63. Ferite - Wounds

Alexander vide Roxen agire contro il fratello. Si precipitò subito all'interno del monastero.
Con la spada si frappose tra lei e Ick, interrompendo l'incantesimo e le ordinò di lasciarlo andare.

Roxen però non accennò a liberarlo. L'ira aveva preso possesso del suo corpo e della sua mente. Non sentiva nient'altro se non la sete di vendetta. La bocca stretta in una linea dura, gli occhi arrossati e sgranati in maniera innaturale.

Lionel mozzò veloce anche la testa di toro e con un balzo cadde ai piedi dei resti del mostro che agonizzava morente al suolo. Sollevò la testa e si accorse di Alexander che puntava la spada contro Roxen. 

Corse dall'amico richiamandone l'attenzione – Xander, ascoltami. So che quello che sto per dirti è duro da accettare, ma quell'uomo non è tuo fratello. - Aspettò che l'altro lo ascoltasse, ma vide l'espressione di Alexander indurirsi dietro un gesto di negazione.
- È il vampiro di Origine, è un impostore! - continuò lo stregone, rafforzando la presa sul braccio. 

Alexander non si mosse di un millimetro. Fissò amareggiato Roxen, la quale restava immobile con le iridi invase di lava scura. 

- Ha ucciso i nostri genitori, Alex! - glielo sussurrò con ostilità, trattenendo a stento la rabbia.

Alexander ruotò nervosamente le mani attorno all'elsa, pregne di sudore. Guardò indietro, da sopra le spalle, e vide il volto del fratello diventare cianotico - No! Vi state sbagliando, lui è mio fratello Patrick! Non farebbe mai del male a nessuno! -

Uno zombie entrò all'interno del Monastero, si avventò su Roxen e le morse il braccio teso, facendole perdere la concentrazione e liberando così Ick.

L'uomo rotolò a terra tossendo. Ne approfittò per strisciare alle gambe di Alexander, fingendosi vittima. Si portò una mano alla gola massaggiandola e continuando a tossire – Drei... - inspirò - Io sono tuo fratello. - tossì - Il vampiro gli ha fatto un incantesimo e - inspirò - loro mi vedono come il nemico, ma tu mi credi, vero? - si aggrappò alle sue gambe e nascose il viso nei jeans del ragazzo.

Sghignazzò soddisfatto, mentre Roxen, alle sue spalle imprecava contro lo zombie e contro di lui. La strega incendiò lo zombie, quello urlò dibattendosi come un ossesso e Roxen gli diede il colpo di grazia mozzandogli la testa. Dovette curarsi immediatamente, prima che il veleno le entrasse in circolo. Teneva gli occhi fissi sulla schiena dell'impostore ed evitava lo sguardo addolorato di Alexander.

Vide il suo alleato posare le mani sulle spalle dell'uomo, con fare protettivo. Lei si sentì tradita, il cuore punto da mille lame e la testa febbricitante. Avrebbe voluto far aprire gli occhi ad Alexander, mostrargli la cruda verità, ma il ragazzo si ostinava a non voler vedere e lei sapeva che avrebbero finito con l'affrontarsi.

- Roxy - la voce soffocata di Sara attirò la sua attenzione.

La vampira stava combattendo contro gli zombie affiancata da Samuel, ma gli esseri erano troppi per due soli vampiri. Vide l'amica afferrare le braccia di un cadavere, fare perno con il piede sul petto di questo e strappargli gli arti con una violenza tale che quasi rabbrividì.

- Dopo penseremo a quell'impostore, ora liberiamoci degli zombie, ti prego! - la implorò esausta.

A Roxen scappò un sorriso. Non le era sembrata così in difficoltà, anzi per un momento aveva pensato che la vampira ne ricavasse piacere. Scrollò le spalle e chiudendo gli occhi creò un cerchio di fuoco attorno a sè. Aprì le palpebre, che irradiavano fiamme ed espanse il cerchio, colpendo tutti gli zombie nelle vicinanze. Non contenta fece cadere dal cielo una pioggia di meteoriti dardeggianti e sterminò tutti i cadaveri rimasti.

Sara e Samuel le si avvicinarono ammaccati. Qualche zombie era andato a segno anche con loro. - Xander, ne abbiamo già parlato fuori. Quell'uomo non è chi tu credi che sia - la voce paziente di Samuel scosse il cuore di Roxen.

Non era il fratello di Alexander, era un misero impostore che aveva sterminato le loro famiglie. La mandibole le si contrasse fino a farle male, le sopracciglia si incurvarono verso il basso creandole un piccolo solco nel mezzo e le mani si strinse a pugno, mentre i piedi camminavano con una propria volontà in direzione dell'uomo. 

