Impossibile

Notte fonda, silenzio assoluto, calma piatta all'interno e all'esterno della casa, una tempesta nel mio cuore e un tornado nella mia testa. Dovevo mettere ordine tra le mie emozioni e capire una volta per tutti cosa provavo per quei ragazzi e cosa volevo davvero, come dovevo comportarmi e quali erano i segnali che loro mi stavano mandando. 

Stavo interpretando tutto nella maniera corretta?

Mi rigirai nel letto alla ricerca di un po' di tranquillità, ma non riuscivo a prender sonno, così decisi di alzarmi e andare in cucina per un bicchiere d'acqua, recandomi poi in giardino e sedendomi su uno dei divani di vimini che adornavano il cortile.

Sollevai la testa verso il cielo e osservai la distesa scura illuminata da tanti puntini luminosi, sospirando stancamente.

Quella stelle erano come i miei sentimenti, numerose, mischiate, così semplici all'apparenza ma tanto complicate se studiate da vicino, alcune fugaci, alcune più durature, alcune intese, alcune spente.

Avrei dovuto tracciare una mappa del mio cuore per scoprire la costellazione che dovevo seguire, ma non ero mai stata brava in astronomia...

"Ah" una voce profonda mi ridestò dai miei pensieri e spostando la mia attenzione sulla figura che si stagliava di fianco a me, riconobbi Elia: eccola lì, una delle stelle più luminose del mio cuore.

Senza aspettare un mio consenso, si avvicinò al divano sul quale ero seduta e prese posto accanto a me, chiedendo: "Non riesci a dormire?"

Scossi leggermente la testa e poi tornai a rivolgere la mia attenzione al cielo, mentre l'atmosfera si faceva un po' imbarazzante, o almeno io la percepivo in quel modo, Elia era come sempre impassibile.

Restammo in silenzio per qualche minuto, entrambi con il mento all'insù, pensierosi, ma il mio animo era tutt'altro che tranquillo.

"Liv" esordì ad un tratto il ragazzo, senza guardarmi "riguardo al favore che mi avevi chiesto..."

Voltai di scatto la testa verso di lui e avvampai: se lo ricordava?

Non ero preparata a questo discorso, non volevo fare altre figuracce, volevo che dimenticasse quello che gli avevo chiesto.

"Sarà meglio andare a dormire" esclamai trafelata, alzandomi di fretta per scappare da quell'imbarazzo, ma nella foga del momento, poggiai male il piede e persi l'equilibrio, sbilanciandomi in avanti.

Mi ritrovai tra le braccia di Elia, una mano poggiata sul suo petto e il viso a pochi centimetri dal suo, un leggero sentore di alcol mischiato al suo profumo, i suoi occhi specchiati nei miei, il respiro corto, i battiti accelerati.

Elia addolcì la sua espressione e le sue pupille si dilatarono leggermente mentre scendeva con lo sguardo sulla mia bocca, osservandola con desiderio.

Lentamente avvicinò le sue labbra alle mie e, con l'animo in subbuglio, mi ritrovai a chiudere gli occhi, aspettando quel contatto e sorprendendo me stessa per quella reazione così naturale. Mancavano ormai pochi millimetri tra noi, quando Elia si bloccò e sussurrò combattuto: "No"

Riaprii gli occhi confusa e notai che si era allontanando, rimettendo distanza tra di noi ma continuando a tenere le sue mani intorno alle mie braccia.

Mi rivolgse uno sguardo penetrane, e un po' dispiaciuto, poi continuò: "Non sarebbe giusto"

Non capivo cosa intendeva dire, così mi limitai a corrugare le sopracciglia in attesa di una sua spiegazione. Elia sospirò, si passò una mano tra i capelli e poi, con l'altra mano sempre sul mio braccio, mi guidò nuovamente verso il divanetto, facendomi sedere di fianco a lui.

"Il favore che mi avevi chiesto" ripetè, ruotando il busto verso di me per guardarmi in faccia "mi avevi chiesto il significato del nostro bacio"

Oh accidenti, eravamo tornati sull'argomento! Cos'avrei dovuto fare, alzarmi e scappare nuovamente? Questa volta magari senza cadere...

