Part three #12 Memory

⌛️Memory FOUR YEARS AGO

January — March

📍 Miami / New York

🥀 MIA

La tormenta aveva coperto ogni cosa fuori dalla finestra quel 23 dicembre, cancellando le strade, i marciapiedi e il nostro dannato futuro, ma la verità era che quel filo invisibile non si era mai spento davvero, neanche a migliaia di chilometri di distanza.

Sulla carta ci eravamo lasciati, nei fatti, però, nessuno dei due aveva avuto il coraggio di premere quel tasto rosso sul cuore. Continuammo a scriverci ogni giorno. Ci nascondavamo dietro la scuse banali, ma ogni singolo messaggio era un modo disperato per respirare ancora la stessa aria. Ci davamo la buonanotte a notte fonda, io avvolta dal gelo a New York e lui nel caldo di Miami, incapaci di stare l'uno senza l'altro. Era diventata una dipendenza cronica che logorava ogni mio tentativo di andare avanti, più ragazzi ci provavano con me, più io volevo solo Lui.

Passò un mese, e arrivò la fine di gennaio. 

Una notte il mio telefono squillò alle tre del mattino. Quando risposi, dall'altra parte non trovai il mio Josh, c'era solo un silenzio pesante, rotto da un respiro spezzato e da un pianto soffocato, quello che lui non mostrava mai a nessuno. Aveva perso il suo primo paziente in chirurgia d'urgenza.

«Mia... ti prego, resta al telefono con me» mormorò con una voce così roca e disperata che mi spaccò il cuore in due. «Ho solo bisogno di sentire che ci sei.»

E io rimasi sveglia fino all'alba, con la schiena appoggiata alla testata del letto, a parlargli, a raccogliere i suoi pezzi, consapevole che non avrei mai voluto smettere di essere la sua ancora.

Le settimane scivolarono via così, in quel limbo clandestino fatto di messaggi continui e canzoni condivise, fino a quando non arrivò la metà di febbraio. Con le mani che mi tremavano per l'adrenalina, lo chiamai subito dopo aver letto la mail ufficiale della facoltà.

«J... ce l'ho fatta,» gli dissi, con il cuore che batteva a mille. «È ufficiale. Il 6 marzo mi laureo in arte.»

«Il 6 marzo, piccola?» sussurrò, e potei quasi sentire il suo sorriso attraverso il telefono. «Sono così fottutamente fiero di te.»

Non mi promise che sarebbe venuto. Sapevo quanto fosse un macello per lui chiedere anche solo mezza giornata di ferie in ospedale, e dopo il trauma di Natale non volevo illudermi. Ero convinta che avrei affrontato quel giorno da sola, fiera del mio traguardo ma con un vuoto immenso nello stomaco.

⌛6 March

📍 New York

🥀 MIA

Il corridoio della facoltà è un ammasso di voci, risate e profumo di fiori freschi, ma io mi sento come se mi muovessi a rallentatore. Ho la corona d'alloro tra i capelli, Holly e Colin che mi stringono in un abbraccio e i complimenti dei professori che mi rimbalzano nella testa. Ce l'ho fatta. Mi sono laureata.

Ma mentre Holly si allontana per un secondo per sistemare l'obiettivo della macchina fotografica, il mio sguardo si sposta d'istinto verso l'uscita del corridoio, verso le scale.

Per un attimo credo di avere un mancamento.

Appoggiato contro il muro, seminascosto dalla folla di studenti, c'è un ragazzo con il cappotto scuro aperto, i capelli spettinati dal vento  e quegli di occhi caramello che mi hanno rubato l'anima, che mi fissa come se in questa fottuta stanza non esistesse nient'altro.

Mi porto la mano alla bocca incredula. È qui, è davvero qui per me, ha le mani infilate nelle tasche e quel mezzo sorriso che mi fa tremare le gambe esattamente come la prima volta.

🖤 JOSH

Ho corso come un pazzo, ho preso un volo all'alba con lo stomaco stretto, senza dormire nemmeno un'ora, ma adesso che sono qui e la vedo con quella corona d'alloro tra i capelli più chiari di come li ricordavo, giuro che sento i polmoni riempirsi di ossigeno dopo mesi di apnea.

