41 || Vendetta

Perla sentì un tonfo al cuore e gli occhi le si riempirono di lacrime; aveva la gola secca. Non riusciva a credere che la persona con cui aveva passato due settimane a stretto contatto e alla quale era profondamente affezionata li avesse traditi. Per tutto quel tempo aveva fatto finta di essere una persona sincera e leale, che voleva combattere per la loro stessa causa, ma niente di tutto questo era vero.

Delia stava dalla parte del nemico.

Per la seconda volta nel giro di pochi minuti, Perla si sentì profondamente tradita e presa in giro; negli ultimi mesi aveva riposto la sua fiducia in due persone che l'avevano raggirata e manipolata, facendole credere di essere qualcuno che in realtà non sono. Si sentiva una stupida per non aver fatto caso a quei dettagli che, in quel momento, le parevano così evidenti: il modo in cui aveva reagito quando Zion aveva trovato l'Arkayia abbandonata; lo sguardo affranto con cui l'aveva guardata e il repentino cambiamento avuto in seguito all'attacco di Alexandra. Se prima aveva visto dell'innocenza in quegli atteggiamenti, ora non vedeva altro che colpevolezza.

«Delia» mormorò Scott con voce rotta. Perla ricordava perfettamente il modo in cui i suoi occhi si erano illuminati quando, una delle notti passate a Wellington, le aveva parlato di lei e dell'amicizia che li legava; quel tradimento doveva averlo ferito nel profondo. «Perché?»

Delia si morse il labbro inferiore e abbassò lo sguardo. «Mi dispiace» balbettò.

«Ti dispiace?» ringhiò Matt, furioso. «È solo colpa tua se ci troviamo in questa situazione, e tu vieni a dirci che ti dispiace

«Non credo sia la persona più adatta per poterla criticare, Matthew» lo derise Mavrikòs con un sorriso strafottente stampato in viso; poi si voltò verso Delia e spalancò le braccia. «Delia, tesoro, perché dovresti dispiacerti? Hai svolto un lavoro superbo

Lei però lo ignorò e guardò i suoi amici con gli occhi velati di lacrime. «Non avrei mai voluto...» provò a dire, ma la voce le si ruppe dal pianto.

Perla deglutì e si strinse al braccio di Tyler. Sembrava davvero dispiaciuta per ciò che aveva fatto, il dolore che stava mostrando di provare pareva essere reale e più la guardava, più rivedeva in lei la Delia che aveva conosciuto, non quella che si era rivelata essere.

La ragazza sollevò lo sguardo e, asciugandosi il viso con la mano libera, mormorò: «Ho dovuto farlo.»

Al suono di quelle parole una strana sensazione si fece strada dentro Perla, come se qualcuno le avesse già detto una cosa simile in passato. Ma, prima di darle la possibilità di pensarci più a fondo, la risata agghiacciante di Mavrikòs echeggiò nell'aria. «Nessuno ti ha costretta a tradire i tuoi amici, tesoro.»

Delia lo guardò con uno sguardo di fuoco e, con uno strattone, cercò invano di liberarsi dalla presa dell'Oscuro. «Sei un maledetto bugiardo.»

Un sorriso beffardo dischiuse le labbra di Mavrikòs. «Trovo buffo che tu te la prenda con me. In fondo, è solo colpa del tuo amato fratellino se ti ritrovi in questa situazione.»

Le pochissime volte in cui aveva nominato la sua famiglia, Delia aveva parlato solamente dei suoi genitori, perciò Perla aveva scioccamente dato per scontato che fosse figlia unica; scoprire che aveva un fratello la lasciò completamente senza parole. Lanciò un rapido sguardo dapprima a Tyler, poi a Matt, e dall'espressione turbata e confusa che avevano entrambi dipinta in volto capì che non era l'unica a non esserne al corrente. Solo Scott sembrava conoscere questo ragazzo, poiché s'irrigidì all'istante ed emise un grugnito di rabbia.

«Cosa c'entra Derren in tutto questo?» chiese.

«Avanti, tesoro, diglielo» mormorò il Nero, mantenendo lo sguardo fisso sulla ragazza.

Gli occhi di Delia si colmarono nuovamente di lacrime e il labbro inferiore iniziò a tremare. Lo sguardo che rivolse ai suoi amici mostrava chiaramente tutto il dolore, il dispiacere e il senso di colpa che provava in quel momento. I suoi occhi si posarono su Scott e lasciò che le lacrime le bagnassero il viso arrossato. 

«Derren era nei guai» disse infine. «Ho dovuto farlo per lui, per aiutarlo.»

«Lui non l'avrebbe mai fatto per te, Delia» replicò duramente Scott.

Delia annuì piano. «Ma è pur sempre mio fratello, Scotty.» Abbassò lo sguardo e fece diversi respiri profondi per cercare di calmarsi. «Credevo di fare la cosa giusta, ma poi le cose sono cambiate e...»

«E ha deciso di tradire anche me» intervenne Mavrikòs con un risolino, come se ci trovasse qualcosa di divertente in tutta quella situazione. «Ha buttato l'Arkayia che le avevo dato in un fiume, cosicché io non potessi più mettermi in contatto con lei. Ma è assurdo! Cioè, davvero pensavi che non sarei stato in grado di trovarti?» disse poi, guardando la ragazza con le braccia spalancate.

Lei lo guardò con uno sguardo carico d'odio ma non disse nulla; era ovvio che lo pensava, altrimenti non lo avrebbe mai gettato via. Approfittando di quel silenzio, Mavrikòs continuò a stuzzicarla.

