Prole

Scritto da Greywinter (a.k.a. Altaris, il mio vecchio nickname)

Versione originale del dicembre 2003.

Versione attuale, riveduta e corretta, del 2 Marzo 2018.

***

Nel 2043, un retrovirus artificiale viene identificato dal CDC statunitense, a cui seguì la conferma dei maggiori organismi mondiali della sanità. Questo retrovirus, già diffusosi in buona parte del globo, ha alterato le cellule germinali di chi ne è infetto, sconvolgendo il DNA di quasi la metà delle gravidanze iniziate quell'anno. In oltre il 95% dei casi, il risultato fu la morte del feto. Per il restante 5%, il retrovirus cambiò il DNA del feto, sovrapponendo a piccole parti di esso informazioni genetiche estranee, provenienti da diversi mammiferi terrestri. Di questa piccola parte di gravidanze, soltanto alcune furono portate a termine.

- Dicembre 2043  -

Sandra reggeva in mano il foglio con i risultati delle analisi Le tremò la mano, non voleva crederci... era infetta. Era incinta, suo figlio era stato modificato. Non era più umano.

Suo fratello Maurizio la guardava in silenzio. Era un medico, e da quando era stato scoperto l'attentato biologico aveva fatto in modo di dare a Sandra la priorità su tutti gli esami necessari. Purtroppo, questo non aveva fatto altro che anticipare quella cattiva notizia.
"Cosa faccio adesso..." mormorò Sandra, atona, troppo scioccata per reagire con più impeto a quell'orribile scherzo del destino.Non

Maurizio si sedette sulla poltrona del salotto. Cominciò a parlare in tono tranquillo e professionale, a suo modo rassicurante. "Vedi, la scelta più logica, ora, è abortire. Questo non comprometterà la tua capacità di avere altri figli e, con un'apposita terapia genetica, sarà possibile eliminare dal tuo corpo gli effetti del virus. Non intacca gli ovuli non fecondati."

Sandra si sentiva incapace di ragionare o di prendere qualsiasi decisione. La notizia l'aveva sconvolta e sapeva che sarebbe stato lo stesso per Fabio, suo marito. Entrambi desideravano ardentemente avere un figlio. Non era giusto.

"Sei giovane, Sandra," riprese Maurizio, posandole una mano sulla spalla. "Hai ancora tempo per avere altri figli. L'idea di dovere abortire ti ha sconvolto, lo capisco, ma potrai riprovare. Questo virus trasforma il DNA a tal punto che il bambino non può più dirsi umano, non del tutto. Credimi, abortire è la scelta migliore. Ovviamente hai il tempo necessario per pensarci, e per renderti conto che questa è la scelta giusta."

Lei si limitò ad annuire. In quel momento, non riusciva a pensare a niente. Dopo un lungo minuto, sospirò. "D'accordo, ci penserò. Dovrò fare altre analisi?"

"No. Abbiamo rilevato il virus, la sua tipologia e quali saranno i suoi effetti probabili. Non abbiamo bisogno di sapere altro."

"Cosa... cosa dovrebbe fare esattamente a mio figlio?" chiese. Voleva almeno sapere cosa stava succedendo e voleva saperlo nei dettagli.

Maurizio sembrò un po' sorpreso da quella domanda. "Beh, il nome ufficiale del ceppo che ti ha contagiata è MZ-12. Questo virus porta con sé parte del genoma di leopardo. Ha infettato le tue cellule germinali, e per così dire ha 'rimpastato' il tuo genoma con quello di leopardo. Dopo il concepimento del tuo uovo col seme di tuo marito, il risultato è qualcosa di diverso da un normale DNA umano."

"Il bambino avrebbe anche parte del nostro DNA?" chiese stupita. Pensava che il virus sostituisse il DNA con un altro del tutto diverso che il virus si portava dentro.

"Sì, geneticamente sarebbe comunque figlio di entrambi voi, però non sarebbe umano, ma una sorta di... essere per metà umano e per metà leopardo. La porzione umana, comunque, deriva sempre da voi."

"Deforme..."

"Ad essere franco, non in questo caso. Il virus esegue delle operazioni molto complesse,  nella maggior parte dei casi il DNA risultante è così caotico e malfatto che l'embrione muore a pochi giorni dal concepimento. Tuttavia, in casi molto rari come il tuo, produce un embrione vitale. È possibile che il feto si possa sviluppare senza eccessivi problemi. Forse."

Sandra si mise una mano sulla fronte, madida di sudore. "Aspetta... mi stai dicendo che se decidessi di continuare la gravidanza, potrei portarla a fine termine? E il piccolo potrebbe vivere?"