Si tolse il cappotto e lo lasciò cadere a terra con un tonfo. Vide Alexander sgranare gli occhi e  portarsi davanti al fratello - Non è lui il vero nemico, Roxy! - il tono implorante nella sua voce la destabilizzò per qualche secondo. Lo stava ferendo.

Dal fondo del Monastero si levò una voce che fece alzare tutti gli sguardi - Sì che lo è – il ragazzo che aveva aiutato Milacre stava risalendo le scale delle segrete e stava raggiungendoli con fatica, era ferito a una gamba.

- Sono il fratello di Giada, Jensen, vi ho fatto avere il biglietto tramite mia sorella – continuò a parlare nonostante il dolore  - È lui il vampiro, è lui che ci ha decimati e terrorizzati per tutte queste settimane. È lui che cerca il frammento di Profezia per conto di Origine! - dovette appoggiarsi a un trave sconnessa, il suo viso era il ritratto della sofferenza.

Alexander sentì l'aria fuoriuscire dai polmoni e un conato di vomito salirgli dalle viscere. Si allontanò dall'uomo guardandolo disgustato. Le pupille gli tremavano resistendo alle lacrime. Camminò fino a raggiungere il fianco di Roxen e si aggrappò al suo braccio, incapace di reggersi in piedi. La strega lo sostenne, facendolo aderire alla sua anca. Era percosso da violento brividi che gli raggelavano il cuore. Sentiva freddo dentro.

- Dimmi che sta mentendo, Ick, dimmi che è tutta una bugia. Dimmi che non sei un impostore –aveva il cuore ridotto in mille pezzi e la mente che pensava già alla resa dei conti.

Non poteva essere stato così stupido da farsi ingannare da un impostore. Tutto di quell'uomo gli aveva ricordato il fratello. Quando lo aveva abbracciato si era sentito completo: finalmente ogni pezzo al suo posto. In quel momento invece era avvolto nuovamente nel gelo della solitudine.

Ick alzò appena la testa guardando Alexander che teneva ben stretta l'impugnatura della spada nell'altra mano. Si eresse lentamente in piedi, tirò il cappuccio all'indietro scoprendo il volto. Iniziò a scuotersi la polvere dai vestiti e batté i piedi a terra per pulirsi le scarpe. Creò un'attesa snervante, mentre la gabbia toracica era scossa da risate sommesse.

Roxen restò in piedi davanti a lui, pronta a trasformarsi in drago e a disfarsi una volta per tutte di colui che aveva ucciso i suoi genitori. Sentì la delusione cocente di Alexander che schiacciava i polpastrelli nella carne del braccio. Le si strinse il cuore nel vedere il suo alleato così, ma non poteva lasciare impunito l'essere che l'aveva strappata alla sua famiglia quando aveva poco meno di tre anni.

- Non sono un impostore – finalmente l'uomo si decise a parlare – Sono Patrick Nicholau Kropowskji, primogenito di Nicholau Alexandrei Kropowskji e Andrada Bianca Slavini Kropowskji. E sono l'essere più forte del mondo, poiché ho bevuto alla Fonte dell'acqua Eterna o Fonte proibita, che dir si voglia – dichiarò trionfale, fendendo con le parole il cuore del fratello.

Alexander spalancò gli occhi, mentre la nausea lo assalì senza controllo. Si sentì improvvisamente soffocare e con un mano si allargò l'elastico della maglietta attorno al collo. Si lasciò cadere con le ginocchia a terra, incapace di reggersi sulle gambe. 

- E quella notte hai sterminato la mia famiglia! - ringhiò Roxen sbattendolo a terra con la sola forza delle parole. La furia che imperversava nel suo animo stava divampando come un incendio nel bosco.

Patrick sorrise tetro, si rialzò lentamente e si sgranchì il collo, come se si fosse appena svegliato. - Sì, tuo padre era venuto a controllare ed è stato il primo che ho ucciso – il suo tono di voce era completamente inespressivo, privo di qualsiasi emozione, piatto con una lieve cadenza annoiata.

Roxen sentì il cuore rompersi in mille piccoli pezzi. I ricordi confusi le si affacciarono alla mente: il padre che usciva di casa perchè aveva visto un'ombra. La madre che le diceva di nascondersi in soffitta e di pensare con tutta sé stessa di essere invisibile. Il rumore di sedie rotte, le urla della madre, le esplosioni di attacchi magici. Un grande boato, una luce accecante e il silenzio assoluto.

