6. Lost in Hell
Disclaimer:
Questa fanfiction originale si ispira alla web-serie animata Hazbin Hotel. Data l'ambientazione infernale e la natura dei personaggi che la popolano, questa storia potrebbe trattare temi e/o descrivere scene più o meno esplicite di: violenza fisica e psicologica (anche sessuale), morte, suicidio e omicidio, autolesionismo, tossicodipendenza, alcolismo, gioco d'azzardo, parafilie, ecc.
Reader in Hazbin è un'opera di pura fantasia, per cui ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.
Questa storia vuol far immergere il lettore nella narrazione, in quanto protagonista della trama. A maggior ragione, si segnala che i contenuti presenti nel testo potrebbero impressionare o urtare la sensibilità altrui.
In caso di particolare disagio, fastidio o coinvolgimento si raccomanda di interrompere la lettura.
Per quanto sopra dichiarato, è evidente che i contenuti non sono adatti ai minori ed in generale alle persone particolarmente sensibili, impressionabili o suggestionabili.
Proseguendo nella lettura ci si assume la piena responsabilità delle conseguenze che potrebbero derivare dalla stessa.
L'autore con la presente informativa declina ogni responsabilità in merito.
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Capitolo 6
Lost in Hell
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Quando ti siedi al bancone del bar, Husk non sembra particolarmente sorpreso di vederti. Anzi, oseresti dire che la tua presenza gli sia del tutto indifferente.
Aspetti che termini di bere l'ultimo sorso del solito alcol scadente e che si asciughi la bocca; solo allora, ti schiarisci la voce per richiamare la sua attenzione.
Lo studi, mentre si volta verso di te e alza un sopracciglio con aria annoiata.
«Non mi dire... Gola secca, Rossa?»
Annuisci, ma non fai in tempo ad emettere fiato. Con una destrezza incredibile Husk ti ha già sistemato davanti un bicchiere e infilato del ghiaccio nello shaker. Vicino a lui ha già posizionato tre diverse bottiglie. Prende la prima e inizia a versare ad occhio il liquore nel cilindro metallico. Con una giravolta la rimette a posto per ripetere la stessa operazione con la seconda. Lo guardi un po' intimorita e a quel punto ti sorride maligno.
«Niente latte e biscotti qui, ragazzina. Io servo solo adulti.»
Non riesci a trattenere il disappunto per quel commento, ma la sua agilità manuale ti incanta. Quando versa anche il liquido dell'ultima bottiglia, chiude lo shaker e inizia ad agitarlo come se andasse allo stesso ritmo del tuo cuore. Fissi il movimento e ne sei quasi ipnotizzata, tanto da non renderti conto che ha terminato e lo sta svuotando nel tuo bicchiere.
«A te, Daisy.»
Ritrae le zampe con la solita apatia che lo contraddistingue, ma nel suo sguardo noti una punta di sarcasmo. Non ti è chiaro se quello sia il nome del cocktail oppure l'ennesimo nomignolo che ti ha affibbiato, ma non t'importa molto.
Ruoti la base del bicchiere, mentre studi il colore chiaro della bevanda e il sale sul bordo, scoprendo che una parte di te lo trova dannatamente invitante.
«Se hai intenzione di fissarlo e basta, il tuo Margarita me lo scolo volentieri io.»
Di fronte a quella provocazione, cedi. Te lo porti alle labbra e lo sorseggi. Ha un sapore proibito e nostalgico ed è fresco quanto basta per darti sollievo. Ti lasci andare a un suono d'apprezzamento e Husk ne sembra divertito.
Sbatti le palpebre e quando riporti la tua attenzione su di lui, lo scopri reggere un sigaro tra gli artigli. Non hai idea di come l'abbia tirato fuori così velocemente, ma lo vedi estrarre da sotto il banco una fiamma ossidrica. Accende e tira un paio di volte, prima di soffiare una nuvola di fumo sopra le vostre teste. Resta fermo a godersi la nicotina in circolo per qualche istante ed è come se potessi immaginarlo con le sue fattezze umane in un'epoca lontana, perso a contemplare un punto indefinito.
«Avanti, che cazzo vuoi?»
Piomba dritto al punto come un pugno nello stomaco: scortesia a parte, ti sembra davvero il peccatore giusto a cui rivolgere le tue domande. Tuttavia, ti guardi attorno con una certa ansia.
