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Il ticchettìo costante della lancetta dei secondi dell’orologio a muro era l’unico rumore che spezzava il silenzio assoluto all’interno della stanza.
Austin lanciò l’ennesima occhiata di sbiego all’orologio, emise un verso contrariato ed iniziò a tamburellare le dita della mano destra sulla superficie del tavolo metallico che aveva davanti a sé; si trovava nella stanza riservata alle visite tra parenti e detenuti di San Quentin che non necessitavano di vetro protettivo e telefono per comunicare, e stava aspettando da più di mezz’ora. Già fin troppo rispetto quello che pensava, considerando quello che aveva fatto e, soprattutto, le banconote che aveva allungato per essere lì.
Rosa non sapeva nulla della sua presenza a Marin, né tantomeno della sua presenza in quel momento a San Quentin perché non era di turno. E non avrebbe dovuto venirlo a sapere mai.
La mezz’ora si trasformò in quarantacinque minuti, le dita della mano destra di Austin continuavano a tamburellare sempre più forte ed il suo livello di sopportazione e pazienza continuava ad assottigliarsi sempre di più.
Dovettero scattare i cinquantacinque minuti prima che la porta dall’altra parte della stanza si aprisse; il viso dell’uomo scattò subito su ed il suo sguardo si concentrò sulla porta ora aperta e sulle persone che stavano entrando.
Austin non avrebbe mai potuto immaginare che nella propria vita sarebbe arrivato il giorno in cui si sarebbe ritrovato faccia a faccia con un assassino, e quello non era nemmeno il loro primo incontro.
Lo vide entrare scortato da due guardie, con addosso una divisa rossa, le manette ai polsi ed una catena alle caviglie che batteva contro il pavimento. Aveva i capelli molto più lunghi di quello che ricordava ed un aspetto migliore, decisamente fin troppo sano per una persona che si trovava chiusa in carcere da undici anni.
L’osservò con attenzione mentre le due guardie lo stavano scortando al suo tavolo, quasi senza sbattere le palpebre, come se davanti ai propri occhi avesse l’ultimo esemplare vivente di una specie animale in estinzione; e da un lato era proprio così perché lo considerava un animale. Dal proprio punto di vista non riusciva a considerarlo un essere umano; per lui non era altro che una bestia schifosa, ripugnante, che meritava di fare una fine lenta ed agoniante come quella che aveva riservato alle proprie vittime, ma molte donne la pensavano in modo diverso. E tra quelle c’era anche Rosa, sua moglie.
Adesso che ce l’aveva davanti ai propri occhi e che per la prima volta poteva osservarlo con attenzione di persona, riusciva a capire benissimo perché c’erano così tante ragazze e donne che gli scrivevano lettere e facevano letteralmente la fila per fargli visita dietro le sbarre; adesso che in prigione si era ripulito completamente dalla droga, che gli avevano sistemato i denti ed aveva ripreso a prendersi cura della propria igiene personale appariva completamente diverso dal giorno dell’arresto, quasi un’altra persona.
Le donne e le ragazze che gli scrivevano e sospiravano per lui non vedevano altro che un bel viso e la sindrome del cattivo ragazzo, secondo Austin era sufficiente guardargli gli occhi per ritornare bruscamente alla realtà. Gli occhi non mentivano mai, ed i suoi erano due pozzi neri che si affacciavano su un abisso di follia. Non c’era nulla di normale in quegli occhi, a partire dal colore dell’iridide che quasi si confondeva con quello della pupilla, talmente erano scuri. E vuoti.
Austin non aveva mai visto degli occhi così vuoti come quelli, e ricordava ancora il brivido che aveva provato undici anni prima quando lo avevano fissato per la prima volta; ricordava anche la sgradevole sensazione che aveva provato a trovarsi difronte a lui, l’altrettanta sgradevole sensazione di sentirsi improvvisamente in pericolo ed il sollievo provato quando era uscito dall’albergo. A Rosa non l’aveva mai detto, ma quando aveva appreso dalle prime pagine dei giornali che il Night Stalker era stato identificato ed aveva visto la faccia del suo fantomatico coinquilino, non era rimasto affatto sorpreso. Era stato come se una parte di lui l’avesse già saputo da quell’unica volta che si erano ritrovati faccia a faccia per pochi istanti.
E tutte quelle che gli sbavavano dietro ed erano così stupide da dirlo ai microfoni od in un salotto televisivo, parlavano in quel modo solo perché lui era dietro le sbarre di una cella del braccio della morte di San Quentin e scriveva loro quello che volevano sentirsi dire; era certo che avrebbero cambiato rapidamente idea se si fossero ritrovate da sole in una stanza con lui in piena notte, ma a quel punto sarebbe stato troppo tardi e non avrebbero avuto nemmeno il tempo di pentirsene.
Rosa era l’unica ad essere diversa da quel gruppo fin troppo folto di troie col cervello da gallina; lei aveva avuto un passato traumatico impossibile da immaginare, ed i strascichi che si portava appresso erano sfociati in quelle conseguenze. Una vittima di abusi inconsciamente cercava sempre qualcuno che le ricordasse il proprio carnefice perché non sapeva di essere intrappolata in un circolo vizioso che non dipendeva da lei, ma dal suo subconscio instabile.
Quando occupò la sedia dall’altra parte del tavolo, il suo viso era completamente impassibile; così totalmente inespressivo che non riuscì a capire se lo aveva riconosciuto o meno. Intravide appena un veloce guizzo delle sopracciglia quando disse alle guardie che potevano togliergli le manette perché non erano necessarie, evidentemente perché non si aspettava né di sentire parole simili né che le due guardie obbedissero.
A quel punto fece un cenno con la testa ai due uomini in divisa e quelli uscirono dalla porta da cui erano entrati, lasciandoli finalmente da soli. Il momento che stava aspettando da quando era partito da Los Angeles, da quando era riuscito ad ottenere, non senza fatica, quel colloquio estremamente privato.
