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Allison's P.O.V
Qualcosa di me rendeva fare amicizia con le persone difficile.
Non ero mai riuscita a fare connessioni profonde con le persone che incontravo e ciò portò ad anni di solitudine dalle elementari fino al liceo. Forse era perché non avevo mai conosciuto i miei genitori e quindi ero venuta su un po' particolare o forse era semplicemente perché davvero c'era qualcosa che non andasse in me. Nonostante ciò avevo sempre contato su mio nonno, che mi aveva cresciuta con amore e non mi aveva mai fatto sentire come la ragazza strana che abita accanto al bosco.
Non c'è molto da dire sulla mia vita; sono una ragazza qualunque, vengo dalla Città del Banff, in Alberta, a quasi due ore da Calgary, ho diciassette anni e quest'anno avrei finalmente finito il liceo e onestamente parlando, non sapevo cosa avrei fatto dopo aver finalmente preso il diploma.
"Allison, sei pronta?" Mi richiamò la voce di mio nonno, che già mi aspettava dal suo furgone per portarmi a scuola. Finii di farmi la treccia, corsi giù dalle scale e misi le scarpe per poi afferrare il mio zaino e lanciarmi sul sedile anteriore del furgone.
"Hehe, venerdì eh? Finalmente questa dannata settimana è finita." Disse lui, accendendo il motore, per poi guidare verso il mio liceo, "Potrò andare a caccia tutto il weekend, partirò sta sera. Ti va lo stufato di cervo?"
"Sì, certo..." Risposi, senza prestare molta attenzione a ciò che diceva; andare a scuola non mi aveva mai entusiasmato molto, ma lo facevo comunque per assicurarmi un futuro e perché sapevo che se i miei genitori fossero stati lì con me, sarebbeo stati felici di vedermi avere successo nella vita, o almeno mio nonno diceva sempre che mia madre era una donna che avrebbe voluto avere una laurea e che di conseguenza se l'avessi avuta io al posto suo, sarebbe stata contenta.
Una volta arrivati, mi lasciò davanti al cortile anteriore, per poi guidare di nuovo verso casa. Quel dannato vecchiaccio era ormai in pensione e non doveva nemmeno pensare al lavoro, bensì dedicava le sue energie per la sua unica passione; la caccia. Non compravamo mai nemmeno carne dal supermercato, poiché arrivava tutto dalle sue battute insieme ai suoi amici, ma non lasciatevi prendere dalle prime impressioni; non avevo mai cacciato e non sapevo nemmeno tenere un fucile in mano.
"Ally!" Due voci mi chiamarono in coro e non appena mi voltai vidi le mie uniche due amiche che ero riuscita a farmi in ben dodici anni della mia carriera scolastica; Lilly ed Amy. Corsi verso di loro e le abbracciai, notando che i loro sguardi davano presagio che avessero qualcosa in mente.
"Cosa vi sta frullando nella testa?" Domandai alzando un sopracciglio e guardandole scettica.
"Nulla di che... nulla di che..." Rispose Amy, facendo finta che non avessero nulla da dirmi, per poi sputare subito il rospo, "Sta sera veniamo da te e portiamo da bere! Pensavo di portare qualcosa di interessante come... dell'erba."
"Oh santo cielo-" Ma Lilly mi fermò subito;
"Dai Allyy! Lo so che l'ultima volta non è andata bene, però sono esperienze nuove e interessanti. Immagina di arrivare a cinquant'anni e dire di non aver mai fumato canne e bevuto."
"Immagina arrivarci a cinquant'anni." Risposi sarcasticamente, facendole ridacchiare.
Non fraintendete quello che ho scritto all'inizio; Amy e Lilly non erano le mie migliori amiche e la nostra amicizia era sempre stata superficiale. Si parlava solo di ragazzi, feste, alchol e avvolte pure droghe, non che io le toccassi, personalmente. Come se non bastasse, effettivamente erano le uniche persone al liceo a cui piacevo, poiché il resto della città pensava fossi strana per via dei miei comportamenti come il fatto che fin da piccola non riuscivo a stare seduta per più di dieci minuti, ascoltare non era il mio forte, rimanevo sempre indietro con i corsi, faticavo a prestare attenzione e spesso mi trovavo a fantasticare ad occhi aperti, dimenticandomi della gente che mi stava accanto. Mi fu consigliato spesso di farmi controllare per l'ADHD, ma mio nonno non "credeva" in quelle cose, poiché ripeteva sempre che ai suoi tempi non esistessero tutti questi nomi strani e quindi eccoci quì.