«Non hai pensato a Derren?» Quelle parole scatenarono in Delia un moto di paura e il Nero, notando la reazione della ragazza, sorrise maligno e proseguì: «Hai deciso di prendere il suo posto per salvargli la vita e poi ti tiri indietro?»

Perla non sapeva quale fosse il ruolo di Derren in tutta quella storia e cosa avesse combinato per far sì che la sorella prendesse il suo posto, come aveva detto Mavrikòs; eppure non poté fare a meno di odiarlo perché era certa che, se non fosse stato per lui, Delia non si sarebbe ritrovata in quella situazione.

«Dov'è mio fratello?» domandò Delia con voce tremante. «Dov'è Derren?»

«Ah, voi Palmer siete così ingenui!» mormorò lui, scuotendo piano la testa. All'improvviso il viso si deformò in una smorfia d'ira e gli occhi si tinsero di odio e sdegno. «Il tuo fratellino non ha rispettato l'accordo, e non bastavi di certo tu per fargliela passare liscia.»

La ragazza abbassò lo sguardo, capendo subito il significato di quellafrase. Scoppiò a piangere e scosse con veemenza la testa, come a volerscacciare quel pensiero dalla mente. «No.» 

Perla sentì una morsa allo stomaco e sentì la voglia di correre dall'amica per starle accanto. Non le importava più che Delia avesse fatto il doppio gioco per diverso tempo, lei conosceva quel dolore e non poteva che provare compassione per lei.

Mavrikòs schiuse le labbra in un sorriso beffardo e cominciò ad avanzare verso di lei. «Nessuno riesce a farla franca, quando si prova a prendermi in giro. Nessuno! Nemmeno tu.»

Tutto accadde molto velocemente: con velocità sovrumana, il Nero sollevò la mano e la puntò verso la ragazza. Delia sgranò gli occhi all'istante e schiuse le labbra, mentre il viso diventava via via sempre più pallido. Si portò una mano alla gola e boccheggiò in cerca d'aria. Tra le lacrime, guardò i suoi amici con uno sguardo carico di dolore; uno sguardo che chiedeva perdono. Poi la sua testa scattò da un lato, e un rumore raccapricciante di ossa rotte fendette l'aria. 

L'Oscuro mollò la presa dal braccio della giovane e lasciò cadere a terra il suo corpo ormai privo di vita.

Perla trattenne il fiato e si portò una mano alla bocca, mentre gli occhi le si velarono di lacrime. Ingenuamente, continuava ripetersi che era tutto uno scherzo, che presto l'amica si sarebbe alzata in piedi e che avrebbe riso, sdrammatizzando la situazione come era solita fare. Sapeva che non sarebbe mai successo. 

Delia era morta. Era stata uccisa davanti ai suoi occhi, e lei non aveva potuto fare nulla per impedirlo.

All'improvviso un urlo feroce squarciò l'aria.

Scott iniziò a dimenare le braccia ed a scalciare con violenza, liberandosi poco dopo dalla ferrea stretta dell'Oscuro. Col volto deformato dalla rabbia e dal dolore, si scagliò contro Mavrikòs.

«¡Hijo de puta!» gridò.

Mavrikòs non mosse un muscolo finché il ragazzo non gli fu a pochi metri di distanza, quindi sollevò una mano e lo colpì con il proprio fascio di luce.

Uno straziante urlo fuoriuscì dalle labbra di Scott, che venne scaraventato all'indietro con ferocia. Andò a sbattere contro un albero e stramazzò a terra con un pesante tonfo che sollevò una nube rarefatta di terriccio. La testa scivolò da un lato in una posizione quasi innaturale, la ferita che aveva alla fronte riprese a sanguinare copiosamente e le labbra si dischiusero.

Non anche lui, pregò Perla con il cuore in gola. Per un tempo infinito attese che l'amico aprisse gli occhi, che la guardasse e che dicesse qualcosa di stupido, come faceva sempre.

Scott però non si mosse.

Una lacrima sfuggì al suo controllo e le rigò una guancia; poi guardò Mavrikòs con uno sguardo carico d'odio. Aveva ucciso due suoi amici proprio davanti a lei, con una tale indifferenza da far rabbrividire, non poteva starsene lì senza fare nulla. Fece per scagliarsi contro di lui, quando con la coda dell'occhio vide un Oscuro – che un attimo prima era alle spalle di Mavrikòs – smaterializzarsi dietro di lei e stringerle con forza entrambe le braccia. Si lasciò scappare un grido di frustrazione e cercò di liberarsi da quella presa, ma fu tutto inutile. Anche alle spalle di Matt e Tyler era apparso un Oscuro, e sebbene entrambi fossero più forti di lei, nemmeno loro riuscirono a liberarsi.

All'improvviso un flebile mugolio attirò la sua attenzione. Spostò lo sguardo su Scott e, dopo quella che sembrò essere una vita, lo vide muovere piano la testa, sollevandola e posandola contro il tronco dell'albero. Perla sentì le lacrime rigarle di nuovo il viso quando si rese conto che l'amico era ancora vivo. Aveva solamente perso i sensi a causa del violento impatto contro l'albero, e si sentì così sollevata che un risolino le sfuggì dalle labbra.

«È così sciocco da parte vostra pensare di potermi battere» mormorò Mavrikòs, rompendo il silenzio. «Insomma, siete degli adolescenti. Credete davvero di essere più forti di me

«Sei tu quello che ha dimostrato di essere il più debole» lo stuzzicò Tyler con voce dura. «Negli ultimi due anni non hai fatto altro che nasconderti dietro un branco di imbecilli che, per qualche assurdo motivo, credono così tanto in te da essere disposti a sacrificare la propria vita pur di soddisfare la tua sete di potere.»

