Capitolo 9

Ian

Un tonfo.
Deve essere uno dei libri da più di mille pagine di Adam.
Brontolo qualcosa di incomprensibile, nella speranza di riuscire a riprendere sonno. Non so che ore siano e non sono sicuro di volerlo sapere.
Il lenzuolo mi accarezza delicatamente, ma mi basta qualche movimento per scoprire di essermi ingarbugliato con il tessuto; adesso la sua morsa aderente non sembra più un gesto gentile.
-Mi dispiace di averti disturbato, sai, a differenza di qualcuno, c'è gente che lavora- la voce alta di Adam infastidisce le mie orecchie, non pronte ad un risveglio così precoce. Avrebbe potuto raccogliere quel dannato mattone di carta e far finta di nulla; mi sarei riaddormentato in meno di un minuto.
-Io non ho abbastanza elementi per lavorare, rispetta questo momento della mia vita- mormoro con la faccia ancora contro il cuscino, non ho voglia di aprire gli occhi, posso già percepire il calore della luce artificiale sbattere contro le mie palpebre. Per leggere quei caratteri minuscoli ogni volta ha bisogno di raccattare ogni lampada o torcia che gli capita sotto tiro.
-Infatti mi chiedevo perché ci stai mettendo così tanto, solitamente in due o tre giorni hai completato il compito- la sua osservazione contribuisce alla mia voglia di seppellirmi sotto le coperte e non risorgere mai più. Ha ragione, il fatto che pure lui lo stia sottolineando non fa che peggiorare la situazione. Gli ho sempre dimostrato che tutto mi riusciva con facilità, ma questa volta non è così.

Sento le rotelle della sua sedia strofinare sul pavimento lucido, immagino si sia voltato verso il mio corpo arrotolato nel lenzuolo: non riesco a liberare nemmeno i piedi.
-Allora, qual è il problema?- sembra proprio intenzionato a darmi fastidio oggi. Sospiro mentre mi volto poggiando la schiena sul materasso duro, i miei muscoli sono ancora addormentati.
Il problema è solo uno.
Non riesco a manipolarla in alcun modo, posso solo fare leva impercettibilmente su alcuni suoi pensieri o catturare una sua sensazione e amplificarla; nulla di utile in realtà, il mio talento si annulla all'istante quando mi avvicino a lei. Credevo che sarebbe stato facile, mi bastava sedurla un poco, prometterle l'impossibile, convincerla a confidarsi e il giorno dopo farle scordare di tutto.
Non avrebbe sofferto, né sentito la mia mancanza; quanto a me, ogni volta che l'avrei rivista avrei dovuto fare i conti con la verità e questi ricordi. Le persone sanno che per ogni cosa c'è un prezzo da pagare, solo non immaginano quanto sia alto. Per alcuni talenti consiste nell'avere parti del corpo più sviluppate o sproporzionate, altri provocano malesseri fisici e patologie. Il mio è la memoria, il peggiore di tutti.
È facile giudicare le azioni degli altri e sarebbe ancora più facile agire senza rispondere a delle conseguenze, ma la natura non è famosa per essere semplice; non puoi chiedere senza dare. Per quanto meschina o crudele, ogni mia scelta è calcolata in base alla situazione, interesse personale e capacità di sopportazione.
Più mi spingo oltre, più il peso dei miei inganni mi tormenterà in seguito.
-Quindi?- mi incalza con il suo solito carattere testardo, che è parte integrante del suo essere geniale. Se non fosse così cocciuto, se non avesse lavorato per mesi e mesi sui suoi progetti, non sarebbe diventato quello che è adesso.
-Quindi completerò la relazione quando avrò gli elementi necessari- taglio corto scoccandogli un'occhiataccia, non c'è molto da dire. Il mio compagno di stanza emette un rumoroso sospiro per poi fissarmi come chi la sa lunga su cosa fare in questi casi. A qualsiasi idea stia pensando, sono sicuro che non mi troverà d'accordo.
-Non pensavo che sarebbe arrivato questo momento, ma...- tronca la frase studiando la mia espressione; impiego un secondo per scorgere un accenno di sorriso che sfugge al suo controllo.
-È il momento di parlare dei tuoi sentimenti!- annuncia sedendosi sul mio letto, accanto alle mie gambe.
-Sentimenti? Emozioni? Che schifo!- esclamo in modo drammatico provocandogli una risata, nonostante la mia reazione teatrale, ci sono davvero poche cose che detesto più di parlare di quello che provo. La mia vita si basa su quello che gli altri sentono e come plasmarlo a mio favore, quello che penso io deve rimanere custodito, se non sconosciuto, perfino a me stesso.
-Dai, sono serio-
-Anche io. Pensavo che fossimo fratelli proprio perché tu preferisci la matematica alle persone e io odio parlare di queste cose, eravamo una squadra perfetta! Significa che era solo una mera illusione?- mi tocco il cuore, ferito. La piega ironica della conversazione potrebbe distrarlo il necessario per non permettergli di ritornare sull'argomento.
Sorride e mi spintona scherzosamente, ma non sembra deciso a mollare.

