Salvezza
Era una giornata nuvolosa al villaggio Sooga.
Non c'era nessuno in giro; fare una passeggiata con quel cielo grigio metteva troppa tristezza.
L'unica persona che non era abbastanza contagiabile da quel brutto tempo stava passeggiando per la foresta che circondava il villaggio.
Anche Pucca però non si sentiva completamente allegra come il suo solito. Da quando era entrata nella foresta le sembrava di sentire qualcuno che la stava seguendo.
Per un po' provò ad ignorare la sensazione, ma questa non se ne andò. Parve anzi rafforzarsi.
La ragazza si girò. Dietro di sé non c'era nessuno.
Ebbe a malapena il tempo di girarsi di nuovo che cadde nel buio.
***
«Ragazzi, qualcuno di voi ha visto Pucca? Sono almeno tre giorni che non la vedo».
Garu aprì gli occhi e fissò Ching, che in quel momento pareva essere abbastanza agitata. In risposta alla sua domanda scosse il capo.
Si era sccorto anche lui dell'assenza della ragazzina. Probabilmente era anche stato il primo a rendersene conto, già dopo aver passato un giorno intero senza subire suoi attacchi.
«Non ti preoccupare, Ching. È di Pucca che stiamo parlando. Qualunque cosa l'abbia portata a sparire, sicuramente l'ha già risolta», disse Abyo tranquillo.
«Lo so, ma non è da Pucca sparire in questo modo. E se le è successo qualcosa? È dofficile, ma non impossibile».
Garu sapeva come verificare. Non andavano al ristorante Goh-Rong da giorni, magari in realtà i proprietari ne sapevano qualcosa.
Si alzò e uscì dalla palestra.
«Aspetta, Garu! Dove stai andando?», gli urlò dietro Ching, seguendolo con Abyo.
Il ragazzo fece semplicemente cenno di seguirlo.
Quando la destinazione fu chiara, persino Abyo capì l'idea dell'amico.
«Vuoi chiedere ai suoi zii se l'hanno vista?».
Garu annuì.
I tre entrarono al ristorante. In teoria doveva essere chiuso a quell'ora, ma i ragazzi, essendo migliori amici di Pucca, potevano entrare quando volevano.
Gli zii di Pucca, seduti ad unk dei tavoli, si gurarkno verso i nuovi arrivati.
«Ragazzi! Stavamo per venire a cercarvi! Avete visto Pucca? Sono almeno tre giorni che non la vediamo!», disse Zio Raviolo.
I ragazzi si guardarono.
«Quindi... nemmeno voi l'avete più vista?», chiese Ching preoccupata.
I tre scossero il capo.
«Allora deve esserle successo qualcosa. Pucca non sparirebbe mai così, senza avvisare».
«Stai calma, Ching. Starà bene», disse Abyo nel tentativo di consolarla.
«Dobbiamo trovarla. Qualcuno ha idea su dove possa essere?», chiese Ho guardando i presenti.
Nessuna risposta.
Il rumore della porta d'entrata che sbatteva fece girare tutti verso Mia, la gattina di pucca. In bocca aveva quel che pareva essere una lettera.
Garu la prese e la lesse. Quando finì aveva gli occhi sbarrati.
Abyo gli strappò la lettera dalle mani e la lesse a tutti.
«"Per Garu. Vieni al castello. Io e lei ti stiamo aspettando". Caspita, Garu, chiunque sia è te che sta cercando!», commentò il ragazzo.
Il ninja nemmeno gli prestò attenzione. Si diresse verso la porta, intenzionato a raggiungere il castello. Non era stato messo il nome, ma di castello lì ce n'era uno solo.
«Aspetta, Garu! Non penserai mica si andare là da solo, vero? Noi veniamo con te. In quel castello ci abita Muji e senza l'aiuto di Pucca dobbiamo essere più numerosi per batterlo», disse subito Linguini.
«Concordo, però è il caso di muoversi. Se Pucca è in pericolo, prima la salviamo meglio è», disse Ching raggiungendo Garu.
Poco dopo i sei stavano correndo verso il castello di Muji.
***
Quando arrivarono a destinazione si divisero: Garu sarebbe andato nei sotterranei, Ching e Abyo avrebbero controllato i piani superiori e i tre cuochi si sarebbero occupati del pian terreno.
Garu aveva un pessimo presentimento. Quel posto era malvagio, più sel solito. Aveva paura per quelli che erano lì con lui; non voleva si facessero male per averlo accompagnato.
Ancora di più lo spaventava il buio tetro che c'era là sotto. Non perché avesse paura del buio, ma perché se una ragazza così allegra e solare come Pucca si trovava lì e c'era comunque tutto quel buio, voleva dire che qualcosa non andava. Lei non andava.
Un odore di sangue lo fece fermare.
C'era qualcuno lì.
Spalancò le porte di tutte le celle. Doveva essere lì.
Infine la trovò.
Garu guardò Pucca con spiacevole sorpresa. La ragazza era accasciata contro il muro, i polsi sostenuti da un paio di catene attaccate al muro. In ogni parte di pelle esposta vi erano tagli e sangue. In giro per la stanza erano sparsi degli strumenti di tortura tinti di rosso.