Mauro la guardò, stupito. "Non stai seriamente pensando di portare a termine la-"

Sandra lo interruppe, "Ti prego, rispondi!"

"Non possiamo saperlo con certezza. Ma, finora, feto non presenta problemi di sviluppo particolari, anche se si notano già delle differenze rispetto alla forma umana. Però, anche se non ci fossero rischi, la sola idea di far nascere questo bambino è..."

"Una follia, lo so. Io... non voglio portare a termine la gravidanza, volevo solo sapere."

"Bene. Questo è tutto quello che posso dirti. Che chiunque possa dirti. Chiamami quando avrai deciso di abortire, posso indicarti la clinica e la persona più adatte."

"D'accordo..."

* * *

Una stima effettuata dall'ONU durante la crisi biologica mondiale rileverà che solo lo 0,8% delle gravidanze colpite dal MadZoo verranno portate o arriveranno a termine...

Sandra si versò un'altra tazza di tè caldo. Sedeva alla sua scrivania, di fronte al computer acceso. Stava videotelefonando con sua cugina, che si era trasferita in Canada qualche anno prima, e ora che avevano finito gli argomenti comuni si guardavano in silenzio. L'aveva sempre considerata alla stregua di una sorella, confidandole i propri problemi sin da quando erano piccole. Giulia era più giovane di Sandra, eppure, sotto certi aspetti, più saggia. Aveva capito che quella chiamata aveva a che fare con la gravidanza, ed attendeva pazientemente che si passasse ad argomenti più seri.

"Sai Giulia, io... non sono sicura di voler abortire." Era stata diretta, ma ora non aveva più idea di come proseguire.

Giulia non sembrò in alcun modo sorpresa e non si scompose, a differenza del marito di Sandra, che a quelle stesse parole aveva praticamente dato di matto.

"Ti capisco," disse Giulia, "non dico che farei lo stesso, ma capisco la tua scelta."

"La cosa che più mi turba è che, nonostante tutti mi dicano di abortire, non riesco a prendere in considerazione l'idea. Il mio bambino può vivere, e non ci sono rischi di salute per me. Ovviamente comprendo i motivi... comprendo quanto stupida possa risultare l'idea di avere un figlio del genere..."

"Non ti mentirò, Sandra. Io abortirei all'istante, ma qui si tratta di te, e anche di tuo figlio, giusto? Io ti do' solo un consiglio: ascolta bene tutto quello che ti suggeriscono gli altri, ma poi fa solo quello che ti senti di fare. Io rispetterei pienamente la tua scelta, ovviamente, ma spero anche che tu comprenda a quali difficoltà stai andando incontro..."

"Non ho ancora preso una decisione definitiva... sono così confusa."

"Mi pare naturale, non sentirti in difetto per questo."

"Il fatto è che non posso permettermelo. Non posso permettermi di essere indecisa..."

"Perché no? Fallo con calma. Pensaci bene e fai in modo che gli altri non ti mettano fretta."

Sandra annuì, adesso si sentiva un po' meglio, nonostante il problema fosse più presente che mai, "d'accordo," disse. "Ci penserò, ma non posso perdere troppo tempo. Cercherò di decidere quanto prima... ti richiamerò, quando avrò scelto definitivamente cosa fare."

* * *

"Perché Sandra? Perché?" Domandò Maurizio, incredulo. La sua reazione era stata molto più lieve del previsto.

Sandra sospirò. "Non me la sento, non lo farò; questa è la mia decisione." Ormai doveva mostrarsi ferma e priva di dubbi, nonostante fosse impossibile non averne.

Maurizio scosse leggermente la testa, "Sandra, è una follia... far nascere questo bambino significherà molte difficoltà, soprattutto per lui. Non è un essere umano, lo capisci? Non c'è posto per un essere così in questo mondo. Pensi che potrà mai essere accettato dalla specie umana, quando quest'ultima non accetta nemmeno sé stessa? Forse non avrà neppure istinti del tutto umani, anche il cervello ha subito alterazioni. Come potrai crescerlo, senza capirlo nemmeno? Ci avevi pensato?"

"Sì... so bene che non verrà accettato da molti, e che probabilmente anch'io verrò giudicata male per aver deciso di crescere un figlio così... particolare. Ma non voglio abortire, non riesco a prendere quella strada. E poi, non m'importa il fatto che avrà istinti, idee o attitudini diverse; questo non m'importa, saprò crescerlo. Tutti i figli sono problematici, no?"

"Ti prego, non guardare questa cosa da un punto di vista morale, guardala sul piano pratico!"