È bellissima, talmente  radiosa che credo di poter svenire.

I nostri sguardi si incrociano in mezzo alla folla e vedo il momento esatto in cui realizza che sono vero, che non sono un'allucinazione. Le sue labbra si schiudono appena, gli occhi verdi le si illuminano e io mi stacco dal muro, facendo un passo avanti verso di lei. Non mi importa se ci siamo lasciati, non mi importa se abbiamo passato tre mesi a dirci che dobbiamo andare avanti. Oggi è il suo giorno, e io dovevo essere qui a guardarla.

Accenno un sorriso, senza staccare i miei occhi dai suoi. «Congratulazioni, Dottoressa» mormoro, anche se la mia voce si perde nel caos del corridoio, sicuro che il movimento delle mie labbra le basti per capire.

🥀 MIA

Le mie gambe si muovono da sole. Ignoro la folla, ignoro i professori e persino Holly, che si volta di scatto seguendo la mia traiettoria. Faccio tre passi di corsa e mi scontro letteralmente contro il suo petto, affondando il viso nel tessuto scuro del suo cappotto che profuma di lui.

Mi stringe all'istante, sollevandomi da terra, e io chiudo gli occhi lasciando che una lacrima solitaria mi bagni le ciglia.

«J.» mugolo contro il suo collo, mentre lui mi stringe forte, infilando una mano tra i miei capelli.

«Non potevo mancare, piccola.» sussurra sulla mia tempia, e la sua voce ha un tremito che mi arriva dritto alla pancia.

Ci stacchiamo proprio mentre i miei genitori e mia sorella ci raggiungono. Mio padre gli stringe la mano con un sorriso sincero, dandogli una pacca affettuosa sulla spalla, mentre mia madre lo guarda con un misto di calore e commozione trattenuta. Gli vogliono bene, è evidente, ma l'imbarazzo per la nostra rottura fluttua ancora nell'aria. Megan, Nathan, Holly e Colin si uniscono al momento, smorzando la tensione con i complimenti e i primi brindisi.

Mia madre si avvicina a me, prendendomi sottobraccio con un sorriso complice. «Io e Josh ci siamo sentiti in gran segreto la settimana scorsa, tesoro» mi sussurra all'orecchio, indicandolo con un cenno del capo. «Voleva farti una sorpresa. Abbiamo organizzato tutto insieme a Holly e abbiamo prenotato un tavolo Geisha's Secret, quel locale a Tribeca che desideravi provare da mesi.»

Sgrano gli occhi. Il Geisha's Secret è un posto pazzesco, un club sotterraneo esclusivo dove si mangia un sushi eccezionale, illuminato solo da luci soffuse e pareti di specchi scuri, un ambiente dal design pazzesco che sembra uscito da un film cyberpunk.

Un'ora dopo, seduti attorno al grande tavolo di legno scuro del locale ci raggiungono anche Denise, la mia compagna del corso di arte, e Jonathan, che sta provando da tre mesi esatti a convincermi ad uscire con lui.

«Congratulazioni, Mia.» mi dice, posandomi un bacio sulla guancia.

Vedo lo sguardo di Josh cambiare. I suoi occhi caramello diventano due lame affilate. Probabilmente lo ha riconosciuto.

Lo vedo muoversi vistosamente sulla sedia, come se qualcosa lo stesse pizzicando.

🖤 JOSH

Questo sushi dannatamente buono mi sta andando di traverso.

Non riesco a mandare giù un solo boccone. Sotto le luci soffuse di questo locale, la mia attenzione è completamente catalizzata da quel tipo, Jonathan. Il cazzone che quella fottuta sera di Halloween di tanti anni fa l'aveva riaccompagnata a casa al posto mio. Continua a versare da bere a Mia, le sistema la sedia, le sorride con una faccia pulita che mi fa venire voglia di spaccargli la mascela.

Sento il sangue ribollire nelle vene per la gelosia, una maledetta emozione che non dovrei più provare.