Garu non poteva vedere una scena simile.
Pucca, la ragazza imbattibile, era lì, inerme, davanti ai suoi occhi.
Sguainò la spada e la liberò dalle catene, per poi sostenerla il più delicatamente possibile.
La scosse dolcemente, sperando di svegliarla.
Niente. Nessuna reazione, come se fosse una bambola.
«Pucca...», mormorò Garu. La sua voce risuonò roca. Aveva infranto il voto del silenzio dopo tanto tempo, ma in quel momento era l'ultimo dei suoi problemi.
Pucca non reagì.
Il ragazzo la prese in braccio e iniziò a correre verso l'entrata. Se tutto era andato secondo i piani, i suoi amici erano già là ad aspettarlo.
Quando arrivò al punto d'incontro, si ritrovò solo.
Guardò Pucca. Purtroppo era più probabile che fossero stati catturati anche loro.
Seguendo una scia di voci, si inoltrò nel castello, raggiungendo una sala ampia che non aveva mai visto.
«No, Garu! Scappa!», urlò una voce. Il ragazzo alzò lo sguardo verso una gabbia sospesa a mezz'aria, nella quale erano stati rinchiusi tutti i suoi amici.
«Inutile chiederglielo, il auo onore non gli permetterà di fuggire».
Ed eccolo lì, Muji. Aveva un sorriso malvagio stampato sul volto.
«Vedo che l'hai trovata. Quella ragazzina è più testarda di un mulo. L'unica cosa che volevo sapere da lei era il tuo indirizzo, Garu, almeno potevo ucciderti senza troppi problemi. Ma lei nom ha parlato... nemmeno sotto tortura. Letteralmente. Ma ora abbiamo risolto il problema. Ora sei qui».
Torturata per proteggerlo. Garu guardò la ragazza che era fra le sue braccia. Era colpa sua se lei era ridotta in quel modo.
Andò verso il muro e la adagiò contro di esso.
La osservò per un momento. Salvarla e basta gli sembrava davvero poco.
Chiuse gli occhi e posò le proprie labbra sulle sue in un bacio casto.
Grazie. Probabilmente lo mormorò pure.
Si girò verso il suo rivale, la spada sguainata.
Lo attaccò subito. Muji lo evitò e con un'unica, rapida mossa lo disarmò.
Era diventato più forte. Il ragazzo non si diede comunque per vinto e iniziò a combattere a colpi di kung fu.
Muji probabilmente aveva previsto anche questo. Con una mossa sola gli spezzò il braccio e lo scaraventò a terra. Fu così rapido che Garu nemmeno ebbe il tempo di urlare di dolore.
«Garu!», urlò Ching dalla prigione.
Muji gli puntò contro la gola la punta della spada, impedendo al ragazzo di alzarsi.
«Aspettavo da tempo questo momento», sussurrò, facendo saettare la spada. Garu, pur potendo scappare, rimase lì e chiuse gli occhi, aspettando la morte.
Il colpo non arrivò. Sentì al suo posto un urlo e un tonfo.
Riaprì gli occhi, trovandosi davanti nientemeno che...
«Pucca!», urlarono i prigionieri. Lei rivolse loro un sorriso stanco, poi si girò verso Garu.
Si toccò le labbra, poi gli rivolse un radioso sorriso. Alla fine si girò verso Muji con aria assassina.
Garu non guardò cosa accadde dopo. Sentì solo urla, tutte del nemico. Quando riaprì gli occhi, senza sapere quando li aveva chiusi, vide che Pucca aveva già fatto appoggiare a terra la gabbia e stava tentando di liberare i prigionieri dalle catene che li intrappolavano.
Il ragazzo si alzò a fatica e sfoderò con la mano buona la spada. Cinque colpi dopo i prigionieri erano liberi.
«Grazie mille, Garu! Ora direi che è il momento di tornare al villaggio... voi avete bisogno di cure. Andiamo», disse Zio Raviolo, conducendo il gruppetto fuori da quelle mura.
***
Una settimana dopo Pucca si era perfettamente ripresa. Era avvolta dalle bende dove le ferite erano più gravi, ma per il resto era esattamente come prima.
Garu invece aveva ancora il braccio rotto ingessato. Molte cose doveva evitare di farle e Pucca si era candidata come infermiera personale del ninja.
Garu avrebbe voluto dire di no, ma tutto sommato gli andava bene così. Glielo doveva, lei gli aveva salvato la vita.
Dopo tutto quello che era successo le attenzioni della ragazza quasi lo rallegravano. Era felice di essere lì con lei.
Non per questo svelò a qualcuno di aver infranto il voto. Gli dispiaceva, ma non se ne pentiva.
Abyo e Ching vennerò comunque a saperlo e lo spifferarono a Pucca. Alla fine di quella giornata Garu aveva la faccia piena di rossetto e una Pucca al settimo cielo attaccata a lui come un koala.
Non ne fu così dispiaciuto quanto diede a vedere.
Con il ritorno della ragazza, tutto il villaggio parve rianimarsi.
Tutto era tornato alla normalità.
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