Gli occhi azzurri di Austin si spostarono dalla porta chiusa al viso del suo interlocutore, che stava guardando altrove, finché non si ritrovò addosso i suoi neri. Cercò di restare perfettamente ed altrettanto impassibile, ma in realtà non riuscì a reprimere un bivido lungo la schiena. Sì, bastava guardare negli occhi quel figlio di puttana per capire che era colpevole ed aveva un cervello completamente fottuto. Nessun essere umano normale aveva uno sguardo come quello.
Se solo avesse saputo che cosa stava pensando in quel momento.
Austin si schiarì la gola prima di parlare, per essere certo che la sua voce non tradisse alcuna emozione. L’ultima cosa che voleva era farsi vedere debole davanti a lui, parlare con voce che tremava.
“Sai chi sono?” domandò, incrociando le braccia e posando i gomiti sopra il tavolo. Sentì la propria voce risuonare nella stanza completamente deserta.
Rich rimase per un po’ in silenzio, a tracciare qualcosa con l’indice sinistro sulla superficie del tavolo, poi emise un sospiro seccato e buttò fuori l’aria dalle labbra socchiuse.
“Mi hanno accennato a qualcosa che riguardava i miei avvocati, ma tu non sei né l’uno né l’altro. Sei uno nuovo per San Francisco?” quella era la prima volta che sentiva la sua voce. Era profonda, ed anche se parlava perfettamente la sua lingua, l’accento che aveva tradiva le sue origini latine.
Austin si schiarì di nuovo la gola e raddrizzò la schiena. Il suo interlocutore era più alto di lui anche da seduto.
“No, non ho nulla a che fare con i tuoi avvocati di qui né con quelli che seguono il tuo caso a San Francisco, ma è quello che ho dovuto far credere per poter essere qui ora. Non è stato semplice, ma al tempo stesso è stato anche meno complicato di quello che credevo. Per ottenere quello che vuoi è sufficiente pronunciare le parole giuste ed allungare qualche mazzetta di banconote e, lasciatelo dire, i tuoi avvocati potrebbero credere a qualunque cazzata esposta in modo convincente. Forse farebbero meglio a cambiare lavoro, visto che si sono già ridicolizzati abbastanza in aula, durante il corso del processo”
“Sei stato pagato e mandato qua da qualcuno per farmi fuori?”.
L’uomo non riuscì a trattenere una risata divertita; aveva l’impressione di parlare con un bambino e non con un altro uomo di trentasei anni.
“Nessuno è intenzionato a farti fuori prima del tempo perché tutti sono ansiosi di vedere arrivare il giorno della tua esecuzione. Perché pensi che sia qui per questo motivo?”
“Beh, perché è un’opzione che ho messo in conto. Perché è già successo” rispose Rich dopo aver emesso un altro sospiro. Tutti quei sospiri seccati stavano iniziando a seccare Austin a sua volta; era come se il suo interlocutore gli stesse facendo capire che gli stava facendo un enorme favore ad essere lì e che in realtà avrebbe preferito restarsene nella sua cella “due anni fa hanno fatto fuori Jeffrey Dahmer in questo modo, in prigione. Lo hanno picchiato a sangue e poi gli hanno fracassato il cranio con un manubrio da palestra. E sai qual è la cosa divertente? La sua prima vittima l’ha colpita alla testa proprio con un manubrio da palestra. Buffo, no?”
“Sono sicuro che la tentazione da parte di tanta gente ci sia, questo è innegabile, ma che cos’è un pestaggio a sangue ed un cranio fracassato in confronto all’attesa estenuante di non sapere mai quando il tuo ultimo giorno sarà in effetti il tuo ultimo giorno? Che cos’è in confronto alla camera a gas? Sai, sono andato ad informarmi in merito ed ho letto che…”
“Sì, lo so. Lo so” l’ennesimo sospiro seccato uscì dalle labbra di Rich, e per un attimo Austin avvertì l’impulso di afferrargli una ciocca di capelli e sbattergli la fronte contro il tavolo. A ripetizione. Ma poi si ricordò di quello che era andato a fare lì, di quello che gli aveva appena detto e soprattutto di quello che aveva letto in merito all’essere giustiziati in una camera a gas “il condannato muore di una morte atroce, alla disperata ricerca di aria, ricoperto dalle proprie urine, feci e vomito perché si perde completamente il controllo del proprio corpo e blah, blah, blah. Lo so, e personalmente mi sono trovato in situazioni peggiori. L’idea di un pestaggio a sangue e di ritrovarsi con il cranio fracassato non sarebbe stata male. Almeno non sarei stato più costretto a restare un solo minuto in più in questo posto così terribilmente noioso”
“Un po’ come hai fatto tu con quelle due povere donne anziane che avevano più di ottant’anni, mh?” prima di partire di casa e durante il viaggio, Austin si era ripromesso di non lasciarsi trascinare dall’odio e dal disgusto che provava nei confronti di quel mostro, ma il suo atteggiamento annoiato, seccato e perfino arrogante stavano mandando a puttane tutti i suoi buoni propositi. E le ultime parole che aveva pronunciato lo avevano fatto proprio incazzare “ma che bestia puoi essere per fracassare il cranio con un martello a due signore indifese di ottant’anni che stanno dormendo nei propri letti, torturare una con un cavo elettrico e violentare l’altra? Lo sai che sono state ritrovate dopo tre giorni ancora vive? Sono rimaste in quelle condizioni per tre giorni prima che il giardiniere le trovasse, ed una è morta dopo un mese di coma, mentre l’altra è sopravvissuta, ma in compenso si è ritrovata in stato vegetativo”
“Non mi è permesso commentare in alcun modo le parole che hai appena detto”
“Perché?”
“Perché il processo a San Francisco non si è ancora concluso. E perché ho un appello in atto”
“Hai un appello in atto perché sei convinto di essere innocente?”.
Rich si lasciò scappare un altro sospiro seccato.
“Esattamente” disse poi, ed Austin si ritrovò costretto a prendere un profondo respiro per non cedere davvero all’impulso sempre più forte di fracassargli il cranio fino a spaccarlo in due ed a far schizzare il sangue ovunque.