"Ci penserò su durante la giornata." Risposi infine, mentre ci dirigevamo in classe.
Una volta iniziata la lezione, il mio cervello si spense; letteralmente, non credo avessi ascoltato mezza parola di quasi tutte le lezioni quel giorno. L'unica cosa a cui riuscivo a pensare era il fatto che finalmente la settimana era finita e che potevo finalmente riposarmi senza dover andare a scuola e vedere quei stronzi dei miei compagni ad importunarmi.
Una volta arrivata l'ora di pranzo, ci dirigemmo verso la mensa, dove io come al solito mi ero portata il cibo da casa per via dello schifo che ci davano da mangiare e quindi mentre Amy e Lilly erano in fila ad aspettare il loro turno, io mi assicurai di trovarci un posto a sedere. Trovai un tavolo vuoto e lì mi sedetti, aprendo la scatola del pranzo in silenzio, mentre l'odore delizioso dello stufato di patate cervo e carote che mio nonno mi aveva preparato mi pervase l'olfatto. Stessi per mangiare, ma inaspettatamente una figura familiare si sedette davanti a me, guardandomi con intesa. Cercai di evitare lo sguardo, ma presto cedetti ed i nostri sguardi si incorciarono; si trattava di Colt Dawnson; un ragazzo con la quale non avevo mai parlato prima, che faceva parte della squadra di Hockey della nostra scuola. Guardai il suo linguaggio del corpo, notando che sembrasse nervoso in quel momento, come se mi volesse dire qualcosa ma non ne avesse il coraggio.
Huh? E lui cosa vuole da me?
"Allison, volevo dirti una cosa da un po' di tempo..." iniziò lui, continuando a mantenere il contatto visivo, avvicinandosi sempre di più a me, "Sai ti vedo spesso con Amy e Lilly e quindi non ho mai il coraggio di parlarti da solo."
Era la prima volta che un ragazzo venisse di sua spontanea volontà per parlarmi in quella maniera ed il mio cuore batteva veloce, mentre sentivo le guance arrossire per l'imbarazzo. Non si vergonava di dirmi quelle cose davanti a tutti? Non sapeva che mezza scuola mi prendesse per il culo? Non ci faceva di certo bella figura a parlarmi, ma decisi di stare in silenzio per vedere dove volesse andare a parare.
"Volevo chiederti se ti andava di uscire con me questo weekend." Aggiunse infine, lasciandomi sorpresa, "Mi piaci da parecchio tempo e-
Delle risate provenienti dal tavolo dietro al mio fermarono l'atmosfera e presto realizzai quello che stava succedendo, alzando gli occhi al cielo.
"Dai che ti abbiamo vista arrossire!" Esclamò uno dei ragazzi del tavolo dietro, iniziando a ridere, mentre i suoi amici continuavano a sghignazzare tra di loro, "Dai Smith, forse un giorno te lo chiederà davvero qualcuno di uscire. Tipo un povero disperato."
"Ma vai a fanculo." ringhiai, "Parli e sei pure single Jackson."
Colt guardò i suoi compani e sospirò, lanciandogli occhiatacce, facendogli capire che non gli era piaciuto il loro comportamento, ma ormai l'atmosfera era rovinata e di certo non avevo intenzione di mettermi in una posizione scomoda come questa. E poi chi mi rassicurava che effettivamente fosse serio e che non stesse cercando anche lui di farmi credere che gli piacessi davvero?
"Dai ragazzi..." Disse lui, mentre i suoi compagni di squadra ridevano di gusto, ma i ragazzi mi ignorarono e Colt tornò al suo tavolo per ridersela con i suoi compagni che parlavano di me. Amy e Lilly avevano assistito alla scena, ma da loro non arrivò una singola parola in mia difesa; in effetti, non mi avevano mai difeso in generale dai bulli e ciò mi aveva sempre spinto a chiedermi perchè mi parlassero in prima persona.
Notai che con la coda dell'occhio Colt mi guardava ogni momento che ne avesse l'occasione, ma io decisi di evitare i suoi sguardi, concentrandomi sulle mie amiche.
"Va bene." Dissi, mentre le due si sedettero accanto a me, "Sta sera a casa mia."
Le mie due amichette esclamarono dalla gioia, per poi iniziare a parlare dei ragazzi della quale erano cotte da qualche settimana, ma quello che mi era appena successo non se ne andò facilmente dalla mia testa. Ero davvero così inguardabile? Così disgustosa? Effettivamente pensandoci, nessun ragazzo era mai venuto a parlarmi così e adesso che era appena successo, si trattava semplicemente di uno scherzo da parte dei ragazzi della squadra di Hockey.