-Tu provi qualcosa per lei?- almeno mi ha fatto il favore di andare dritto al punto senza girarci intorno, questo glielo devo riconoscere.
Roteo gli occhi in risposta, mentre mi tiro su per sedermi in maniera più confortevole; visto che non posso scappare, tanto vale mettersi comodi.
-Okay, diciamo che hai una cotta?- cerca di venirmi incontro ed io mi chiedo quando è diventato così esperto in questo campo; a quanto pare basta limonare con un'appariscente ragazza per ottenere questa illuminazione.
-Le mie cotte durano un battito di ciglia, lo sai...- borbotto in mia difesa, mi sento come se volesse aprirmi i petto per iniziare un'operazione senza anestesia.
-Già, il tuo record è...- si ferma per pensare.
-Un mese- rispondo senza esitare, è stato più di due anni fa, ero convinto che sarei stato capace di reggere una relazione, ma non è così. Ero solo un adolescente speranzoso di poter cambiare la mia natura ed essere qualsiasi cosa; inutile dire che mi sbagliavo.
-Wow, non ricordavo che la situazione fosse così disastrosa- sollevo un sopracciglio di rimando, non credo di poter sopportare il cupido Adam oltre.
-Non è che perché tu sei in una relazione tutto il mondo deve esserlo-
-Questa conversazione non riguarda me- ribatte secco, so che non se l'è presa, ma sa che l'unico modo per interagire con me è essere chiari e decisi.
-Dicevo, se sai che tutto finirà, ti consiglio di evitare un approccio così fisico-
-Come fai a sapere ch- mi interrompe alzando una mano.
-Ti conosco, Ian.- no, Adam, tu conosci solo un lato di me.

-Ti prego, dimmi che non siete andati oltre qualche palpatina- il suo tono supplichevole mi provoca un sorriso sincero, scuoto la testa. Alcune volte abusa del ruolo di madre che si è auto-affidato, come se ne avessi davvero bisogno.
-In caso succedesse, non nel mio letto!-
-Lo stesso vale per te-
-Non c'è questo pericolo: ci vivi in questo letto- accetto la frecciatina e decido di alzarmi non solo per provargli il contrario, ma anche perché posso sentire il mio stomaco lamentarsi per la fame, deve essere l'ora di pranzo.

Per un attimo temo che voglia seguirmi con il suo discorso pure in bagno, ma si limita a tornare a studiare mentre io posso godermi un po' di pace con me stesso.
Il mio amico non ha torto su ogni cosa, le sue parole rimbombano nella mia testa sempre più insistenti. Non dovrei avere un approccio così passionale con lei, ho sempre pensato di avere un buon autocontrollo, eppure, i suoi modi diretti sono così diversi dai miei che non posso far a meno di esserne attratto. Erano anni che non provavo l'ansia di sbagliare, di non avere un controllo assoluto. Sono ossessionato dal pensiero che ogni mia azione la ricorderà, che non posso fare un passo falso perché questa volta non posso tornare indietro. Tutto sommato trovo pure divertente provare queste emozioni; sono insolite e imprevedibili, domarle sarà il mio prossimo passo.

Faccio un respiro profondo, è solo un gioco.
E io vinco sempre.

Esco dalla stanza accompagnato da un "ne riparleremo!", una minaccia di Adam in piena regola. Il genio non è disposto a staccare gli occhi dai suoi libri per degnarmi della sua compagnia a pranzo, mi ha incaricato di portargli qualcosa, nel caso oggi servissero cibo commestibile.
Questi ultimi giorni senza una routine regolare mi stanno consumando pian piano: non ho corsi da seguire, posso dormire tutto il tempo e le ore in cui sono sveglio le passo a cercare di pianificare le prossime mosse. Mi muovo sul vetro in questo periodo, ogni mia parola produce delle minuscole crepe sulla superficie.
Lei non è stupida, so che non riesce a fidarsi completamente, non si abbandonerà mai ad una confessione intima se prima non lo faccio io.

