Shrinkster

La missione doveva essere una formalità. Un gruppo di criminali di medio calibro che tentava un colpo in un magazzino della zona industriale, roba da risolvere in venti minuti, massimo trenta se si mettevano a fare i difficili.

Per studenti che avevano letteralmente salvato il mondo, era quasi offensivo da quanto fosse semplice.

Izuku coordinava la squadra con la solita efficienza, Black whip che gli crepitava addosso mentre schivava un attacco e neutralizzava due criminali in rapida successione. Katsuki gli copriva il fianco destro, esplosioni precise che facevano volare un terzo villain contro una parete. Shoto sigillava le vie di fuga con il ghiaccio. Iida dirigeva il traffico. Le ragazze gestivano il perimetro.

Routine. Quasi noiosa nella sua prevedibilità.

Poi qualcuno, un tipo magro con una maschera ridicola a pois, sbucò da dietro un container e puntò le mani verso Izuku. «Shrink Shot!»

Non c'era stato tempo di schivare. Un'onda di energia traslucida lo colpì in pieno petto, e Izuku sentì il mondo... cambiare. Non c'era altro modo per descriverlo. Un momento stava correndo, tutta la potenza di OFA che gli pulsava nei muscoli, quello dopo...

Il cemento sotto di lui divenne un paesaggio sterminato. I suoi stessi vestiti - il costume da eroe, le scarpe, tutto - si trasformarono in caverne di tessuto che crollarono su di lui come un edificio. Venne sommerso completamente, intrappolato in un groviglio di stoffa che puzzava del suo stesso sudore e che pesava come tonnellate di cemento.

Non riusciva a vedere. Non riusciva a respirare bene. Il tessuto gli premeva addosso da ogni direzione, soffocante e pesante.

Provò ad attivare Float per pura disperazione, ma quello che ottenne fu una scintilla patetica... Niente. Meno di niente. Un formicolio inutile che gli si disperse nella punta delle dita prima ancora di poterlo percepire davvero.

No no no no!

«DEKU!»
La voce di Katsuki, amplificata da quanto era rimpicciolito, risuonò come un tuono. Seguita da un'esplosione che fece tremare il tessuto intorno a lui. Poi urla, il rumore di corpi che venivano sbattuti contro superfici dure, Katsuki che strillava qualcosa di incomprensibile e probabilmente anatomicamente impossibile riguardo cosa avrebbe fatto allo stronzo con la maschera a pois.

«Midoriya!» La voce di Iida, allarmata. «Dove...»

«È sotto i vestiti, idiota!» rispose al posto suo Katsuki, ancora in modalità omicidio. «Quello stronzo gli ha fatto qualcosa!»

Izuku cercò di parlare, di fargli sapere che era più o meno illeso, ma la stoffa gli soffocava la voce. Riuscì solo a produrre un suono strangolato che probabilmente nessuno sentì.

«Non toccatelo!». Iida di nuovo, autoritario. «Potrebbe essere ferito, dobbiamo procedere con cautela!»

«Lo prendo.»
Shoto. Sempre maledettamente calmo anche in mezzo al caos.

Seguì un silenzio strano, poi la voce di Shoto di nuovo, stavolta perplessa: «Come... esattamente dovrei...?»

«COSA CAZZO SIGNIFICA "COME"?» Katsuki sembrava sul punto di avere un aneurisma.

«Intendo dire...» continuò Shoto con quella sua calma esasperante, «Dovrei prenderlo dal collo? Come un gatto? Ma è un essere umano e potrei spezzargli...»

«NON PRENDERLO PER IL FOTTUTO COLLO!»

«Allora come?»

«CRISTO SANTO, SPOSTATI!»

Izuku sentì le mani di Katsuki (riconosceva il calore residuo delle esplosioni) che afferravano l'intero ammasso di vestiti in cui era sepolto e lo sollevavano senza troppe cerimonie. Venne trasportato come un sacco della spazzatura particolarmente ingombrante.

«Ecco!» disse il biondo, e Izuku si ritrovò scaraventato non proprio delicatamente in quelle che dovevano essere le braccia di Shoto. «Tienilo e basta. Non è difficile.»

«Ah!» disse Shoto. «Così.»

«SÌ, COSÌ! CAZZO!»

Izuku, ancora sepolto nel tessuto, provò di nuovo a parlare. Stavolta riuscì a produrre qualcosa che vagamente somigliava a una parola, anche se acuta e stridula come il verso di un topo.

«Ha fatto un rumore!» osservò Shoto.

«È vivo, bene!» Katsuki sembrava essere arrivato al limite della pazienza. «Ora qualcuno chiami Aizawa-sensei e dica a quel bastardo di Shrinkster che quando Deku torna normale, lo ammazzo io personalmente.»

