29 || Nell'ombra
Cinque sagome scure erano disposte a semicerchio a qualche metro di distanza dal punto in cui si trovavano loro. La lunga tunica nera che indossavano li mimetizzava nel buio della notte e il cappuccio a punta tirato sulla testa lasciava in ombra i loro volti, come sempre celati parzialmente da una maschera ramata. Gli occhi gialli, privi di qualsiasi emozione, erano puntati contro di loro.
Perla continuava a fissarli uno a uno con il cuore in gola, mentre la paura iniziava a farsi strada dentro di sé. Si era imbattuta in un Oscuro solamente due volte, nelle quali ci aveva pensato Tyler a ucciderli. Sapeva che bastava colpirli al petto con i propri poteri per sconfiggerli, ma non l'aveva mai fatto prima e non era sicura di esserne capace. Si sentiva impotente, e il pensiero di non poter aiutare i suoi amici le straziava il cuore.
Tyler le strinse il polso e la spinse dietro di sé per farle da scudo con il proprio corpo. Lei gli posò una mano sul braccio, come se volesse fargli capire che non si sarebbe tirata indietro. Non quella volta. Era stufa di rimanere in disparte, voleva affrontare gli Oscuri e aiutarlo a sconfiggerli.
All'improvviso, un Oscuro si avvicinò a loro lentamente; si fermò dopo qualche passo e si calò il cappuccio dalla testa, mostrando una chioma di folti capelli neri.
«Buonasera, ragazzi» esordì l'uomo, spalancando le braccia. «Qual buon vento vi porta da queste parti?»
Nessuno rispose e l'Oscuro sorrise, sardonico.
«Io e i miei fratelli» continuò, indicando con un cenno della testa i quattro uomini alle sue spalle. «vi cerchiamo da settimane, sapete? E, finalmente, eccovi qua! Tutti insieme a fare campeggio. E questo profumo...» inspirò profondamente. «Assolutamente delizioso. Possiamo unirvi a voi?»
«Non siete i benvenuti» mormorò Rayen a denti stretti.
L'uomo posò i suoi occhi gialli in quelli della donna. La fissò per qualche secondo, poi, riconoscendola, alzò le sopracciglia e le sorrise. «Peccato. Quei pezzi di carne devono essere buonissimi.»
Perla trovò assurdo che l'Oscuro parlasse del pollo cucinato poco prima da Scott e Delia. Se la situazione non fosse stata così pericolosa e tesa, sarebbe di sicuro scoppiata a ridere.
All'improvviso il Nero la guardò. Sentiva il cuore batterle all'impazzata, mentre lo sguardo indagatore dell'uomo le accarezzava il viso, e si trattenne dal toccarsi il Locket che teneva nascosto sotto il maglione. Qualche giorno prima Tyler le aveva detto che, se mai avessero incontrato degli Oscuri durante il loro viaggio, essi non sarebbero stati in grado di percepire la presenza del suo medaglione poiché, non conoscendo l'identità del Nuovo Elemento, l'energia rilasciata dal suo e quello di Rayen glielo avrebbe impedito o quantomeno reso difficile. Perla gli aveva creduto e gli credeva anche ora, ma il modo in cui l'uomo la guardava la fece tremare ugualmente. Dopo quella che sembrò un'eternità, l'Oscuro distolse lo sguardo e lei tornò a respirare.
Guardò con sufficienza Matt, Scott e Delia; poi puntò gli occhi in quelli di Tyler, e subito un sorriso raccapricciante gli schiuse le labbra.
«È sempre un piacere vederti, Tyler.»
Lui si irrigidì ancor di più. «Fottiti.»
«Che linguaggio!» mormorò, sfoderando un ghigno malvagio. «Forse mammina e papino non ti hanno insegnato le buone maniere?»
Quelle parole fecero infuriare Perla che, spinta da un improvviso impeto di coraggio, scattò in avanti. Non aveva idea di cosa avrebbe se fosse riuscita a raggiungerlo, ma voleva farlo tacere una volta per tutte. Tyler, però, fu più veloce e, cingendola per la vita, la fermò e la spinse nuovamente dietro di sé.