Incrocio i suoi occhi azzurri in mezzo al rumoroso gruppo di ragazzi diretti in palestra per il secondo turno, non posso ignorarla, non voglio farlo.
Dimentica tutto quello che avete fatto in questi giorni, cambia approccio.
-Hai la faccia di uno che si è appena svegliato- dice senza troppi giri di parole, non posso far a meno di sorridere.
-Ciao anche a te, Alexa- analizzo la sua espressione, mi chiedo se si stia aspettando qualcosa.
Finiamo per baciarci ogni volta che ci incontriamo, non mi stupirei se si fosse fatta un'idea sbagliata di quello che è il nostro rapporto, io sono il primo a modellarlo in maniera ambigua. Mi basta soffermarmi un attimo sui suoi occhi per capire qualcosa che mi è sempre sfuggita: Alexa non si fa illusioni. Lo vedo scritto chiaramente nei suoi atteggiamenti; non pensa che saremmo una bellissima coppia o che io la ami e robe simili.
Sento il cuore più leggero adesso, la partita ha appena preso un altro corso, a mio favore.
-Scusa se provo una leggera invidia per chi può dormire fino alle due senza essere punito- alzo le mani in segno di innocenza. È incredibile quanto le nostre situazioni sociali siano diverse, e nonostante questo, posso percepire il suo sguardo indagatore strappare da me quei pezzi del mio vero carattere che inevitabilmente rilascio. Come fa una persona così lontana dal mio punto di vista a capire che cosa sono?
Non è più un compito questo, ma una faccenda personale.

-A proposito, non sei in ritardo?- la sento imprecare di scatto, rivolgendo un'occhiata al gruppo che ormai è scomparso. Non posso far a meno di ridere, non ho mai incontrato una persona del genere; alla Base tutti aspirano alla perfezione ogni secondo della loro vita, Alexa sembra che non ne conosca nemmeno il significato.
Involontariamente le mie attenzioni ricadono sulle sue labbra rosee, così in contrasto con la pelle pallida. Se solo potessi infrangere per un attimo quello che mi sono ripromesso...
-Mi devi dire qualcosa?- mormora, mi chiedo quando si sia avvicinata così tanto. Non posso farlo. Se non rispetto le mie regole, non riuscirò più a controllarmi.
-Sì, domani ci vediamo in palestra alle dieci- aggiungo in fretta; non avevo programmato un incontro domani, ma non ho avuto altra scelta, non posso riavvolgere il nastro con le nostre conversazioni.
-Sul serio? Torturarmi è un motivo valido per dormire di meno?- alza gli occhi al cielo, scettica.
-Validissimo-
-Ti odio- sbuffa sistemandosi la bretella del borsone sulla spalla, io sto già scappando da questa situazione.
-Alexa, non si dicono le bugie- la rimprovero mentre con la coda dell'occhio aspetto la sua reazione. Lei sembra pensarci un attimo, poi, prima di allontanarsi, sorride.

Nessun bacio o altro fino a quando non avrò scoperto perché resiste al mio talento. La sto aiutando a cercare la sua abilità proprio per capire cos'è che sto sbagliando.
Mi dirigo verso l'aula della professoressa Carter, non l'ho mai ritrovata in un luogo che non sia quello. Devo avvisarla che la relazione che mi ha affidato richiede più tempo del previsto, ma con lei è facile parlare: mi basta fare una leggera pressione alla sua mente per tenere in pugno la sua anima. E posso rifarlo, e farlo ancora e rifarlo di nuovo, lei non se ne accorgerà.
Quanto ne ho bisogno adesso.
Busso con decisione per annunciare il mio arrivo, sicuro di trovarla alla cattedra a sfogliare fascicoli. Qualsiasi cosa stesse facendo prima, la vedo crollare con il mio ingresso, ogni documento che stava analizzando cade sulla scrivania grigia, come se adesso non avesse importanza.
Mi sembra il più caloroso dei saluti.
-Signorino Mitchell- si schiarisce la voce alzandosi in un gesto di saluto.
-Salve professoressa Carter, sono solo venuto a comunicarle che per la consegna del compito dovrà aspettare ancora un po'- mi fingo insicuro ed imbarazzato, un ragazzino così dispiaciuto di poterla deludere.
Adoro essere qualcun altro, riesco a dimenticarmi per qualche minuto della persona orribile che in realtà sono.
-Non le avevo chiesto di completarlo subito- accenna ad un sorriso mentre si toglie gli occhiali.
-No, ma io ci tenevo a fare una bella figura- mi stringo le spalle consapevole del suo sguardo, questa volta è molto più esplicito.
Inutile sembrare sorpresi, sapevo che avrebbe fatto così.
A differenza del soggetto della relazione, io conosco questa donna, sebbene abbia passato solo qualche secondo a studiarla, ma la sua mente ha praticamente i cancelli spalancati, come un po' tutti in questo posto.
Si avvicina a me con lentezza, il rumore dei tacchi neri risuona per l'aula. Non so se giudicarla una bella donna, ho visto davvero poche donne adulte in tutta la mia vita: molte professoresse e alcune immagini nei libri, i miei parametri sono un po' limitati. Nel complesso, trovo la sua immagine piacevole.
-Non preoccuparti di questo- appoggia una mano sulla mia spalla, un gesto che dovrebbe essere rassicurante, ma è solo un tentativo per instaurare una connessione. Ha una laurea in psicologia, sa interpretare i miei gesti, o meglio, interpreta quello che io le mostro. Potrebbe essere divertente.

