Capitolo 3
Era una bella giornata per viaggiare. Avevo l'aereo alle 9:15 di quella mattina e sarei atterrata a Belfast nel giro di un'ora e mezza.
Dopodichè avrei preso un taxi fino a Ballycastle e quindi un traghetto fino a Rathlin Island.
Erano solo le sei ed io ero già sveglia. E tartassavo me stessa con mille domande.
Avevo perdonato Chris, e ora? Cosa sarebbe successo? Sarebbe andato tutto come al solito? Sarebbe sfociato tutto di nuovo in una lite?
Sicuramente non mi avrebbe lasciata in pace tanto presto.
E invece l'isola com'era? Mi sarei annoiata così tanto?
Un leggero tocco alla porta mi scosse dai miei pensieri, e dopo un secondo apparve mia madre.
<< Amore sei sveglia? >>
Dalla mia bocca uscì un flebile "si" in risposta.
<< Ti va di fare colazione? >>
<< Certo, lasciami solo un attimo >> risposi un po' più forte. Detto ciò rotolai giù dal letto, e mi diressi verso il bagno, quindi raggiunsi mia madre davanti a una tazza fumante.
<< Ahi! >> esclamai, e per poco non rovesciai il the bollente.
<< Scotta tesoro, fai attenzione >>
<< Non potevi dirlo prima? >> dissi ridendo
<< Già, hai ragione, scusami tanto! >> rispose lei.
I bagagli erano già pronti e sembrava che fremessero d'impazienza.
<< Mamma? >> domandai quando ero ormai sull'uscio di casa.
<< Dimmi amore >>
<< È così brutto la? >>
Capì subito cosa intendevo.
<< Stai tranquilla, non è così male, e di certo non ti annoierai >>
<< In che senso? >>
<< Oh...lo scoprirai da sola >>
La guardai per un secondo abbondante, e scoprii la paura nei suoi occhi.
All'ora di pranzo mi imbarcai sul traghetto. Il volo era stato piacevole, un po' meno il viaggio in taxi.
L'autista aveva guidato per tutta la strada con il sottofondo di una musica oscena di una band sconosciuta. Quando mi aveva chiesto se io fossi d'accordo,risposi educatamente di si.
Cos'altro avrei potuto fare? Sarebbe stato molto peggio se avesse tenuto il broncio per tutto il tragitto, a causa della mia scortese risposta.
<< Mi scusi è libero questo posto? >>
Mi ero appena accomodata in un posticino quasi isolato a poppa. Quasi.
<< Certo >> dissi, senza degnare di uno sguardo la figura che mi
sovrastava.
<< C'è qualcosa che la turba? >>
A quel punto mi voltai per incenerire la fonte del mio disturbo. Ma non lo feci.
Rimasi semplicemente immobile.
<< In questa bellissima giornata >> disse <<Non vedo cosa possa infastidirla...Sa è davvero fortunata, nemmeno il mare è mai stato così calmo >>
Il nodo che mi stringeva la gola si sciolse. E anche questa volta,come qualche
ora prima, risposi per pura cortesia.
<< Non sono affatto infastidita, e in quanto al mare, come ha detto lei,sono solamente stata fortunata >> riscontrai.
<< Eppure >> continuò imperterrito << Mi sembrava che lei non fosse a suo agio>>
<< Si sbaglia >> tagliai corto
<< Comunque io sono William, William McCartey >> ribattè porgendomi la mano.
<< Martha Smith >>
La pazienza non era il mio forte. Lui lasciò cadere la mano, ancora sospesa a mezz'aria.
<< L'avevo detto che qualcosa la turbava >>, bisbigliò quasi più a se stesso che a me. In ogni caso non mi andava di continuare quella conversazione,così mi voltai dalla parte opposta e ammirai il mare. L'acqua era limpida,e sembrava che contenesse diamanti, da quanto luccicava. Il vento era soltanto una brezza leggera.
L'isola invece era ancora una macchia all'orizzonte. Presi gli occhiali da sole che mi aveva regalato mia madre e li infilai per proteggere gli occhi da quella luce così insolita.
Osservai i minimi particolari della piccola imbarcazione, la vernice ormai scrostata, alcune parti arrugginite, e poi i miei occhi si soffermarono su un oggetto curioso, quasi anomalo per un traghetto. Un piccolo acchiappasogni dondolava leggero, seguendo il ritmico moto delle onde.
Mi alzai per scrutarlo meglio, e con cautela presi tra le mani una piuma svolazzante. Si, di certo non era un oggetto adatto per una barca.
Però, magari dietro quell'acchiappa sogni si nascondeva una storia, oppure...
<< Si >> disse la solita voce alle mie spalle, come se mi avesse letto nel pensiero << È un oggetto stravagante >>.
Questa volta mi voltai e lo fulminai con lo sguardo, ma lui sembrò non farci neppure caso.
<< Da queste parti va di moda lo sai? >>. Fantastico! Eravamo già passati dal lei al tu.
<< Oh davvero? >> risposi << Mi sono sempre raffigurata gli acchiappa
sogni come il simbolo madre delle tribù americane>>
<< In effetti è così >> ammise << Però è un'usanza anche per i lupi di mare,soprattutto qui a Rathlin, credimi>>
<< Capisco >> risposi. Nonostante l'argomento mi interessasse parecchio
non volevo dare corda a quel ragazzo.
Alla fine arrivai sull'isola. Ero stanca, ma dovetti fare un ultimo sforzo,e con la valigia in spalla risalii la strada che portava in paese.
<< Martha hai bisogno di una mano? >>
Quanto era irritante quel ragazzo?
<< Grazie >> risposi << Ma ce la faccio da sola>>
<< Come vuoi... Comunque potremmo vederci qualche volta, che ne pensi? >>
<< Non ci sperare troppo, non resterò qui per molto >>
<< Lo prendo come un si, ciao Martha! >> e se ne andò con un sorrisetto stampato sulle labbra.
Camminai per una ventina di minuti, avevo già superato le ultime case da un pezzo, quando mi trovai d'improvviso davanti a un grande cancello sfarzoso.
Dovevo aver sbagliato indirizzo, possibile che mia nonna fosse così ricca?
Eppure inciso nel metallo del cancello c'era proprio il suo cognome.
Suonai il campanello, e dopo qualche istante i battenti si aprirono ed io entrai nella mia avventura.
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