#12 Shift

📍 NEW YORK

TODAY

MIA 🥀✨

La giornata è passata lenta, fra una lezione di Storia dell'architettura in mattinata e il resto del pomeriggio a ripassare matematica applicata.

Il freddo è diventato pungente negli ultimi giorni e, mentre percorrevo i viali per tornare a casa, qualche fiocco di neve ha iniziato a cadere.

E così, d'un tratto torna a farsi sentire quella maledetta sensazione che non riesco a scrollarmi di dosso.

Un macigno nel petto, un nodo alla gola che non riesco a sciogliere in nessun modo e il cuore che accelera senza preavviso.

Cazzo.

Non è successo niente.

Nessuno mi ha parlato.

Nessuno mi ha guardata.

Eppure il respiro si spezza lo stesso.

Inspiro.

L'aria fredda mi brucia i polmoni ma non basta.

Il cuore continua a correre troppo veloce.

Mi sembra che tutti possano sentirlo.

Stringo con forza la borsa e riprendo a camminare.

«Non adesso», sussurro tra me e me.

Conto i passi.

Uno.

Due.

Tre.

Come ho imparato a fare quando succede.

Ma quella maledetta sensazione non sparisce subito, fa esattamente come qualcosa che aspetta solo il momento giusto per tornare.

Rientro in appartamento.

Holly è già a casa. È seduta sul divano con il portatile sulle ginocchia, una tazza fumante accanto e le gambe infilate nei calzettoni di lana. Alza lo sguardo quando chiudo la porta.

«Com'è andata in biblioteca?» chiede.

«Tutto Normale.» Mi limito a rispondere.

Lei annuisce, tornando allo schermuo senza insistere. Holly ha un talento naturale nel capire quando non sono dell'umore per parlare.

Appoggio la borsa sulla sedia, mi tolgo il cappotto. Le mani continuano a tremare, me ne accorgo solo quando cerco di infilare le chiavi nel cassetto dell'ingresso e mi cadono.

Respiro.

In cucina accendo la luce, poi la spengo subito. Non ne ho bisogno. Mi verso un bicchiere di acqua ancora bollente e aggiungo una bustina di tè.

Speriamo che almeno questo funzioni a farmi passare questa dannata ansia.

Fuori, New York è un intreccio di finestre illuminate e riflessi dorati. Sembra tutto incredibilmente vivo. E io... non ho idea di come mi senta sul serio.

Mi appoggio al piano, chiudo gli occhi per un secondo.

La voce di Josh mi rimbomba nella testa.

Il modo in cui mi ha guardata ieri mi brucia ancora sulla pelle, proprio come è successo mesi fa.Il modo in cui mi ha sorriso mi ha tolto di nuovo il respiro, esattamente nella stessa identica maniera.Non dovrei pensarci, ma non riesco a smettere.

Ho delle maledette regole IO.

Niente più relazioni.

Solo sesso.

Eppure la mia stupida mente non sembra d'accordo.

Mi mordo la guancia, quasi a farmi male. Come se il dolore potesse per un attimo placare questo senso di inadeguatezza che mi porto dentro.

Il telefono vibra sul tavolo.

BAD FRIEND.

Guardo il nome illuminarsi sullo schermo e resto ferma, poi mi decido a rispondere.

«Ehi.»

La mia voce suona... normale.

Quanto cazzo sono brava a fingere di stare bene?

Noto Holly alzare gli occhi al cielo.

«Ciao, bambolina», dice lui. «Che stai facendo?»

«Ehi, Davis.  Sono a casa.»

«Perfetto. Passo da te tra mezz'ora.»

Potrei dire sì, sarebbe quello che faccio sempre per scrollarmi di dosso questo dannato nervosismo.

«In realtà...», esito. «Sono un po' stanca.»

Silenzio dall'altra parte.

«O-ok. Va bene», risponde. «Ci vediamo direttamente domani sera alla festa, allora. Passo a prendervi io. Alle dieci.»

«Ok, notte Carter.»

Non aggiungo altro.

Riattacco e resto a fissare il telefono spento.

Questa sensazione non scompare.

Mi sembra di osservare la mia vita da qualche passo più indietro.


Holly mi fissa in un silenzio che mi stringe il petto. I suoi occhi scorrono su di me, attenti, come se potessero leggere quello che sto cercando disperatamente di nascondere. Non parla, ma il suo sguardo mi sfiora come una domanda che non voglio affrontare.

Non le ho ancora raccontato nulla di Josh. Forse perché dirlo ad alta voce significherebbe affrontare ciò che sento. E ciò che sento mi spaventa.

Rientro in camera e mi siedo sul letto, cercando di respirare a fondo. L'aria sembra più pesante, come se la stanza sapesse tutto di me.

Da ieri qualcosa è cambiato. E questo cambiamento mi fa tremare.

Dal soggiorno, la voce di Holly arriva improvvisa, quasi troppo forte:

«Domani colazione da Bubby's? Ho voglia di pancakes.»

«Certo, ottima idea. Con un quintale di sciroppo d'acero», rispondo.

La mia voce esce calma, perfetta. Ma dentro... dentro c'è un nodo che si stringe, un tremore che corre lungo le braccia. Il pensiero che un attacco di panico possa tornare da un secondo all'altro mi attraversa come una scossa.

Mi sdraio sul letto e fisso il soffitto, cercando un punto fermo, qualcosa che non si muova mentre tutto dentro di me vacilla.

Ripenso alle sue mani. Al modo in cui mi hanno toccata, con una delicatezza che mi ha spiazzata. E al modo in cui mi hanno trattenuta, come se sapessero che stavo per crollare.

Stringo le dita nel lenzuolo, cercando di ancorarmi a qualcosa, a qualsiasi cosa.

Spengo la luce, e nel buio sento il cuore accelerare, mentre provo a dormire in questa città che non dorme mai e che, a volte, sembra non lasciarmi respirare.

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