foglie dei cespugli che bordavano le aiuole. «Le piacciono la piante, Miss Dixon?» chiese poi cambiando discorso in modo repentino.

«Sì» rispose con immediatezza, perché era vero. «Ho sempre amato molto il verde» aggiunse, godendo dell'aria calma del mattino e dei giochi di luce che il cauto sole disegnava sul suolo.

«Le mostrerò le mie serre senza rimorso, allora, coltivo una quantità di fiori rari che potrebbe apprezzare».

La condusse quindi nella grande struttura riscaldata al centro del parco e si lanciò in una serie di descrizioni appassionate sulle particolarità di molte varietà esotiche.

Harriet non dovette fingere interesse per quelle creature magnifiche, ma infine tornò all'argomento che le premeva.

«Mi accennava, prima, a progetti ed esperimenti che sta finanziando. Nella documentazione fornitami si accenna a spedizioni in varie parti del pianeta. Vorrei capirne di più, sapere se si tratta di spedizioni scientifiche per sviluppare sue personali ricerche sul mondo vegetale» disse ammirando una delicatissima orchidea perlacea.

«In parte, Miss Dixon, in parte» le rispose, «davvero ignora la sostanza del mio progetto?»

«Diciamo che mi sono state fornite informazioni poco chiare» precisò la donna, «e che non sono disposta a credere senza prove che lei offra viaggi-vacanza a un imprecisato numero di giovani per puro capriccio, tranne che non sia appunto la persona disturbata che i suoi parenti pretendono di far interdire».

Il professore la studiò con palese interesse.

«Capisco» disse sorridendo. «Sa con una certa precisione di che si tratta, ma vuole anche la mia versione dei fatti. Bene. Sto offrendo la possibilità a un certo numero di studenti universitari, addossandomi in effetti ogni spesa, di trascorrere un soggiorno di tre mesi in una foresta, da condursi con uno stile di vita biocompatibile. Potrà dedurre da sé se i miei vadano intesi come viaggi-vacanza, col considerare che questa esperienza richiede di sperimentare la rinuncia a tutti quegli strumenti moderni la cui costruzione e il cui utilizzo implica effetti inquinanti».

La studiò qualche istante, poi riprese l'esposizione del progetto.

«Tre mesi senza cellulari, computer, strumenti elettronici o apparecchiature elettriche. Tre mesi in un contatto diretto con la natura che implica trovare cibo e acqua potabile nell'ambiente, nonché difendersi e curarsi senza ausili moderni, a una considerevole distanza dalle comunità civilizzate. Una esperienza che molti hanno rifiutato di fare e che ha registrato una prematura conclusione da parte di un buon numero di coloro che l'hanno almeno tentata. La società moderna non ci rende indipendenti a sufficienza da vivere senza problemi, da soli, per tre mesi».

«Immagino, professore!» annuì Harriet. «E comunque non mi è chiaro ancora quale sia il suo scopo. Durante questi mesi quali ricerche, attinenti alle piante, devono condurre questi studenti? Tra l'altro mi si sottolinea nella relazione fornitami che non sono neppure tutti botanici o biologi».

«Per risponderle dovrei partire da molto lontano, Miss Dixon» sospirò il corpulento signore, controllando le regolazioni dell'impianto d'irrigazione e tornando a uscire dalla serra, «tranne che lei non sia di suo una persona informata e appassionata al tema specifico della sensibilità delle piante. Ha mai sentito parlare di Cleve Backster?»

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