14. Fatica

Anche questo racconto è parte della stessa ff della storia precedente, ma con un diverso protagonista.
Trigger Warning: Menzione di depressione (magica e non)

~•~

Leo stava avanzando senza meta, ogni passo così pesante che gli sembrava di avere i piedi di piombo.

Ovunque guardasse non vedeva altro che la nebbia grigia che aveva fatto sprofondare nella disperazione l’intero regno e che rendeva il semplice camminare una fatica degna di Ercole.

Eppure Leo continuava ad avanzare, perché c’era del lavoro da fare e nessun altro lo avrebbe fatto. Nessun altro aveva i requisiti per farlo.

Del resto, nei suoi “giorni no” era proprio così che si sentiva, anche a casa sua: l’Ombra della Disperazione lo faceva sentire come se il suo “giorno no” stesse durando da una settimana, semplicemente. Poteva comunque fare qualcosa nel mentre, tipo salvare il regno stesso.

La nebbia era così fitta che si accorse di essere entrato in un centro abitato solo quando andò a sbattere contro una fontana. L’acqua che ne usciva era grigia come se fosse piena di polvere.

Non si udiva un solo suono lì attorno, come se il paese fosse abbandonato. La fontana però non sarebbe stata in funzione se così fosse.

La pancia gli brontolò. Aveva un po’ di fame in effetti, aveva camminato a lungo. In genere non aveva molta fame quando era in quello stato, ma in una situazione normale non avrebbe nemmeno usato così tante energie per muoversi.

Entrò nel primo ristorante che trovò attorno alla fontana. Era aperto, ma al suo interno non vide anima viva. Provò a chiedere se ci fosse qualcuno lì dentro senza ottenere risposta, e a quel punto decise di entrare in cucina a vedere se almeno ci fosse qualcosa da mangiare.

Trovò lì l’intero staff, alcuni seduti su sedie e altri stesi per terra o sui tavoli. Avevano tutti delle espressioni sconsolate stampate in faccia.

Chiedere se stessero bene sarebbe stato stupido, considerando che l’Ombra della Disperazione aleggiava anche lì dentro, sebbene non così fitta; si limitò quindi a chiedere ciò che gli interessava. «Buongiorno. È aperto oggi?»

Colui che doveva essere il proprietario e il cuoco fece un gran sospiro e annuì. «Sarebbe aperto, però…»

«Non riusciamo ad alzarci di qui. Perché dovremmo? Che senso ha?» rispose una signora che probabilmente era sua moglie, appoggiata allo stesso tavolo del marito, anche lei vestita da cuoca.

«Nessuno.» rispose uno dei camerieri.

Leo li osservò. L’idea di cucinare gli sembrava un’impresa titanica, ma si costrinse a dire: «Vi dispiace se cucino io qualcosa allora?»

Il cibo disponibile era vario e sembrava non essere stato corrotto dai poteri di Fog. Poteva preparare qualunque cosa. Leo cucinò quindi pasta ai quattro formaggi, per sé e per gli altri. Aveva bisogno di qualcosa di buono e di famigliare per affrontare quel viaggio.

Quando impiattò la pasta, la osservò con le sopracciglia alzate. Tutto lì dentro sembrava oscurato dalla nebbia, ma quel piatto sembrava brillare.

Leo scrutò le espressioni di ogni persona che servì; se i camerieri guardarono a stento i piatti, vide negli occhi dei due cuochi una scintilla di vita che prima non c'era.

La pasta che aveva cucinato fece sospirare di piacere sia Leo che tutti gli altri. Si fermò quindi a riflettere un momento, approfittando del fatto che si sentiva un po’ più lucido.

L’ultima volta che avevano affrontato Fog, era stato il Saggio a dissolvere la nebbia. Lo aveva fatto grazie ai suoi poteri che dipendevano da razionalità e saggezza. Quante volte la sua psicologa gli aveva detto che doveva cercare di razionalizzare il più possibile gli eventi che gli scatenavano ansia? Aveva perso il conto.

Forse però non era solo la razionalità a poter sconfiggere l’Ombra della Disperazione. Forse poteva anche la passione. Ciò che aveva visto negli occhi della coppia forse era il riconoscimento della loro passione, qualcosa che li rendeva felici.

Felicità.

Una mano sfiorò il cuore di cristallo che teneva all’interno della giacca.

Forse ce la poteva fare. Forse poteva riuscire a mettere le cose al loro posto.

Quando finì di mangiare disse: «Scusatemi, spero di non avervi dato fastidio. Quanto vi devo?»

«Nulla.» rispose subito la donna con un’energia che prima non aveva.

«Mi sento… vivo. Era da giorni che non mi sentivo così.» aggiunse il compagno.

«Questa nebbia sembra voler risucchiare la nostra vitalità.» commentò un cameriere.

«È fatta apposta.» rispose Leo. «Ma immagino che ci sia anche qualcosa con cui combatterla.»

«Ben detto!» esclamò il proprietario battendo una mano sulla sua spalla. Leo si sentì un po’ rincuorato.

Uscì di lì sentendosi un po’ meglio. La situazione era tragica, certo, ma c’era ancora speranza di rimettere le cose al loro posto.

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top