Due occhi azzurri che scrutavano la casa alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Il fiato di quella persona proprio davanti a lei e subito dopo la sua schiena che si allontanava verso la foresta.

Le lacrime le solcarono le guance. Il dolore al petto le toglieva il respiro. Singhiozzò e la vista fu offuscata da un patina di acqua salata.

Patrick ghignò e gli occhi ebbero un guizzo di follia – Vidi le tue foto in giro per casa, sentii la tua presenza ma non ti trovai, è per questo che sei ancora viva. Origine mi aveva ordinato di uccidere sia te che il mio caro fratellino... - gli lanciò un sorriso fintamente intenerito - sapeva già che sareste diventati i prescelti e che lo avreste intralciato. - rivelò in un soffio di gelida verità.

Sara e Samuel digrignarono i denti sfoderando i loro canini: quella storia stava facendo arrabbiare anche loro. Il Patrick che faceva parte dei loro ricordi era diverso: buono come il padre, pieno di riguardi verso il prossimo e sostenitori dei cambiamenti promossi dal genitore. Era loro amico, loro compagno. Aveva tradito anche la loro fiducia. - Come puoi parlare in modo tanto indifferente davanti a tuo fratello? - le lacrime sgorgarono senza che Sara potesse averne il controllo. Fremeva per il desiderio di voler infilare gli artigli in quel traditore infame. 

L'uomo la guardò di sbieco e come fosse un moscerino la lanciò contro una trave con un gesto della mano. Lionel scattò rapido verso di lei e la prese prima che potesse sbattere la testa.

- Il mio fratellino si salvò solo perché nostra madre lo protesse con un incantesimo che non riuscii a spezzare, e le guardie mi avevano accerchiato. Ora vi ho qua entrambi, possiamo dare inizio ai giochi – sorrise plastico, sollevò in alto le braccia e scatenò un uragano.

Roxen innalzò uno scudo protettivo, ma il vento lo frantumò come fosse una cupola di vetro sottile. Maledizione, pensò collerica. Era stanca. La paura aveva ceduto il posto a rabbia accecante - Il fuoco mi fece schiava e mi rese libera dalla terra! - si trasformò in drago e planò maestosa contro il nemico.

Patrick invocò un gigantesco rettile fatto interamente d'acqua e lo scagliò contro Roxen. La coda del'essere avvolse il drago in una presa ferrea. La strega non demorse, sprigionò un'onda di fuoco dal suo corpo che le permise di liberarsi dal rettile.

Alexander assisteva alla scena dal basso e si sentì vuoto. Fissò a lungo il drago di fuoco e il rettile d'acqua come se stesse guardando un film poco interessante. Scosse la testa come a volersi impedire di agire, di pensare. Vide l'uomo indirizzare il mostro d'acqua contro Roxen e ancora una volta credette che fosse un impostore. Non era suo fratello. Doveva esserci uno sbaglio. Probabilmente suo fratello era morto quella stessa notte coi suoi genitori e quell'essere si era appropriato del suo corpo. - Quell'uomo non è mio fratello - ringhiò tra i denti mentre la rabbia prendeva il sopravvento sulle sue azioni.

Afferrò saldamente l'elsa della spada e corse disperatamente verso quell'uomo. Mirava al suo collo. Gliel'avrebbe tagliato di netto. Lo avrebbe ucciso seppellendo con esso ogni dolore.

Poco prima che la lama lo sfiorasse, Patrick stese un braccio, tenendo lo sguardo puntato sul rettile, senza degnarlo della minima attenzione e fece ruzzolare Alexander a terra, con il solo spostamento d'aria.

- Sta buono, Drei. Quando avrò finito con lei, penserò a te! - rise sguaiatamente inarcando la schiena all'indietro in modo inumano, ma un colpo improvviso gli mozzò il fiato. Si raddrizzò scricchiolando e chinò la testa verso il basso. Aveva uno squarcio in pieno petto: un'ascia gli aveva trapassato il petto.

Rialzò di scatto il capo, il labbro superiore fremette rabbioso come quello di un cane. Lo sguardo individuò subito Lionel, che stava richiamando a sé l'ascia.

Gli occhi nocciola dello stregone dicevano solo una cosa: oggi morirai.

Patrick scosse la testa sorridendo sinistramente. Fece schioccare la lingua contro il palato in un gioco di versetti fastidiosi – No, no! Non io! - stese la mano e come fosse in possesso di una forza magnetica attirò a sé Lionel.