«Sete di potere?» ripeté Mavrikòs, per poi scoppiare a ridere. «Credete che faccia tutto questo solo per avere più potere

«Hai sempre voluto diventare il Nero più potente» disse Matt. «È per questo che hai iniziato a dare la caccia agli Elementi, perché è l'unico modo che hai per poter ottenere il pieno controllo di ogni cosa.»

«Non nego che diventare il mago più potente è un'idea che mi alletta parecchio. Ultimamente però le cose sono cambiate e, al momento, ottenere i pieni poteri non è l'unico scopo che mi porta a fare quello che faccio.» Il Nero avanzò verso il ragazzo senza mai allontanare gli occhi dai suoi e si fermò solamente quando si trovò a pochi centimetri di distanza da lui. «L'avresti saputo, Matthew, se avessi scelto di stare dalla mia parte. Hai tradito la tua famiglia, eppure sono disposto a chiudere un occhio su questo tuo momento di ribellione.» Si avvicinò ancora di più al giovane e sussurrò: «Vieni con me, e ti ricompenserò come un mago del tuo calibro merita; come nessun altro potrà mai fare.»

«Non voglio un cazzo da te!»

Mavrikòs sospirò profondamente e fece qualche passo indietro. «Era la tua ultima occasione, Matthew. Ti pentirai di quello che hai appena fatto.»

Poi si voltò di scatto e gli tirò un violento pugno all'altezza dello stomaco. Matt si piegò in due e lasciò che un gemito di dolore gli scivolasse fuori dalle labbra. Perla sussultò e trattenne il fiato: come era successo poco prima con Delia, in quel momento non le importava che le avesse mentito perché, al solo pensiero di perderlo per sempre, le si stringeva il cuore in una morsa dolorosa e gli occhi le si velavano di lacrime. Non poteva starsene lì a guardarlo morire, doveva fare qualcosa.

Così fece l'unica cosa che poteva fare in quel momento: attirare l'attenzione di Mavrikòs su di sé. Per tutti quei mesi aveva creduto che il suo scopo fosse quello di rubare i poteri dei quattro Elementi per diventare il mago più potente, eppure c'era qualcos'altro che chiaramente non sapeva. Qualcosa che era determinata a scoprire.

«Perché lo fai, allora?» esclamò. «Perché uccidi tutte quelle persone innocenti? Perché?»

Sperava che quelle domande bastassero a distogliere il Nero dall'obiettivo di uccidere Matt e aveva il cuore in gola per la paura di aver fatto la cosa sbagliata; poi lo vide sospirare profondamente e allontanarsi dal ragazzo di qualche passo. Si voltò con una lentezza esasperante verso di lei e la guardò con una strana luce negli occhi.

«Lo faccio per prendermi ciò che mi spetta» disse con voce graffiante. «Per vendicare la mia famiglia, a cui avete tolto tutto ciò che aveva.»

Quelle parole servirono solamente a confonderla ancora di più. «Che vuoi dire?»

Mavrikòs sorrise beffardo e le si avvicinò pigramente. «Era ovvio che i vecchi Elementi tenessero nascosta la verità ai nuovi, perché faceva loro più comodo rimanere in silenzio» disse, continuando ad avanzare. «Per anni nessuno hai mai dubitato nulla. Combattevano una battaglia senza sapere quale fosse la scintilla che l'aveva scatenata, proprio come avete fatto voi.»

Si fermò solamente quando si trovava a pochi centimetri di distanza da Perla, e lei si sentì rabbrividire quando notò il modo raccapricciante in cui la guardava.

«Poi arrivò lei: una donna tanto bella quanto intelligente che sembrava aver scoperto la verità. L'unica in tutti questi anni! Forse il tuo ragazzo sa di chi parlo.» Si voltò verso Tyler e, con un sorriso sardonico, mormorò: «Ti dice niente il nome Eulalia, ragazzo?»

Sentir pronunciare il nome di sua madre dall'uomo che aveva dato ordine di ucciderla fu un vero colpo al cuore per Perla, e dovette lottare con tutte le sue forze per cercare di trattenersi dal saltargli al collo e fargli del male.

Ignaro della reazione che quella frase aveva scatenato in lei, il Nero si girò nuovamente verso di lei. «Non ho idea di come abbia fatto a scoprirlo, davvero, ma sapeva ogni cosa.»

«Sapeva cosa?» domandò Tyler.

Mavrikòs fece una pausa che sembrò durare un'eternità. Si passò una mano sulla testa rasata e iniziò a ridacchiare, come se quella situazione fosse divertente. Infine fece un respiro profondo e, con un mezzo sorriso stampato in viso, rivelò: «Eulalia sapeva che in me scorre la magia Elementale.»

Il giardino fu avvolto nel silenzio.

Quella rivelazione aveva lasciato tutti senza parole; per diverso tempo avevano creduto che il Nero fosse interessato agli Elementi solo per ottenere i loro poteri e diventare così il mago più potente; invece la realtà era ben diversa e molto più complicata di quanto avevano sempre creduto. Lui voleva vendetta; proprio come lei e Tyler.

Perla spostò lo sguardo su Tyler e, nei suoi occhi, vide la stessa confusione e lo stesso smarrimento che stava provando lei in quel momento. Continuava a chiedersi come fosse possibile che nessuno – nemmeno Lex – fosse a conoscenza del reale motivo che aveva portato Mavrikòs a scatenare quella sorta di guerra che andava avanti ormai da troppi anni. Se solo sua madre fosse riuscita a rivelare a tutti quanto aveva appena scoperto...

