Cap. 18
Jude's Pov
Premetti il dito sullo schermo per chiudere la chiamata. Sam mi aveva detto che aveva una sorpresa per me quella sera e che dovevo farmi trovare davanti ad un locale con l'insegna a neon. Mi aveva dato l'indirizzo e lui mi avrebbe aspettato lì.
Così iniziai a spogliarmi, gettando i vestiti di lato mentre mi incamminavo verso il bagno. Scostai il pannello a vetro della doccia per aprirne il getto d'acqua e poi richiusi lo sportello. Presi il telefono per entrare nella galleria musicale e scegliere la mia playlist preferita, ma alla fine optai per la riproduzione casuale. Partì subito una canzone di Ed Sheeran e togliendomi anche i boxer entrai nella doccia, canticchiando.
《Oh I'm mess right now, inside out. Searching for a sweet surrender, but this is not the end. I can't work it out, how?...》
Riuscivo in quel momento a sentirle davvero quelle parole. Sentivo come se fossi stato io a scriverle. E ne sapevo anche il perché e il chi. In quegli ultimi giorni avevo pensato a quella ragazzina, così piccola, così innocua. Ma sapevo benissimo che non era niente di tutto ciò. Lo avevo capito in spiaggia, quando le sue parole e le sue azioni mi avevano confuso ancora di più, invece di aiutarmi a conoscerla. Di una cosa sola ero certo: soffriva. Soffriva come mai avevo visto soffrire qualcuno prima e questa cosa mi faceva stare male.
Capii che ogni piccolo dettaglio che la riguardava, segretamente simboleggiava qualcosa che l'aveva segnata; i capelli corti, i mezzi sorrisi, il distacco nell'approcciarsi con me, i tatuaggi. Tutto.
《And all my hope, all my words are all over written in the sogns. But you are the road walking me home..》
Io...non so cosa mi prese. Provai un profondo bisogno di stringerla tra braccia, di vedere il suo sorriso, di accarezzare i suoi capelli scompigliati. Un bisogno di sentire che lei si sarebbe fidata di me. Solo così avrei potuto aiutarla, liberarla da quel buio che l'attanagliava.
《See the flames inside my eyes, it burns so bright, I wanna feel your love. Easy baby maybe, I'm a light. Before tonight I wanna fall in love.
And put your faith in my stomach..》
Dovevo farlo. Lei era... iniziai a credere di esser...
《Cazzo!》
L'acqua era diventata freddissima e mi spiaccicai al vetro imprecando, aspettando che ritornasse calda. Cosa che non avvenne. Sospirai e bruscamente chiusi il getto dell'acqua, aprii il vetro appannato e allungai un braccio per pescare il mio accappatoio nero. Avendolo acchiappato, ritirai subito il braccio e rinchiusi lo sportello per evitare al vapore di fuoriuscire; misi l'accappatoio, tirai su il cappuccio per asciugarmi i capelli e uscii dalla doccia. Afferrai il pettine da sopra il lavandino e tirai giù il cappuccio. Rimasi immobile ad osservare nello specchio alcune ciocche dei miei capelli scuri attaccate alla fronte, mentre le goccioline di acqua e vapore colavano dal mio volto sul collo e fino al petto, per poi perdersi tra le pieghe dell'accappatoio.
《Mamma ti prego smettila!》, singhiozzo,《 Mamma scusami, scusami! Non lo faccio più. Basta mamma!》
Mi arriva una sberla in faccia e sento subito la pelle bruciare. Non volevo farla arrabbiare, volevo solo che lei e Kim facessero pace; così avevo preso un bel fermaglio della mamma e volevo nasconderlo per un po'. La mamma si sarebbe preoccupata di non trovarlo e al momento giusto l'avrei dato a Kim. Così la mamma l'avrebbe ringraziata per averlo ritrovato.
Purtroppo la mamma mi aveva trovato a cercare tra le sue cose nella sua stanza e si era arrabbiata tantissimo.
《Piccolo insolente! È così che ti ho educato? Adesso ficchi il naso nella mia roba? Cosa stavi cercando eh? Sicuramente è colpa di quella bastarda di tua sorella. È stata lei vero?!》
《No! No mamma! Ti prego smettila!》
Mi fa paura. Ha delle lunghe forbici in mano e mi sta tagliando i capelli. I miei ricci cadono a terra ad uno ad uno. Non voglio..non voglio!