Ho bisogno di aria prima di fare un casino. Mi alzo mormorando una scusa a suo padre ed esco sulla terrazza esterna del locale, che si affaccia sui vicoli di Tribeca.

Osservo i palazzi storici di fronte a me, appoggiando le mani sulla ringhiera, guardo i fiocchi di neve che ricominciano a scendere, e lascio uscire il fumo della sigaretta tra le labbra.

Il rumore della porta a vetri mi fa voltare di scatto.

Mia è uscita in terrazza senza giacca, con addosso solo quel completo rosso scarlatto  che le accarezza le forme e che le lascia le clavicole scoperte. Trema leggermente per il vento, stringendosi le braccia al petto.

«Ti viene la polmonite così, Brown,» mormoro. Mi sfilo il cappotto e glielo appoggio sulle spalle.

🥀 MIA

Il suo calore mi investe e insieme a quello, il suo profumo mi penetra dritto nei polmoni, facendomi girare la testa. Stringo i lembi del tessuto pesante, guardandolo dal basso; anche con i tacchi, Josh mi sovrasta comunque, immenso e bellissimo contro il cielo grigio di New York.

Siamo soli. Le luci neon fucsia del locale filtrano dal vetro creando un atmosfera impagabile.

L'attrazione fra di noi è una calamita spietata che ci spinge l'uno verso l'altra, una tensione pura, violenta, ma trattenuta dall'orgoglio. Nessuno dei due osa fare quel passo. Nessuno dei due vuole baciare l'altro per paura di scoprire che quel bacio appartiene già a qualcun altro, a New York o a Miami.

«Grazie per essere venuto, J.» sussurro, e i miei occhi verdi cercano i suoi, disperati e trattenuti. «Non me lo aspettavo. Davvero.»

Josh fa un passo avanti, avvicinandosi così tanto che riesco a sentire il calore del suo respiro corto sulla fronte. Solleva una mano, esita per un millesimo di secondo, e poi mi sfiora lo zigomo con la nocca dell'indice, un movimento così dolce e casto che mi fa mancare un battito.

«Non potevo mancare, piccola.,» risponde con un filo di voce roca, mentre il suo sguardo  si abbassano sulle mie labbra con una fame che mi brucia la pelle. «Sei bellissima oggi e questa corona ti sta da dio.»

Un'ora dopo, la festa comincia a sfoltirsi. I miei genitori, stanchi per il viaggio, rientrano in albergo con mia sorella. Megan e Nathan salutano tutti con un ultimo brindisi, seguiti da Denise e Jonathan.

I lampioni di New York illuminano i fiocchi di neve che hanno ricominciato a scendere leggeri, posandosi sui tetti delle auto parcheggiate lungo la via. Camminiamo sul marciapiede quasi deserto, Holly e Colin un passo avanti a noi, stretti l'uno all'altra.

Lo guardo di sottecchi. Ha il profilo teso, le mani infilate nelle tasche dei pantaloni e lo sguardo perso verso l'ingresso del nostro palazzo che si avvicina.

«J...» lo chiamo a bassa voce, facendo fumo nell'aria gelida. «Quando devi ripartire per Miami?»

«Domani a mezzogiorno, piccola. Ho un turno in terapia intensiva domenica mattina presto.»

Un colpo al cuore. Meno di ventiquattro ore.

Arriviamo davanti all'edificio e Holly si gira verso di noi con un sorriso stanco ma dolce. Ci stringiamo in un ultimo abbraccio veloce, e Colin dà una pacca  sulla spalla di Josh. «Ci sentiamo appena rientri, J.»

Lui annuisce e da un bacio a Holly, con quel modo profondo e calmo che usa quando vuole nascondere la malinconia che lo sta divorando.

I ragazzi si avviano verso il loro appartamento, e io e Josh entriamo nella hall, salendo in ascensore senza dire una parola. Quando la chiave gira nella toppa, l'odore di casa mi investe, ma questa volta è diverso. Questa è la casa di Josh. È il suo attico. Quando abbiamo deciso di lasciarci, io volevo andarmene, cercare un buco ovunque pur di non pesarci, ma lui non ha voluto sentire nemmeno una ragione. "Tu rimani qui, Mia. Non mi importa se non stiamo più insieme, quella è casa tua." Su questo era stato categorico, spietato nel suo non voler sentire storie. E adesso, averlo qui, dentro le sue stesse pareti, rende tutto tremendamente intimo.