Guardai le mie amiche e mi domandai cosa avessero loro che non avevo io? Come facevano a passare così inosservate mentre io sì? Al punto che venivo importunata da quei deficienti.
Ma ormai ci avevo pure fatto l'abitudine, nel sentirmi dire che ero inadeguata, che non mi si filava nessuno, nel venire derisa per quello che portavo da mangiare da casa, per come mi vestivo e mi comportavo sbadatamente.
La giornata proseguì lentamente e finalmente quando la scuola finì, mi ritrovai davanti al cortile per aspettare che mio nonno venisse a prendermi, mentre Amy e Lilly invece si diedero un passaggio a vicenda verso casa loro per preparasi per la serata.
"Allison..." La voce di Colt mi riportò alla realtà e me lo ritrovai a pochi centimetri da me. Afferrai il mio cellulare di fretta, come se avessi qualcuno a cui scrivere, ma mi ritrovai a fissare lo schermo vuoto e le mani tremanti.
Non demorde questo..., pensai tra me e me. Perché voleva continuare questo scherzo? Avevo già capito che non era sincero.
"Ti prego dammi una chance." Aggiunse, "Non penso quelle cose che dicono di te a scuola. Anzi, credo che sei molto bella."
Le mie guance arrossirono di colpo, ma evitai il suo sguardo, sperando che mio nonno venisse a salvarmi da quella situazione.
"Volevo chiederti se ti andasse di uscire fuori per pranzo domani pomeriggio. Se non vuoi posso capire, ma volevo conoscerti." Continuò lui.
"Smettila." Risposi freddamente, "Ho capito che non fai sul serio. Lo so che sei qua per qualche scommessa o qualche scherzo di voi della squadra di Hockey. Non ci casco, anzi, telo dico in faccia, così puoi lasciarmi in pace; lo so di essere cessa, lo so che sono sfigata, lo so che non mi vorrà mai nessuno e so che sono strana. Ora che l'ho detto, puoi lasciarmi in pace? Non vi ho mai fatto nulla di male, anzi, nemmeno vi parlo se non siete voi ad iniziare le conversazioni, quindi perché venite a importunarmi?"
Colt sembrò ferito da quello che avevo appena detto e mi guardò dispiaciuto, passandosi una mano sul collo, imabarzzato per essersi esposto a me in quella maniera.
"Scusa." Disse, "Mi dispiace ti abbiano trattata così male da essere diffidente. Speravo di avere una chance con te."
Fece per andarsene, ma lo fermai; forse una parte di me voleva credere che fosse serio e che magari potessi avere una relazione come tutte le ragazze della mia età.
"Aspetta." Lo fermai, per poi rimanere in silenzio per un breve minuto, pensando attentamente a quello che stavo per dire. Colt mi guardò speranzoso e io cedetti, "Va bene... ci vediamo domani alle dodici in punto da 'John's', ma se arrivi anche solo cinque minuti in ritardo me ne vado. Non ho intenzione di essere vittima di qualche tuo scherzo."
Colt mi sorrise ed annuì, rassicurandomi che sarebbe sicuramente venuto e che non vedesse l'ora di conoscermi meglio. Era stata una scelta stupida? Forse. Era pur sempre amico con quei ragazzi e di conseguenza dubitavo che potesse essere serio, visto che sparlavano sempre di me e molto probabilmente si inventavano voci sul mio conto. In quel esatto momento, arrivò mio nonno e prima che il ragazzo potesse aggiungere altro, salii in macchina, pregando mio nonno di non fare domande.
Il tragitto verso casa non era troppo lungo; casa nostra si trovava direttamente accanto al parco Nazionale del Banff, dove mio nonno aveva lavorato per la maggior parte della sua vita. Ovviamente non cacciava lì, inquanto le specie erano tutte protette, ma comunque era sempre stato un esperto di animali e mi aveva insegnato tutto quello che c'era da sapere su di loro e come evitarli o salvarmi in caso di un'emergenza.
Le mie due amiche arrivarono intorno alle sette, quando già mio nonno era andato via per la sua escurione di caccia con i suoi amici; non sarebbe tornato fino al pomeriggio dopo, quindi la casa restava libera per noi ragazze; ci fiondammo in cucina per preparaci da mangiare e per aprire le birre, mentre Lilly tirò fuori l'erba per guardarci un film insieme.
"Io non tocco quella roba... figuriamoci in casa mia. Se volete fumarvela andate fuori in giardino..." Borbottai, "Non ho mica detto che avrei fumato. Ho semplicemente detto che potevamo fare festa a casa mia."