Quell'ultimo pensiero la fece sussultare, mentre un moto di rabbia si faceva strada dentro di lei.

«Per questo l'hai uccisa?» chiese, incapace di celare l'ira che provava in quel momento. «Perché temevi che dicesse a tutti la verità? Perché sei talmente codardo da...»

«L'ho uccisa perché aveva qualcosa che apparteneva a me» gridò lui, interrompendola. Avvicinò il viso a quello di lei così tanto che i loro nasi quasi si sfiorarono. «L'ho uccisa perché non era degna di praticare la magia Elementale. Meritava di morire, e credimi quando ti dico che lo rifarei altre mille volte.»

La situazione degenerò nel giro di pochi secondi: Perla scattò in avanti e tirò una violenta testata sul naso del Nero, che gemette dal dolore e indietreggiò di qualche passo con una mano sul viso.

«La donna che hai ucciso era mia madre, brutto figlio di puttana!» urlò lei con le lacrime agli occhi, dimenandosi con irruenza per liberarsi dalla ferrea stretta dell'Oscuro. «Pagherai per quello che le hai fatto.»

Mavrikòs si pulì il sangue dal naso con il dorso della mano e guardò la ragazza con un mezzo sorriso che gli incurvava le labbra. «Tu sei la figlia di Eulalia?» mormorò, avanzando nuovamente verso di lei.

«Sono molto di più di questo» ringhiò.

Capendo le sue intenzioni, Tyler la guardò con il terrore negli occhi ed esclamò: «Perla, no!»

Lei però lo ignorò. «Io sono l'Acqua.».

A quelle parole Mavrikòs si fermò di scatto e la guardò con stupore. Quella rivelazione sembrava averlo lasciato completamente senza parole e continuava a riservarle uno sguardo confuso, mentre Perla gli lanciava occhiate truci e cariche di odio. Non aveva idea se svelare la sua vera identità fosse stata la cosa giusta da fare; Tyler le aveva ripetuto più e più volte che non doveva saperlo nessuno, ma ciò che lui aveva detto su sua madre l'aveva fatta imbestialire e aveva capito che voleva affrontarlo facendogli sapere chi realmente aveva di fronte.

Il Nero le si avvicinò con un movimento improvviso e l'afferrò dal bavero del giubbotto, guardandola con uno sguardo carico di odio e rabbia. Aprì la giacca con un violento strattone, facendo saltare i primi tre bottoni, e abbassò lo sguardo; i suoi occhi si posarono sul Locket che Perla portava sempre al collo e subito un cupo e profondo ringhio fuoriuscì dalle labbra dell'uomo. La spinse leggermente all'indietro e, prima di darle il tempo di fare qualsiasi cosa, la colpì sulla guancia con uno schiaffo talmente feroce da farla cadere a terra.

All'improvviso un urlo straziante riecheggiò nell'aria.

Perla sollevò lo sguardo e, tra le lacrime, vide un Oscuro contorcersi dal dolore con le mani che fumavano copiosamente. Poi vide Tyler avanzare rapidamente verso Mavrikòs con la pelle di un rosso vivo, e finalmente capì: il ragazzo aveva usato la sua magia Elementale per rendere la cute rovente e potersi così liberare dall'artiglio dell'Oscuro.

«Non toccarla!» gridò, continuando ad avvicinarsi al Nero con uno sguardo di fuoco.

Sollevò una mano per colpirlo, ma l'uomo fu più rapido e riuscì ad attaccare per primo. Tyler fu sbalzato all'indietro da una forza sovrumana e cadde brutalmente a terra, gemendo dal dolore. Mavrikòs si avvicinò a lui a una velocità sorprendente e, quando gli fu accanto, lo guardò con un sorriso di scherno.

«Non ti arrendi proprio mai, eh?» disse. Si piegò verso di lui e, acciuffandolo dal davanti della giacca, lo fece rialzare in piedi; infine lo spinse contro il cofano dell'auto di Scott.

«Dovresti aver imparato la lezione ormai» mormorò, avvicinando il proprio viso a quello del giovane. «Non sei capace di difendere le persone che ami.»    

Tyler ringhiò dalla rabbia e allungò una mano verso di lui, ma il Nero gli tirò un pugno sul viso. La testa del giovane scattò all'indietro, mentre il labbro rotto iniziava a sanguinare.

«Non so come tu sia riuscito a cavartela in tutti questi anni, ma questa volta non riuscirai a scappare.»

«Avanti allora, uccidimi» lo stuzzicò Tyler, guardandolo negli occhi. «Uccidimi, e facciamola finita una volta per tutte.»

A quell'assurda richiesta, Perla avvertì il cuore batterle forte contro il petto. Non poteva permettersi di starsene lì, stesa a terra, a guardare mentre il ragazzo di cui era innamorata veniva ucciso. Doveva fare qualcosa per aiutarlo, perché non poteva permettersi di perderlo. Ignorando il bruciore alle mani dovuto alla caduta di poco prima, si sollevò carponi e si guardò intorno, notando con sollievo che nessun Oscuro sembrava essersi accorto di lei. Infine si rimise in piedi. Fece un respiro profondo e sollevò una mano in direzione di Mavrikòs, ma ancor prima di riuscire a concentrarsi per emettere il fascio di luce, sentì qualcuno afferrarla saldamente per i capelli e strattonarla con forza all'indietro.

