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Fumiko riaprì gli occhi, e con lo sguardo iniziò a vagare in cerca di un solo volto che credeva perso per l'eternità. Quando incrociò le iridi azzurre dai riflessi del tramonto di Chuuya sembrò riprendere finalmente il respiro. Non aveva idea di quello che fosse accaduto da quando aveva corso incontro a Ihara. Le era solamente rimasta impressa l'immagine di Chuuya a terra, il suono della voce di quel giovane dai capelli biondi che pronunciava la sua sentenza di morte, il viso di Dazai che non faceva una sola piega.

«Fumiko?» Chuuya la richiamò con un tono pacato, aspettando di vederla rialzarsi in piedi o dire qualcosa.

«È finita.» sentenziò Dazai, affiancando Ihara e prendendolo per un braccio «di solito non mi occupo io di catturare fisicamente i prigionieri» sospirò annoiato «ma non c'è nessuno qui dei miei sottoposti ancora e loro due...» non concluse, mandò uno sguardo solo al rosso e alla donna.

«Stavo per morire, facevo fatica a respirare» mormorò Fumiko con gli occhi puntati su Chuuya in cerca di spiegazioni «e tu» si alzò da terra, ponendosi di fronte al rosso «credevo fossi morto, credevo che Shusaku...»

Non finì la frase, si guardò intorno in cerca delle persone che aveva lasciato. Notò soltanto la figura senza vita poco distante da lì. Chuuya parlò.

«Lo abbiamo sconfitto. È tutto finito.»

Fumiko trattenne per pochi attimi il respiro. Shusaku Endo, l'uomo che aveva attirato nella fossa sua sorella, era morto. Come Shizuka. Avevano smesso di combattere, lei era viva e vegeta e anche Chuuya; e all'improvviso si sentì debole di fronte a lui, una ragazzina fragile che poco prima era impazzita solo perché pensava fosse morto. Lei, che si era ripromessa di odiarlo con tutte le sue energie, di fregarsene della sua salute e del suo stato fisico e mentale, adesso tremava per la gioia di rivederlo ancora. Si trattenne dall'abbracciarlo, vergognandosi di se stessa. La sua vendetta doveva compiersi in quel momento, ora che tutto si era concluso, e invece le forze l'avevano abbandonata. Si voltò verso il dirigente che teneva Ihara accanto a sé, e anche Dazai la guardò impassibile.

«Ora il nostro amico Ihara ci elencherà i motivi per cui non ti ha lasciata agonizzante fra le braccia del mio compagno disperato.» esclamò accennando un sorriso ironico e guardando di sbieco il biondo.

«Fumiko, sorella di Shizuka. Io ti dovevo delle scuse.» disse, con un tono di voce rasente il silenzioso.

Si liberò dalla presa poco ferrea di Dazai e avanzò verso Fumiko, evitando di avvicinarsi a Chuuya.

«Dal primo momento in cui ti ho vista, con le sembianze di colui che dici di odiare tanto, mi sono sentito quasi obbligato a scusarmi con te. Perché io odiavo tua sorella. Era tanto bella, tanto forte e intelligente. Tanto perfetta. Nella port-mafia sembrava ci fosse finita per sbaglio. Non possedeva alcuna abilità, tranne quella di essere perfetta.» parlava con un andamento misurato senza alzare mai la voce, e nel frattempo osservava le espressioni di Fumiko cambiare.

L'aveva vista mutare da fragile creatura impotente a bestia selvaggia e incontrollata pronta ad attaccarlo e staccargli la testa senza pietà. Eppure, stranamente era rimasta immobile. Ihara intuì fosse solo a causa della sua curiosità nel sentire tutta la storia riguardo il tradimento di sua sorella.

Lui la accontentò.