Nessuno fermò Scott che, con un grugnito, disse: «Chiudi quella cazzo di bocca, se non vuoi che ci pensi io a suon di cazzotti.»
L'Oscuro non si fece intimorire da quella minaccia e scoppiò a ridere.
«Vedo che ti sei fatto degli amici» disse, lanciando una rapida occhiata ai presenti. Poi puntò nuovamente gli occhi su Tyler. «Credevo avessi imparato la lezione.»
«Sta' zitto» ringhiò il ragazzo.
L'uomo, però, non gli diede retta e, piegando la testa di lato, sibilò: «Non ti è bastato uccidere la tua famiglia? Vuoi davvero avere altre persone sulla coscienza?»
Perla trattenne il fiato e scosse la testa, incredula. Sapeva che Tyler non avrebbe mai fatto del male alla sua famiglia, ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Ma perché l'Oscuro lo stava accusando di una cosa tanto orribile?
Fu in quel preciso istante che la situazione precipitò.
Tyler alzò una mano e cercò di colpire l'Oscuro con il fascio di luce. L'uomo, però, forse aspettandosi quella reazione, si scansò e riuscì a evitarlo; poi contrattaccò senza perdere tempo. Il ragazzo cinse la vita di Perla con un braccio e, un secondo prima che il fascio magico li colpisse, si buttò a terra. Rotolarono a terra per qualche metro, fermandosi solo al leggero impatto con un albero. Senza indugiare, Tyler si alzò in piedi e la prese per le braccia per farla alzare, poi la sospinse dietro il tronco dell'albero più vicino.
«Resta qui, okay?» disse guardandola intensamente.
«No» esclamò Perla, scuotendo la testa. «Non me ne starò qui in disparte mentre voi...»
«Tu non combatterai.»
«Sì, invece. Posso farcela.»
«So che puoi farcela, non è questo il punto. Ma devi restare qui, al sicuro.»
«Non puoi chiedermi una cosa del genere, Tyler» mormorò.
Lui sospirò e le accarezzò una guancia. «E tu non puoi chiedermi di lasciarti combattere con il rischio di poterti perdere.»
Perla deglutì e si umettò le labbra. Voleva stargli vicino e lottare al suo fianco, ma il modo in cui la stava guardando la metteva parecchio in difficoltà. Tyler si avvicinò e posò la fronte contro quella della ragazza, prendendole il volto tra le mani.
«Rendimi le cose facili» la implorò con voce rotta.
Lo guardò per qualche secondo con un groppo in gola, poi si ritrovò ad annuire. «D'accordo.»
Tyler sospirò e le diede un delicato bacio sulla fronte. «Torno presto» mormorò prima di allontanarsi e lasciarla lì, da sola.
Lei lo osservò allontanarsi e si morse il labbro inferiore, cercando di trattenere le lacrime. Non le importava quando sarebbe tornato, ma che lo facesse. Doveva tornare da lei. Ad ogni costo.
Fece un respiro profondo e si passò una mano sugli occhi; poi appoggiò le mani sul tronco dell'albero e si sporse di lato. La scena che le si parò davanti le mozzò il fiato: non si vedeva altro che fasci di luce magici che saettavano in ogni angolo dell'accampamento e corpi che schizzavano di qua e di là cercando di evitarli.
Posò gli occhi su Tyler e lo vide combattere contro un Oscuro senza troppe difficoltà; continuava a lanciargli addosso i fasci di luce, mancandolo, e ad evitare quelli con cui l'uomo cercava di colpirlo. Si vedeva che ne aveva già affrontato uno in passato, perché era agile e capace. Spostò lo sguardo e vide Matt combattere a suon di calci e pugni contro un altro Nero. Si muoveva come un pugile professionista e, oltre a un piccolo taglio sul labbro, sembrava avere la meglio sull'uomo. Anche Delia e Rayen pareva non avessero problemi e Perla capì che i suoi amici non avevano affatto bisogno del suo aiuto, perché ce la stavano facendo benissimo anche senza di lei.