Sai che devi accollarti il rischio, ma non sei riuscita a tracciare i movimenti di Alastor prima di sederti lì e questo ti fa sentire alquanto esposta.
«Aspetti qualcuno?»
Sobbalzi alla sua richiesta, lasciando trapelare il tuo nervosismo. Fai un profondo respiro e scuoti la testa. Precisi che in realtà non vuoi che nessuno vi interrompa, dopodiché lo fissi.
Una parte di te spera che capisca, ma sai di non essere mai stata particolarmente fortunata. Ti mordicchi il labbro inferiore, mentre cerchi di mettere pace ai pensieri. Ti muovi a disagio sullo sgabello e a tratti lo guardi di sottecchi. Non sai come iniziare il discorso.
Husk solleva un sopracciglio e fa un altro tiro. Espira. La sua bocca assume la solita piega disgustata e ti coglie impreparata.
«Ci stai provando, dolcezza?»
Non ti sembra serio, ma il tuo corpo sussulta comunque per l'imbarazzo. Chiarisci immediatamente che non era quello che intendevi e semplicemente lo dici.
"No, si tratta di Alast-".
Husk ti mette una zampa sulla bocca, non appena ti sente pronunciare le lettere del suo nome. Si porta l'altra sul muso e ti fa cenno di zittirti con uno degli artigli.
«Se non lo vuoi tra i piedi, meglio non nominare quel figlio di puttana.»
Sbatti ripetutamente le palpebre, ma solo quando annuisci comincia a lasciar andare la presa. Tuttavia, è così vicino che non resisti. Le sue sopracciglia scarlatte svettano sotto al suo cilindro e la tua mano è più rapida dei tuoi pensieri.
Prendi uno dei peli e tiri con forza. A muoverti, stavolta, è un sentimento diverso da quello provato in presenza di Niffty. Non c'è rabbia, solo un profondo bisogno di sapere.
Quando il sopracciglio si strappa, Husk inizia a urlare e imprecare, massaggiandosi il viso con entrambe le zampe. Poi, le sue ali rosse si spalancano e cala su di te come un gufo rabbioso. Batte i pugni sul banco e il suo naso, ora, si trova a pochi centimetri dal tuo. È livido di rabbia.
«Cosa cazzo credi di fare, brutta stronza!?»
La tua mano regge la prova incriminante. La tieni alta fra voi, come se fungesse da barriera tra te e la sua furia. Mentre l'osservate, il colore rosso scompare, ritornando all'originaria pigmentazione. Non serve dire altro, questo basta e avanza per far intendere al demone quali fossero le tue intenzioni. Tuttavia, vuoi approfittare del momento e non lasciare nulla al caso. Prendi fra le dita uno dei tuoi capelli e lo strappi. L'effetto è lo stesso e grida chiaramente che non hai agito senza uno scopo.
Husk assottiglia le pupille e comincia a farsi indietro, ma tu lo prendi per il papillon e lo tiri nuovamente verso di te. Sei decisa a non fartelo scappare una seconda volta!
Porti le labbra vicino al suo orecchio e glielo comunichi. Sei categorica: vuoi avere le tue risposte.
Husk ti afferra per i gomiti e ti spinge via, soffiando. Usa abbastanza forza da rigettarti sullo sgabello.
Ti fissa. Il fumo gli esce dal naso e ha i denti stretti in un ringhio. Il silenzio è calato improvvisamente tra di voi, ma la tensione è ancora alta.
Sai che non puoi abbassare lo sguardo e non lo fai. Trattieni il fiato, finché non lo senti sospirare con fare rassegnato. Si guarda attorno. Rizza le orecchie, annusa l'aria e torna alla sua posizione originaria.
«Tsk. Sapevo saresti stata una fottuta spina nel fianco...»
Si concede un ultimo tiro, poi rigira il sigaro e lo spegne direttamente sul bancone. Non ancora soddisfatto, prende il Margarita che non hai ancora terminato e lo manda giù come fosse acqua cristallina. Immagini sia il suo modo per pareggiare i conti, quindi non protesti. Getta il bicchiere alle sue spalle, lasciando che si frantumi, dopodiché esce da dietro il bancone e ti fa un cenno con la testa.