"Daiii Allyyyy!" Mi supplicarono in coro, prendendomi per mano.
"Almeno due tiri insieme a noi!" Mi supplicò Lilly.
Feci di "No" con la testa: non mi avrebbero convinta questa volta.
"Jace Jenkings ha detto che se vengono fumate dentro le foreste è più divertente e spirituale." Aggiunse Lilly, alzandosi in piedi ridendo, "E' un fattone quindi credo ne sappia di più di noi."
"Seh... diventiamo fattone pure noi quindi..." Mormorai tra me e me, alzando gli occhi al cielo. Le ragazze ed io iniziammo a bere le nostre birre e a guardare un film horror, finché non venne un'dea folle in mente ad Amy, che poi trascinò dietro dia Lilly che me.
"Andiamo a fare un salto nella foresta? L'anno scorso ci siamo andate di notte, perché non lo facciamo anche quest'anno?" propose Amy.
Aggrottai la fronte, incerta che si trattasse di una buona idea.
"Ma sei impazzita? È buio pesto, e ci sono tantissimi predatori che girano di notte!" Ribattei, preoccupata, "Cristo santo Amy! È morta una donna mentre faceva escursione due settimane fa dentro quella foresta! Non lo ascolti il telegiornale? Sarai pure fatta."
"Avanti Ally! Non fare la noiosa." Rise Lilly, "Avremo le torce."
"Io ci sto. Ma niente cavolate." Rise Amy in tono divertita.
Questa era ESATTAMENTE una cavolata.
"Due ragazze fatte e una no con delle torce contro un grizzly di due metri?" obiettai, sarcasticamente.
Iniziarono a fare gli occhi dolci e si inginocchiarono davanti a me... odiavo quando lo facevano.
"Ti prego! L'anno scorso non ci era successo niente! Avevamo raccontato storie horror tutta la notte." Disse Amy, in ginocchio.
"Ero inciampata su un tronco e mi ero pure rotta il polso." Ribattei, seccata.
"Ti promettiamo che stavolta non ti romperai nulla. Promesso." Rispose Lilly, ancora in ginocchio.
Erano insopportabili quando ci si mettevano così insistentemente.
"Va bene, ma se vi fate male sono cazzi vostri!" Risposi, mi alzai e mi diressi nella cantina per prendere delle torce, "Ma vi avverto: i coguari, i lupi e gli orsi, non temono una semplice torcia. Anzi, li fa imbestialire ancora di più quando sono nel bel mezzo di una caccia. In ogni caso, la luce farà comodo nell'oscurità."
Sorrisero e uscimmo per andare a fare la nostra piccola passeggiata notturna per la foresta verso l'una di notte, quando il film era finito.
Avevo già un brutto presentimento; e se avessimo incontrato un grizzly o un branco di lupi affamati?
Camminammo nel fitto della foresta, con le torce accese e ridacchiando come delle sciocche. Ad un certo punto, la torcia di Lilly si spense e così anche quella di Amy. Erano scariche ed erano anni che io non le usavo.
"Cavolo... sono scariche." Osservò Lilly, battendo i pugni contro la torcia, sperando che si accendesse di nuovo.
Solo la mia era rimasta accesa e in quel momento, ci accorgemmo che essere venute nella foresta era stata davvero un'idea pessima; dovevamo tornare a casa subito.
Ci guardammo intorno, cercando di trovare un punto di riferimento per tornare a casa, ma tutto intorno a noi sembrava uguale in quel buio pesto. Sentimmo degli ululati provenire da poco lontano da noi: non eravamo sole.
"Oh cristo. Come torniamo indietro? Sembra tutto uguale!" Esclamò Amy, guardandosi intorno spaventata.
"Shhh... zitte. I lupi sanno che siamo qua. Abbiamo invaso il loro territorio di caccia." Sussurrai. Un odore forte catturò la mia attenzione; erano arrivati davvero, ed erano in tanti, le mie orecchie sembravano essersi sincronizzate al meglio al punto che riuscivo a sentire i loro passi mentre si avvicinavano sempre di più verso la nostra direzione e sentii i peli della mia pelle drizzarsi, mentre dei brividi mi percorsero dalla nuca fino al fondo della schina. Cosa mi stava succedendo?
I cespugli si mossero violentemente e tanti passi intorno a noi, seguiti dai dei ringhii minacciosi ne seguirono, mentre Amy e Lilly iniziarono ad urlare per la paura.
Puntai la torcia contro uno dei lupi, facendolo abbaiare, infastidito dalla luce.