"L'ho fatto... e comunque, io non solo la sola che ha preso questa decisione. Mi sono informata, altre madri hanno preso la mia stessa decisione... ne ho anche contattate un paio e abbiamo parlato. La situazione è difficile per tutte, ma non si sono tirate indietro. Io farò stesso."

"E tuo marito?"

"Lui... dice che, se non abortirò, chiederà il divorzio e non riconoscerà il bambino come suo figlio. Daranno ragione a lui, ovviamente. In questa situazione daranno ragione a lui..."

Maurizio l'abbracciò. Nonostante non fosse d'accordo, rimaneva comunque vicino a sua sorella perché era questo ciò di cui lei aveva più bisogno. Gli fu immensamente grata.

"E continui lo stesso?"

"Pensavo che lo avrebbe in parte accettato, come hai fatto tu. O forse sono io ad essere egoista, a non pensare alle sue ragioni."

"Lascia perdere, sai bene che non mi è mai andato a genio. Non aveva diritto di minacciarti... Ascolta; se è questa la tua scelta allora ti aiuterò, anche con il bambino, se servirà."

"Grazie, davvero. Significa molto, per me."

"Bene... allora, nonostante manchino ancora più di cinque mesi comincio subito a pensare al tuo parto, a come organizzarci. Bisogna verificare diversi aspetti. Se dovessi cambiare idea, fammelo sapere subito. "

* * *

Il parto fu più veloce e meno doloroso del previsto. Maurizio aveva contattato un suo collega che si era preparato sui possibili rischi del parto di un bambino modificato, ne aveva già eseguiti due, e uno di essi per una delle donne che aveva contattato. Non erano molti i medici con altrettanta esperienza, non in Italia.

Alla fine del parto, Sandra non riuscì subito a vedere il figlio, un maschio, perché dovette essere sottoposto subito ad alcune analisi. Passò il tempo insieme a Maurizio, che aveva assistito il suo collega durante il parto. Aveva divorziato poco dopo la sua decisione, il marito, le aveva detto chiaramente che non avrebbe riconosciuto come figlio un essere del genere, che avesse o meno parte del suo DNA... ma, in quel momento, non le mancava la sua presenza. Si sentiva molto più tranquilla nelle mani di suo fratello, e di chi aveva accettato la sua scelta senza abbandonarla a sé stessa.

Finalmente, dopo un'attesa che sembrò lunghissima, vide entrare nella stanza Giulia. Era tornata in vista dell'imminente parto di Sandra, e aveva atteso in corridoio che il bambino nascesse. "Mi hanno dato il permesso di portartelo, sai?" disse sorridendo. Teneva in mano un neonato, avvolto in una fascia che ne nascondeva il corpo. "Ti dirò che mi aspettavo un aspetto... sgradevole. Invece, non ho mai visto nulla di più tenero, te l'assicuro."

"Portalo qui," le disse. Si era preparata psicologicamente a quel momento. Fino ad allora aveva visto solo le ecografie del bambino e non aveva un idea chiara di quale aspetto potesse avere, nonostante i medici lo avessero descritto e gli fosse stata mostrata una simulazione al computer.

Quando Giulia le consegnò il neonato rimase stupefatta... e sorrise. Il bambino... o forse era meglio definirlo cucciolo, non aveva nulla che potesse risultare sgradevole alla vista. Il corpo era già coperto da una fine pelliccia color crema maculata di nero, già stranamente sviluppata, così come una piccola coda che si muoveva pigramente. Al posto del visino vi era un muso, piuttosto simile a quello di un cucciolo di vero leopardo. La testa, però, era più grande, perché doveva contenere un cervello di dimensioni umane normali. Non aveva ancora denti, o zanne, come per qualsiasi altro neonato umano, e alle dita non aveva artigli, ma le avevano detto che si sarebbero sviluppati in seguito.Giulia

"Dai primi esami si direbbe perfettamente sano, nonostante... beh, nonostante i cambiamenti," Maurizio le aveva raggiunte e, curiosamente, sembrava davvero felice. Era pur sempre suo nipote, ma credeva che si sarebbe dovuto abituare all'idea. "Sono felice per te, Sandra... ti dirò che nell'aspetto lo preferisco di molto ai neonati umani," le disse, sorridendo.

Sandra non rispose, voleva solo essere felice e, almeno per un po', dimenticarsi di quello che il futuro avrebbe riservato a suo figlio. Sapeva però che gli avrebbe voluto tutto il bene di cui una madre è capace. Sarebbe bastato, a rendere la sua strana vita degna d'essere vissuta?

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