Lo stregone resistette, si aggrappò con tutte le sue forze a una colonna. Chiese aiuto a Lucy  e Milacre per formare uno scudo magico, ma Patrick sbatté la strega contro un muretto provocandole una profonda ferita alla testa, facendole perdere i sensi. Milacre invece subì un forte impatto con la gravità: fu schiacciato a terra come se avesse ricevuto un colpo dall'alto.

Lionel si ritrovò, infine, accanto a Patrick senza la sua volontà. Era terrorizzato, leggeva la follia negli occhi dell'uomo e sapeva che sarebbe stato capace di tutto. Si impose di non mostrarsi spaventato. Se non poteva evitarlo, non gli avrebbe dato la soddisfazione di vederlo supplicare per la sua vita. 

Sara corse da lui angosciata. Aveva capito l'intenzione di Patrick e il cuore le martellava nel petto con disperazione. Doveva fermarlo.

Patrick infilò il palmo della mano all'interno della cassa toracica di Lionel. Lo stregone si contorse dal dolore. Sentì le dita fredde del vampiro avvinghiarsi al cuore. Schiacciare i polpastrelli sui tessuti incandescenti. Annaspò non riuscendo ad immettere aria. I polmoni stavano collassando di conseguenza. Afferrò il braccio dell'uomo con disperazione, con tutta la  forza che aveva in corpo cercò di estrarlo dal petto. Sentì la presa farsi più serrata e gli organi che bruciavano alla disperata ricerca di ossigeno. Freddo. Caldo. Freddo. Caldo. Freddo. 

Sara si aggrappò al braccio di Patrick, lo graffiò e lo azzannò forzandolo ad allontanarlo da Lionel, ma il vampiro la schiaffeggiò facendola nuovamente rovinare a terra. Sentì le costole incrinarsi dolorosamente sotto lo schianto. Per un attimo vide solo il nero percorso da lampi bianchi. Quando la vista le ritornò, rotolò su un fianco, poggiò il palmo a terra e si diede la spinta per rialzarsi.

- Vuoi vedere come muore il tuo amichetto? - i canini di Patrick si illuminarono e gli occhi parvero una valanga di ghiaccio che si abbatteva su Lionel.

Alexander si alzò rapido, brandì la spada e puntò Patrick, questa volta andando a segno. Gli passò ventre da parte a parte e rigirò la lama per provocargli quanto più dolore fosse possibile.

Con uno scatto di rabbia Patrick aizzò il rettile contro Roxen e la gettò a terra con una violenta zampata.

- Rox! - Samuel corse a soccorrerla, ma a metà strada si fermò sentendo l'urlo agghiacciante di Lionel.

Sara tornò all'attacco aggrappandosi con tutta sé stessa al collo di Patrick. Glielo girò bruscamente, ma nonostante avesse sentito le ossa fratturarsi, il vampiro si ricompose immediatamente.

- Adesso basta! Mi hai stufato! - prima che potesse aggredire di nuovo Sara, Lionel afferrò nuovamente il braccio di Patrick. Le iridi nocciola scintillarono e nonostante il dolore atroce sul suo viso apparve un sorriso radioso. Guardò negli occhi Sara e le ammiccò, mentre lei scuoteva la testa disperata. – Se io morirò, tu verrai con me! Che Anubi si svegli e raccolga le nostre anime  -

Una figura nera si levò leggera dal terreno aleggiando su Lionel e Patrick. Passò sulle loro teste e si avvolse prima attorno a Patrick e poi intorno a Lionel. Il vampiro rise di gusto, avviluppò le dita attorno al cuore di Lionel e schiacciò, premendo con ferocia i polpastrelli sulle arterie, interrompendo ogni contrazione del muscolo.

Lo stregone si sentì bruciare il petto e la testa gli divenne leggera. Rivoltò indietro il capo e le pupille mostrarono solo il bianco. La vita gli scivolò via velocemente, senza neanche accorgersene. Udì echeggiare nelle orecchie il pianto straziante di Sara, la sentì gettarsi disperata sul suo corpo. Il suo profumo gli invase un'ultima volta le narici e la sua anima venne trasportata fuori dalle membra tiepide. 

Prima di lasciare definitivamente quel mondo doveva assicurarsi che Sara non fosse lasciata sola. Con le ultime forze rimaste al suo spirito ticchettò sulla spalla di Samuel. Il vampiro non volle girarsi, sapeva quello che stava accadendo alle sue spalle e non poteva assistervi. – Amico, che fai qui? Torna nel tuo corpo! - la voce tremante per l'angoscia di perderlo, ma sopratutto di sapere Sara distrutta per la sua scomparsa. 