Perla avvertì una fitta di dolore lancinante alla testa e non riuscì a impedire che delle lacrime calde le rigassero le guance arrossate e sporche di terriccio. Sentì il petto marmoreo dell'Oscuro aderire alla sua schiena e si diede della stupida per non essersi accorta che il Nero, che fino a pochi attimi prima la stava trattenendo per le braccia, era rimasto dietro di lei per tutto il tempo.

Nel frattempo Mavrikòs aveva avvicinato il proprio viso a quello del giovane e le labbra erano incurvate in un sorriso malvagio. «Oh, credimi, lo farò» sussurrò. «ma non ti darò di certo il lusso di morire per primo. Ucciderò prima i tuoi amici, poi toccherà alla tua dolce metà.»

«Se provi soltanto a sfiorarla, io...»

Un secondo pugno, questa volta allo stomaco, gli impedì di proseguire.

«Le persone che ami moriranno proprio davanti ai tuoi occhi, e non potrai far niente per impedirlo» continuò il Nero. «La storia si ripete, non è così?»

«Non ne sarei così sicuro, fossi in te» esclamò all'improvviso una voce tremendamente familiare.

Perla spostò lo sguardo verso il punto da cui era arrivata la voce, e quando vide la persona a cui apparteneva sentì il cuore traboccare di gioia e sollievo.

Rayen.

E al suo fianco, con le mani chiuse in un pugno e un'espressione minacciosa dipinta in viso, c'era l'ultima persona che Perla si sarebbe mai immaginata di vedere: Zion era lì, era davvero lì, in carne ed ossa. Qualcosa doveva avergli fatto cambiare idea, e lei non poteva che esserne felice.

Mavrikòs si voltò e li guardò con malcelato stupore; prima di dargli la possibilità di attaccare per primo, Zion alzò una mano e lo colpì a una spalla, facendolo cadere rumorosamente a terra. Perla sentì la presa dell'Oscuro allentarsi e capì di dover approfittare di quel momento di distrazione. Scattò con la testa all'indietro, colpendogli violentemente il mento; poi gli tirò una potente gomitata all'altezza del costato.

L'Oscuro si piegò in due dal dolore e finalmente lasciò la presa dai suoi capelli. Perla si allontanò immediatamente e si voltò verso di lui con la mano alzata, trafiggendogli il petto con il fascio magico. Non appena vide il Nero ridursi in una misera nuvola di fumo, si girò e corse il più rapidamente possibile verso Tyler, che nel frattempo si era allontanato dall'auto e si era ripulito il volto dal sangue con la manica della giacca.

«Tyler.»

«Sto bene, non preoccuparti» l'anticipò lui, prendendola per mano per attirarla al suo fianco. La guardò con sguardo deciso, e Perla capì che era arrivato il momento che stavano aspettando da mesi: quella sera avrebbero sconfitto Mavrikòs una volta per tutte.

«Sei pronta?»

Lei sorrise delicatamente e annuì. «Pronta.»

Tyler le carezzò il dorso della mano con il pollice, quasi a volerla tranquillizzare con quel semplice gesto. Rivolse uno sguardo determinato a Rayen e Zion che, come se gli avessero letto il pensiero, fecero un cenno a malapena percettibile con il capo.

Perla respirò profondamente e sollevò di scatto la mano; nello stesso istante, i quattro Elementi rilasciarono i propri poteri. I fasci di luce si diressero a gran velocità verso Mavrikòs e s'infransero contro il suo petto, proprio all'altezza del cuore.

Il Nero sgranò gli occhi e socchiuse la bocca; lentamente, abbassò lo sguardo e si portò una mano nel punto in cui era stato colpito, gemendo. Gli Oscuri furono mossi da un modo di rabbia e fecero un passo in avanti, divaricarono le gambe e spostarono il busto leggermente in avanti, pronti ad attaccare.

Col cuore in gola, Perla attese il momento in cui l'uomo sarebbe scomparso in una nuvola di fumo, ma più il tempo passava, più la paura di aver sbagliato qualcosa si faceva via via sempre più intensa. Era lei l'Elemento con meno esperienza, pertanto era colpa sua se qualcosa era andato storto.

Dopo un tempo infinito Mavrikòs sollevò la testa di scatto, e Perla dovette mordersi il labbro per trattenere l'urlo che stava per sfuggirle: aveva il volto di un colorito bluastro, le vene del collo ingrossate e gli occhi iniettati di sangue. Poi, all'improvviso, raddrizzò la schiena e lanciò un urlo belluino. Il corpo dell'uomo rilasciò una forza sovrumana che s'infranse contro i quattro Elementi, i quali furono sbalzati all'indietro con ferocia.

Tyler circondò la vita di Perla con un braccio e, un attimo prima di cadere a terra, riuscì a girarsi di schiena. Rotolarono l'uno sull'altra per un paio di metri, finché qualcosa di duro – probabilmente un muro o un albero – non li fermò.

«Perla, stai bene?» le domandò il ragazzo, prendendole il viso tra le mani.

Le mani e le ginocchia le bruciavano, le braccia le dolevano e sentiva ancora pulsare la guancia dove era stata schiaffeggiata poco prima, tuttavia si ritrovò ad annuire con sicurezza. Tyler si alzò, allungò le mani e l'aiutò a rimettersi in piedi; poi cinse i fianchi della ragazza con un braccio e l'attirò a sé.

«Credevate davvero di riuscire a uccidermi?» domandò Mavrikòs con voce roca. Era allo stremo delle forze e si reggeva a malapena in piedi. «Dovrete impegnarvi di più, ragazzi miei.»

Rivolse loro un sorriso beffardo e iniziò a girare su sé stesso come una trottola. Il mantello svolazzò e avvolse il corpo dell'uomo come fossero le ali di un pipistrello che dorme, e prima di poter battere ciglio Mavrikòs scomparve in una nuvola di fumo grigiastro.