«Seguimi.»
Hai solo un istante di esitazione, prima di annuire. Lo vedi voltarsi ed è allora che qualcosa dentro di te scatta. Ti sollevi sullo sgabello e ti sporgi oltre il bancone, quel tanto per allungare la mano e frugare tra i suoi attrezzi del mestiere. Finalmente, trovi un oggetto dalla forma soddisfacente e lo afferri. Cerchi di nasconderlo come puoi sotto ai vestiti, mentre gli cammini alle spalle e, quando Husk si ferma davanti alla scala di una sorta di scantinato, la parte più prudente di te è lieta di aver trovato quel rompighiaccio.
«Occhio a dove metti i piedi.»
La sua voce burbera cattura nuovamente la tua attenzione. I gradini sono stretti e ti obbligano a reggerti contro la parete. Fatichi sempre più a vedere, ma a un certo punto ti sembra che un bagliore provenga dal fondo. Istintivamente porti una mano sulla tua arma di fortuna e stringi la presa. Non ti piace quella situazione, ma tornare indietro significherebbe andarsene a mani vuote. Inizi a contare le scale, un modo come un altro per esorcizzare l'impellente bisogno di voltarti e risalire.
"1, 2, 3 ..."
Arrivi a contarne ventidue, prima di capire dove ti trovi. Ci sono grosse botti numerate e vari buchi rotondi nelle pareti. In alcuni di essi ci sono delle bottiglie che fanno capolino, ma la maggior parte è vuota. La temperatura è molto più fresca rispetto al piano di sopra e la luce decisamente più tenue.
Husk non ti offre molte spiegazioni, ma quel luogo è chiaramente una cantina. In uno degli angoli ci sono diverse casse di alcol ammassate e, proprio lì vicino, spicca un tavolino rotondo e piuttosto largo. Noti anche la presenza di un materasso gettato per terra. Non osi chiedere se quella sia la brandina su cui il felino dorme, ma dalla quantità di bottiglie vuote sparse attorno, ritieni sia altamente probabile.
«Abbiamo fatto troppo casino di sopra. Meglio terminare la discussione qui.»
Senti un brivido lungo la schiena e azzardi una domanda. "Lui, potrebbe...?"
«A quest'ora lo stronzo è impegnato, ma non si sa mai.»
Mentre lo dice, si sposta verso una vecchia e malconcia radio, piccola e compatta. Solleva l'antenna e sintonizza la frequenza. La voce di Alastor riempie la stanza e, per un attimo, ti manca il respiro.
«C'è il suo programma radiofonico in onda. Starà chiuso in sala a mettere musica e a fare battute del cazzo per un tempo sufficiente.»
Vorresti approfittare di quella fortunata coincidenza, ma non riesci a farlo con la sua risata nelle orecchie. Chiedi ad Husk di chiudere la trasmissione e, anche se non ne spieghi la ragione, sei talmente pallida in volto da permettergli di intuirla. Pur brontolando a denti stretti, Husk esegue.
Mentre lui si mette alla ricerca di una bottiglia di liquore intatta, tu ti avvicini al tavolo e ti siedi. Le tempie ti pulsano, ma cerchi di razionalizzare.
"Lui non è qui e non verrà. Sei al sicuro."
Te lo ripeti, finché il tuo respiro non torna regolare.
Husk ti mette davanti una bottiglia di birra aperta, mentre inizia a tracannare la sua. Decidi di mandare giù un bel sorso anche tu, ma non la finisci: non ti fidi abbastanza per ubriacarti in sua presenza.
L'alcol, però, aiuta a scioglierti la lingua. Così inizi a chiedere conferma che Alastor non abbia stretto altri patti all'interno dell'hotel.
«Da quanto ne so, oltre a noi due, c'è solo Niffty.»
Sei sorpresa che ti abbia risposto con tanta facilità, per cui decidi di approfittarne. Azzardi un po' di più: vuoi sapere da quanto tempo Husk sia sotto contratto e come mai.
Anche stavolta il tuo interlocutore non sembra tirarsi indietro.
«Onestamente, ho smesso di tenere il conto già da un paio d'anni. La storia è semplice: non ero finito da molto in questo schifo di posto. Mi trovavo nella merda e quel figlio di puttana è bravo. Trova sempre il modo giusto per far leva sulle debolezze altrui...»