Sarebbe stato stupido ed inutile cedere a quell’impulso così violento e che non gli apparteneva; doveva ricordarsi che il suo interlocutore era uno psicopatico e ragionava come tale. Da lui non poteva aspettarsi una conversazione normale.
“Non sono qui per farti fuori. Nessuno mi ha mandato e nessuno mi ha pagato per essere qui. Anzi, sono stato io a pagare ed a raccontare un paio di piccole bugie innocenti per riuscire ad ottenere questo incontro privato. Se avessi richiesto una semplice visita attraverso il vetro protettivo, sarebbero state presenti altre persone e per me sarebbe stato un problema. So che non farai nulla di estremamente stupido perché non ti conviene. Immagino che tutte le guardie qui dentro non aspettino altro che un motivo valido per darti un assaggio di quello che meriti”
“A volte non c’è nemmeno bisogno di trovare un valido motivo. Lo fanno e basta. Ho capito che non ti ha mandato nessuno e non sei stato pagato, ma quello che non capisco è perché sei qui e perché hai fatto tutto questo”
“Perché dobbiamo parlare”
“Mh”
“Credimi, sono il primo a dire che se avessi potuto avrei evitato molto volentieri tutto questo perché conosco almeno altri mille modi diversi per riempire il mio tempo libero, e quello di adesso non è nemmeno il mio tempo libero perché in realtà dovrei essere a lavoro, ma se sono qui è proprio perché sono successe alcune cose che non mi hanno lasciato altra scelta” proseguì Austin, tirando fuori da una tasca dei pantaloni un pacchetto di sigarette ed un accendino, accendendosene una “ed ho fatto di tutto per avere questo incontro privato perché vorrei che anche la conversazione stessa che stiamo per avere rimanesse altrettanto privata. Quindi gradirei un minimo di sforzo da parte tua affinché tutto scorra liscio come l’olio, senza interruzioni né perdite di tempo”.
Austin allungò una sigaretta verso Rich ed accese di nuovo l’accendino; si aspettava che lo prendesse in mano come con la sigaretta che aveva infilato tra le labbra, invece l’altro uomo si sporse in avanti per accendere l’estremità direttamente dalla fiamma. Non si aspettava un movimento simile e sussultò, colto alla sprovvista, ritirandosi in automatico all’indietro. A Rich quella reazione non sfuggì affatto, ed il mezzo ghigno che comparve sulle sue labbra innervosì Austin e lo fece pentire di non avere avuto i nervi più saldi.
“E di cosa dobbiamo parlare?” domandò Rich, dopo avere aspirato una boccata di fumo ed averla buttata fuori dalle labbra socchiuse “io non ti conosco e non ho la minima idea di chi tu sia”
“Davvero?” domandò l’altro, con una nota di risentimento nella voce “sei proprio sicuro di non conoscermi?”.
Rich gli rivolse una rapida occhiata, per poi tornare a concentrare lo sguardo altrove e fumare.
“No” rispose laconico, ed Austin inspirò l’aria dal naso e la buttò fuori dalle labbra socchiuse. Non riusciva a capire se fosse serio o se lo stesse prendendo palesemente per il culo, come per il resto della conversazione che avevano avuto fino a quel momento.
“Ci siamo incontrati una volta undici anni fa, in estate. E sai di quale estate parlo”
“Ero drogato a quel tempo. Mi facevo di cocaina a tutte le ore del giorno e della notte, e diverse volte anche di altro.
Appena finiva l’effetto di una dose me ne sparavo subito un’altra in vena, e ti aspetti davvero che io possa riconoscere una persona che ho visto solo una volta?”
“Forse se ti dicessi le circostanze ti aiuterebbe molto a ricordare”
“Non credo”
“Ci siamo incontrati appena fuori l’appartamento che a quel tempo dividevi con Rosa. Forse tu la conosci come Cora. Si faceva chiamare così a quel tempo perché credeva che quello fosse il suo vero nome”.
Austin si ritrovò di nuovo addosso lo sguardo di Rich. Adesso, finalmente, lo stava guardando in modo diverso e veramente per la prima volta da quando le guardie lo avevano scortato nella stanza. Dallo sguardo che aveva negli occhi neri, capì di essere stato finalmente riconosciuto.
“Adesso mi ricordo di te” disse difatti subito dopo, buttando fuori dalle labbra dell’altro fumo grigio, con gli occhi scuri incollati a quelli chiari del suo interlocutore “sei quel cliente che pagava cifre esorbitanti per trascorrere le notti insieme a lei. Il principe azzurro dei quartieri alti, come le dicevo sempre io. Sei Austin”.
Sentire il proprio nome uscire dalla bocca di un individuo che aveva commesso azioni irripetibili ed oltre ogni immaginazione per una mente normale provocò un brivido di disgusto in Austin, che cercò comunque di restare perfettamente impassibile per non far vedere il proprio turbamento.
“Sì, esatto, sono io” si limitò a dire, annuendo con la testa.
“E che cosa vuoi da me e di che cosa vorresti parlare? Guarda che io a Cora non ho fatto proprio un bel niente e lei ha abbandonato l’appartamento che condividevamo qualche tempo prima del mio arresto. Quindi non so proprio che cosa puoi mai volere da me”.
Austin rimase per un momento in silenzio, perplesso. Da quello che Rich gli stava dicendo, sembrava non sapere nulla riguardo al proprio matrimonio con Rosa, o forse stava solo fingendo. Forse aveva perfino finto di non conoscerlo fin dall’inizio, per coprire le spalle alla giovane donna.
Però da un lato gli piaceva la possibilità che davvero lui non sapesse nulla del loro matrimonio, ed ora si sentiva pronto a sbattergli in faccia la realtà per vedere la sua reazione. Sempre se ne avesse avuto una. Non aveva mai visto una persona così impassibile come lui, con occhi così vuoti come i suoi. Non riusciva a capire se fossero così di natura o se il suo essere assente fosse una conseguenza dell’abuso di cocaina, del cervello fottuto che si ritrovava ad avere od una conseguenza di pillole che gli somministravano per renderlo innocuo.