In un attimo si scatenò il pandemonio.

Gli Oscuri ringhiarono dalla rabbia e cominciarono a lanciare i propri fasci di luce contro il gruppetto. Tyler sospinse Perla dietro una macchina e le fece aderire la schiena contro la portiera; poi si sporse di lato e colpì un Nero, poi un altro, e un altro ancora. Sapeva quanto il ragazzo fosse bravo a usare la magia, eppure ogni volta riusciva a lasciarla senza parole.

Spostò lo sguardo verso destra per osservare la situazione: vide Matt liberarsi dalla presa dell'Oscuro, per poi ucciderlo in pochi secondi, mentre Rayen e Zion combattevano contro due Neri con destrezza e notevole capacità.

Si girò dall'altro lato e notò con piacere che Scott aveva finalmente ripreso i sensi. Si toccò la testa con una smorfia di dolore stampata in viso, aprì piano gli occhi e, quando si rese conto della situazione in cui si trovavano, cercò a fatica di alzarsi in piedi, ma era ancora debole e farlo gli risultava parecchio difficile. Poi puntò lo sguardo sulla casa, e il cuore le si riempì di paura quando vide che Sam e Ted si trovavano ancora fra le braccia degli Oscuri.

Con la coda dell'occhio, scorse un movimento alle sue spalle. Si voltò e vide due Oscuri avvicinarsi a lei e Tyler con le mani sollevate in avanti. All'improvviso i fasci magici schizzarono dai loro palmi; Perla prese il ragazzo per la manica della giacca, lo tirò verso di sé e si buttò a terra un secondo prima che i raggi colpissero i finestrini dell'auto, mandandoli in frantumi. Senza indugio, sollevarono una mano e attaccarono a loro volta; solo dopo un paio di colpi tirati a vuoto, riuscirono a centrare entrambi gli Oscuri nel petto.

Tyler s'inginocchiò e lei fece altrettanto. Lo guardò con intensità per un lungo attimo, poi gli prese il viso tra le mani e lo baciò.

«Vai da Scott!» disse infine, alzandosi in piedi.

«No, Perla, aspetta...»

Ma Perla non lo ascoltò e schizzò via.

Scott aveva bisogno di una mano per rimettersi in piedi e, nel caso non riuscisse a combattere, trovare un riparo in cui nascondersi, e Tyler era forte abbastanza da riuscire a sollevarlo e sorreggerlo per aiutarlo a spostarsi in un luogo sicuro. Lei invece avrebbe aiutato Sam e Ted; non poteva lasciarli tra le braccia degli Oscuri e doveva assicurarsi che fossero al sicuro, prima di continuare a combattere. 

Corse a perdifiato verso la casa, scansando con un'agilità che mai avrebbe pensato di avere i fasci di luce che le venivano tirati contro. In pochi attimi raggiunse i suoi amici; cercò riparo dietro un albero per non farsi vedere e, dopo aver fatto un respiro profondo, lanciò il raggio magico contro l'Oscuro che tratteneva Sam, colpendolo a una gamba. Il Nero urlò dal dolore e lasciò la presa dalle braccia della ragazza, che indietreggiò con lo sguardo colmo di paura. Prima di dargli il tempo di rendersi conto della sua presenza, Perla attaccò di nuovo, colpendolo al cuore.

«Perla, attenta!» esclamò qualcuno alle sue spalle.

La bionda si voltò verso destra e vide un fascio di luce correre nella sua direzione. Sgranò gli occhi e si riparò dietro l'albero un attimo prima che il raggio sfiorasse il tronco. Senza indugiare oltre, uscì dal suo nascondiglio e puntò il palmo della mano contro il secondo Oscuro, che nel frattempo aveva lasciato andare Ted per affrontarla. Non fece in tempo a fare nulla, poiché con la coda dell'occhio vide un lampo di luce passare accanto e andare a infrangersi contro il Nero, uccidendolo.

Col cuore che batteva all'impazzata, Perla si voltò e scorse la figura ansante di Matt a pochi metri da lei. Lo vide abbassare lentamente una mano e guardarla con uno sguardo preoccupato; lei fece un respiro profondo e annuì piano, ringraziandolo in silenzio. Poi si voltò e corse dai suoi amici, che intanto si erano ricongiunti e si tenevano stretti l'un l'altra.

«Perla, ma che sta succedendo?» domandò Ted.

«Chi cazzo sono queste persone? Che cosa vogliono da te?» chiese a sua volta Sam, gli occhi gonfi di lacrime.

Perla li guardò col cuore in gola e dovette lottare con tutte le sue forze per trattenersi dallo scoppiare a piangere: lo zigomo di Ted era gonfio e di un color violaceo, mentre il labbro rotto di Sam aveva finalmente smesso di sanguinare. Si sentiva così in colpa, perché era solo colpa sua se i suoi amici si ritrovavano in quella situazione.

«Vi spiegherò tutto, ve lo prometto» mormorò con voce rauca. «Ora, però, entrate in casa e chiudetevi in una delle stanze da letto.»

«Cosa? No!» si oppose l'amica.

Lei però la ignorò. «Non uscite finché non sarò io stessa a salire. È chiaro?»

«No» ripeté Sam, allontanandosi dalle braccia di Ted. «Non ti lascerò da sola con questi tizi mascherati, devi venire con noi.»

Perla le prese una mano tra le sue e le rivolse un piccolo sorriso. «Ma io non sarò sola.»

