8. Prospettive
Si trovarono davanti a un appartamento che sembrava disabitato: vetri rotti, porta sprangata e polvere ovunque. Algidea aprì magicamente la serratura ed entrò seguita dai ragazzi.
«Roxen ha detto che ha visto uno scantinato più che un appartamento... cerchiamo una botola, o una porta che dia nel seminterrato» Algidea osservò severa la desolazione che li circondava.
Sara trovò una piccola anta di legno verniciata di bianco. «Sento uno spiffero d'aria arrivare da qui», indicò una fessura sulla superficie.
Sara e Algidea tastarono l'anta cercando un'apertura, o un piccolo spiraglio per poter aprire.
«Forse, in questo caso, sarebbe utile la forza bruta, ragazzi» Algidea si rivolse ad Alexander e Lionel.
I due si guardarono, ma era chiaro che il vampiro fosse troppo debole per uno sforzo simile. Lionel diede un calcio e l'anta cadde a terra, o meglio cadde lungo una scalinata che andava verso il basso. Era tutto buio, non un filo di luce.
Più scendevano le scale più un puzzo di marcio, di putrido, di decomposizione assaliva le loro narici. Diverse volte furono costretti a fermarsi per non vomitare.
Giunti all'ultimo scalino, videro una luce fioca penetrare da alcune grate disposte su una parete che dava sulla strada. Topi e scarafaggi infestavano lo scantinato indisturbati.
Algidea illuminò l'ambiente con un incantesimo e in un angolo videro un altarino pieno di candele, bamboline Wodoo e le foto di Alexander e Roxen.
Si diressero immediatamente verso l'altare, quando una figura, che si muoveva in rapidi e rigidi scatti, afferrò Lionel per le spalle. Sara urlò terrorizzata. Lo stregone cercò di liberarsi spingendo e scalciando alla cieca.
L'essere era raccapricciante: le palpebre cucite con lo spago, una corda di filo spinato avvolta attorno al collo e la testa che ciondolava informe da una parte. Altro filo spinato all'altezza dello stomaco e sangue secco rappreso sul torace. Era morto, ma il suo corpo si muoveva ancora, probabilmente grazie a qualche maledizione. Alexander fece appello a tutte le sue forze e aiutò Lionel a scagliare a terra quell'essere. Lo tennero fermo insieme, puntando tutto il loro peso su di esso.
«Io sono un avvertimento», minacciò l'essere.
«A me non interessano gli avvertimenti!» Alexander tirò un pugno sul naso del nonmorto. Aveva avuto bisogno di farlo, anche se ora gli doleva tutto il braccio. Maledetta fattura.
Sara e Algidea si avvicinarono all'altare per prendere le foto dei due prescelti, ma una barriera protettiva le fece indietreggiare bruscamente.
«Maledizione» imprecò Algidea.
«Cosa?» Urlò Alexander, mentre l'essere si dibatteva sotto di lui.
Algidea diede un calcio al nonmorto «Dimmi dov'è la tua anima». Quello scoppiò a ridere facendo accapponare la pelle a tutti.
«Ve l'ho detto, io sono un avvertimento. La Minaccia Primordiale mi ha fatto quello che sta per accadere a voi, il dolore agli occhi e allo stomaco della strega...» si indicò lo spago e il filo spinato. «Il senso di soffocamento e poi il dolore al cuore. Capiterà anche a voi, anzi, vi farà di peggio».
«Ti ho chiesto, DOV'È LA TUA ANIMA?» Urlò Algidea, dando un altro calcio alla testa penzolante dell'essere.
«Me l'ha tolta!» Esalò quello.
La strega annuì compiaciuta, era ciò che voleva sapere. «Ragazzi, la mia magia non funziona sui morti. Proverò a lanciargli un incantesimo immobilizzante, ma ciò che otterrò sarà solo un rallentamento dei suoi movimenti e per un breve lasso di tempo. Voi dovrete legarlo. Dobbiamo prima distruggere lui per poter strappare le foto e rompere la fattura».
Dalle sue mani si levò un'onda nera intersecata a un filo dorato. «Qui sine anima est, ne corpus quidem movet». L'essere smise di dimenarsi e sembrò quasi nuotare lentamente nell'aria. Alexander e Lionel riuscirono a legarlo e con l'aiuto di Sara lo portarono su per le scale e infine in macchina.
La luce fuori iniziava a farsi più tenue, stava avvicinandosi il tramonto.
«Se la tua magia non ha effetto sui morti, dove lo stiamo portando?» Alexander lanciò un'occhiata preoccupata al nonmorto seduto tra lui e Lionel, sul retro della macchina di Algidea.