“Lo so. So perfettamente che è scappata dall’appartamento e so altrettanto perfettamente che ha quasi rischiato di morire per colpa di un’overdose di cocaina subito dopo, ed hanno dovuto rianimarla perché il suo cuore ha smesso di battere per un paio di volte. Conosco tutti questi dettagli perché ho ricevuto una sua chiamata mentre si trovava in ospedale e sono subito corso da lei in soccorso, e quando è stata dimessa l’ho ospitata a casa mia. Adesso sono già sei anni che siamo sposati” come sprezzo finale, con la speranza di affondare il coltello nella piaga, Austin sollevò la mano sinistra in modo che la fede nuziale che indossava sempre fosse ben visibile, a testimoniare che le proprie parole non erano solo una lunga serie di bugie.
Se le sue parole lo avevano colto contropiede, Rich non lo diede a vedere minimamente. Fissò prima la fede nuziale e subito dopo tornò a concentrarsi sugli occhi dell’altro uomo.
“Io conosco una storia leggermente diversa. So che quando è stata dimessa dall’ospedale ha ricominciato per un po’ a fare il suo vecchio mestiere finché non ha incontrato quello giusto di cui approfittarsene e sposarlo per avere una vita migliore”.
Quella non era altro che un’altra provocazione e neppure troppo velata, ma Austin incassò il colpo senza battere ciglio, senza cascare nel tranello, perché sapeva di avere il coltello dalla parte del manico ed un asso nella manica. Tirò fuori, difatti, il proprio asso e lo posò sul tavolo, rivolto verso Rich: si trattava di una delle numerose foto dell’album fotografico del matrimonio, in cui erano ritratti lui e Rosa che sorridevano all’obiettivo della macchinetta fotografica.
Gli occhi scuri di Rich si concentrarono sullo scatto, mentre quelli chiari di Austin rimasero perfettamente fissi sul viso di lui, intenzionato com’era a non perdersi ogni più piccola sfumatura di un cambio d’espressione: lo vide fissare a lungo lo scatto senza dire nulla, forse per accertarsi che quella ritratta fosse proprio Rosa, ma non gli diede alcuna soddisfazione di vedere sul suo viso nessuna traccia dei pensieri che gli stavano attraversando la mente in quel momento. Sempre se ne aveva.
Di nuovo, avrebbe fatto qualunque cosa in quell’istante per riuscire a leggergli la mente.
“Capisco” disse alla fine l’altro, rompendo il silenzio con la sua voce monocorde. Neanche da essa si riusciva ad intuire qualcosa, ed Austin ne rimase profondamente deluso “almeno per una volta, alla fine, ha deciso di seguire uno dei miei consigli”
“Quale consiglio?”
“Quello di accaparrarsi il primo pollo con gli occhi bendati per vivere senza più pensieri. Le ho sempre detto di fare così se voleva avere una speranza di smetterla con quella vita una volta per tutte, ma lei continuava ad insistere con la stupida storia del matrimonio d’amore… Diceva che se mai si fosse sposata l’avrebbe fatto per amore e non per interesse economico o personale… Sono contento che alla fine abbia aperto gli occhi e guardato in faccia la realtà per quella che è davvero”.
Un’altra provocazione alla quale l’uomo decise di non cedere.
“Il nostro è un matrimonio d’amore”
“Mh-mh, certo” commentò Rich, col suo solito tono piatto di voce, aspirando l’ultima boccata di fumo perché ormai aveva consumato tutta la sigaretta che stringeva tra l’indice ed il medio della mano sinistra “e quindi cosa sei venuto a fare qui? Non dovresti essere a casa con lei anziché perdere il tuo tempo con me, con questa inutile conversazione senza capo né coda?”
“D’accordo, vuoi che diamo un senso a questa conversazione? Perfetto, allora sarà quello che avrai. Rosa mi ha parlato di te a suo tempo, quando undici anni fa abitavate nello stesso appartamento. Mi ha sempre detto che se non fosse stato per te non sarebbe riuscita a cavarsela in diverse occasioni, e che voi due non eravate altro che dei semplici coinquilini ed amici. È convinta che io abbia sempre creduto ciecamente alle sue parole senza mai metterle in dubbio, ma la verità è che non sono affatto stupido. L’ho capito fin da subito che voi due scopavate, mi è bastata vedere la tua reazione il giorno in cui hai aperto la porta dell’appartamento e ci hai visti sul divano…”
“Non avevamo ancora mai fatto sesso in quel momento, ma abbiamo recuperato quella notte stessa. Prima su quello stesso divano, poi in doccia e poi a letto. Abbiamo passato l’intera notte a scopare, quasi mai senza fermarci. Voi avete mai fatto nulla di simile?”
“… Però sai, non me ne sono mai preoccupato” continuò Austin, ignorando completamente l’intervento di Rich “sapevo che coi presupposti che c’erano non poteva durare a lungo tra voi due. Quel giorno in cui ci siamo incrociati fuori dall’appartamento ho visto i segni che avevi sulle braccia, ho capito all’istante che eri un tossico e che dovevi avere un grado di dipendenza piuttosto alto. Ero convinto che fosse una questione di giorni prima che ci pensasse un’overdose a toglierti di mezzo, invece c’è stato il colpo di scena dell’arresto e tutta la verità è venuta fuori. A quel punto la mia preoccupazione era completamente svanita, non c’era alcun bisogno che mi preoccupassi perché Rosa aveva visto chi eri davvero mentre tu avresti passato il resto dei tuoi giorni a marcire in una cella in attesa di essere giustiziato in uno dei modi peggiori in assoluto. Per questo motivo non mi sono opposto così tanto quando Rosa mi ha detto che voleva assistere di persona al verdetto, perché sapevo che non potevi più costituire un problema di alcun tipo, e così è stato per alcuni anni… Poi, come uno scarafaggio che non vuol saperne di essere ucciso dal veleno, sei risbucato fuori in un modo incredibile, per una serie di coincidenze quasi comiche se mi soffermo a pensarci”
“Io non ho fatto niente” intervenne di nuovo Rich.