All'improvviso un gemito soffocato attirò la sua attenzione. Spostò lo sguardo verso destra e vide Scott disteso a terra con le mani posate sullo stomaco e il viso contratto in una smorfia di dolore. Trattenne il fiato quando i suoi occhi incontrarono la possente figura dell'Oscuro che si avvicinava lentamente a lui. Prima ancora che Perla potesse anche solo immaginare le sue intenzioni, l'uomo gli tirò un potente calcio sul fianco, facendolo gemere dal dolore.
«Alzati, dannazione!» imprecò lei sottovoce, mentre un pugno finiva dritto sul viso del ragazzo.
L'Oscuro sorrise beffardo e gli tirò un calcio dapprima allo stomaco, poi di nuovo sul fianco. Scott rantolò, portandosi le mani nei punti in cui era appena stato colpito.
«Andiamo, Scott» mormorò con il terrore negli occhi.
Lui, però, continuava a non reagire. Perla capì di dover fare qualcosa. Non le importava di più della promessa che aveva fatto a Tyler poco prima; non poteva starsene lì a guardare mentre un suo amico veniva ucciso.
Così fece un respiro profondo e uscì dal suo nascondiglio. Poi alzò una mano e, mettendo in pratica ciò che aveva imparato, colpì l'Oscuro con il raggio magico. L'uomo venne scaraventato lontano, cadendo malamente qualche metro più in là. Nonostante ciò, con un balzo, si rialzò in piedi e guardò Perla con uno sguardo di fuoco. Si smaterializzò e riapparve dopo mezzo secondo a pochi centimetri da lei. Il Nero le posò le mani sulle spalle e, con una forza sovrumana, la spinse all'indietro, mandandola a sbattere contro un albero. Sentì una fitta lungo la schiena e un gemito di dolore le sfuggì dalle labbra.
«Figlio di puttana!» esclamò Scott, rialzatosi in piedi. Poi, con una velocità sorprendente, cercò di colpirlo. L'Oscuro riuscì a evitare il fascio di luce, ma il ragazzo non si lasciò distrarre e ci riprovò. Dopo tre lanci al vuoto gli colpì le gambe, facendolo accasciare sul terreno. Scott si avvicinò a lei e, prendendola per le braccia, l'aiutò ad alzarsi.
«Stai bene?» le chiese, preoccupato.
Perla fece per rispondere, ma un movimento alle spalle del giovane attirò la sua attenzione: un fascio di luce si stava avvicinando a loro ad una velocità sovrannaturale. Istintivamente, la ragazza spinse Scott che, colto alla sprovvista, persa l'equilibrio e cadde a terra. Un attimo prima che il raggio s'infrangesse sopra la sua testa, Perla si buttò a terra; poi, senza perdere altro tempo, alzò una mano e colpì l'uomo in pieno petto. L'Oscuro urlò in preda al dolore e si contorse, portandosi le mani là dove era stato colpito. Poi il corpo dell'uomo cominciò a sbriciolarsi e,dopo qualche secondo, scomparve in una nuvola di fumo nero.
Perla fissò il punto in cui, fino a qualche attimo prima, c'era il Nero e tremò. L'aveva ucciso, aveva appena ucciso un Oscuro e non riusciva a credere di averlo fatto davvero.
«Ehi, tutto okay?» domandò Scott, avvicinandosi a lei.
«L'ho ucciso» mormorò sconvolta.
«Se non l'avessi fatto, lui avrebbe ucciso noi.»
Sapeva che Scott aveva ragione, ma ancora faticava a crederci.
«Mi hai appena salvato la vita, nena» disse il ragazzo con un piccolo sorriso. «Non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.»
Poi si sporse in avanti e l'abbracciò. Fu un abbraccio breve, ma pieno di affetto e sincera gratitudine.
«Ora resta nascosta» le mormorò infine prima di voltarsi e tornare al centro dell'accampamento ad aiutare i suoi amici.