«Stiamo andando alla Congrega». Rispose secca, gli occhi rivolti alla strada.
«Alla Congrega? Ma è pericoloso per le altre streghe!» Lionel si agitò sul sedile, notando il lento ghigno che apparve sulla faccia tumefatta dell'essere.
«No, ho detto a Soriana di allontanarle tutte per almeno un paio d'ore».
Alexander fissò la strega attraverso lo specchietto retrovisore e incrociò il suo sguardo scuro, aveva capito da chi lo stavano portando. «È troppo debole, non ce la farà».
Algidea sorrise come se avesse vinto alla lotteria. «Tu la sottovaluti troppo».
🔥🔥🔥
Roxen aveva smesso di lamentarsi da qualche minuto. Le erbe che le aveva somministrato Algidea stavano facendo effetto, ma aveva le palpebre gonfie e arrossate. Soriana non si era allontanata un solo secondo dal suo capezzale e le aveva cambiato più volte lo straccio sulla fronte.
Il rumore della porta che sbatté e le voci sommesse dal corridoio fecero scattare sull'attenti la strega anziana. Algidea apparve sulla soglia della Biblioteca e dietro di lei fece capolino Alexander. Il ragazzo continuava a spostare nervosamente lo sguardo da Roxen alle sue spalle. Algidea, invece, parve stremata.
«Le avete trovate?» Domandò Soriana, alzandosi claudicante.
«Più che altro abbiamo trovato lui...» Agidea mostrò il cadavere sorvegliato da Sara e Lionel. «È un Messaggero, la Minaccia ci è andata giù pesante: vuole proprio far capire che sono spacciati» spiegò, afferrando l'essere per un braccio e trascinandolo in avanti.
Soriana agitò le mani, «Sciocchezze! Ce la faranno! Mettetelo a terra, qua, in questo punto» .
Sul pavimento stellato comparve magicamente una stella a sette punte che ricordava la planimetria di Mediana.
Roxen taceva, ma il suo sguardo era fermo su Sara. Da quando l'aveva vista entrare non le aveva staccato gli occhi di dosso. L'urlo metallico del cadavere, però, attirò la sua attenzione, costringendola a pensare a lui e a un modo per fermare la fattura.
Il fetore di decomposizione che il Messaggero emanava la costrinse a trattenere il respiro per qualche secondo, prima che un conato prendesse il sopravvento. Barcollando si avvicinò all'essere. Non aveva mai rotto una fattura e quelle che portavano i Messaggeri erano antiche: usare cadaveri al posto di bambole Wo-doo indicava un'efferatezza senza scrupoli, data da enormi poteri. Per quanto Soriana fosse stata positiva, Algidea aveva pienamente ragione nel dire che la Minaccia Primordiale voleva far capire che li considerava alla stregua di piccole mosche fastidiose.
Più Roxen si avvicinava all'essere più ne percepiva l'aura mefitica. Dovette fermarsi trovandosi dinanzi a un muro invisibile che la respinse.
Il Messaggero iniziò a dimenarsi con scatti violenti e innaturali. Roxen avanzò, vincendo la resistenza della barriera. Appena gli fu vicino quello si arrestò e si voltò verso di lei. Roxen sentì il dolore esplodere di nuovo nel ventre e si accasciò in ginocchio.
Alexander corse al suo fianco, ma si trattenne dal toccarla: era avvolta da una leggera nebbiolina rossastra, mai vista prima di allora.
Algidea gli scoccò un'occhiata saccente e si chinò accanto alla sua adepta. «So che queste cose le hai solo lette, ma se sei stata attenta, saprai che i Messaggeri possono essere distrutti: basta invocare la loro anima».
Roxen rimase in silenzio e strinse i pugni sul jeans. Il perimetro stellato che circondava lei e il Messaggero divenne iridescente. Tese le mani sul corpo martoriato del cadavere e questo si agitò come fosse percorso da una scarica elettrica.
Roxen sentì i palmi bruciare e ci fu un breve istante in cui desiderò scappare, ma Alexander si inginocchiò dietro di lei e sovrappose le mani alle sue. Il contatto tra loro creò una luce intensa, le strinse le mani e Roxen fu invasa da una forza incredibile. Premettero insieme sul petto del Messaggero, che si dimenò urlando furiosamente, calciò e inarcò la schiena fino a spezzarsela con un orrendo suono sordo.
«Io sono solo l'inizio» sibilò e spalancò le palpebre strappando lo spago.
Roxen gridò di dolore. Tolse le mani dal Messaggero, ma Alexander gliele bloccò e lo sentì tremare mentre le copriva gli occhi, cercando di darle sollievo.
«Non ti arrendere, siamo in due».