Austin si ritrovò costretto ad accendere un’altra sigaretta per riuscire a proseguire.
“Né tu né io abbiamo alcuna voglia di continuare a lungo questa conversazione, quindi evita di prendermi per il culo perché così la terminiamo il prima possibile. Rosa mi ha detto che lavora in un centro di recupero per ragazzi difficili che stanno cercando di disintossicarsi e crede ancora che io non nutra alcun dubbio riguardo la sua bugia, ma sono tre anni che conosco la verità, quindi so perfettamente che lei in realtà lavora qui nel reparto ospedaliero e so altrettanto perfettamente dei vostri incontri, delle vostre telefonate e di tutto quello che fate lontano da occhi indiscreti”
“E come lo sapresti?” domandò Rich, per nulla turbato “sempre se fosse vero, ovviamente”
“Ho i miei contatti” rispose prontamente Austin, tirando fuori dalla stessa tasca dei pantaloni delle altre foto, quelle che Emma aveva raccolto e gli aveva portato; allungò anche quelle verso il suo interlocutore e quest’ultimo, di nuovo, non sembrò particolarmente colpito da quello che stava vedendo “direi che queste foto sciolgono ogni possibile dubbio”
“Chi è il tuo contatto qui dentro?”
“Questi non sono affari che ti riguardano. Quello che t’interessa sapere è che puoi smetterla con questa recita perché io so tutto quanto da molto tempo”
“È quell’altra infermiera con i capelli biondi, mh? Quella che Cora pensa che sia una sua amica? È lei la spia che ti riferisce tutto quanto?”
“Non è una spia, se lo dici così sembra quasi una brutta cosa. Le stai dando un connotato negativo. Diciamo che ho parlato con lei quando, tre anni fa, sono sorti i primi dubbi e sono riuscito a scoprire per conto mio una parte della verità. Quando poi, sempre da solo, ho iniziato ad unire tutti i puntini, le ho chiesto semplicemente di farmi alcuni favori in cambio del giusto compenso. Ed è esattamente quello che ha fatto negli ultimi tre anni: un semplice scambio di favori”
“Quindi, riassumendo, in questi ultimi tre anni Cora non ha avuto il minimo sospetto che la persona che crede essere sua amica si tratta in realtà di una tua informatrice che, dietro ricompensa in denaro, ti tiene aggiornato di ogni sua più piccola mossa. Di tutti i nostri incontri e di tutte le telefonate che ci scambiato. Che in teoria dovrebbero essere private”
“Tutte le telefonate in carcere vengono registrate per motivi di sicurezza. Lei non fa altro che farmi avere una copia d’ascoltare ogni volta che voi due ne effettuate una nuova, grazie ad una delle guardie”.
Rich rimase per un po’ in silenzio e poi si lasciò andare alla sua risata sguaiata che Rosa aveva sempre trovato particolare ed inquietante. Anche Austin la trovò inquietante, così tanto da fargli attraversare di nuovo la schiena da un brivido.
Quando si ricompose, scosse la testa da destra a sinistra, facendo ondeggiare i capelli lunghi ed ondulati.
“Amico… Tu sei proprio uno psicopatico, sai? Nessuno con un cervello normale farebbe qualcosa del genere. Io non farei mai qualcosa del genere”.
Il volto di Austin diventò improvvisamente inespressivo e fissò Rich dritto negli occhi senza badare alla sigaretta che si stava velocemente consumando tra le dita della mano destra. Ripensò di nuovo alla possibilità di afferargli i capelli e sbattergli la testa ripetutamente contro il tavolo metallico, e poi lanciò una rapida occhiata alla porta dall’altra parte della stanza: le guardie che avevano scortato lì quel mostro non potevano sentire quello che stavano dicendo, ma di sicuro li stavano tenendo sotto stretto controllo visivo per essere certi che non accadesse qualcosa, e sarebbero intervenuti subito se lo avesse aggredito in modo così brutale. Forse.
Ma anche nel caso in cui fossero intervenuti in tempo, avrebbe comunque avuto i secondi necessari per fracassargli la testa. Forse perfino di ucciderlo. Tutti lo avrebbero acclamato come un eroe, al pari se non di più dei detective che lo avevano incastrato undici anni prima.
L’uomo si ritrovò costretto a prendere un profondo respiro, il tutto sotto lo sguardo divertito dell’altro, per non arrivare al punto di cedere per davvero a quell’impulso. Ma lui non era così, non era un mostro deviato e fracassargli la testa non gli avrebbe dato la stessa soddisfazione di vederlo entrare nella camera a gas.
Era certo che quando quel giorno sarebbe arrivato, sul suo viso sarebbero svaniti all’istante sia l’arroganza che il sorriso strafottente. Era altrettanto certo che avrebbe urlato, implorato e puntato i piedi per terra per non andare incontro alla propria morte. Avrebbe rivelato la sua natura vigliacca, la stessa dimostrata nell’estate di undici anni prima. Perché solo un vigliacco, un codardo, entrava nelle case delle persone addormentate ed indifese e le massacrava nei propri letti. Diverse vittime erano anziani, difatti.