La rossa fece un respiro profondo e lasciò che una lacrima le rigasse una guancia. Le strinse a sua volta le mani, guardandola con uno sguardo colmo di preoccupazione; infine annuì piano.

«Forza, andate!» mormorò, indicando la porta d'ingresso con un cenno del capo. «Tra poco verrò a chiamarvi, lo prometto.»

«Ti aspettiamo» disse Ted, pizzicandole affettuosamente una guancia.

Poi prese per mano la sua fidanzata ed entrarono rapidamente in casa. Perla deglutì e si passò una mano sugli occhi, poi si voltò e si guardò intorno: gli Oscuri rimasti non erano tanti, e per la prima volta da quando quella battaglia era cominciata, realizzò che quella sera avrebbero potuto vincere.

Ad un tratto sentì un dolore lancinante alla gamba che la fece cascare a terra. Con lo sguardo velato di lacrime, vide un Nero avvicinarsi a lei con uno sguardo assassino. Perla cercò di attaccare, ma l'uomo fu più rapido e la colpì a una spalla, facendola rotolare sulla schiena. Il dolore era così forte che le sembrava di essere trafitta da mille lame, ma, nonostante questo, fece pressione sulle mani e si mise a sedere.

L'Oscuro si trovava ormai a meno di un metro di distanza da lei, quando lo vide piegare di scatto la testa all'indietro e rilasciare un grido di dolore che squarciò l'aria; poi una mano spuntò da dietro le sue spalle e un pugnale gli trapassò la gola. Il Nero boccheggiò e cadde in ginocchio, accasciandosi a terra privo di vita dopo pochi secondi.

Perla sgranò gli occhi e indietreggiò freneticamente. Continuava a fissare il corpo dell'Oscuro col cuore in gola, mentre la pozza di sangue sotto di lui si allargava sempre di più. Quell'immagine le sarebbe rimasta impressa nella mente per tutta la vita.

All'improvviso sentì una presa intorno al suo braccio e istintivamente iniziò a dimenarsi, finché una voce familiare non attirò la sua attenzione.

«Ragazzina, sono io. Guardami!»

Perla sollevò lo sguardo e il cuore le si riempì di gioia quando incrociò gli occhi scuri e profondi di Zion. Lo guardò per qualche attimo senza dire una parola, ammirando quel viso dai tratti pronunciati con la cicatrice che gli deturpava metà volto, come a volersi assicurare di non star immaginando nulla.

«Stai bene?» le chiese, non sopportando più quel silenzio.

«Sei venuto» mormorò infine, ignorando quella domanda con un piccolo sorriso.

L'uomo sospirò e le posò le mani sulle spalle. «Una volta qualcuno mi ha detto che credeva fermamente in quello che faceva, che voleva porre fine alla morte di persone innocenti.» Scosse la testa piano e schiuse le labbra in un debole sorriso, come se facesse fatica credere alle sue stesse parole. «Non sono ancora sicuro di star facendo la cosa giusta, ma... avevi ragione.»

«Sei davvero sicuro di volerlo fare?»

«No, che non sono sicuro» disse, ridendo. Fece un respiro profondo e tornò improvvisamente serio. «Ma devo farlo, e non solo per salvare la vita a persone che non hanno la benché minima idea del pericolo in cui si trovano. Devo farlo per mia figlia, per Eulalia, per tutte quelle persone che Mavrikòs ha ucciso.»

Perla sorrise e fu sul punto di rispondere, quando un movimento alle spalle di lui attirò la sua attenzione: un Oscuro si stava avvicinava a loro rapidamente; gli occhi gialli colmi di rabbia e una Xiphos stretta in una mano. Il terrore s'impossessò di lei quando lo vide sollevare la spada e puntarla dritta su Zion.

Senza pensarci due volte, la ragazza lo spinse di lato, e nello stesso istante in cui l'Oscuro abbassava la mano in cui stringeva la Xiphos, sollevò la sua e lo colpì al cuore. Il Nero venne sbalzato all'indietro di qualche metro e stramazzò a terra, gridando dal dolore. Cominciò a contorcersi in preda agli spasmi e si toccò il petto; infine il suo corpo prese a sbriciolarsi e, in pochi attimi, di lui non rimase altro che polvere.

Perla trattenne il fiato e abbassò lo sguardo. Si sentì improvvisamente priva di forze e la testa le girava vorticosamente. Deglutì e chiuse gli occhi, cercando di riprendersi, ma più il tempo passava, più la situazione peggiorava. Barcollò e perse l'equilibrio, ma Zion fu rapido e le cinse la vita con entrambe le braccia per evitare che cadesse.

«Perla, che hai?»

La ragazza aprì gli occhi e, per un attimo, la vista si fece sfuocata; poi si toccò il fianco destro con una mano e, quando la sollevò, vide del sangue. L'Oscuro era stato più veloce ed era riuscito a colpirla con la Xiphos. Perla non si era nemmeno resa conto di esser stata ferita e, contrariamente a quanto avesse mai immaginato, non sentiva nulla.

«Porca puttana» mormorò Zion con gli occhi sgranati.

L'aiutò a distendersi a terra, mettendole una mano dietro la nuca e l'altra sopra la ferita, premendo forte per provare a fermare l'emorragia. Lo sentì cercare di tranquillizzarla, dicendole che sarebbe andato tutto bene e che presto sarebbe stata meglio, ma lei sapeva che non era vero.

Quella sera sarebbe morta. Niente e nessuno avrebbe potuto salvarla.