«Bakugo-kun, minacciare i villain dopo averli neutralizzati non è-»

«STAI ZITTO, IIDA!»
Qualcuno, il telefono in mano e stava chiamando la UA. Izuku riuscì finalmente a crearsi uno spiraglio tra le pieghe della tuta e sbirciò fuori, respirando pesantemente.

La prima cosa che vide fu il volto di Shoto che lo guardava dall'alto con un'espressione che oscillava tra la curiosità scientifica e la confusione. Poi, oltre la sua spalla, Ochaco che aveva entrambe le mani sulla bocca. Poi Mina che sembrava divisa tra l'orrore e una voglia disperata di ridere. Poi-

«È NUDO!» strillò Tsuyu, e il suo gracidio finale si perse in un kero scandalizzato.
Il caos esplose.

«COSA?!» Iida divenne di un rosso acceso e si girò così velocemente che quasi si ruppe il collo. «TODOROKI-KUN, COPRILO IMMEDIATAMENTE!»

«È coperto.» fece Shoto, indicando la montagna di vestiti. «Tecnicamente.»

«NON È COPERTO SE È NUDO SOTTO!»

«Ma tutti sono nudi sotto i vestiti, Iida. È una condizione universale.»

«NON È QUESTO IL PUNTO!»

Ochaco aveva iniziato a girare su se stessa come una trottola, le guance in fiamme e le mani ancora sulla bocca, emettendo suoni acuti. Mina era crollata in ginocchio, le spalle che si scuotevano per le risate soffocate. Momo era diventata di un cremisi impossibile e si era coperta la faccia con entrambe le mani.

Katsuki, intanto, aveva localizzato Shrinkster, che giaceva semicosciente contro un container, e lo stava trascinando per il colletto. «Tu!» disse con voce pericolosamente bassa, «Hai esattamente cinque secondi per dirmi quanto dura questa merda prima che ti faccia rimpiangere di essere nato.»

«S-settantadue ore!» balbettò il villain. «M-massimo. Il quirk si dissolve da solo, non c'è antidoto-»

«TRE GIORNI?!»

L'esplosione che seguì fece tremare le finestre del magazzino.

Izuku, dalla sua posizione precaria tra le braccia di Shoto, decise che la dignità era sopravvalutata. Lasciò che la sua testa ricadesse contro il tessuto della giacca e pregò che la terra si aprisse e lo inghiottisse.

Ovviamente non funzionò.

***

Il viaggio verso la UA fu un'esperienza che Izuku avrebbe volentieri cancellato dalla memoria. Shoto lo teneva con la stessa cautela con cui avrebbe tenuto una bomba inesplosa, mentre Iida correva avanti per sgomberare il percorso, inutilmente, perché erano le cinque del pomeriggio e le strade erano stranamente deserte.

Katsuki camminava dietro di loro, seguendoli come una nuvola temporalesca personale, emanando un'aura omicida che faceva attraversare la strada ai civili.

«Midoriya-kun.» disse Iida senza girarsi, «Riesci a respirare adeguatamente? La tua posizione è confortevole? Hai bisogno che-»

Un pigolìo stridulo dalla montagna di vestiti.
«Interpreto quello come un "sto bene", kero,» disse Tsuyu.

«Non puoi INTERPRETARE i pigolii!» sbottò Mina. «Potrebbe star dicendo qualsiasi cosa! Potrebbe star chiedendo aiuto!»

«Ha letteralmente pigolato due volte. Non è un codice Morse.»

«POTREBBE ESSERLO!»

«Silenzio, per favore.» ordinò Shoto. «Non riesco a concentrarmi sul portarlo se continuate a urlare.»

«Non stai facendo niente di complesso, idiota. Stai letteralmente solo camminando.»

«È più difficile di quanto pensi. È piccolo e potrei farlo cadere.»

«ALLORA NON LASCIARLO CADERE!»

Quando finalmente raggiunsero la scuola, Aizawa li stava già aspettando all'ingresso con Recovery Girl. Il professore li guardò con un'espressione che suggeriva stesse rivalutando tutte le sue scelte di vita.

«Spiegazione.» disse. «Breve.»

«Shrinkster.» rispose Katsuki. «Il bastardo ha colpito Deku con un quirk che lo rimpicciolisce. Settantadue ore. Si risolve da solo.». Mai risposta fu più concisa.

Aizawa guardò il grumo di vestiti che Shoto stava ancora tenendo. Un piccolo ciuffo verde sbucava dalla cima.
«È là dentro?»

«Sì.»

«Ovviamente...», Aizawa si passò una mano sul volto. «Portatelo nell'infermeria. Recovery Girl, hai qualcosa che possa aiutarlo?»

«Non posso accelerare il processo.» disse la vecchia, avvicinandosi per esaminare Izuku. Shoto abbassò cautamente il fagotto per farla guardare. «Il quirk deve dissolversi naturalmente. Nel frattempo...» Si interruppe, inclinando la testa. «È davvero molto piccolo. Quanto esattamente?»