“Non sono uno psicopatico, non sono niente di simile. Al contrario” quando parlò, riuscì a farlo con voce così estremamente calma da sorprendere perfino sé stesso del proprio autocontrollo “tutto quello che sto facendo, lo sto facendo solo ed esclusivamente per Rosa perché tengo a lei, la amo, e se me lo chiedesse sarei pronto perfino a bruciare il mondo intero solo per dimostrarle che le mie non sono solo parole, ma fatti veri e propri. Non so cosa sia accaduto esattamente tra voi due, non ha mai voluto dirmelo fino infondo perché io dovevo sapere che eravate solo coinquilini ed amici, ma quando sono andato in ospedale, dopo la sua chiamata d’aiuto, ho capito subito che se n’era andata ed aveva assunto tutta quella droga in un colpo solo perché avevate rotto. Altrimenti, in caso contrario, non se ne sarebbe andata per prima. Tu non c’eri, ovviamente, ed è toccato a me raccogliere tutti i pezzi e ti assicuro che non è stato per niente facile. I primi mesi ha continuato a svegliarsi ogni notte piangendo ed urlando, è stata costretta a prendere delle pillole per riuscire a dormire senza problemi. Grazie alla tua brillante idea di farle provare la cocaina, ha dovuto seguire un programma di disintossicazione, e grazie ai traumi che hai aggiunto a quelli che aveva già nel proprio passato ha anche dovuto stare sotto la terapia di una psicologa per ben quattro anni. È stata dura, ma alla fine ce l’ha fatta ed ora non voglio vedere tutta quella fatica finire sprecata per colpa di una stupida fatalità”
“Io se fossi in te inizierei a domandarmi, piuttosto, perché mia moglie che in teoria mi ama così tanto, nella pratica vada a letto con un altro uomo” commentò Rich “visto che lo sai, come hai detto tu stesso è inutile continuare così: sì, io e lei andiamo a letto insieme. Ogni volta che ci vediamo. Facciamo sesso. Più volte. Praticamente tutta la notte perché non passa mai nessuno di qui. Sai come si dice, no? C’è una bella differenza tra la teoria e la pratica. Voi due fate sesso tutta la notte, ogni notte quando siete insieme? Cosa ti chiede di farle e cosa fa lei a te? Se vuoi te lo posso dire, così poi mi dici se lo stesso vale anche per te oppure no”.
Austin distese le labbra in un sorriso; ma fu un sorriso che non arrivò a contagiargli gli occhi, che rimasero freddi e vuoti.
“Devi considerarti fortunato che io non sono un mostro e che non ho la minima intenzione di abbassarmi al tuo stesso livello, anche se lo trovo estremamente difficile, perché un’altra persona al posto mio credo che ti avrebbe spaccato la testa contro il tavolo già da parecchio tempo. Anche Rosa deve ritenersi estremamente fortunata di avere un uomo così comprensivo al proprio fianco come lo sono io, perché non so un altro come avrebbe reagito se si fosse trovato nella situazione in cui mi trovo io ora. Ma io lo capisco. Capisco perfettamente il passato di Rosa e quanto sia difficile per lei staccarsi completamente da tutto quanto. Lei è… Ancora una persona estremamente fragile e delicata, pronta ad inciampare e cadere ad ogni più piccolo ostacolo che incontra sul proprio cammino, ed ha bisogno di avere al proprio fianco la persona giusta sempre pronta a tenderle la mano ed a farla rialzare. E quella persona ovviamente sono io. I piccoli incidenti di percorso possono capitare, ovviamente, a chi non è mai capitato di avere una ricaduta mentre cerca di riprendere in mano la propria vita, mh? Per questo tre anni fa, quando ho scoperto dove lavorava veramente ed ho iniziato a collegare tutti i puntini, l’ho lasciata fare. Anche io negli ultimi tre anni mi sono preso qualche piccolo attimo di svago con la mia segretaria personale. Niente di che, ovviamente, solo sesso e basta, per sfogare un po’ di stress. Noi uomini abbiamo delle esigenze, dei bisogni impellenti che devono essere soddisfatti dopotutto, molto più rispetto alle donne”
“Comprendo”
“Rosa non sa nulla di questi miei piccoli attimi di svago, di distacco dalla routine del matrimonio, non lo deve mai sapere ed ovviamente mai lo saprà. Non c’è stata nessuna storia alle sue spalle, nulla di romantico, solo degli atti meccanici per rilassarmi un po’, capisci?”
“Capisco”
“Le ho lasciato il suo piccolo divertimento come io avevo il mio, un compromesso per mantenere salda la vita coniugale ed il matrimonio stesso. Gliel’ho lasciato fare perché ero convinto che il suo piccolo divertimento avesse vita breve prima di sparire per sempre, ed invece è ancora davanti ai miei occhi e sta iniziando a diventare un problema piuttosto serio. Soprattutto dopo quello che mi è giunto alle orecchie” Austin arrivò ad accendere la terza sigaretta, fumava così tanto solo quando era particolarmente nervoso. Non le sentiva nemmeno in bocca “che cos’è questa storia della fuga? Che razza di idea assurda le hai messo in testa? No, ti fermo già: non provare a dire che non hai la più pallida idea di che cosa sto parlando perché potrei davvero arrivare a spaccarti la testa contro il tavolo… Oppure posso fingere che mi stai aggredendo ed attirare l’attenzione delle due guardie che di sicuro ci stanno tenendo d’occhio dietro la porta, così ci penseranno loro a darti quello che meriti”
“Non sarebbe la prima volta. E credo anche che non sarebbe nemmeno l’ultima”
“Quindi vuoi che lo faccia?”
“Non ho detto questo. Io non traggo alcun piacere personale nell’essere picchiato a sangue”
“Già, tu lo trai nel picchiare a sangue” commentò Austin con una smorfia di disgusto “Rosa ha già dovuto affrontare abbastanza merda nel suo passato senza che ci sia il bisogno che arrivi di nuovo tu a riempirle la testa di chissà quali idee assurde come quella di una fuga. Come pensi di andartene? E dove andresti? Lo sai che non è possibile, ed anche se lo fosse… Anche se in qualche modo riuscissi ad andartene di qua e lei venisse con te, non sarebbe altro che porre volontariamente la firma alla propria condanna a morte. Nessuno dei due ne uscirebbe vivo. E se anche credessero alla storia che lei è stata presa in ostaggio, non si farebbero alcun problema ad aprire il fuoco ed a correre il rischio di avere sulla coscienza una vittima innocente se di mezzo c’è il il rischio che molte altre persone innocenti possano essere ancora massacrate. Perché sai benissimo, e di questo ne sono certo, che se mai dovessi riuscire in quello che ti sei messo in testa, non ti riporterebbero indietro correndo il rischio che possa accadere di nuovo. E francamente, detto tra noi due, io preferirei vedere morire altre persone innocenti piuttosto che mia moglie”
“C…”
“No, non parlare, hai parlato già abbastanza. Adesso devi ascoltare e basta, perché sto per arrivare al succo del discorso, al motivo per cui sono qui, al motivo per cui ho fatto di tutto per essere qui e poter parlare con te senza essere disturbato od ascoltato da nessun altro” Austin bloccò Rich nel momento stesso in cui aveva socchiuso le labbra per parlare; quest’ultimo non replicò, limitandosi ad inarcare le sopracciglia “sono nato e cresciuto in una famiglia molto, molto, molto facoltosa. Con tantissime conoscenze ed altrettanti soldi, ed entrambi sappiamo benissimo che sono le giuste conoscenze e soprattutto i soldi che governano il mondo”
“E la figa”
“Come?”