Perla si voltò e appoggiò la schiena dolorante contro il tronco dell'albero. Abbassò lo sguardo sulle sue mani tremanti e sospirò pesantemente.
Aveva appena ucciso un Oscuro. Se chiudeva gli occhi, poteva rivivere l'esatto momento in cui il suo fascio di luce s'infranse contro il petto dell'uomo. L'aveva fatto per semplice autodifesa, perché - come aveva detto Scott poco prima - se non l'avesse ucciso lei per prima, quella stessa fine sarebbe toccata a loro. Era sconvolta, non si credeva capace di fare una cosa del genere. Tuttavia, invece di sentirsi in colpa, un essere spregevole, si sentiva in qualche modo sollevata. Non sapeva se quello faceva di lei una cattiva persona o meno, e la cosa la terrorizzava.
Un movimento improvviso tra gli alberi la strappò dai suoi pensieri. Qualcosa di bianco ed estremamente veloce. Strizzò gli occhi e guardò di nuovo, ma non vide nulla. Eppure era sicura di aver visto... qualcosa.
Il pensiero che ci fosse qualcuno nascosto tra gli alberi - qualcuno che avrebbe potuto tendere un'imboscata ai suoi amici - bastò a infonderle il coraggio necessario per spingerla a scoprirne di più. Così fece un respiro profondo e si avvicinò al punto in cui aveva visto quello strano movimento.
Era riuscita giusto a fare un paio di passi, quando un Oscuro le si materializzò davanti all'improvviso.
Perla si portò le mani sul petto e arretrò rapidamente, mentre un urlo le morì in gola. Gli occhi gialli dell'uomo erano fissi nei suoi e un beffardo sorriso gli dipingeva il volto. Rimase immobile per qualche secondo, il cuore che le batteva all'impazzata per la paura; poi fece l'unica cosa che le venne in mente di fare: si girò e iniziò a correre.
Corse senza mai voltarsi, e per un attimo le sembrò di essere stata catapultata all'interno del suo incubo. Non riuscì ad andare molto lontano: l'Oscuro si materializzò a qualche metro di distanza da lei e, prima di darle il tempo di fare qualsiasi cosa, alzò una mano e il fascio di luce che emanò la colpì all'altezza dello stomaco. Perla venne sbalzata all'indietro. Il respiro le si mozzò in gola e sentì una fitta dolorosa che si propagò dalla spalla al resto del corpo non appena ricadde a terra. Tossì e si portò le mani sullo stomaco, piegandosi su se stessa. Aveva male ovunque, ma cercò ugualmente di alzarsi. Quando ci provò, l'Oscuro le tirò un calcio sulla gamba, sbattendola di nuovo a terra. Le lacrime le appannarono la vista, ma non aveva intenzione dimostrarsi debole.
Ignorandola fitta di dolore alla gamba, sollevò la testa di scatto e, guardando l'uomo con uno sguardo di fuoco, alzò una mano. Prima di riuscire ad emanare il raggio magico, lui le tirò un pugno in pieno viso che la fece rivoltare sulla schiena.
«Sei debole, tesoruccio» mormorò, piegando la testa da un lato. «I tuoi amici rimpiangeranno di averti lasciata sola, quando troveranno il tuo corpo senza vita.»
Poi le salì a cavalcioni schiacciandola sotto il suo peso, portò le mani intorno al collo e strinse con forza. Lei si divincolò, gli graffio le mani con le unghie cercando di fargli mollare la presa, ma l'uomo era troppo forte e fu tutto inutile. Sentì i polmoni iniziare a bruciare, in una disperata richiesta di ossigeno, e la vista cominciò ad appannarsi.
Quando ormai credeva di essere spacciata, lasciò che una lacrima le bagnò il viso: non avrebbe mai voluto morire in quel modo, per mano di un Oscuro. Non poteva lasciare suo padre, non sarebbe sopravvissuto ancora alla perdita di qualcuno che amava. Non poteva lasciare i suoi amici, che la credevano al sicuro tra gli alberi; invece, a battaglia conclusa, l'avrebbero trovata lì, senza vita, e quel pensiero le straziò il cuore. Non poteva lasciare Tyler, non ora che aveva iniziato... ad amarlo. Perché lei era innamorata di Tyler, ma l'aveva capito quando ormai era troppo tardi.