«Sapete, io odio la perfezione. Shusaku predicava la sua religione cristiana, ammettendo che esistesse un Dio perfetto e senza difetti, e io lo odiavo talmente tanto per questo. Dio, ecco, per me non è altro che il male di questo mondo, come qualsiasi altra forma di perfezione. Che sembra l'unica cosa buona, quando in realtà non è altro se non apparenza che cela malvagità. Che con fare umile si mostra superiore a tutti gli uomini. E invece i reietti della società tremano sotto la legge dettata dai più forti graziati per non si sa quale motivo. Ah, quanto odiavo Shusaku parlare del suo Dio intoccabile. Ma lo amavo anche troppo per dirglielo. Lui credeva in me, e non lo faceva perché mi considerasse perfetto. Ma perché sapeva quanto fossi umano e quanto io avessi cura dei più deboli, della feccia del mondo, degli esclusi e dei randagi.» non sembrava volesse cedere il posto alla parola di altre persone.

Spedito, parlava con calma quasi inquietante. Mai nessuno l'aveva conosciuto così. Sembrava senza alcuna emozione. Sembrava avesse improvvisamente smesso di curarsi di provarne.

«Capisci, Fumiko, perché Shizuka sia dovuta morire?»

«Parla e basta.» Chuuya si intromise con voce nervosa.

Ihara sogghignò, forse per la prima volta davanti a loro.

«Fu tutta una reazione a catena. La mafia portuale di Yokohama stava distruggendo pian piano la gente, e Shizuka ne faceva parte. Shusaku me la presentò quasi subito; era perfetta ai miei occhi e per questo pensai di doverle dare una lezione, perché metteva quella sua forza a servizio della port-mafia. Eppure non era lei il mio principale obiettivo. Dazai Osamu. Tutta la feccia lo conosceva, tutti lo temevano. E Chuuya Nakahara era colui che lo affiancava in quanto mente e gli si poneva come braccio. Voi eravate il mio obiettivo.» il suo sguardo si posò per un istante su Chuuya, poi tornò su Fumiko «puoi capire bene che Shizuka fosse la persona migliore che mi avrebbe permesso di insinuarmi fra loro due. Lei conosceva Chuuya, Chuuya stava con Dazai, Dazai... Era il vero male. Insomma, tutta una catena. Ironico, no? La catena della morte, anziché della vita.»

«Cosa vuoi ottenere raccontandomelo? Credi forse di dare un senso alle tue azioni? Alla morte di Shusak-»

«Non lo nominare. Lui non c'entra nulla, si fidava di me solamente. Mi ha cresciuto come un padre!» solo allora alzò il tono, per poi calmarsi di nuovo «No, nessuna soddisfazione: tu, Fumiko, meriti di sapere perché Shizuka è morta. Le avevo dato un'occasione per uscirsene e vivere libera. Ma dopo avermi fornito alcune informazioni, tornò nella sua tomba. Lei sapeva benissimo cosa avesse fatto, sapeva delle mie vere intenzioni, e nonostante ciò mi ha assecondato.» fece una breve pausa «Ero palesemente nemico della sua organizzazione. E gli avevo domandato più volte del famoso Doppio Nero. Non le ho mai mentito sul mio intento di contrastare la port-mafia, e le avevo offerto di aiutarmi a sconfiggerla insieme. Partendo da voi. Probabilmente fu questo a non convincerla: dover combattere contro Chuuya Nakahara.»

«La tua vera intenzione era eliminarla, mettendola in una posizione praticamente senza via di uscita, per indebolire noi prima, e attaccarci tu, dopo.» intervenì Chuuya. «L'hai ingannata, brutto bastardo.» sibilò, stringendo un pugno.

«In realtà, Chuuya, io l'ho salvata. E tu le hai dato la libertà. Non meritiamo una punizione per questo, e nel profondo persino Fumiko sa che è così.»

«E le tue scuse sarebbero per cosa? Per aver sfruttato la bontà di mia sorella?»

Ihara scosse la testa.

«Per averti coinvolta. La tua morte non era contemplata, e per questo ti ho restituito la vita.» abbassò il tono di voce, ancora più di quanto non fosse già quasi sussurrato «Farmi perdonare non è necessario. Mi avete portato via Shusaku. Salvarti... È stato il mio ultimo atto di bontà nei confronti degli esseri umani. Io non volevo essere un assassino.»