“Ho detto: e la figa” ripeté Rich, scandendo le parole a voce più alta, e questa volta fu Austin ad inarcare le sopracciglia “non sono solo i soldi e le giuste conoscenze a governare il mondo, lo fa anche la figa. Dopotutto è il motivo per cui tu sei qui davanti a me, no?”.
Austin rimase in silenzio, inespressivo; poi, lentamente, le sue labbra si distesero di nuovo nel sorriso di poco prima che non arrivava a contagiargli gli occhi. Infilò la mano destra nella giacca che indossava, e da una tasca interna tirò fuori una piccola revolver carica, la stessa che per sicurezza personale aveva acquistato undici anni prima. Finalmente vide una piccola variazione nell’espressione impassibile del suo interlocutore: i suoi occhi si spalancarono leggermente per qualche secondo, per poi tornare normali. Era riuscito a coglierlo di sorpresa, e forse perfino a togliergli la voglia di continuare con le sue battute idiote e per nulla divertenti.
“È carica, se te lo stai chiedendo” disse, puntandogliela contro in modo che non fosse visibile alle guardie dall’altra parte della porta “e scommetto che ti stai chiedendo anche come ho potuto portare dentro un carcere di massima sicurezza come questo una pistola carica. Questione delle parole giuste al momento giusto e di qualche mazzetta di banconote fruscianti da cento: la giusta combinazione di questi due elementi e bingo. Ti lasciano entrare senza sottopporti ai consueti controlli che si fanno ad un visitatore. Non lo hai detto anche tu che qui dentro corre una bella differenza tra la teoria e la pratica riguardo le regole che devono essere seguite no? Mh? Ahh, adesso non parli più perché hai capito che è arrivato il momento di stare zitto ed ascoltare. Benissimo, allora cercherò di essere il più conciso possibile, così possiamo finalmente porre fine a questo strazio: lascia in pace mia moglie, da oggi stesso. Da questo stesso momento. Perché, in caso contrario, se decidessi di fare di testa tua, con le conoscenze di cui godo e con tutti i soldi che ho a mia disposizione, ti ritroveresti dall’oggi all’indomani con una data di esecuzione fissata e con ogni appello respinto. Hai capito? E se sono riuscito ad entrare qui dentro con una pistola carica senza che venisse scoperta, dopo ave ottenuto un colloquio privato con te, stai pur certo che riuscirò ad ottenere anche questo in un battito di ciglia e senza faticare troppo, perché tutti non vedono l’ora di vederti andare incontro alla camera a gas. E sono assolutamente sicuro che tu non abbia altrettanto voglia di vedere arrivare quel giorno, vero? Vuoi far credere che non te ne frega un cazzo, vuoi continuare ad avere quell’atteggiamento arrogante e strafottente che avevi in tribunale durante il processo, ma sotto sotto so che temi di vedere arrivare quel giorno. Scommetto che ti atteggi da completo menefreghista e che dici che non te ne importa minimamente perché se in realtà provassi a soffermarti veramente su quello che ti aspetta non chiuderesti occhio durante la notte. Lascia stare Rosa e forse avrai perfino ancora qualche anno davanti a te; ignora questa conversazione e ti assicuro che avrai i giorni contati ed io avrò un posto in prima fila, intesi? Hai capito?”
“Ho capito”
“Bene” Austin rimise la pistola nella tasca interna della giacca; stava per alzarsi, ma ebbe un ripensamento e guardò Rich per un po’ in silenzio, con il viso leggermente reclinato verso sinistra prima di riprendere a parlare “ho una curiosità. C’è una domanda, un’ultima, alla quale vorrei che mi dessi una risposta prima di andarmene. Vorrei sapere esattamente a che gioco stai giocando”
“Quale gioco?” rispose l’altro, emettendo di nuovo un sospiro seccato “non ti seguo”
“Rosa non ricorda un pezzo del suo passato a causa di un brutto incidente che ha avuto quand’era solo una ragazzina. Qualcosa è riuscita a recuperarlo grazie alle sedute dalla psicologa, ma ha continuato e continuato a ripeterle che c’è questo pezzo che proprio non riesce a ricordare… Ha detto qualcosa, alla dottoressa, che riguarda un ragazzo con cui ha avuto una storia… Qualcosa del genere… Ti ho già detto che tengo molto a Rosa, mi preoccupo per lei e sono un marito premuroso. Ed in quanto a marito premuroso, ho cercato di vederci chiaro in questa faccenda. Ti posso assicurare che non è stato affatto falice risalire a tutto il suo passato, soprattutto perché a quel tempo usava nome e cognomi falsi che credeva essere quelli veri, credo di avere impiegato più di due anni e mezzo prima di riuscire a risalire al quadro completo, ma come ti ho già ripetuto almeno un paio di volte, se dalla tua parte hai le giuste conoscenze ed una quantità pressoché illimitata di denaro che puoi spendere, niente è davvero impossibile. Perfino l’impossibile stesso non lo è più. A Rosa non ho detto niente, ovviamente, perché, come mi ha spiegato in modo molto accurato la dottoressa, deve essere lei a riprendere coscienza del proprio passato. Deve essere lei a ricordare per prima perché sarebbe troppo destabilizzante per la sua psiche se fosse qualcuno dall’esterno a raccontarle tutto, anche se fossi io, quindi una persona molto vicina a lei. Ed in tutto quello che sono riuscito a recuperare, c’è ovviamente il pezzo che a lei ancora manca”
“Ed io in tutto questo cosa c’entro?” chiese Rich, con voce annoiata, con un altro sospiro e lo sguardo rivolto altrove. Sembrava che qualunque altra cosa presente nella stanza fosse nettamente più interessante del suo interlocutore.