《BASTA!》, grido girandomi di scatto e allontanando le sue mani da me.
È sorpresa, ha gli occhi spalancati, ma subito questi si serrano fino a lasciare una sola fessura e la sua mano che trattiene le forbici cala su di me. Di istinto sollevo le braccia per ripararmi il volto e per la botta vengo spinto indietro , fino a sbattere la testa contro il lavello. Scivolo giù e la fisso. Il suo volto è rosso dalla rabbia. Getta le forbici a terra e la sento andare via, col rumore dei tacchi che l'accompagnano. Il braccio mi fa male, ma io lo stringo forte con l'altra mano. Non so per quanto tempo rimango seduto lì. Mi fa male il sedere, mi gira la testa, non vedo bene e inizio ad avere sonno.
《Jay!》, sento sommessamente.《Jay dove sei?! Lurida puttana, cosa gli hai fatto?! Dove lo hai lasciato?!》
La riconosco. È la mia sorellona.
《Kim..》, provo a chiamarla, ma esce solo un sussurro dalle mie labbra. 《Kim!》, riprovo più forte.
Subito la porta del bagno si spalanca. Il volto della sorellona è sfigurato. Non credo di averla mai vista così arrabbiata. Ma subito vedo l'espressione nei suoi occhi chiarissimi cambiare. Sembrano...spaventati.
《Oh mio Dio. No...no!》, grida prima di correre verso di me.
Mi prende in braccio. Non riesco a dire nulla, mi sento senza forze. La sua maglia azzurra e gialla inizia a diventare rossa. Ci sono delle macchie rosse sulla sua maglia. Stanno diventando tante, molto più grandi.
《Sta tranquillo piccolo.》, la sua voce è sottile. Credo stia piangendo. 《Adesso ti porto in un posto dove ti aiuteranno. Non sentirai nulla.》
Cosa dici Kim? Io non sento nulla.
Mi sento adagiare sui sedili di un'auto. La sorellona è piccola per guidare. Ha detto che ci vuole ancora qualche mese. Lo ha detto lei...l'auto si muove. La sento piangere...
Fissai la cicatrice quasi invisibile che avevo sulla mascella, e quella perlacea e molto più grande sul braccio. Ricordavo benissimo quel giorno, anche se da piccolo non capivo cosa fosse successo. Quando Kim era arrivata di corsa all'ospedale mi avevano ricoverato di urgenza. Avevo perso troppo sangue e furono costretti a farmi una trasfusione e a mettere i punti sui tagli profondi che mi aveva procurato mia madre. Mio padre non sporse denuncia. Nessuno credette a Kim; una ragazzina di neanche sedici anni, ribelle e fortemente in contrasto coi genitori non era attendibile. Io ero così confuso. Non dissi nulla. Effettivamente non parlai con nessuno per un mese. Andava bene così a tutti, tranne che a Kim ovviamente. Fu qualche tempo dopo che lei se ne andò di casa. Provò a portarmi con sé ma non glielo concessero, avevo nove anni, non potevo essere io a decidere e lei era ancora minorenne; così veniva a trovarmi di nascosto quando sapeva che ero fuori casa o veniva a prendermi da scuola.
Sentii molto la sua mancanza ma col tempo capii perché se ne era andata, lasciandomi lì e non la biasimai mai. Adesso il nostro rapporto era ben saldo e ci telefonavamo spesso. Quando tornava in città dai suoi lunghi viaggi passava spesso a salutarmi.
Mi asciugai e tornai a vestirmi optando per degli indumenti scuri. Finii di prepararmi, spensi le luci, chiusi le persiane, presi le chiavi e uscii di casa.
***
《Beh bel posticino, no?》Sam mi fissava con quei suoi occhioni. Aveva i dread legati in una disordinata cipolla sulla testa che in questo modo sembrava un nido. Sembrava un ragazzino e forse era per questo che mi stava così simpatico.
《Già.》Il posto era davvero particolare. Davanti a noi un palco e intorno a noi molti altri tavolini con delle rose colorate sopra.
Stavo bevendo un China Martini caldo, mentre Sam aveva preso una birra fredda, in attesa che lo spettacolo cominciasse. C'erano uomini e donne di tutte le età, nonostante fosse un locale dove veniva messo in scena il burlesque. Avevo ben letto l'insegna all'entrata e mi ero reso conto che non sapevo bene cosa aspettarmi. Non avevo mai assistito a qualcosa del genere.