«Quante balle» Chuuya gesticolò con rabbia «sei solo un bugiardo di merda.»

«Chuuya, non trattare male la nostra star. Deve essere in forma per il boss.» protestò Dazai, intervenendo senza grande interesse.

Ihara sorrise, chiuse gli occhi e scosse la testa. Poi d'un tratto si lasciò cadere a terra, sulle ginocchia.

«Io non mi merito niente, solo Shusaku credeva nella mia importanza. Voi non dovevate, lui non se lo meritava...» delle lacrime gli rigarono il volto, e la sua sicurezza cominciò a vacillare «... Era pieno di difetti, non era per niente perfetto. La morte, ecco l'unica cosa che mi merito.»

«Ma per favore. L'autocommiserazione era l'ultima cosa che mi sarei aspettato da te.» ribatté il bendato, affiancandolo.

Si abbassò fino a guardarlo dritto in volto, lo prese dal collo della cravatta e lo fece rialzare con violenza. Lo spinse indietro prepotentemente, tanto che Ihara barcollò senza riuscire a riprendere l'equilibrio, fino a cadere di schiena sul terreno.

«Quello che ti meriti sono solo delle belle lezioni da chi è più maturo di te e non ti adora come un dio. Sei solo un bimbo viziato che non sa proprio niente della vita e della morte.» Dazai lo fissava dall'alto.

La sua sagoma sembrava possente, avvolta da un'aura terrificante. Aveva colto l'essere maestoso di un vecchio nemico e l'aveva fatto suo senza nemmeno rendersene conto. I suoi occhi bui e senza riflessi scrutavano il corpo abbandonato per terra di un ragazzo dalle iridi terrose e i capelli baciati dai raggi solari, giudicandolo duramente come avrebbe fatto un demone e assumendo un'espressione sprezzante nei suoi confronti.

«Considerati fortunato se il boss non ti avrà ammazzato dopo un minuto che ti avrà guardato in faccia.»

Chuuya rimase a guardare la scena e quasi sentì di dover ringraziare il suo compagno per quei gesti. Era come se avesse finalmente ristabilito l'ordine e la gerarchia per tutti, non c'era altro da aggiungere. Mentre Dazai raccoglieva da terra ciò che rimaneva di quel ragazzo senza più guida pronta a proteggerlo, Fumiko si allontanava da lì con passo svelto, senza proferire parola.

Chuuya se ne rese conto, però, e allora la seguì, proprio come lei, quella pesante notte dopo il confronto con il partner, aveva fatto senza chiedere permesso.

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Ciao lettori.

Dopo molte settimane, eccomi qui. Inutile dirvi quanto mi dispiaccia aver perso così tanto tempo, ed essere tornata con un capitolo tanto breve e poco movimentato. Mi perdonate?
Sarebbe dovuto essere più lungo, ma la parte che seguiva prendeva troppo spazio e volevo dargli la giusta importanza, perché si diranno un po' di cose.

In ogni caso, è finita la battaglia. Il doppio nero ha vinto, Fumiko è viva, Ihara è stato catturato.

In più adesso sappiamo qualcosa sul tradimento di Shizuka. Non tutto, ad esempio quasi nulla sulle informazioni che lei ha dato a Ihara, ma ora sappiamo perché il ragazzo l'aveva scelta e che, alla fine, era tutto un piano per arrivare davanti al Doppio Nero con qualche chance in più. Si aspettava che Chuuya crollasse e facesse crollare così il Doppio Nero, e all'inizio era pure successo; ma le cose con il tempo sono cambiate, pur di poco, e la morte di Shizuka non è bastata.

Ma ditemi voi, cosa vi aspettate adesso?

P.s.: era da tempo che non scrivevo un capitolo tanto soddisfacente per me. Magari a voi non piacerà, è pieno di dialoghi, ma sono il mio terreno, me ne nutro come fosse anguria. Sapete che mi piace tantissimo l'anguria?

Comunque. Perdonate anche questo?

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