Roxen fu sul punto di piangere, ma quando udì anche le voci di Soriana e Algidea, che avevano creato un cordone magico attorno a loro, decise di affidarsi ai suoi poteri. Se c'era qualcuno in grado di spezzare una fattura di tale portata, quella era lei.
«La Minaccia Primordiale vi troverà, e troverà le pietre prima di voi. Lo squarcio nel Velo è già aperto, aprirà le porte di tutte le dimensioni demoniache e la Terra cadrà nel caos!» Il Messaggero si scatenò in funeste profezie, agitandosi e ferendo i prescelti.
Alexander strinse la mano di Roxen più che poté. Avvertì una strana sete impossessarsi della sua gola, che man mano si trasformò in qualcosa di più doloroso e necessario. Gli sembrò di avere una sete implacabile e fu in quell'istante che il dubbio gli si insinuò nella mente, aprendo una porta che sperava di tenere sigillata. Questo non è il momento, dannazione!
L'immenso potere di Roxen si sprigionò attraverso le sue parole, «Et anima ad corpus rediit, et tamen corpus sunt simul accepit, nisi ut dimitteret mundum vivorum una cum eo».
Alexander smise di pensare. Seguì il potere che da lui fluiva a Roxen e recitò con lei quelle parole. «Et anima ad corpus rediit, et tamen corpus sunt simul accepit, nisi ut dimitteret mundum vivorum una cum eo».
«No!» Il Messaggero tornò a dimenarsi.
La luce che avvolgeva le loro mani s'intensificò al punto da abbagliare tutta la stanza. Durò una manciata di secondi. Alexander sentì il calore di Roxen e viceversa, furono pervasi dalla forza e crearono un legame intimo quanto sconosciuto.
«Io non me ne andrò senza di voi!»
«Et anima ad corpus rediit, et tamen corpus sunt simul accepit, nisi ut dimitteret mundum vivorum una cum eo».
Roxen e Alexander sentirono i loro corpi improvvisamente più leggeri e quando la luce svanì, anche il Messaggero era scomparso. Al suo posto vi era solo un cumulo di cenere grigia e bianca. Caddero al suolo uno affianco all'altra, ansimanti e doloranti. Si guardarono negli occhi, mentre intorno voci concitate e passi veloci li sfioravano.
🔥🔥🔥
Una volta fuori la casa, Sara si trasformò: raggomitolò le braccia al petto, incurvò le spalle verso l'interno e due grandi ali nere le crebbero rapidamente sulla schiena. Le schiuse maestose e sul capo le sbucarono due piccole corna appuntite, dure e scure. Infine dalla bocca le fuoriuscirono due canini affilati e bianchi. Appena fu pronta sentì gli occhi di Lionel puntati addosso e si sentì a disagio, soprattutto quando lui le si avvicinò e le toccò un ala. Fu un contatto brevissimo, ma decisamente intenso. Si era sentita vibrare da capo a piedi per la sua lieve carezza, ma si scostò veloce e aprì ancora di più le ali per proteggersi dal suo sguardo.
Prima che Lionel le dicesse qualcosa, si librò in aria mettendo una chiara distanza tra loro. Da terra lo udì fischiare e con la coda dell'occhio vide uno stormo di piccioni disporsi davanti a lui e formare una nuvola. Prima che vi salisse sopra si gettò addosso una polverina verde e in pochi secondi la raggiunse.
Sara trattenne lo stupore di trovarselo a fianco. Quel ragazzo era solo un giovane stregone saputello che voleva mettersi in mostra davanti a una ragazza. Ma lei ne aveva visti così tanti come lui nei suoi lunghi anni di vita che non si sarebbe fatta affascinare da un paio di magie con effetti speciali.
«Ma tu badi mai al fatto che gli umani potrebbero scoprirti?». Lionel le si era avvicinato ancora e se ne stava seduto comodamente su quella nuvola di piccioni, mentre lei doveva concentrarsi a dirigere le proprie ali. Alzò le spalle indispettita. «Mi sono assicurata che non ci fosse nessuno». Virò a destra e diede un rapido colpo di ali per distanziarsi da lui.
Lionel le stette dietro senza troppa fatica e incrociò più volte le sue occhiate furtive. Una volta giunti davanti all'appartamento corsero lungo le scale e raggiunsero l'altare nello scantinato. Si assicurarono che non ci fossero altri Messaggeri o mostri nelle vicinanze, poi ognuno di loro afferrò una fotografia.
«Al mio tre strappiamo». Lionel prese gli estremi della foto e aspettò che Sara lo imitasse. «Uno... due e tre!» Tirarono entrambi. Una polvere nera cadde dalle immagini dissolvendosi subito dopo.
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