Gli occhi le si riempirono di lacrime e il suo pensiero volò a suo padre. Aveva già perso la donna che aveva amato con tutto il cuore, quella con cui aveva deciso di trascorrere il resto della sua vita; perdere lei lo avrebbe distrutto completamente, e sapere che gli avrebbe inflitto un dolore così grande le spezzò il cuore. Pensò a Sam e Ted, pensò a tutto quello che avevano passato insieme in quei lunghi anni di amicizia ed a quello che avrebbero dovuto vivere ancora.

All'improvviso sentì un movimento al suo fianco e qualcuno stringerla tra le braccia.

«Ehi, piccola, guardami. Guardami!»

Perla sollevò piano lo sguardo e subito trovò il viso di Tyler a pochi centimetri dal suo; gli occhi erano il ritratto della paura e della preoccupazione che provava in quel momento. Le carezzò la fronte, la guancia, il collo. Abbassò lo sguardo sul punto in cui era stata ferita, e una smorfia di dolore gli deformò il viso.

«Mi dispiace» mormorò lei, con voce rotta.

Tyler la guardò e scosse veemente la testa. «Non è colpa tua, non hai niente di cui dispiacerti.»

«Non... non ho mantenuto... la promessa.»

Capì all'istante di quale promessa stesse parlando e gli occhi gli si velarono di lacrime. «Tu non morirai, hai capito? Non ti permetterò di lasciarmi.»

Perla lasciò che una lacrima le rigasse una guancia. «Sono stata troppo lenta... e l'Oscuro mi... mi ha colpita. Scusa.»

«Smettila di scusarti, Perla.»

«Devi promettermi che starai... vicino a mio padre... a Sam ed a Ted.»

«Non ti prometto nulla del genere, perché tu starai bene.»

«Promettimelo, Tyler... ti supplico.»

Il ragazzo però non cambiò idea e scosse la testa. Perla sospirò e gli strinse debolmente la mano che le teneva sul fianco. Tyler aveva sofferto tanto nella sua vita, aveva perso troppe persone a lui care; era ovvio che cercasse di negare l'evidenza, che volesse convincere sé stesso che quella volta sarebbe andata diversamente, e le straziò il cuore sapere che sarebbe stata lei la causa della sua ennesima sofferenza.

«Piccola, ti prego, apri gli occhi.»

Non si era nemmeno resa conto di aver chiuso gli occhi. Lentamente e con estrema fatica, li riaprì e lo guardò. Lui le posò una mano sulla guancia e le sfiorò il naso con il proprio.

«Resta con me, Perla, resta con me.»

Perla avrebbe voluto sollevare una mano e accarezzargli una guancia, avvicinare le sue labbra alle proprie e baciarlo per l'ultima volta, ma si sentiva così debole da non riuscire a muovere un muscolo.

«Ti amo» sussurrò con voce debole. «Ti amo.»

Vide Tyler mordersi il labbro inferiore per trattenersi dal piangere e scosse la testa. «Non dirlo come fosse un addio. Io non ti lascerò andare.»

Lottò con tutta sé stessa per tenere gli occhi aperti e lo guardò con tutto l'amore che aveva dentro. Cercò di imprimere nella mente quei capelli dorati in cui adorava infilare le mani; quegli occhi castani in cui amava specchiarsi e che l'avevano ammaliata sin dal primo giorno; quelle labbra morbide che avrebbe voluto baciare ancora e ancora.

Fece un respiro profondo; infine chiuse gli occhi.

Sentì Tyler supplicarla di aprire gli occhi, di restare con lui, di non lasciarlo; sentì delle voci familiari intorno a sé ma non riuscì a capire nemmeno una parola, stordita com'era; sentì delle mani toccarle con dolcezza ma con altrettanta determinazione il viso, il petto, le braccia, la pancia; sentì un'improvvisa folata di freddo pungente accarezzarle il corpo, e fu come se venisse trafitta da mille lame.

Poi non sentì più nulla. 


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Hola a todoooos!

So di essere in ritardo con la pubblicazione, ed è per questo motivo che ho deciso di postare di martedì piuttosto che aspettare lunedì prossimo. Questo capitolo è stato particolarmente tosto, uno dei più difficili che abbia mai scritto, e credo possiate immaginare il perché. Ci tengo molto e volevo che fosse perfetto; riscrivevo le frasi tipo una decina di volte perché nessuna delle precedenti mi soddisfaceva, e questo ha rallentato parecchio la stesura. Spero possiate comunque perdonarmi! 

Passiamo al capitolo:

Credetemi se vi dico che è stato duro far morire Delia, perché ci tenevo al suo personaggio (che era uno dei miei preferiti) e ucciderla è stato un vero colpo al cuore; sapevo che avrebbe fatto questa fine da tanto ed era dura scrivere le sue parti sapendo quello che le sarebbe successo. Ma, si sa, Mavrikòs non fa sconti a nessuno e, sentendosi tradito, ha fatto quello che riteneva giusto fare (purtroppo!). 

Anche la parte di Perla è stata una di quelle che mi ha creato non pochi problemi e che mi ha emozionato di più scrivere, perché volevo rendere quella scena degna del personaggio e dell'amore che vi è tra lei e Tyler.

Infine, Mavrikòs: a quanto pare anche il nostro antagonista è un Elemento, ed è per questo che ha deciso di combattere gli altri; so che questo punto vi lascia parecchie domande in sospeso, ma vi prometto che presto tutto sarà spiegato.

L'ultima cosa che ci tengo a fare prima di salutarvi, è darvi un preziosissimo consiglio: non date mai nulla per scontato, o almeno non nelle mie storie! :P
Ora scappo! Ci sentiamo lunedì con il capitolo conclusivo della storia. E come sempre, STAY TUNED.

Un bacio,
Katja.

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