La mia mente stava scandagliando velocemente tutte le scuse plausibili e le possibili vie di fuga, quando Elia pronunciò delle parole che mai mi sarei aspettata di sentire uscire dalla sua bocca: "Liv, tu mi piaci"

Spalancai gli occhi sorpresa mentre nella mia testa si formava il vuoto totale, il calore si spandeva sulle guance e il cuore rallentava il suo battito, come sconvolto da quanto appena percepito.

Tu mi piaci.

Impossibile!

Mi piaci.

Probabilmente avevo un'espressione da ebete sul viso e non ero ancora riuscita a parlare, non ero neanche sicura di essere in grado di respirare, figuriamoci pensare!

"Mi piaci davvero" riprese a dire Elia, spostando la sua attenzione sulle mani che stringeva nervosamente "ma sono spaventato"

Quelle parole mi fecero riacquistare un minimo di lucidità e guardai con apprensione il suo profilo serio mentre lui continuava: "Ho sempre cercato di evitare i legami con le persone, dopo la morte di Sofia ho provato a proteggermi dal dolore e ho rinchiuso sottochiave tutte le mie emozioni..." fece una pausa e tornò a posare il suo sguardo su di me, provocandomi qualche brivido lungo la schiena per la sua intensità "... ma con te non riesco"

"Elia..." sussurrai commossa ma allo stesso tempo confusa e un po' spaventata da quell'inaspettata dichiarazione alla quale non sapevo come rispondere.

Lui allungò una mano verso di me e poggiò due dita sulle mie labbra, facendomi morire le parole in gola e togliendomi ancora una volta il respiro. Probabilmente voleva zittirmi, ma non appena il contatto tra noi divenne reale, le sue intenzioni sembrarono venir meno e il suo sguardo si perse sul mio viso mentre nei suoi occhi leggevo un contrasto di emozioni.

Dopo aver passato delicatamente il pollice sul mio labbro inferiore, Elia sembrò tornare in sé e allontanò la mano velocemente per poi dire: "Scusa... non voglio confonderti ulteriormente, non credo di essere pronto ad aprirmi con qualcuno, quindi voglio evitare altri gesti conturbanti, almeno finché non avrò messo ordine dentro di me"

Incurvò leggermente le spalle e respirò profondamente come se esternare quelle sensazioni fosse stato per lui faticoso e fissò un punto indefinito davanti a sé con sguardo serio e pensieroso.

Piano piano la mia testa elaborò tutte le informazioni che avevo ricevuto quella sera e presto realizzai che Elia aveva espresso a parole quello che sentivo anch'io, la paura di essere feriti, di rendersi vulnerabili, di esternare i propio sentimenti più profondi.

Mi ero sempre innamorata follemente di ogni bel ragazzo, ma non era vero amore, non mi spingevo mai oltre la superficie, non lasciavo mai che qualcuno si insinuasse veramente nel mio cuore, per questo ogni rifiuto mi feriva ma non mi distruggeva.

Come Elia aveva chiuso il suo cuore dopo la morte di Sofia, così io avevo fatto dopo che i miei genitori mi avevano lasciata sola per inseguire i propri sogni e io non ne facevo parte. Era stato in quel momento che avevo sofferto davvero e, senza neanche rendermene conto, avevo celato la parte più profonda di me, quella vera.

Per tutto il tempo ero rimasta a osservare il profilo di Elia, i capelli scuri che ricadevano sulla fronte, gli occhi seri e profondi, il naso dritto, le labbra morbide, la pelle candida.

Istintivamente allungai una mano e percorsi con le dita il profilo della sua mascella per poi finire sulla sua guancia, sfiorandola lievemente e attirando la sua attenzione. Elia girò il viso verso di me e mi rivolse un'espressione affranta, ma io risposi con un sorriso comprensivo e poi aggiunsi: "Credo di capire quello che stai dicendo..." mi presi qualche secondo per trovare il coraggio di esprimermi e poi, con un po' di imbarazzo nella voce, continuai: "Anch'io provo qualcosa per te e, esattamente come te, anch'io devo mettere ordine nella mia testa e nel mio cuore"

Le relazioni con le persone, a volte, possono sono complicate e misteriose, possono portare a gioie o dolori, possono aiutare o distruggere, ma la relazione più difficile da instaurare è quella con sé stessi.

Mi resi conto che avevo così tanta paura di ferirmi che correvo il rischio di far del male agli altri per proteggermi, dovevo evitarlo, ma forse era già troppo tardi?

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