Ti lasci sfuggire un cenno della testa, come a voler concordare con quell'assoluta verità. Ti passi la lingua sulle labbra e te le bagni con un altro leggero sorso. Devi scendere in profondità con le tue domande, perché c'è solo una cosa che desideri davvero conoscere.
Senti il cuore in gola, mentre provi l'assurda sensazione che Husk possa riuscire a scorgere i tuoi pensieri.
Il demone ti fissa, si scioglie il cravattino - che tu avevi già provveduto ad allentare nello strattonarlo - e svuota metà bottiglia con un solo sorso.
Rutta a labbra semichiuse e inizia ad accarezzare distrattamente il tessuto verde sul tavolo.
«Dolcezza, so cosa vuoi sapere... Tuttavia, qui all'inferno niente è gratis.»
Te lo dice guardandoti con un certo interesse, come se stesse calibrando le tue capacità. Distogli lo sguardo e serri le gambe. Stringi il rompighiaccio e lo porti in grembo, badando bene a non attirare la sua attenzione sotto al tavolo. Ti aspetti una qualche proposta oscena e, da lì, solo il peggio.
Husk si leva il cilindro e ci infila dentro quasi tutto il braccio con tua immensa sorpresa. Quando lo estrae, tra le mani tiene un mazzo di carte e un ghigno esaltato gli decora il muso.
Si rimette il cappello e inizia subito a destreggiarsi nell'arte del mescolare. Provi la stessa soggezione di quando faceva volteggiare le bottiglie, ma stavolta ti sembra che il mazzo possa sparire da un momento all'altro. Il demone dispiega le carte a ventaglio sotto il tuo naso e le recupera con la stessa facilità di movimento, riprendendo a farle scivolare tra le falangi.
«Non gioco da quando Alastor mi ha trascinato qui per fare volontariato, o come diavolo l'ha definito. Perciò ora tu farai una dannata partita con il sottoscritto, se vuoi che ti dica altro.»
Lo guardi incerta. È chiaro che l'unica voglia che desideri soddisfare sia quella ludica, ma dubiti fortemente che gli basti una mano sola o un piatto vuoto.
Il suo entusiasmo si attenua leggermente, mentre ti osserva perplesso.
«Porco Demonio! Non mi dirai che non sai come cazzo si gioca a poker, Rossa!?»
La sua richiesta ti coglie impreparata. Non fai nemmeno in tempo a rispondere, che si è già spalmato una zampa in faccia con aria esasperata.
«Ma come cazzo si fa...»
Non puoi dirti illesa dal suo commento. Incroci le braccia e guardi altrove con aria offesa, ma stavolta la risposta non ti manca ed è quasi liberatoria.
"Gioca con qualcun altro, allora!"
Husk sorride, sorpreso dalla tua improvvisa impertinenza.
«Wow, wow. Non serve incazzarsi, andiamo. Che ci vuole a insegnarti, dopotutto?»
Ti volti verso di lui con uno sguardo incandescente e una voglia matta di mandarlo a fare in culo, ma non spiccichi parola. Hai ancora bisogno di risposte ed entrambi ne siete consapevoli.
«Semplifichiamo le cose per stavolta: giochiamo a Blackjack!»
Alzi un sopracciglio, mentre lo vedi ricominciare a mescolare il mazzo.
«L'obiettivo di ogni mano è quello di battere il dealer e per farlo serve un punteggio più alto di quello del mazziere. Non si deve mai superare il valore complessivo di ventuno. L'asso può valere undici o uno, le figure valgono dieci, mentre le altre carte, dal due al nove, hanno il valore che rappresentano.»
Man mano Husk ti mostra le tipologie di carte che menziona, ma alla fine ne getta due sul tavolo.
«Un asso con qualsiasi carta dal valore di dieci è detto Blackjack. È la combinazione più forte e di solito vince automaticamente. Se giocatore e banco hanno entrambi questo valore, la mano finisce in parità.»
Cerchi di seguirlo, mentre recupera le carte con un movimento fluido e inizia a distribuirle. Dopo averle smazzate sul tavolo ne avete due a testa, ma solo una delle sue risulta coperta. Ci sono due carte dal valore di otto per te e un sette per lui.