All'improvviso l'Oscuro allentò la presa intorno al suo collo e la lasciò andare. Perla boccheggiò, poi cominciò a tossire convulsamente. Si portò le mani alla gola, mentre qualcuno la prendeva per le spalle e l'aiutava a sedersi.
«Perla» esclamò Tyler. Le prese il viso tra le mani, e quando i loro occhi si incrociarono, Perla vide quanto fosse effettivamente spaventato. «Stai bene? Dimmi di sì, ti prego.»
«Sto bene» disse lei con voce gracchiante. «La gola mi brucia un po' e ho la spalla indolenzita, ma sto bene.»
«Stai sanguinando» mormorò, sfiorandole con il pollice l'angolo destro della bocca.
Perla arrossì a causa di quel contatto e si passò una mano sul labbro. Quando abbassò lo sguardo, vide il dorso sporco di sangue e trasalì. Non si era accorta di essersi ferita.
«È tutto okay, Tyler. Non mi fa male.»
«Non è tutto okay. No, cazzo, non lo è per niente. Ti avevo detto dire stare nascosta. Perché non l'hai fatto?»
La ragazza abbassò lo sguardo, colpevole. «Scusa.»
«Chiedere scusa non basta. Ti rendi conto di quello che sarebbe potuto succedere?»
«Scusa» ripeté con voce tremante. Si sentiva in colpa, perché sapeva di averlo fatto preoccupare.
Vedendo i suoi occhi riempirsi di lacrime, l'espressione di Tyler si addolcì. Fece un respiro profondo e posò lo sguardo sulla sua bocca. Poi si abbassò e le sfiorò il labbro ferito con le proprie. Fu un contatto lieve, impercettibile, ma bastò a farla fremere di desiderio.
«Avresti potuto morire» sussurrò poi, posando la fronte contro quella di lei.
«Ma non è successo» mormorò, con il cuore che continuava a batterle all'impazzata nel petto. «Sei arrivato in tempo e mi hai salvata.»
Tyler scosse la testa. «Non ho ucciso io quell'Oscuro, Perla.»
«Davvero?»
«Davvero.»
Lei lo guardò confusa. «Ma allora chi è stato?»
Il ragazzo non fece in tempo a rispondere, poiché un rumore di passi che si avvicinavano attirò la loro attenzione. Si allontanarono l'uno dall'altra e videro Delia incamminarsi verso di loro con un'espressione agitata e intimorita dipinta sul viso.
«Ragazzi, alzatevi» esclamò poi quando fu abbastanza vicina da riuscire a farsi sentire. «Dobbiamo andarcene da qui, subito!»
Tyler annuì e si alzò, poi aiutò Perla a fare altrettanto. Quando fu in piedi, una fitta di dolore le attraversò la gamba e dovette mordersi le labbra per non urlare. Vedendola in difficoltà, il giovane la cinse immediatamente per la vita con un braccio e la strinse a sé. Lei lo guardò e gli sorrise timidamente, per nulla intenzionata ad allontanarsi da quella stretta.
Quando raggiunsero l'accampamento, Perla rimase senza fiato: in alcuni punti il terreno era bruciato, mentre le tende nelle quali avevano passato le ultime notti erano andate distrutte. Degli Oscuri, invece, non era rimasto nient'altro che nuvole di fumo nero.
«State bene?» chiese Rayen quando li vide tornare.
Perla annuì, cercando di ignorare il dolore alla gamba. Diede una rapida occhiata ai suoi amici e rilasciò un lungo sospiro quando vide che stavano tutti bene. Quando il suo sguardo incrociò quello di Matt, notò subito quanto fosse teso. Gli occhi vagavano frenetici sul viso di lei, e quando vide la piccola ferita sul suo labbro s'irrigidì.
