Prologo.

All I need is a little love in my life.
All I need is a little love in the dark.

Guardo un'ultima volta la mia stanza, ormai praticamente spoglia, mentre mi ritornano in mente così tanti ricordi che resteranno per sempre impressi nella mia memoria ed in queste quattro mura, e nel frattempo sorrido pensando a tutto quello che mi aspetta adesso, pensando ad un futuro più sereno, più solare.
Guardo un'ultima volta la mia stanza, e rivedo papà che mi racconta le storie per farmi addormentare, mamma seduta per terra mentre mi accarezza la testa, e tutte le preoccupazioni chiuse fuori dalla porta.
Guardo un'ultima volta la mia stanza, e rivedo i primi disegni, i primi litigi, i primi baci, la prima ed ultima fuga notturna dalla stanza attraverso il balcone e la conseguente punizione dopo essere stata beccata rientrare a notte fonda.
Rivedo tante cose in questa stanza, ma non ho paura di chiudere la porta, non ho paura di lasciare questa casa, questo posto, perché sono pronta a vivere nuove prime volte, nuove emozioni e nuovi sentimenti.
Chiudo la porta della mia stanza e, sorridendo, mi avvio verso la porta di casa, pronta per partire. Pronta per iniziare un nuovo percorso, tutto mio questa volta, senza che nessuno piloti la mia vita com'è sempre stato fino ad ora.

"Mi mancherai tesoro." è mia madre a parlare, mentre si dirige verso di me con le braccia aperte, pronta per l'ultimo abbraccio.
"Anche tu mi mancherai mamma."  le dico rispondendo all'abbraccio.
Non sono convinta della mia risposta, ma scelgo di dirlo lo stesso visto che non so quando sarà la prossima volta che la rivedrò. Forse Natale.
"Tuo padre sarebbe fiero di te Rose." dice commossa "Se solo fosse qui..."
Potreste pensare che sia una frase dolce, nonostante le circostanze, ma questo perché non conoscete mia madre. Per questo con tono freddo semplicemente dico "Si, lo so mamma."

Mio padre morì il giorno del mio 15esimo compleanno, proprio mentre io e lui stavamo andando a prendere la torta per la festa che ci sarebbe stata di sera. Io non riportai molte ferite gravi, se non la più grande e la più dolorosa: Mio padre era morto.
Mia madre non ha mai accettato la sua morte, come me d'altronde, così precoce, così improvvisa, e in qualche modo me l'ha sempre rinfacciato visto che sono stata io a distrarlo mentre lui era alla guida. Io, d'altro canto, non me la sono mai sentita di dirle di smetterla, perché so che, infondo, me lo merito.

Apro la porta, il taxi che dovrebbe portarmi all'aeroporto è già arrivato e la realizzazione di star finalmente per lasciare questo posto, mi emoziona.
Sono nata e cresciuta a Cardiff e non ho mai lasciato questa cittadina, mai.
Mi sono sempre sentita un po' fuori posto qui, come se fossi alla continua ricerca di qualcosa, per questo il mio unico, più grande desiderio era poter studiare fuori, e finalmente adesso si sta avverando.

"Devo andare mamma." dico salutandola un'ultima volta, emozionata di salire in quel taxi.
"Mandami un messaggio quando arrivi, mi raccomando."
Carico le valigie in macchina e "Si, spero di ricordarlo."
So che mia madre mi vuole bene, è solo terribile nel dimostrarlo da quando è morto papà. E' solo ferita.
Mi siedo dietro, metto la cintura e "All'aeroporto, grazie" mi godo il viaggio.

Seduta sopra l'aereo, con le cuffie nelle orecchie, non posso fare a meno di essere super emozionata all'idea di arrivare, ma anche ansiosa, tesa. In fondo, non so a cosa andrò in contro. Spero che l'appartamentino del Campus sia carino, e che la mia coinquilina sia simpatica.
Ho potuto vedere il Campus al computer e spero che sia realmente come l'ho visto: stanze maschili e stanze femminili divise da un campo enorme di rugby al centro. Più che stanze in realtà sono dei veri e propri appartamenti in miniatura per due persone, situati uno accanto all'altro.
Mentre la voce metallica ci avvisa che l'aereo sta per partire, chiudo gli occhi, decisa a dormire per tutte le 2 ore di viaggio e consapevole di svegliarmi solo una volta essere arrivati, sognando la città che ho sempre desiderato visitare.