«In base alla tua mano devi scegliere. Puoi: pescare, stare, raddoppiare o sdoppiare una coppia.»
Calcoli il valore complessivo della tua mano e ti chiedi se valga la pena aggiungerne con un sedici.
«Se vuoi una carta batti sul tavolo. Il mazziere te ne darà, finché non decidi di restare. Per comunicare che sei a posto, basta passarci la mano sopra. Ricorda che se superi ventuno, sballi e quindi hai perso.»
Non sei molto certa che si tratti di un giro di prova, per cui chiedi chiarimenti anche sul raddoppio e lo sdoppiamento. Husk ne pare compiaciuto. Raccatta una decina di tappi che apparentemente aveva conservato e li butta sul tavolo. Ne fornisce cinque a testa, mentre tu lo guardi interrogativa.
«Senza fiches uno si deve pur ingegnare...»
Non puoi che concordare. Husk allunga il braccio verso di te, prende uno dei tuoi tappi e lo posiziona vicino alle tue carte.
«C'è sempre una puntata di partenza per sedersi al tavolo. Se la mano è forte conviene raddoppiare, cioè, piazzare una seconda puntata uguale alla prima.»
Con una mossa da prestigiatore, compare un secondo tappo tra le sue falangi, che posa prontamente vicino alla tua puntata. Istintivamente, controlli il numero delle tue fiches improvvisate. Ne mancano esattamente due e non puoi fare a meno di chiederti come abbia fatto a prenderti la seconda senza dartene sentore.
«La tua mano è una coppia di otto, però, per cui puoi separarla.»
Mentre te lo dice, sposta gli otto in posizione parallela l'uno all'altra e fa lo stesso con i due tappi.
«Se la dividi devi preparare una seconda puntata fuori dal tavolo, così che il dealer capisca le tue intenzioni.»
Cerchi di riordinare tutte le informazioni ricevute, mentre Husk sembra attendere di conoscere la tua prima mossa. Tuttavia, hai ancora un punto da chiarire. Hai imparato a tue spese che è meglio definire i patti sin da subito e non manchi di sottolinearlo.
Husk posa il mazzo sul tavolo e ti guarda annoiato.
«Quello che voglio io mi sembra ovvio! In questo cazzo di posto il gioco d'azzardo non è permesso e non è possibile giocare da soli. Se perdi, voglio una serata poker almeno cinque volte alla settimana!»
Lo studi per un attimo. È evidente che la sua sia una dipendenza, per cui capisci di avere margine di trattativa. Non puoi permetterti di dedicargli così tanto tempo, specie se stai cercando un modo per liberarti di Alastor e del vostro patto.
"Una!"
«Tsk... Quattro!»
"Due?"
«Tre!»
"Due!"
«Merda...»
"Una?"
«Fanculo! Vada per due... Ma ora giochiamo questa cazzo di mano!»
***
Dopo i primi tre giri di prova, ti sentivi abbastanza rodata. Tuttavia, l'esperienza di Husk gli aveva permesso di vincere senza problemi. Per festeggiare l'ufficializzazione delle vostre serate dedicate al gioco d'azzardo, si era scolato un'intera bottiglia e, mentre lui se la rideva, tu cercavi di non pensare al programma di riabilitazione che sole poche ore prima ti era stato consegnato da Vaggie.
Ti eri presa un attimo, avevi valutato i pro e i contro e alla fine avevi avanzato una controproposta. Lamentandoti che il Blackjack fosse più complicato di quanto poteva sembrare a un principiante, avevi preteso di giocare ancora una mano. Stavolta, a qualcosa di proposto da te e consistente in due carte coperte - la regina di cuori e l'asso di picche - con un'unica regola: scovare la donna.
Grazie al debole di Husk per l'azzardo non ti era stato difficile convincerlo. Per te, c'era la medesima richiesta sul piatto; per lui il raddoppio dei giorni dedicabili al poker. Dal suo punto di vista, tutto da guadagnare.
Con il senno di poi, l'immagine di te incastrata a giocare con lui a tutte le ore del giorno poteva dirsi esilarante, specie perché era uno scenario cui eri scampata. Alla fine, Husk aveva scelto l'asso e, grazie a quella carta, avevi potuto ritirare la tua vincita.