Deglutì e, senza emettere suoni, mimò con la bocca: «Mi dispiace.»
Perla scosse delicatamente la testa, perché non aveva niente di cui dispiacersi. Se non si fosse fatta distrarre da quel movimento nell'ombra, a quest'ora non sarebbe mezza dolorante.
«Andiamo, forza!» esclamò Rayen, attirando su di sé l'attenzione di tutti.
«Andiamo... dove?» chiese Scott.
La donna, però, si voltò senza rispondere e si incamminò rapidamente verso gli alberi. I ragazzi si guardarono a vicenda, confusi, ma la seguirono senza fare domande. Si erano addentrati nel bosco solamente da qualche minuto, quando scorsero una figura nascosta nell'ombra.
Vedendola, Tyler si bloccò all'istante e arretrò di qualche passo. «Ma che cazzo...»
«Tranquilli, è tutto okay» li rassicurò Rayen.
Il ragazzo rimase sull'attenti e non staccò gli occhi dalla sagoma scura che aveva di fronte, ma parve fidarsi della donna e non disse niente.
La figura, che sembrava quella di un uomo, si girò e si incamminò nel cuore della foresta senza dire una parola. Dopo aver lanciato loro uno sguardo rassicurante, Rayen si voltò e la seguì; alla fine i ragazzi non poterono fare altro che accodarsi in silenzio.
Camminarono per una decina di minuti, poi imboccarono un piccolo sentiero di ciottoli. In fondo al vialetto, nascosta tra gli alberi, sorgeva una vecchia casa abbandonata. Rapidamente la raggiunsero e, con un ritmo ben preciso, l'uomo bussò quattro colpi sulla porta malandata. Questa si socchiuse cigolando e, dopo aver dato una rapida occhiata intorno, la spalancò ed entrò. I ragazzi lo seguirono a ruota e rimasero senza parole quando videro che, all'interno della casa, non vi era altro che delle scale di marmo che portavano a un piano sotterraneo. Le scesero in silenzio, trovandosi poi in un soggiorno ampio, luminoso e moderno. Sul lato destro della stanza vi era un arco con mattoni a vista dal quale si poteva accedere alla cucine, sul lato opposto, invece, si apriva un lungo corridoio sul quale si affacciavano numerose porte di legno bianco.
«Qui saremo al sicuro» disse l'uomo con una voce profonda e baritonale, girandosi verso di loro. Aveva un paio di occhi scuri e una rada chioma di capelli brizzolati. Una lunga cicatrice, che partiva dalla tempia destra fino ad arrivare al mento, gli deturpava il viso dai tratti pronunciati. Era un bell'uomo, nonostante quella brutta ferita, e non dimostrava più di cinquant'anni.
Rayen sorrise e si avvicinò a lui.
«Ti sei deciso a farti vivo, testa pelata che non sei altro» esclamò.
Sentendola chiamare l'uomo con quell'appellativo, Perla spalancò le labbra. Lo guardò per qualche secondo incredula, poi schiuse le labbra in un piccolo sorriso.
Era Zion. Finalmente l'avevano trovato.
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Salve a tutti!!
Scusatemi se ho postato con un giorno di ritardo, ma ieri non sono proprio riuscita ad aggiornare. Comunque, ora eccoci qui con un capitolo piuttosto... movimentato direi! Fortunatamente i nostri ragazzi sono riusciti a sconfiggere gli Oscuri e, dopo giorni e giorni di sudate ricerche, hanno finalmente trovato Zion che è corso in loro aiuto e ha salvato la vita di Perla. Era lui la persona che aveva visto tra gli alberi o qualcun altro? Chi lo sa... Beh, io lo so, ma shhh *risatamalefica*
Non ho molto da dire oggi; non è un capitolo che mi entusiasma sinceramente, ma spero che per voi sia diverso. Fatemi sapere cosa ne pesate, magari con un commento o una stellina.
Come sempre, STAY TUNED!
Un bacio,
Katja.
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