Buffa
Quella sera ero rimasta seduta sul divano a fissare i numeri scritti sul biglietto che mi aveva dato Elia, esitando sul messaggio che avrei dovuto mandargli. Non sapevo da che parte iniziare e come finire. Era mai possibile farsi tanti problemi per una questione tanto semplice?Ma con Elia niente era semplice.
Alla fine decisi di scrivergli semplicemente la mia identità e il mio indirizzo di casa.
Cenai con gli gnocchi al ragù mentre guadavo una serie cinese, ambientata in un'epoca storica, con un protagonista dotato di un'arma/ventaglio che pareva essere invincibile, tanto che era stato in grado di creare un'onda di vento per sconfiggere i nemici. Questi drama erano tanto assurdi da diventare fantastici ai miei occhi, certo che potevano investire più soldi negli effetti speciali.
Quando ero ormai al terzo episodio, il mio cellulare vibrò, annunciando l'arrivo di un nuovo messaggio. Sullo schermo comparve il nome di Elia e, con il cuore che batteva più forte, lo aprii.
Arriverò per le dieci. A domani.
A domani. I miei occhi rimasero fissi su quell'ultima parte. Già lo sapevo, anche questa notte non avrei dormito bene.
***
Giunsi alla caffetteria con un leggero ritardo e quando aprii la porta, trovai Elia seduto a un tavolo in un angolo, intento a guardare fuori dalla finestra il viavai di persone.
Il suo profilo era perfetto, illuminato dalla luce fioca del sole coperto dalle nuvole. I capelli scuri gli ricadevano sulla fronte, arrivando a toccare le sopracciglia, gli occhi scuri scrutavano con attenzione ogni movimento, ma dallo sguardo sembrava essere assorto in qualche pensiero.
Indossava una maglietta verdone un po' larga con le maniche corte leggermente arrotolate, che lasciavano scoperto una parte del bicipite snello ma muscolo, e le spalle larghe gli conferivano un'aura imponente ma anche elegante.
Sembrava sempre così tranquillo, come se nessuna preoccupazione potesse turbarlo, come se nessun pensiero potesse scalfirlo, ma quella mascella tesa dicevano altro, così come i muscoli del collo rigidi.
Forse non lo dimostrava, ma aveva anche lui i suoi problemi. Sarei mai stata in grado di ascoltarli?
Mentre me ne stavo in piedi sulla soglia ad osservarlo con un'espressione ebete sul viso, lui si voltò verso di me, probabilmente sentendo i miei occhi insistenti su di sé e il suo sguardo cambiò. Mi rivolse una lunga occhiata irritata e mi fece segno con la mano di raggiungerlo.
Senza rendermene conto avevo aumentato il mio ritardo, solo per stare ad ammirarlo. Ne era valsa comunque la pena.
Avanzai verso di lui e mi sfilai la leggera giacca di jeans che avevo indossato sopra la canottiera di seta rosa.
Ero vestita troppo bene per un semplice pomeriggio di studio? Decisamente sì.
Volevo fare colpo su Elia? Ovviamente sì.
Aveva funzionato? No.
"Sei in ritardo" disse tagliente il ragazzo non appena presi posto di fronte a lui.
"Scusa" mormorai "ti prendo un succo alla pesca per farmi perdonare?" provai a scherzare, rivolgendogli un timido sorriso.
Lui rimase a guardarmi senza accennare il minimo cambio di espressione e questo mi fece sentire ancora più a disagio, ma poi si chinò verso il suo zaino che era poggiato sulla sedia di fianco a lui e aprì una tasca, estraendovi qualcosa.
"Ho ancora questo" dichiarò, mostrandomi la confezione che gli avevo regalato qualche giorno prima, ancora perfettamente intatta.
Spalancai gli occhi stupida e non riuscii a fermare la mia curiosità: "Perché te lo porti dietro, se non puoi berlo?"
Elia poggiò il succo sul tavolo, tra di noi, e poi spiegò: "Se farai tutti gli esercizi correttamente, sarà tuo"
Non aveva molto senso, potevo prendermelo quando volevo un succo uguale a quello, che razza di premio era.
"Non è un grande incentivo" sussurrai, un po' delusa.
Anche se avevo parlato a bassa voce, Elia sentì la mia frase e assottigliò gli occhi, restituendomi uno sguardo fin troppo intenso, che mi provocò qualche brivido lungo la schiena. Che strana atmosfera era mai questa?
"Qual è la formula del solfuro di sodio?" domandò Elia, cogliendomi di sorpresa e spezzando la magia che forse si era formata solamente nella mia testa.
