Second part #19Rules
MIA🥀✨
È notte fonda, la stanza è illuminata soltanto dal bagliore emanato da uno spicchio di luna che tinge di blu una parte del cielo.
Dalla persiana semiaperta della finestra filtrano pochi spiragli di luce; in lontananza posso percepire il volume della musica oramai ridotta al minimo e gli schiamazzi di qualche studente ancora intento a divertirsi e a sfruttare le ultime ore per far baldoria.
Il braccio di Josh mi avvolge stringendomi la vita, con la gamba piegata imprigiona le mie cosce sotto il suo calore, è una sensazione dannatamente meravigliosa.
Lo osservo dormire con la bocca leggermente aperta e i lineamenti rilassati, i capelli scompigliati e il mio odore addosso.
Abbiamo fatto l'amore!
Ripenso alle ore appena trascorse, alla sensazione della sua lingua che percorreva ogni centimetro della mia pelle e di nuovo la pelle d'oca.
Mi accoccolo nuovamente sotto al suo abbraccio e mi riaddormento beatamente.
JOSH🖤🔥
Nell'istante esatto in cui apro gli occhi, una scarica di brividi si propaga dalla punta dei piedi al capo.
Non ero riuscito nemmeno a sognarlo un momento così fottutamente bello.
Con lei è tutto sempre così intenso.
Non era nei miei piani, giuro.
Mi lascio avvolgere per qualche altro minuto dalla morbidezza delle lenzuola che profumano di noi, ancora annebbiato fra sogno e realtà, finché un tonfo sordo mi sveglia completamente di colpo.
La ragazzina è in piedi sulla porta, vestita soltanto del mio maglione che le copre parte delle cosce e da un paio di calzettoni.
Ha raccolto i capelli in uno chignon alto un po' arruffato, due ciuffi che sfuggono all'elastico, incorniciano la bocca gonfia e umida e le ciglia folte e scure, ha un vassoio di cartone in mano e non riesco a non deglutire già palesemente eccitato; è sfacciatamente sexy in tutta la sua semplicità.
«Merda» sento imprecare con un filo di voce non appena la porta si chiude di botto sfuggendo al suo controllo.
Inarco il sopracciglio accennando un sorriso malizioso.
Vorrei prenderla imprigionandola lì in piedi su quella stessa porta.
Cazzo J.
«Scusa, non volevo svegliarti.» sussurra appoggiando il vassoio sul comodino.
«Vieni qui...» Mugolo ancora intontito battendo due colpi sul materasso.
«Ti ho portato la colazione, o meglio due caffè e due cupcake striminziti, era l'unica cosa commestibile che sono riuscita a rubare.» Dice sedendosi sul letto.
«Non è poco che sei riuscita a trovarli, di solito al mattino qui, dopo una festa non rimane neanche una goccia di caffè, figuriamoci qualche briciola di qualunque dolce,.» La mia voce è roca, mi avvicino cingendole la vita.
«Adoro vederti con i miei vestiti addosso comunque, sai? » Sfioro con le labbra il suo collo, la sento tesa nonostante rabbrividisca al mio tocco.
Si scosta avvicinandosi al comò per prendere i caffè, me ne porge uno.
«Nero senza zucchero giusto?» sorride timidamente, mi si spezza il fiato per la centesima volta da ieri sera.
Annuisco portandomi alla bocca il beccuccio color nocciola.
«Cioccolato o lamponi?» Chiede acchiappando con le labbra una goccia scivolata lungo il bicchiere riciclabile, e porgendomi il piatto.
«Cioccolato.» Afferro il muffin scuro lasciando a lei quello che so essere il suo preferito in assoluto.
«Hai già preso la tua roba da Holly, oppure sei senza intimo sotto al mio maglione?» Domando curioso subito dopo aver notato i suoi vestiti e la sua biancheria perfettamente ripiegati sulla poltroncina in velluto ocra.
«Ho rubato un paio di boxer dal cassetto, sperando fossero tuoi!» Arrossisce mentre si nasconde gli occhi con le mani, palesemente imbarazzata.
«Oh quindi stai indossando le mutande di Matt?»Mi alzo dal letto, il mio tono è talmente sicuro da convincerla.
«O mio Dio» Scatta in piedi tirandosi su la maglia.
Riesco a sbirciare il suo sedere avvolto dal cotone della mia biancheria.
Non riesco a trattenere la risata.
«Sto scherzando, ragazzina. E i miei boxer ti stanno divinamente.» Mordicchio il labbro inferiore nel punto esatto dove ieri sera era lei a succhiare con insistenza.
Sono costretto a deglutire, raccolgo dal pavimento i miei vestiti e li uso per coprirmi, visto l'effetto immediato che mi fa il solo pensiero di essere ancora dentro di lei.
Raccolgo anche il mio telefono completamente scarico e glielo porgo.