Lionel scosse la testa sorridente, purtroppo non poteva fare più nient'altro per tutti loro. Quello era il suo ultimo gesto nei confronti di Sara, la sua amata, agguerrita e coraggiosissima Sara. – Ti do il permesso, Sam e te l'affido soprattutto – la consistenza evanescente del suo essere tremò.

- No, ti prego, torna da lei. Non farmela vedere così, ti prego! -implorò Samuel inginocchiandosi e tappandosi le orecchie. Il pianto di Sara era qualcosa che trafiggeva il cuore e non lasciava respiro. Lionel aveva ormai esaurito le energie che lo tenevano sulla Terra, quindi non poté fare a meno di svanire nell'etere, con la speranza che Samuel avesse veramente compreso le sue parole. 

La figura nera che sorvolava il corpo di Lionel  e la testa di Patrick venne risucchiata da quest'ultimo. Il vampiro era immortale, proprio come narrava la leggenda della Fonte dell'acqua eterna, ma non aveva capito che l'incantesimo di Lionel gli aveva strappato l'immortalità.

                                                                                    ***

Roxen cercò di rialzarsi, nonostante avesse diverse ossa rotte. Guardò Sara piegata sul corpo senza vita di Lionel e le lacrime iniziarono a scivolarle dagli occhi. Si trascinò con fatica verso il cappotto che aveva gettato a terra poco prima di trasformarsi e se lo infilò, coprendo le sue nudità.

Alexander corse accanto a Sara, abbracciandola. Lei si dimenò urlando di lasciarla stare. - È colpa tua! - gli puntò il dito contro, mentre si accasciava sul petto immobile di Lionel.

Il suo amore era andato perduto. Colui che la faceva sentire al sicuro, il suo Sangue di Rosa, la sua anima gemella, non c'era più. Il suo cuore da vampira si era fermato, aveva completamente smesso di battere.

Guardò il volto di Lionel e lo carezzò, assorbendo l'ultimo calore del suo corpo. Si chinò per baciarlo sulle labbra, sperò che come in una favola si svegliasse grazie alla magia del vero amore. Ma lui rimase fermo, la testa ciondolò all'indietro senza forza, mentre Sara gli sollevò il busto per portarselo al petto. Lo abbracciò avvolgendolo stretto – Ti prego, torna da me. Sei il mio amore, sei solo tu... Lio, non mi fare questi scherzi. Sorridimi e prendimi in giro come al solito, oppure insultami, fammi ragionare, non mi lasciare... Lionel, amore... - continuò a dondolarsi con il corpo dello stregone tra le braccia e la testa poggiata alla sua fronte, mentre calde lacrime le scendevano lungo tutte le guance fino al viso di lui.

Alexander rimase accanto alla vampira, senza toccarla. Anche Samuel le si avvicinò, ma non osò sfiorarla. Vederla così era estremamente doloroso. 

Patrick se ne stava in piedi, davanti a loro, col sorriso soddisfatto. Nessuno sembrava avere l'energia per continuare a combattere. Il loro amico era morto, e lo aveva fatto tentando con tutto sé stesso di sconfiggere quell'essere privo di anima che era diventato il fratello di Alexander.

Milacre si era rialzato, pieno di fratture scomposte. Col bastone aveva disegnato a terra un cerchio, vi aveva inciso rune che aprivano il passaggio per un'altra dimensione, una dimensione demoniaca. 

Patrick era così galvanizzato da quella vittoria che non si era accorto del druido. Milacre impose le mani al centro, come aveva fatto con la bocca che aveva divorato il mostro, e recitò una formula – Portal fosgailte den dimhann uaine* - Il portale si aprì proprio sotto i piedi di Patrick.

Il vampiro urlò sorpreso e sembrò finalmente cedere: i suoi piedi iniziarono a immergersi nell'altra dimensione, il suo volto si contorse in un'espressione terrificata. Sgranò gli occhi e sbracciò cercando un appiglio, urlò. Ebbe il coraggio di chiedere aiuto ad Alexander, ma il fratello lo fissò con occhi cupi e spenti, senza alzare un singolo muscolo nella sua direzione.

Tutti fissarono Patrick con la speranza che sparisse completamente dalla loro vista.

Roxen si avvicinò ai suoi amici zoppicando, voleva assistere allo spettacolo in prima fila: quell'infame meritava di cadere in una dimensione infernale dove sarebbe stato torturato per tutta l'eternità.

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Portal fosgailte den dimhann uaine = Aprit portale della dimensione infernale

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