Infatti, sobbalzo svegliandomi di colpo al suono della voce metallica che ci avvisa che stiamo per atterrare.
Una volta usciti dall'aeroporto non posso fare a meno di guardarmi intorno: è tutto così bello, tutto così diverso e, sta piovendo diamine, sono senza ombrello.
Velocemente mi dirigo verso il primo taxi che vedo e, una volta salita, mi affretto a dire al tassista la mia destinazione.
Mentre aspetto pazientemente di arrivare, non faccio altro che guardare tutto quello che i miei occhi riescono a catturare. Dio, è un sogno essere qui, non ci posso ancora credere: sono a Londra.
Io.

Il taxi mi lascia davanti alla UCL: University College London.
Sono finalmente qui. E' pazzesco.
Mi guardo in torno, ammiro l'enorme campo da football dove in questo momento alcuni alunni siedono per terra a parlare tranquillamente, visto che è domenica; scorgo quella che penso sia una biblioteca dall'enorme vetrata che dà sul campo e già penso a quante ore passerò la dentro. Mi dirigo verso i dormitori femminili e mi accorgo subito del fatto che per farlo, devo passare davanti i dormitori maschili e attraversare tutto il campo di football, cosa scomoda.
Noto subito un paio di facce che mi guardano, e altrettante ne guardo io curiosa, mentre passo davanti ad alcuni appartamenti maschili, notando però anche figure femminili; presumo quindi che ci sia una specie di coprifuoco, visto che maschi e femmine sono separati, anche se sono al cento per cento sicura del fatto che molti trasgrediranno questa regola.
Attraverso il campo da football notando anche molte panchine in lontananza vicini a degli alberi che fanno da ombra e già mi innamoro di questo posto. Non vedo l'ora di vedere il mio appartamento.
Una volta arrivata nei dormitori femminili noto subito che le casette esternamente sembrano tutte identiche, poste una accanto all'altra.
Guardo l'email dal mio cellulare dove ci sono scritte tutte le informazioni utili e leggo 'appartamento 52'.
Fantastico, uno degli ultimi praticamente visto che in totale sono 60.
Una volta arrivata, titubante busso, sperando ci sia la mia coinquilina.

La porta si apre e un'esuberante ragazza con i capelli neri mi si para davanti "Ciao! Tu devi essere Rose!" mi dice porgendomi la mano "Io sono Cassidy Jones, sono al secondo anno."
"Mi chiamo Rose White, sono chiaramente al primo anno." le rispondo stringendole la mano e facendole un sorriso timido.
"Vieni, entra." mi invita lei.
L'appartamento è davvero carino: il salone che mi trovo di fronte è piccolino, con solo un divano ed una televisione di fronte ad esso, ma è reso più largo dal fatto che alla mia sinistra c'è la cucina, anch'essa piccolina, considerando che il Campus gode di una mensa, ma buona per due persone. Vedo un piccolo corridoio tra il salone e la cucina e noto due porte a destra ed una sulla sinistra.
"Questi appartamenti non sono enormi, ma sono carini, non trovi? Sempre meglio di niente." sorride lei.
Ed io mi trovo pienamente d'accordo con lei, così le sorrido di rimando
"Vieni, ti faccio vedere le stanze."

Mi mostra prima la sua, piena di poster di attori attaccati al muro, un letto ad una piazza al centro della stanza, una scrivania con così tante cose sopra che non riesco a distinguerle a destra del letto, e a sinistra un comodino, anch'esso pieno di roba sopra; vedo poi una tv appesa al muro di fronte al letto, di lato un armadio pieno di adesivi e poster ed infine una piccola libreria bassa dove lei ha messo alcuni quaderni e cianfrusaglie varie, ma non libri.

La mia camera, ha gli stessi mobili che ha la sua però disposti in modo diverso: il letto è poggiato lateralmente ad una parete e dall'altro lato c'è il comodino; di fronte al letto c'è la tv appesa, a sinistra della tv c'è l'armadio grande quanto quello di Cassidy e a destra la scrivania. Noto che, per mia gioia, ho anche io la piccola libreria bassa e già so che la riempirò tutta. Noto che l'unica differenza tra le due stanze è che nella mia c'è una piccola finestra con un piccolo davanzale per sedersi e già mi ci vedo seduta li a leggere.
"Ti piace?"
"Si, è perfetta davvero." E lo penso sul serio.
L'unica cosa un po' fastidiosa è il bagno in comune, per via di tutta la roba che Cassidy sembra non voler mettere in ordine, ma immagino di dovermi abituare.