"Come?" boccheggiai, saccheggiando il mio cervello alla ricerca di una qualche soluzione che però non esisteva. Non lì almeno.
"Scrivi su questo foglio la formula del solfuro di sodio" ripetè il ragazzo, poggiando davanti a me un quaderno con un pagina bianca e una penna nera.
La presi con la mano destra e titubante poggiai la punta sul foglio, disegnando un puntino, poi sollevai gli occhi su Elia, sperando in un qualche aiuto, ma lui si limitò ad alzare un sopracciglio, infastidito dall'attesa.
Mi concentrai e scrissi S2D, sapendo già che era sicuramente sbagliata.
Quando sollevai la penna dal foglio, Elia fece un'espressione perplessa, poi prese il quaderno e lo avvicinò al suo viso, quasi sperasse di aver visto male, ma non era quello il problema, per mia sfortuna.
"Questa formula neanche esiste" dichiarò, corrugando le sopracciglia e scuotendo la testa, incapace di comprendere la mia ignoranza.
"Almeno ci ho provato" tentai, accennando un sorriso di scuse che si spense non appena Elia afferrò il succo al centro del tavolo e concluse: "Questo te lo sei giocata"
"Non vale" ribattei con tono piagnucoloso, era vero che non sembrava un gran premio, ma era pure sempre qualcosa che attestava il mio impegno.
"Forse la prossima volta riuscirai ad averlo" continuò Elia, aprendo il libro di chimica alla pagina delle formule, per farmi vedere quale fosse quella del solfuro di sodio, ma quasi non lo guardai, intenta com'ero a pensare a quello che aveva appena detto.
"Ci sarà una prossima volta?"
Elia alzò gli occhi su di me sorpreso e disse con calma: "Ovvio, non puoi imparare tutto oggi"
Non capivo se era un gesto di gentilezza o se stava semplicemente dicendo che ero un vero disastro, così mi limitai a mormorare: "Chimica non è esattamente la mia materia"
"Neanche matematica" specificò Elia, cominciando a scrivere nozioni incomprensibili sul quaderno.
"Matematica è impossibile da capire. Ci sono troppi numeri e ci hanno aggiunto pure le lettere"
Notai le labbra di Elia fare un piccolo movimento e sollevarsi come ad accennare un sorriso, ma aveva il volto chino sul libro perciò non ne fui certa.
"E che scusa hai con storia?" rimarcò Elia, quasi si stesse divertendo con questo scambio di battute.
"Ci sono troppe date"
"Insomma stai dicendo che il tuo cervello è piccolo"
"No, sto dicendo che è già occupato da altre questioni" la voce della mia coscienza si premurò di specificare inutili.
"È per il tuo pessimo rendimento scolastico che hai cambiato scuola?" chiese Elia, lasciandomi spiazzata. Non potevo certo dirgli il vero motivo per il quale mi ero trasferita, così rimasi in silenzio, cercando una risposta decente, ma come in ogni situazione di disagio, il mio cervello decise di non collaborare.
Optai per un cambio di argomento, era sempre meglio che fare scena muta: "Perché ti interessa il mio rendimento?"
Elia sollevò la testa finalmente e mi guardò negli occhi: "Sto dicendo che se vuoi, ti posso aiutare a studiare. Anche storia"
"Perché mai dovresti farlo? Tu sei il freddo Elia" le parole uscirono dalla mia bocca prima ancora che potessi rendermi conto di quello che significavano. Ma lui non sembrò turbato da quell'appellativo, probabilmente era consapevole di esserlo.
"Perché dovrei farlo?" ripeté quasi non ci avesse neanche pensato al vero motivo per il quale si era proposto. Rimase pensieroso qualche secondo, lasciandomi con il fiato sospeso, finché concluse: "Credo sia perché mi diverte stare con te"
Il cuore prese a martellare nel petto, mentre la mia espressione stupita si rifletteva nelle pupille di Elia. Avevo capito bene?
"Stare con me ti piace?" sussurrai a fior di labbra, incapace di metabolizzare quella frase.
Elia non si era scomposto nemmeno un po' per quella rivelazione, anzi pareva confuso dalla mia reazione sbalordita.
"Sì" affermò con tranquillità "ti trovo, come dire..." si interruppe nel bel mezzo della farse e spostò lo sguardo da me al vuoto, come se stesse cercando il termine più adatto.
Il fiato mancò dai miei polmoni per quelle che sembrarono ore e invece furono solo pochi secondi, mentre tanti aggettivi si facevano spazio nella mia mente: bella? simpatica? carina?
"... buffa." concluse serio, tornando a posare il suo sguardo su di me.
Buffa?
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