3.

La sveglia delle sei non era suonata e mi svegliai con quella delle sette meno dieci. Alcuni giorni lavoravo nella piccola biblioteca della città, tutti i giorni scannerizzavo codici su codici di libri che entravano o uscivano da lì. Mi piaceva quel lavoro, trovavo rilassante stare in mezzo ai libri tutta la mattinata e, avendo una buona conoscenza in fatto di lettura, adoravo consigliare titoli o generi in base ai gusti generali delle persone. Quel giorno ero in ritardo, la biblioteca per il pubblico apriva alle otto ma dovevo essere lì circa mezz'ora prima per sistemare il posto e renderlo accogliente. Mi vestii in fretta indossando un paio di jeans a vita alta e a zampa di elefante, una maglietta corta verde fluorescente, una felpa nera con la zip aperta e un paio di vans a scacchi con platform. Mentre mi preparavo non riuscivo a smettere di pensare a ciò di cui mi aveva parlato Lawliet la sera prima durante la cena, non vedevo l'ora mi raccontasse tutti i particolari.

Andai in salotto per recuperare il portafoglio e notai che il ragazzo corvino, come sempre, stava sonnecchiando sulla sua sedia girevole davanti al computer acceso. Mi avvicinai cercando di non spaventarlo.
<<È meglio se dormi come si deve, vai sul divano o in camera, ma per favore - sospirai - sto male solo a vederti messo così>> in risposta ricevetti solo un grugnito. Sapevo che mi aveva sentita e sapevo anche che non avrebbe seguito il mio consiglio. Uscii di casa abbastanza di fretta, ma stranamente ero comunque in orario.

Arrivai alla biblioteca, aprii il portone di legno esterno, percorsi il lungo corridoio e aprii una seconda porta. Iniziai ad aprire le finestre e feci cambiare aria alla stanza, nel frattempo sistemai velocemente ma con molta cura gli ultimi libri rimasti dietro al bancone. Dovevo stare attenta a metterli nel genere giusto, ma soprattutto dovevo preoccuparmi dell'ordine alfabetico. Ne misi due nello scaffale dedicato ai fantasy, uno in quello dei gialli e altri tre li sistemai in quello delle biografie. Devo ammettere che in fatto di libri ero molto brava, avevo iniziato a leggere a quattro anni e mezzo e da quel momento non mi ero più fermata.
Probabilmente ho letto nella mia vita almeno tre quarti di quella biblioteca.

<<Buongiorno>> sentii una voce infantile provenire dalla parte del bancone del pubblico, posai "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, il libro che stavo leggendo in quel momento.
<<Buongiorno>> risposi con un sorriso.
<<Ho riportato questo libro - poggiò sul grande ripiano del bancone "Il dito magico" di Roald Dahl - mi scusi per il ritardo>> finì la frase quasi sussurrando.
<<Nessun problema, ognuno legge con una velocità diversa - continuavo a parlare con un sorriso gentile in modo da farlo sentire a proprio agio - puoi tenere i libri finché non li hai finiti, anche se poi li porti in ritardo>>
<<Grazie>> poi, mentre scannerizzavo il codice del libro per posizionarlo nei "disponibili", lo vidi andare verso gli scaffali dei libri per bambini e prendere un altro libercolo dello stesso autore di quello che aveva appena riportato: <<Prendo questo!>> esclamò entusiasta, poi mi diede il libretto in modo che potessi scannerizzare anche quello per posizionarlo invece nella sezione "in prestito".
<<Ottima scelta>> glielo riconsegnai e lui se ne andò con un passo saltellato. Appena il bambino fu uscito sistemai il libro che aveva riportato nel suo apposito spazio, insieme agli altri libri di Dahl, secondo il mio parere tutti fantastici.

Passai tutta la mattinata a consigliare, prestare e ritirare libri, può sembrare noioso ma non lo è affatto. Finito il turno presi le mie cose, salutai la collega appena arrivata e le spiegai a grandi linee ciò che era successo durante la mattina, poi uscii e mi incamminai verso casa con velocità. C'era molta nebbia e questo favoriva l'appannamento dei miei occhiali, ma nonostante tutto riuscii a tornare a casa sana e salva.

<<Muoviti a raccontarmi le cose - urlai dall'entrata della casa mentre appendevo il cappotto - ho bisogno di sapere!>>
<<Vieni qui, sto ascoltando in questo istante alcune cose dalla polizia>> mi tolsi gli stivali rimanendo in calzini, poi mi avvicinai silenziosamente e mi sedetti a gambe incrociate sul divano dietro di lui. Ascoltai tutto molto attentamente.
Oh interessante! pensai immediatamente, sembrava davvero un caso complicato e infatti era stato affidato a Lawliet, conosciuto come L da tutto il mondo. Sapevo qual era il modo di agire del ragazzo corvino: iniziava trovando, in base alle prove, una localizzazione generale del criminale per poi restringere il campo nelle ricerche. Mi scervellai su quale potesse essere il luogo in cui si trovava questo assassino in base al suo raggio di azione. Ci arrivò prima Lawliet ovviamente e affermò senza dubbi che si trovava in Giappone, così prese la decisione di collaborare con la polizia giapponese per questo caso. Fortunatamente ci trovavamo già in una piccola cittadina vicino Tokyo quindi non dovemmo programmare voli per raggiungere qualche strana parte del mondo.

Successivamente il ragazzo ragionava sulla vittimologia e il modus operandi per poter inquadrare meglio la personalità dell'assassino. Notò immediatamente che tutte le persone che erano morte di attacco cardiaco in tempi ravvicinati erano criminali sia dietro le sbarre che non. Del modus operandi era noto solo che la causa della morte delle vittime era l'arresto cardiaco, ma non si sapeva ancora come venisse provocato e Lawliet non ne aveva la minima idea.
<<Non riesco a capire come faccia ad operare così>> il ragazzo corvino stava pensando a voce alta.
<<In che senso?>> non si era accorto che lo stavo ascoltando.
<<Non capisco come faccia a provocare gli attacchi cardiaci e soprattutto come faccia ad avere un raggio d'azione così ampio>>
<<Non saprei come aiutarti in questo caso, però sono giunta alla conclusione che questo assassino si senta come un paladino della giustizia. Come hai notato tu, ha ucciso solo criminali, quindi nella sua testa lui ha ragione e sta facendo la cosa giusta. Magari ha qualche trauma nel suo passato che riguarda il mancato operato della polizia in qualche situazione che lo riguarda, se non in prima persona, molto da vicino e, quindi, si sente in dovere di fare lui quello che dovrebbero fare le autorità>>
<<Su questo punto ci stavo ragionando e devo dirmi sbalordito del fatto che abbiamo pensato esattamente la stessa cosa>>
<<Beh, grazie>> mi spostai una ciocca di capelli ironicamente come per fare la diva da red carpet. Era molto raro ricevere complimenti da parte sua, anche se solo fittizi.

Continuammo a parlare del caso fino a notte fonda, fino a quando non ritenni opportuno andare a dormire. Le mie palpebre si stavano chiudendo da sole e sentivo la testa pesante. Sam si trovava già in camera, steso sul letto a dormire, così, dopo aver indossato il pigiama, mi avvicinai a lui e presi sonno abbracciata allo shinigami.


Spazio autrice
Scusate la lunghissima assenza, ma avevo la memoria piena nel telefono e ho dovuto disinstallare wattpad. Inoltre sono stata via con gli scout e lì non avevamo la possibilità di usare i cellulari o di avere un momento per noi, quindi non sono riuscita ad andare avanti né con questa né con la ff su The Umbrella Academy. Spero mi perdoniate 😩

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