«Tipo trenta centimetri,» disse Tsuyu dopo averci pensato un momento. «Come il Ken di mia sorella. Forse anche meno.»

«Più piccolo di quanto pensassi...» mormorò Recovery Girl, preoccupata. «I suoi vestiti normali sono completamente inutili. Avremo bisogno di qualcosa di appropriato per domani. Per stanotte...» Guardò Aizawa. «Qualcuno dovrà tenerlo d'occhio costantemente. È estremamente vulnerabile a queste dimensioni, e considerando che il suo quirk è essenzialmente inutilizzabile...»

«Me ne occupo io.» disse il professore senza esitazione. «Avevo intenzione di restare a scuola comunque stanotte.»

«Sensei?» disse Izuku, e quello che uscì fu un verso acuto che fece trasalire tutti.

«Ti prego non parlare.» lo fermò Aizawa. «È agghiacciante.»

Le ragazze scoppiarono a ridere, Ocahco anche un po' istericamente, mentre Katsuki si limitava a sembrare vagamente nauseato da tutta quella situazione.

«Asui?» continuò Aizawa, «Hai detto che tua sorella ha una bambola delle stesse dimensioni? Domani mattina porta alcuni vestiti. Nel frattempo, Recovery Girl troverà qualcosa per stanotte.»

«Fazzoletti.» disse la donna. «Posso dargli dei fazzoletti puliti. Morbidi. E una scatola appropriata dove-»

«UNA SCATOLA?» Katsuki sembrava sul punto di esplodere di nuovo.

«Una scatola da scarpe, sì. Con dell'imbottitura. È la soluzione più pratica.»

«NON INTENDO METTERE DEKU IN UNA FOTTUTA SCATOLA DA SCARPE COME SE FOSSE UN CRICETO!»

«Bakugo...» disse Aizawa con tono pericoloso, «O ti calmi, o ti mando fuori. La scelta è tua.»

Katsuki serrò la mascella ma tacque, limitandosi a incrociare le braccia e a emanare un'aura di rabbia repressa che fece allontanare tutti da lui di almeno tre passi.

Recovery Girl prese delicatamente il fagotto di vestiti dalle braccia di Shoto e sparì nell'infermeria. Quando tornò, aveva una piccola scatola di cartone, non da scarpe, più simile a quelle per i gioielli, rivestita con cotone morbido e fazzoletti puliti.

«Ecco!» disse, porgendola ad Aizawa. «Dovrebbe essere comodo per stanotte. Domani vedremo di trovare una soluzione più... dignitosa.»

Dentro la scatola, avvolto in un fazzoletto che ora gli andava come una coperta, Izuku giaceva con un'espressione che avrebbe fatto piangere pure un sasso. I suoi occhi verdi, che parevano ancora grandi ed espressivi nonostante le dimensioni ridotte, fissavano il soffitto con la rassegnazione di chi ha abbandonato ogni speranza di dignità.

«Bene.» disse Aizawa, prendendo la scatola. «Tutti voi tornate alla Heights Alliance. Domani mattina discuteremo di come gestire questa situazione fino a quando Midoriya non torna normale.»

«Ma sensei...» iniziò Ochaco.

«Heights Alliance. Ora.»

Non c'era spazio per discussioni in quel tono.
Gli studenti si ritirarono lentamente, lanciando occhiate preoccupate alla scatola. Katsuki fu l'ultimo ad andarsene, e prima di uscire disse: «Se gli succede qualcosa, ammazzo tutti.»

«Ho preso nota, tranquillo.» rispose Aizawa senza scomporsi.

Quando furono finalmente soli, lui, Recovery Girl e un Izuku miniaturizzato in una scatola, Aizawa sospirò profondamente. «Midoriya,» disse, guardando dentro la scatola. «In tutta la mia carriera da eroe e da  insegnante, e sono stati molti anni, questa è probabilmente la cosa più assurda che mi sia capitata.»

Un pigolìo miserabile si levò in risposta.

«E questo include quella volta che Bakugo ha rischiato di farsi esplodere accidentalmente nell'atmosfera.»

Un altro pigolìo, leggermente più disperato.

«Riposa...» fece Aizawa, coprendolo parzialmente con il coperchio della scatola per dargli un minimo di privacy. «Domani sarà... complicato.»

E mentre portava la scatola nel suo ufficio, Aizawa non poté fare a meno di pensare che salvare il mondo fosse stato molto, molto più semplice di gestire questa situazione.

Molto più semplice.

Dentro la scatola, Izuku fissò il buio e si chiese se fosse tecnicamente possibile piangere fino ad annegare nelle proprie lacrime.

Ma decise di non provarci, solo per prudenza.

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