«Puoi metterlo in carica?» Dico indicando la base di ricarica sul comodino accanto alle tazze vuote di caffè e alla carta dei dolcetti.
«Vado a fare una doccia... vieni con me?» tendo la mano nella sua direzione sperando che mi segua.
«Devo trovare Holly e recuperare le mie cose prima.» Mugola posizionando il mio iPhone sul caricabatterie
«Ok» Le do un bacio sulla fronte.
Chiudo la porta del bagno alle mie spalle e lascio cadere i vestiti sporchi nella cesta di vimini bianca.
Apro la doccia e lascio scorrere l'acqua; mi guardo allo specchio cercando di capire come sono passato dal ragazzino che gironzolava per i viali del lungomare di Miami con lo skate, alternando una ragazza all'altra a questo giovane uomo che studia medicina e che si è finalmente preso la prima assurda sbandata.
Terminata la doccia bollente avvolgo in vita un asciugamano bianco.
Non voglio neanche perdere tempo ad asciugare i capelli, così li tampono con l'ennesimo telo dello stesso colore.
Ho un solo pensiero in testa.
Voglio baciarla, voglio stringerla a me,
voglio farla ridere e voglio sentirla ancora gemere per me.
Mia è in piedi vicino alla poltroncina, ha la tuta grigia della Columbia addosso e un paio di snaekers comode, rosa e bianche, ai piedi, sta riponendo i vestiti di ieri sera in uno zaino di pelle nero.
«Ehi.»
«Ehi.» sussurra.
«Sei già pronta? Speravo che io e te potessimo...»
«J.» Mi interrompe voltandosi.
Ha di nuovo gli occhi velati.
Mi avvicino sfiorandole le mani.
«Io... io non credo che sia il momento giusto per iniziare una storia.» Sputa d'un fiato trafiggendomi in pieno petto.
«Che vuoi dire, Mia?»
«Solo che... merda»
Si gira dandomi le spalle.
La sento respirare rumorosamente.
«Mia, stanotte è stato davvero qualcosa di magico.» Dico mosso dall'ansia l.
«Lo so, è stato bellissimo, solo che non sono pronta per dedicarmi di nuovo a qualcuno completamente. Ho ancora bisogno di raccattare i miei di cocci rotti. E quando sono con te io... io dimentico tutto il resto del mondo.»
«Quindi non vuoi vedermi più?» Annaspo mentre pronuncio questa frase che mi lacera dentro.
Giuro, mi sembra di cadere.
Sospira ma non proferisce parola.
Mi avvicino al suo viso lentamente,
il naso sfiora il suo e le labbra si accarezzano senza collidere, si bramano, si cercano, la sento boccheggiare.
Si alza nelle punte delle scarpette guadagnando quel millimetro che le mancava per raggiungermi.
Mi prende il viso con le mani che passa dal collo ai capelli ed io la stringo forte a me assaporando quel bacio fugace e sensuale che diventa violento.
«Io non so come diavolo fare a non vederti più!» Mugola fra un bacio e quello successivo.
Sciolgo lo chignon lasciando che i capelli morbidi le ricadano sulle spalle.
Fisso le sue iridi.
«Niente sentimenti, niente gelosia, niente problemi. Solo io e te quando siamo insieme, non deve saperlo nessuno!» Sussurra.
Tre colpi sulla porta ci distraggono dalla conversazione.
Sono spiazzato e anche un po' indispettito, ma soprattutto deluso.
Ho aspettato questo momento per mesi e adesso lei vuole solo scopare.
Forse è davvero cambiata, forse non l'ho mai conosciuta sul serio.
«Avanti»
«Ehi ragazzi, scusate non volevo disturbarvi.» Holly si materializza di fronte alla porta.
«Dobbiamo andare, Mia. Papà ha scritto che stanno facendo scalo a Tampa proprio adesso.»
«Si, arrivo» bofonchia rigida mangiucchiandosi una pellicina dell'unghia.
«Arriva tuo padre?» Domando per cambiare discorso.
«Arrivano entrambi i nostri padri! Sono in città per un caso che finirà di sicuro sulle televisioni nazionali» Risponde Mia, cercando di stappare quella pellicina microscopica.
«Sta tornando anche Colin; papà ha fatto fare uno scalo a Tampa proprio per lui.» Sorride nervosa.
«Vi do uno strappo io, dieci minuti e sono pronto. Aspettatemi di sotto.»
«Me ne torno giù allora.» Saluta la bionda.
Mia mi osserva palesemente tesa e irrequieta.
Storce la bocca in attesa, ma sono davvero arrabbiato e confuso adesso.
Chi cazzo crede di essere?
«J.» Mormora.
«Aspettami di sotto Mia, per favore!»
«Certo!» Bisbiglia andandosene.
Mi siedo sul letto ancora disfatto cercando di capire cosa cazzo è appena successo.
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