Fino a quel momento, non ti eri resa conto di quanto bisogno avessi di una vittoria qualsiasi. Ti aveva alleggerito i pensieri e l'umore ma, soprattutto, ti aveva dato un punto di partenza.
«Sciogliere l'accordo con un dealmaker non è semplice. Il patto vi lega, finché non viene a esaurirsi. Più è complicata la richiesta e più difficile diventa soddisfarla... Di conseguenza, più lo stronzo ottiene ciò che vuole e meno soffocante si farà l'accordo. Perché pensi che io riesca a mandarlo a fare in culo senza ripercussioni!? Con tutto quello che mi ha fatto e mi fa fare per lui, direi che mi sono ampiamente guadagnato il diritto di dargli del figlio di puttana. Per te è troppo presto, invece. Dovrai ingoiare merda per un po' e assecondarlo.»
Mentre sali le scale verso il tuo piano, il tuo sguardo si fa assorto. Nella tua testa le parole di Husk si ripetono continuamente, come se fosse un nastro registrato che ti ostini a ricominciare.
«Il pensiero di ammazzarlo credo sia venuto a tutti, almeno una volta. Soluzione rapida, se non fosse che lo stronzo è mostruosamente forte.»
Husk ti aveva spiegato che non c'era molto che si potesse fare. Se le due parti non decidevano di comune accordo di sciogliere il contratto, quanto pattuito andava rispettato. Ostinarsi a disobbedire non avrebbe fatto altro che darti ripercussioni fisiche e invogliare Alastor a levarsi di torno un peso morto. Tuttavia, aveva fatto menzione anche a qualche diceria poco attendibile e tu avevi insistito perché te ne parlasse.
«Si sentono un mucchio di stronzate in giro, Rossa. Ricordo una volta che un tizio strafatto ha iniziato a blaterare la storia della sua vita. Diceva che stava cercando delle vergini da sacrificare. Sosteneva che bere il loro sangue esaudisse i desideri. Gli ho risposto che se riusciva a trovarne anche solo una qui all'Inferno, glielo avrei realizzato io! Altre non appaiono così idiote, ma sono comunque discutibili. Per esempio, alcuni sostengono che se viene stipulato un secondo accordo con un diverso Overlord, in certi casi il primo potrebbe sciogliersi. Se vuoi la mia opinione, comunque, uno che te la mette in culo basta e avanza per i miei gusti!»
A quel punto la conversazione era terminata. Lo avevi lasciato sul tavolo a mescolare le carte e a tracannare alcol. Una parte di te, era quasi soddisfatta da quanto avevi appreso, ma l'altra era rimasta piena di dubbi e incertezze. Passando davanti al bancone del bar, il pendolo aveva suonato. Tu avevi sussultato per lo spavento e, così, l'idea di restituire il rompighiaccio non ti aveva minimamente sfiorata.
Quando ormai ti trovi vicino alla porta della tua camera e infili la mano in tasca, lo scopri accanto alle chiavi. Decidi di lasciarlo lì, mentre armeggi con la serratura. Tuttavia, quando posi la mano sulla maniglia, ti senti pervadere da una lugubre sensazione.
Chiudi gli occhi ed esiti per un istante, giusto il tempo per prepararti mentalmente.
Apri. Lui è lì, che se ne sta seduto a gambe incrociate, intento a leggere con aria divertita. La sua testa è posata con fare rilassato sul dorso della mano, mentre il gomito poggia sulla base della specchiera. Ti pianti un'unghia nel palmo e ne sei certa: stavolta, non è un sogno.
Istintivamente richiudi la porta alle tue spalle, come se il segreto del vostro legame fosse più importante della tua stessa sicurezza, e, solo allora, Alastor solleva gli occhi in tua direzione.
«Ho notato che non hai ancora compilato il tuo questionario, mia cara.»
Si sistema il monocolo, mentre fa scorrere lo sguardo sul foglio che tiene tra le dita e tu ti maledici interiormente per averlo lasciato in bella vista.
«Se ti serve una mano, sono a tua disposizione!»
Una penna compare e inizia subito a spuntare la prima casella. Pare evidente che non sia affatto interessato alla tua opinione.
«Direi che sulla dipendenza affettiva ci sono pochi dubbi. Oh, ma guarda un po'! Per poco non vedevo la casella sull'autolesionismo.»