“E tu cosa c’entri? Dopo l’aggressione, Rosa è stata portata in ospedale, ed in ospedale ci sono i registri da compilare in caso di ricoveri, di situazioni di estrema emergenza come quello in cui si trovava lei. Viene sempre segnato chi accompagna una persona in condizioni simili al pronto soccorso, perché quando interviene la polizia, sa chi deve sentire per primo. La cosa più difficile è stata riuscire a risalire a quel determinato registro ed a quel determinato documento, ma dietro lauta ricompensa ci sono riuscito. Te l’ho detto, con tanti soldi a propria disposizione anche l’impossibile diventa in automatico possibile, ed io sono riuscito anche ad ottenere quel determinato documento. E l’ho letto. Ed ho detto anche il nome che vi era scritto sopra”
“E quindi?”.
Alla domanda di Rich seguì il silenzio assoluto, tanto da costringere l’uomo a tornare a fissare l’altro ed a scoprire di essere fissato a sua volta.
“No”
“Ti ho appena detto che ho letto quel foglio. Ho visto coi miei occhi cosa c’era scritto nero su bianco”
“Ti sei fatto un’idea completamente distaccata dalla realtà. Io e Cora ci siamo incontrati a Los Angeles undici anni fa, per puro caso, perché si prostituiva nello stesso quartiere dell’albergo in cui alloggiavo. Prima di quel momento non ci siamo mai incontrati”
“L’ultima città in cui Rosa ha vissuto prima di scappare in California è stata El Paso, in Texas. Devo aggiungere altro?”
“E quindi?” ribatté Rich con un sorriso ironico “è una città grande in cui vive tanta gente. Amico, io non so che idea ti sei fatto o quale foglio tu abbia letto, ma la verità è quella che ti ho appena detto, che tu ci creda o meno: io e lei ci siamo incontrati undici anni fa per la prima volta. Prima di quella notte non l’avevo mai vista. Punto. Riguardo a quello che hai letto, non so che cosa dirti”
“Quindi mi sono sbagliato? Stai dicendo che quello che ho letto nero su bianco in un documento ufficiale, sono cose che non esistono? E perché sarebbero state riportate addirittura su un documento così importante? Se non è come penso io, se sono giunto alle conclusioni sbagliate, dammela tu una spiegazione”
“Ed io che cazzo che so? Guardati attorno, guarda dove siamo e guarda in che situazione mi trovo. Credi davvero che le mie priorità siano darti delle spiegazioni riguardo una cosa di cui non ho la più pallida idea? Te lo ripeto per l’ultima volta: io e lei ci siamo incontrati per la prima volta a Los Angeles undici anni fa, prima di quel momento non l’ho mai vista. In che altro modo spiegartelo non lo so. Cazzo, se ti ho detto perfino che negli ultimi tre anni abbiamo ripreso a scopare ed ho perso il conto di tutte le volte che l’abbiamo fatto, perché adesso dovrei raccontarti una bugia in merito a questo? Ragiona. Se fosse vero quello che stai insinuando, non avrebbe alcun senso che io dica il contrario, no? Se non mi sono fatto alcun problema a confermarti che faccio sesso regolarmente con tua moglie, che cos’è a confronto dirti anche che la conosco da molto più tempo di quello che sembra, se fosse vero, mh? Ma non è vero, questo è il punto. Non l’ho mai vista prima di undici anni fa, e questa è l’ultima volta che sono intenzionato a ripeterlo” spiegò Rich, mostrandosi irritato, e poi rimase in silenzio per sottolineare quello che aveva appena detto: per lui quella faccenda assurda era chiusa e non avrebbe speso una sola parola in più per ribadire la propria posizione.
Anche Austin rimase a sua volta per un po’ in silenzio, ed alla fine emise un sospiro e si passò la mano destra tra i capelli biondi.
“D’accordo. Tu sei convinto di quello che stai dicendo ed io lo sono altrettanto di quello che ho letto e delle conclusioni a cui sono arrivato da solo, ma sai che c’è? Quello di cui abbiamo appena parlato non ha la minima importanza dopo l’intera conversazione, ma era solo una piccola curiosità che volevo togliermi… Ed anche in questo caso sono comunque giunto alle mie conclusioni personali. E…” lo sguardo dell’uomo si spostò rapidamente verso la porta metallica situata dall’altra parte della stanza perché era stata appena aperta dalle due guardie. Quello era il segnale che l’ora a sua disposizione era finita e dovevano riportare il suo interlocutore nella sua cella, e qualcosa gli diceva che sarebbe stato inutile anche solo provare ad avere qualche altro minuto in più “credo proprio che siamo arrivati alla fine della nostra conversazione, ma tanto non c’era molto altro d’aggiungere. Mi auguro che sfrutterai le prossime ore per riflettere su quello di cui abbiamo parlato e che prenderai la decisione migliore. Ma sono sicuro che sarà così. Nessuno potrebbe essere ansioso di ritrovarsi chiuso in una gabbia metallica, legato mani e piedi, a soffocare lentamente nel più atroce dei modi… Se poi a questo aggiungiamo anche il fatto che perdi completamente il controllo del proprio corpo… Ohh, non voglio nemmeno sforzarmi ad immaginare come deve essere. Pensa sapere di essere destinati a vivere una cosa del genere in prima persona”.
Austin emise un sospiro e si alzò in piedi mentre Rich rimase seduto dall’altra parte del tavolo perché doveva aspettare l’ordine delle guardie. I due uomini erano ancora lontani, ed Austin ne approfittò per sussurare delle ultime parole a Rich prima di andarsene, in modo che fosse lui soltanto a sentirle.
“A proposito, non che ti possa interessare qualcosa, e di sicuro è così, ma te lo dico lo stesso a semplice titolo informativo. Rosa è incinta al momento. Aspetta un figlio da me, ovviamente”.
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