《Dov'è Victoria?》, finalmente chiesi.
Ci stavo pensando da un bel po' ma non volevo che Sam sospettasse nulla.
《Sta a casa con Tom. Si è preso una brutta sbronza. Ah guarda! Stanno per iniziare!》
Subito calò il silenzio sugli spettatori in sala e una ragazza dai capelli ramati spuntò sul palco, guardando una per una tutte le persone in sala con sguardo seducente. Aveva delle manette in mano che faceva ondeggiare e un cappellino da poliziotto con una sorta di bikini nero. Gli stivali erano lunghissimi e teneva una mano sul fianco con un bastone fra questa.
Subito partì la base e riconobbi la canzone. Roxane dei Police.
La ragazza iniziò ad avanzare sul palco ondeggiando i fianchi a ritmo di musica. Lanciò le manette di lato e subito le luci del palco divennero rosse, creando uno straordinario gioco di ombre.
C'era un'altra ragazza dai lunghi capelli rossi seduta sul bordo del palco con delle calze a rete che coprivano ben poco e dei tacchi altissimi. Una sola striscia di stoffa nera le copriva l'indispensabile sul seno. Aveva un aria triste e sbattuta, col trucco sbavato. La poliziotta le si avvicinò, l'accarezzò e la strattonò in piedi, togliendola dal ciglio del palco.
"Roxanne, you don't have to put on the red light. Those days are over. You don't have to sell your body to the night..."
Si abbracciarono ma subito si respinsero cadendo a terra. Da lì cercarono di riavvicinarsi e, quando ci riuscirono, la rossa tolse con forza il cappello all'altra ragazza, baciandola. Subito sentii schiamazzi da tutto intorno. Anche da Sam che aveva iniziato a fischiare e guardandolo stentai a trattenere le risate.
La canzone stava terminando e le due ragazze stavano chiudendo la coreografia.
La rossa era rannicchiata a terra senza più il pezzo di stoffa nero e si copriva il seno con le braccia mentre la ragazza vestita da poliziotta raccolse il cappello da terra, uscendo di scena proprio come era entrata. Molti applaudirono e io continuai a ridere, guardando Sam divertirsi come un bambino.
Tornò subito il silenzio e, voltandomi verso il palco, vidi una donna non molto giovane. Il palco era spoglio e la donna iniziò subito a cantare:
"Feeling broken, barely holding on. But there's just something so strong somewhere inside me, and I am down but I'll get up again don't count me out just yet..."
Delle ragazze apparvero da dietro ballando una semplice coreografia da sfondo. Tutte facevano gli stessi movimenti con gambe e braccia, volteggiando attorno alla donna dai lunghi capelli neri.
"I've been brought down to my knees and I've been pushed way past the point of breaking, but I can take it. I'll be back, back on my feet; this is far from over. You haven't seen the last of me. You haven't seen the last of me!"
Le ragazze si sdraiarono tutte a terra, alternandosi in due gruppi, alzando le braccia e facendole ondeggiare. I costumi erano molto appariscenti: corti, bianchi e rossi, calze nere epiume sulla testa. La donna che cantava camminava tra loro senza mai distogliere lo sguardo dal pubblico, tanto che tutti erano attratti da lei come magneti.
"They can say that I won't stay around, but I'm gonna stand my ground. You're not gonna stop me. You don't know me. You don't know who I am. Don't count me out so fast..."
Ad una ad una le ballerine si alzarono e corsero via dietro le quinte. Da sola sul palco, la misteriosa donna terminò la canzone e tutti applaudirono, gridando a voce il loro entusiasmo. Applaudii anche io.
《Beh Sam, come fai a conoscere questo posto?》, chiesi alzando la voce per sovrastare il fracasso.
《Presto lo scoprirai.》, sorrise malizioso.
Sollevai le sopracciglia con aria interrogativa, ma lui si limitò a ridere e a scuotere la testa.
Calò nuovamente il silenzio intorno a me; un silenzio prolungato che non veniva interrotto né da un sussurro né da una nota.
Così, incuriosito, volsi gli occhi al palco, illuminato da una debole luce calda.
E la vidi.
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