⭐️PROLOGO⭐️
Mi maledico un passo dopo l'altro, le guance rigate dalle lacrime.
Mi sento così dannatamente stupida, e adesso non smette di chiamarmi.
Fanculo!
Di nuovo quel cazzo di formicolio al petto.
Non qui ti prego, non adesso.
Mi chiamano senza interruzione. Rifiuto ogni dannata chiamata.
Scendo di corsa gli scalini a chiocciola.
La metro è vuota, le luci al neon tremano appena sopra la mia testa, deboli come se anche loro stessero per spegnersi.
Il vagone avanza nel tunnel con un rumore sordo, ipnotico.
Si inchioda proprio di fronte a me. Salgo al volo sulla linea uno.
Mi siedo, appoggio la fronte al vetro freddo del finestrino.
Tengo le mani strette attorno al manico del mio adorato trolley.
Non dovrei essere qui.
Non a quest'ora almeno e sopratutto non da sola.
Sento dei passi.
Mi irrigidisco mentre il respiro mi si inceppa.
Una mano mi afferra da dietro, il tempo si blocca.
«Zitta.»
Qualcuno dietro a me lo dice sottovoce.
Provo a muovermi, ma il mio corpo non risponde.
La voce resta intrappolata in fondo alla gola, inutile.
Il freddo del metallo mi sfiora la pelle e tutto ciò che sono si ritira, si contrae, si nasconde.
Non sta succedendo davvero.
Non a me.
Il soffitto del vagone si allontana, come se lo stessi guardando da un altra realtà parallela.
Mi separo dal mio corpo perché restarci dentro fa troppo male.
Perché ricordare ciò che sta succedendo sarebbe insopportabile.
Poi una voce metallica rompe il buio.
Prossima fermata.
Quelle mani spariscono e con loro anche il peso di quello che è appena succeso.
Ma io resto immobile, seduta con lo sguardo perso nel vuoto.
Il telefono vibra ancora tra le dita intorpidite.
Ci metto troppo a capire cosa fare, come si fa a parlare, come si chiede aiuto.
E quando finalmente ci riesco, la voce che esce non sembra neanche la mia.
«Ti prego... aiutami.»
Mentre pronuncio quelle parole, l'unica cosa di cui sono sicura è che da questo momento in poi, niente sarà più come prima.
♥️Spazio autrice ✍️
Questa storia sfiora il dolore, la confusione e i diversi modi in cui le persone sopravvivono al trauma.
C'è un profondo rispetto per chi trova la forza di denunciare e lo stesso rispetto per chi ha bisogno di silenzio, tempo e spazio per guarire.
Non esiste un unico modo giusto per sopravvivere.
Ogni storia merita comprensione.
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