Mi voltai di scatto, come se i miei sensi si fossero sbloccati, e con forza tirai un colpo al muso di un lupo che si era avvicinato per morderci, facendolo guaire ma anche latrare imbestialito. Eravamo circondante prima che potessi accorgermente, e l'unica via di fuga era se ci fossimo messe a correre. Il mio corp sembrava essersi risvegliato; sentivo il cuore battere, i miei occhi erano focalizzati sui lupi, captando i loro movimenti, mentre il mio olfatto aveva reso possibile contare quanti ce ne fossero. Erano in otto ed uno di loro era un lupo enorme; più grosso di un cingliale, più grosso di un essere umano stesso.
"CORRETE!" Urlai, iniziando a correre verso una direzione sconosciuta. Il mio corpo mi stava prendendo le decisioni, non la mia mente, mentre sentivo i passi di Lilly e Amy, cercare di seguirmi, finché non ci badai più e continuai a correre, senza pensare a nulla, tranne che alla sopravvivenza.
Albero dopo albero, cespuglio dopo cespuglio, mi sembrava di allontanarmi sempre di più da casa. Guardai indietro e notai che Lilly ed Amy non c'erano più e in quel preciso istante, inciampai su qualcosa, cadendo a terra.
La torcia rotolò a qualche metro di distanza lontana da me e il mio cellulare saltò giù dalla tasca della mia giacca. Mi alzai lentamente e mi guardai intorno per vedere se Amy o Lilly si trovassero da qualche parte poco distanti da me.
"LILLY!" Urlai, sperando che la sua voce rispondesse alla mia.
Ma di Lilly, non ci fu alcuna risposta.
"Amy?!" Gridai, ancora più spaventata di prima.
La realizzazione cruda di averle laciate indietro mi pervase, e presto mi venne la pelle d'oca, ritrovandomi a voltarmi diverse volte, ma senza vedere la loro luce delle torce. Iniziai a sentire gli occhi pizzicare dal pianto, mentre i passi dei lupi che mi avevano rincorso mi stavano raggiungendo. Dovevo combattere, non avevo scelta.
Un rumore improvviso alle mie spalle mi fece girare di scatto ed al mio orizzonte, mi parve di vedere due puntini rosso sangue fissarmi con ardore. Afferrai velocemente, la torcia per terra e puntai la luce contro quei puntini.
Un ringhio feroce mi fece sobbalzare, mentre un lupo dalla statura enorme si vece avanti, camminando lentamente; era la bestia di cui stavo parlando prima; mi aveva seguita per abbattermi. Il mio corpo si rifiutò di muoversi per scappare, era come se qualcosa in me fosse pronto a combattere anche a costo di morire, mentre uella bestia dalla stazza massiccia di avvicinava sempre di più a me.
I suoi occhi erano di un rosso scuro e sanguigno e brillavano come due fari nel buio, come se quella creatura fosse uscita dall'inferno stesso e mi avesse seguita tutto questo tempo per portarmici; era un demone e il suo sguardo non trasmetteva altro che astio e rancore nei miei confronti.
Il lupo era di un grigio scuro come la cenere, e a vedersi, non sarei stata sorpresa se si trattasse del capobranco. La bestia iniziò a ringhiare con ostilità, mostrando i suoi denti aguzzi e affilati.
Il suo sguardo mi faceva sentire strana, come se una forza esteriore stesse cercando di farmi piegare davanti a lui, come se dovessi sottomettermi alla sua potenza, ma non mi piegai, le mie gambe me lo impedivano.
Urlai ferocemente cntro di lui, ma mi saltò addosso e iniziò a mordermi il braccio destro, che tenevo di fronte alla testa, per proteggermi. Con le poche energie che mi rimanevano, presi un bastone vicino e lo colpii diverse volte, alla testa. Dopo pochi minuti, il lupo lanciò un ululato e mi guardò quasi come se fosse soddisfatto di vedermi sanguinante. Si voltò e scomparve nel buio della foresta, lasciandomi con un braccio ferito.
Mi restò l'impressione di aver sentito la sua voce dirmi, prima che se ne fosse andato;
Non è ancora finita... Omega.
Tentai di alzarmi ma il braccio pulsava e il petto mi doleva. La testa mi girò violentemente, e non riuscii a rimanere in piedi. Barcollai, tentando di aggrapparmi agli alberi, ma non mi bastavano. Allora caddi a terra e rimasi accasciata al suolo agonizzante. Pian, piano, mi sembrava che le immagini intorno a me raddoppiassero e infine, tutto divenne sfocato e poi... nero.
Tutto nero... ero svenuta e Amy e Lilly non mi avevano trovata e forse erano morte.
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