Essendosi già fatta sera, decidiamo di preparare qualcosa da mangiare ma non mangiamo in cucina, bensì in salone, sedute nel divano.
"Allora Rose, parlami un po' di te." mi sorride.
"Non c'è molto da dire..." dico imbarazzata "Mi chiamo Rose White, ho 17 anni, quasi 18, sono nata e cresciuta a Cardiff e non sono mai stata da nessun'altra parte. Non ho né fratelli né sorelle, anche se mi sarebbe piaciuto avere un fratellino più piccolo, e venire a Londra era il mio sogno da... beh, da sempre." concludo sorridendo.
"Rose White... casualità o i tuoi genitori hanno senso dell'umorismo?" ride Cassidy ed io con lei.
"In realtà, me l'ha dato mio padre questo nome." sorrido io, abbassando lo sguardo "Vedi, la rosa bianca è un simbolo d'amore, ma non di un amore passionale come quello della rosa rossa, bensì simboleggia un amore profondo, quasi viscerale, un amore consolidato negli anni. Come l'amore per un familiare, ad esempio." Ricordo ancora quando da bambina non capivo perché mi avessero dato questo nome, il nome di una rosa, visto il mio cognome, ma adesso lo capisco completamente e lo amo.
Soprattutto perché l'ha scelto mio padre.
"Wow, è pazzesco!" parla Cassidy "Tuo padre è un genio."
Non mi sento di dirle che al massimo mio padre era, un genio, quindi semplicemente "Si, lo è." le rispondo, trattenendo tutto.

Cassidy mi racconta un po' di lei, della sua famiglia, di come anche lei ha sempre desiderato un fratello minore; mi racconta della separazione dei suoi genitori quando lei era piccola e di come le ha fatto credere che l'amore non esistesse, anche se poi crescendo ha cambiato idea. Mi racconta di questo ragazzo, Jackson, il primo ragazzo che ha avuto, al liceo, e di come era innamorata persa di lui, ma che l'anno scorso l'ha lasciata, dopo 4 anni insieme.
Incomprensioni e caratteri completamente diversi, dice lei.
Corna, penso io.
Due persone non smettono di amarsi dopo 4 anni da un giorno all'altro, ma mi faccio gli affari miei, in fondo ci siamo appena conosciute.
Noto subito che Cassidy ha una grande dose di parlantina, ma la cosa non mi dispiace più di tanto, anche io se messa a mio agio ho la mia buona dose di parlantina. Ma lei non la batto.

"Sei emozionata per domani?" mi domanda Cassidy mentre sparecchia.
"Diavolo, si." sospiro "Un po' agitata a dire il vero..."
"Andrà bene tranquilla! Ti presenterò i miei amici domani, li adorerai vedrai" mi sorride.
Lo spero Cassidy, lo spero...
A Cardiff non ero di certo famosa per le mie amicizie... conoscevo tutti nella mia scuola e tutti mi conoscevano, ma ripensandoci, forse nessuno mi conosceva realmente.
Leviamo il forse.
Sono timida all'inizio, riservata, e nessuno si è mai realmente interessato a conoscermi, se ovviamente leviamo Derek, l'unico ragazzo che ha voluto conoscermi al di fuori della scuola, per poi scoprire che mi voleva solo portare a letto.
Che delusione che sei stato Derek della IVB.
Eri carino, per te mi sono beccata una punizione di due settimane, e ti sei preso il mio primo bacio.
Si fa tardi, decidiamo entrambe di andare a dormire ed io, poco prima di addormentarmi dopo aver dato la buonanotte a Cassidy, sono super emozionata per domani.
Ma soprattutto felice.

Mi chiamo Rose White, ho 17 anni, un padre morto ed una madre poco presente, sono a Londra e domani è il mio primo giorno di università.
Che Dio me la mandi buona.

---

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuova storia!! Mi sto davvero impegnando affinchè possa venire un lavoro decente, spero di riuscirci!
Fatemi sapere cosa ne pensate della storia, vi voglio bene ♥️

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top