🖤 JOSH

Mi sfilo il cappotto bagnato di neve e lo appendo all'ingresso, guardando Mia che si toglie le scarpe con i tacchi e tira un sospiro di sollievo, rimanendo a piedi nudi sul parquet. Vedere le sue cose sparse per il  soggiorno, i suoi quadri appoggiati alle pareti, i suoi tubetti di colore acrilico perfettamente riposti in ordine cromatico sul tavolino... mi fa uno strano effetto. 

La guardo mentre si muove verso la cucina, con quel completo scarlatto che le fascia i fianchi in un modo che mi sta facendo perdere il controllo da tutta la sera.

«Ti preparo qualcosa di caldo? Una tisana, o un tè?» mi chiede, voltandosi verso di me con gli occhi verdi ancora lucidi per la stanchezza e per le emozioni della giornata.

«Un tè va benissimo, grazie.» mormoro, sedendomi su uno sgabello del bancone, continuando a fissarla mentre armeggia con il bollitore e le tazze.

C'è una dolcezza strana, sospesa, in questo momento. Sembra quasi che siamo tornati ai vecchi tempi quando non dovevamo fare altro che respirare lo stesso ossigeno. 

Mia appoggia la tazza fumante davanti a me. Le nostre dita si sfiorano per un millesimo di secondo e sento una scossa elettrica risalirmi lungo il braccio.  La mia reazione al suo tocco non cambia mai, e neanche la sua. Deglutisce vistosamente, fa un passo indietro e si stringe le braccia al petto.

«Io... vado a preparare la camera degli ospiti , J. I cuscini puliti sono nell'armadio del corridoio,» dice, e la sua voce ha un piccolo tremito che non riesce a nascondere.

Annuisco soltanto, fissando il liquido scuro nella tazza. «Ok.»

Mia mi fa un piccolo sorriso tirato, si gira e fa il primo passo verso il corridoio buio, pronta ad allontanarsi da me, a rimettere i muri tra le nostre stanze...  e a me, in quel preciso istante, si spegne il cervello. Tutta la fottuta resistenza che ho accumulato in tre mesi di messaggi clandestini, tutta la gelosia per quel tipo al locale, tutta la fame di lei mi esplode nel petto come una cazzo di granata.

🥀 MIA 

Non faccio in tempo a fare il secondo passo.

La mano di Josh mi afferra il polso. Mi tira all'indietro, costringendomi a voltarmi, e prima che io possa persino respirare mi ritrovo inchiodata con la schiena contro la parete del corridoio.

Josh mi sovrasta con tutta la sua stazza, immenso, frastornato, con il respiro corto che mi colpisce dritto sul viso. I suoi occhi caramello non sono più calmi: sono un incendio primordiale, furente, pieno di una disperazione che mi fa tremare le ginocchia.

Le sue mani si spostano dai miei quasi di preghiera.

«Mia, io non voglio dormire nella camera degli ospiti, cazzo,» ringhia basso, e la sua voce è un grugnito roco che mi vibra dritto nello stomaco, spazzando via l'ultimo briciolo di orgoglio che mi era rimasto.

Si china su di me, azzerando quel millimetro di aria fredda che ci separa, appoggiando la sua fronte contro la mia. Riesco a sentire il battito accelerato del suo cuore contro il mio.

«Non voglio quelle fottute stanze separate. Voglio stare con te,» continua, e sento le sue labbra sfiorare le mie ogni volta che pronuncia una parola, senza ancora baciarmi davvero, torturandomi l'anima. «Voglio abbracciarti, Mia. Voglio sentire la tua pelle, voglio cancellare New York, Miami, la distanza e tutti questi mesi di merda. Voglio fare l'amore con te fino a perdere i sensi, piccola. Fino a quando non ti ricorderai che sei mia. Solo mia.»

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