-Allora, stai trovando l'assegnazione difficile?- senza che io gliel'abbia permesso è già passata a darmi del "tu", sembra aver rimosso molte barriere dall'ultima volta che ci siamo visti. Penso che stia mescolando quello che percepisce dal mio comportamento con quello che lei vorrebbe vedere; non c'è errore più grande. Non è divertente giocare in questo modo.
-Sì, non mi aspettavo un soggetto così schivo- ammetto, questa è la versione semplice della storia. Considerare Alexa schiva è solo un metodo veloce usato da tutti per archiviare la questione e lasciarla con i suoi problemi tra le mani, ma non è quello che farò io.
-Strano, credevo che tutte le donne fossero disponibili con te- sorrido, evito di aggiungere che la "disponibilità" di cui lei parla, non si riferisce solo al genere femminile.
-Alcune semplicemente non vogliono ammetterlo-
-C'è qualcosa di male nel nascondere il proprio interesse?- mi incalza avvicinandosi sempre di più. Sento il mio cuore accelerare la sua marcia, non di certo per la paura. Avere in pugno ogni cosa è così soddisfacente.
-È solo che prima o poi si perde il controllo- ho appena il tempo di finire la frase che la donna si fionda su di me, afferra le mie labbra con forza, mordendole con i denti.
Sapevo che lo avrebbe fatto, ne ero al corrente dal primo momento in cui ho messo piede nell'aula. Nella sua testa non ci sono dubbi, il ritardo dell'assegnazione era solo una scusa per vederla.
La mia mano scivola sulla sua nuca per stringerle i capelli e tirarli con la stessa intensità che lei scaglia nel bacio.
Non sono queste le labbra che voglio.
E mi conosco, tutto questo è un mio capriccio.
Prima o poi avrò quello che desidero, nel mentre posso sfruttare una situazione altrettanto utile.
Adesso ho la definitiva certezza che otterrò il massimo dei voti anche se la mia relazione sarà pessima, non avrebbe senso cancellarle la memoria.

Percepisco sotto il mio tocco le forme di un corpo maturo, diverso da quello delle mie compagne, sia per superficie che per conformazione.
Non è il primo con cui entro in contatto.

Mi leva la maglia con urgenza, tirandola nel minor tempo possibile.
Chissà quanti suoi sogni ho abitato.
Forse quella che provo è solo eccitazione, pura astinenza, non ho davvero una cotta per la ragazza senza talento.
È solo una sfida con me stesso.

Senza accorgermene la sua camicetta e i pantaloni neri sono stati già abbandonati su uno dei banchi.
Sono distante dalla situazione e la professoressa Carter non l'ha nemmeno notato; alcune volte si sceglie di non vedere.
Uno dei motivi per cui non posso lasciarmi andare, io devo sempre avere le redini della situazione, il lusso di fantasticare non mi è concesso.
Anche se, ci vuole davvero poco per trasformare il suo corpo in uno più minuto, per rendere le sue forme meno appariscenti, più simili a quelle che ho intravisto in una certa persona.

Il suono della zip che si abbassa arriva chiaro alle mie orecchie; non ha intenzione di perdere tempo.
E io che pensavo fosse un tipo romantico.

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