Mentre senti i suoi colpi andare a segno, fai di tutto per seppellire le tue emozioni dietro una maschera inespressiva. Sai che lo sta facendo apposta, complice una qualche forma di piacere deviato nello scorgere e adoperare le vulnerabilità altrui.
Purtroppo - per citare Husk - in questo "il bastardo è bravo".
Quando Alastor non nota particolari reazioni da parte tua, solleva semplicemente un sopracciglio divertito.
«Sulle altre non sono sicuro... Poco male, possiamo valutarle in seguito.»
Riesci a capire dal suo sguardo che la sua non è una rinuncia, ma un cambio di strategia.
«Preoccupiamoci di indicare il tuo nome qui in alto. Pare che ti sia scordata anche di questo, Alice cara.»
Accentua ogni singola lettera di quel nome, scandendolo bene e lentamente, mentre tu non desideri altro che riferirgli tutti gli insulti che ti stanno passando per la testa. Serri i denti per sfuggire all'impulso di cedere alla sua provocazione, anche se il tuo sguardo non riesce a celare il miscuglio di disprezzo e fastidio che provi.
Alastor ne pare compiaciuto. Ridacchia tra sé con un lieve disturbo di frequenza in sottofondo, mentre ti mostra il foglio e picchietta con la penna vicino allo spazio ancora bianco.
Il pensiero di gettarti su di lui con il rompighiaccio ti attraversa brevemente, ma si scontra con la consapevolezza dell'inutilità di un tale gesto. Ormai, ti è chiaro che non hai alcuna possibilità di sopraffarlo fisicamente, come probabilmente qualsiasi altro comune peccatore di Pentagram City.
Respiri piano e cerchi di non farti sopraffare dal tuo lato più primordiale, quello che finora non ti è stato molto d'aiuto. Ti obblighi a riflettere.
Sai che Alastor non è solo forte, ma furbo. Sei in grado di intuire che, se si è preso il disturbo di aspettarti nella tua stanza, deve esserci una ragione ulteriore al semplice tormentarti.
Ringrazi l'alcol che hai messo in circolo e che ti rende spavalda abbastanza da domandare il vero motivo della sua visita. Tuttavia, appena Alastor sbatte le palpebre e inclina la testa con fare interessato, il tuo corpo s'irrigidisce immediatamente.
La tua mente corre e il tuo cuore inizia a battere con forza. Dopotutto, non puoi fare a meno di rabbrividire al pensiero che lui sappia dell'incontro tra te e Husk.
Con tua sorpresa, Alastor infila una mano nel taschino interno della giaccia ed estrae un fazzoletto macchiato di rosso. Se lo porta in volto e lo annusa platealmente, addentandone uno degli angoli. Quando solleva lo sguardo e lo punta verso di te con fare bramoso, tu capisci.
È il fazzoletto di Charlie sporco del tuo sangue, quello che hai appena realizzato di aver lasciato accanto al lavandino del bagno nella fretta di inseguire Husk. Non osi proferire parole, mentre lui se lo passa sul mento e poi tra le dita con fare divertito.
«Sei distratta, mia cara...»
Non fai in tempo a ribattere, che ti senti trascinare verso di lui. Le ombre si muovono e strisciano sotto di te e, quando si arrestano, eviti di finire a terra solo perché c'è Alastor ad afferrarti.
Con una giravolta e qualche passo di danza improvvisato vi scambiate di posto, ma in modo tale che entrambi possiate specchiarvi. Ti ritrovi seduta con lui in piedi alle tue spalle, con la tua guancia premuta contro la sua.
Nel frattempo, il suo microfono passa rapidamente da una melodia ad un effetto sonoro di applauso.
Provi a tirarti indietro un paio di volte, ma è inutile. Maggiore è il tuo fastidio ad averlo accanto e più lui pare disposto a invadere il tuo spazio personale.
«La mia visita vuole solo ricordarti di prestare maggiore attenzione...»
Il suo sorriso è ampio, mentre ti infila il fazzoletto in una manica. Poi, passa una mano sul vetro e una scritta provocatoria compare sulla superficie improvvisamente appannata.
Quando leggi "il diavolo è nei dettagli", sgrani gli occhi. Solo a quel punto Alastor si fa indietro. Si mette esattamente dietro di te a braccia incrociate dietro la schiena e ti osserva. L'atmosfera attorno a lui si fa improvvisamene più cupa e minacciosa e a te viene la pelle d'oca. Sai per cosa ti sta rimproverando.
«Niffty ha provveduto a ripulire le tracce che hai lasciato, ma mi auguro che tu abbia chiara la situazione in cui ti trovi... Il tuo vero nome è il nostro piccolo ed esclusivo segreto, ormai.»
Respiri con fare marcato, come se ti fossi obbligata a non restare in apnea. Una parte di te vorrebbe contrastare quella sua sciocca e ulteriore imposizione, ma Husk è stato chiaro. Le maglie del vostro patto sono troppo forti allo stato attuale, così annuisci e lo assecondi.
Quando rispondi, fingendo di non avere mai avuto altro nome se non quello di Alice, Alastor ne pare piacevolmente sorpreso. Allunga una mano e ti sistema con cura alcune ciocche di capelli dietro l'orecchio.
«Molto bene, impari in fretta...»
Cerchi di ignorare il brivido di disagio che ti attraversa, mentre le sue falangi ti sfiorano appena la nuca, così azzardi una richiesta. Vuoi sapere se c'è dell'altro, sperando che questo faccia luce su tutta una serie di punti per te ancora oscuri o, almeno, velocizzi la sua visita.
Tuttavia, tutto ciò che ottieni è solo l'immagine riflessa di un Alastor fermo e in silenzio, intento ad osservarti con un imperscrutabile sorriso e il tuo rompighiaccio stretto in mano.
***
- continua -
***
Saluti dell'autore:
In ritardo di qualche giorno rispetto la previsione di aggiornamento, ma direi che è un miglioramento rispetto alla scorsa attesa, non pensate?
Dalla regia (sempre io) mi dicono meglio tardi che mai, comunque. xD
Mi concedo di farvi qualche domandina, per pura curiosità:
- Dalla chiusura dello scorso capitolo avevate intuito che questo si sarebbe focalizzato su Husk?
- Avevate notato che il fazzoletto non veniva più menzionato a un certo punto?
Complimenti ai lettori più attenti in caso di risposta affermativa. ^^
In ogni caso, spero davvero che anche questo capitolo vi sia piaciuto e, come sempre, attendo di conoscere la vostra opinione.
Se qualcuno vuole scoprire un po' di più sui retroscena del capitolo, invece, vi lascio alle note qui sotto.
Note dell'autore:
Durante la mia ricerca sul come si preparano i cocktail ho scoperto che il Margarita prende anche il nome di Daisy ed è composto da tequila, cointreau (un liquore dolce aromatizzato all'arancia) e da succo di lime. Il tutto va shakerato con del ghiaccio e spesso viene servito con del sale sul bordo del bicchiere. Devo dire che, quando ci si addentra, il mondo dei cocktail è davvero vasto e complesso, ma anche molto affascinante.
La parola daisy, comunque, è molto interessante perché - tolta la componente floreale - può avere un significato positivo o negativo a seconda dei casi.
Per farvi un esempio, può voler indicare sia qualcuno o qualcosa di "prima qualità", sia essere usata come insulto ("being a daisy").
Un'altra curiosità che non è poi così rilevante, ma di cui mi fa piacere rendervi partecipi è la scelta del numero di gradini. Ho scelto il 22 per via del suo significato in numerologia. In estrema sintesi, rappresenterebbe la facoltà di applicare la somma consapevolezza ai problemi di ordine pratico. La trovavo calzante con la situazione del Reader e così mi sono detta, perché no?
Per questo capitolo mi sono addentrata anche nel mondo delle regole del Blackjack (o Ventuno in italiano). Ho cercato di spiegarle al meglio, tuttavia se volete un'appendice dedicata fatemelo sapere. Stavo già valutando di farne una sul poker, ma ditemi la vostra.
Quanti come me nell'infanzia - per somma gioia di mamma - alitava su vetri e specchi, disegnava con le dita e poi una volta sparito l'alone rialitava sopra per rivedere il proprio capolavoro?
Bene, sappiate che è su questa mia esperienza empirica che ho basato il motivo del rimprovero di Alastor. xD
Come sempre, grazie per essere arrivati fin qui. Al prossimo aggiornamento! ^^
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