capitolo 4

-bene bene bene...cosa abbiamo qui? - Pitch fa lo spiritoso, avvicinandosi  a me e a Jack. Siamo ancora nelle nostre posizioni precedenti, uno di fronte all'altro, ma i nostri sguardi sono entrambi appoggiati sull'Uomo Nero.

- spero di non aver interrotto nulla di importante -         fa ancora lo spiritoso. Mi giro completamente verso di lui, fulminandolo con lo sguardo. Sono intenta a dirgli qualcosa, ma non dico nulla, perché noto sandy, debole, a terra e seduto con uno sguardo stanco. In quel momento dei colpi, come quando una grotta sta cominciando a crollare, ci fanno sobbalzare, dando il tempo a Pitch di teletrasportarsi in un altro angolo della stanza, uno dove non lo vediamo.

- non credevo che Sandy fosse diventato così forte, non me l'aspettavo... purtroppo, il vostro adorato omino del sonno non può più far niente, e nemmeno voi. -      ci dice da un punto indefinito.

Cos'ha in mente? Vorrei urlare tutta la verità, ma sento che non è il momento, peggiorerei solo le cose. Sandy è debole, jack confuso, il resto della combriccola non è qui e io sono sull'orlo della pazzia.

- perché? -      jack pronuncia questa corta domanda, abbassando il bastone, e camminando verso il centro della stanza. Come fa a trattenere tutta la rabbia, restando così calmo? Come fa?

- come perché? Perché faccio tutto questo vero? -      Pitch ha capito dove vuole andare a parare Jack, vuole risolvere la faccenda civilmente, ma non credo. Dopo averlo sconfitto e umiliato, rinchiuso nella sua tana e dimenticato come fosse un incubo passeggero, per poi cercare comprensione e una soluzione nelle parole, sia la scelta sbagliata. Non credo che uno come Pitch risolva le cose civilmente. Si limita a colpirti alle spalle per liberarsi il prima possibile degli intralci.

- tu mi chiedi perché faccio tutto questo? - Pitch riformula lui questa volta una corta domanda. Io mi avvicino lentamente in direzione di Sandy, che sta notando il mio movimento e mi fa un no con la testa, dicendomi che devo rimanere lì dove sono con dei chiari simboli.

- si, voglio sapere. - lo guardo. I suoi occhi...oh i suoi occhi, sono cambiati...il loro colore azzurro ghiaccio è diventato scuro come quello di quella notte, un ghiaccio freddo e scuro, non solo agghiacciante, ma quasi oserei dire...pauroso.

- per due semplici motivi, Frost. Il primo, lo sai molto bene: mi avete sconfitto, rinchiudendomi nella mia stessa tana come un topo. Il secondo motivo, è sempre stata una cosa che mi ha spinto a non arrendermi, a continuare a provare, provare a vendicarmi su di voi...-
- e quale sarebbe questo motivo così valido? -     Jack lo interrompe, per poi essere zittito da uno sguardo freddamente oscuro da parte di Pitch.

- il motivo è questo: Manny. -    disse lui con freddezza;   - Voi siete stati mandati da lui, per distruggere me, per impedirmi di spaventare i bambini...ma dietro c'è molto di più. -      fa una pausa, passando da un punto all'altro, per poi fermarsi davanti alla grande porta-finestra dorata che porta a un grande balcone. Sento una sensazione orribile mangiarmi dentro. Uno sguardo di sofferenza nasce nel mio volto. Non riesco a capire... che sia opera di Pitch?

-...ma non lo capite? Siete solo le pedine del suo gioco, il gioco che sta mandando avanti da secoli, solo per una questione personale. Lui non è in grado di tenermi testa, e così ha costretto voi, con belle parole e frasi di incoraggiamento, a combattere contro di me! Non lo volete capire? Vi sta imbrogliando da sempre! -       

- e chi mi dice che non sia tu, invece, a imbrogliarci da sempre? Tu sei quello che ha cercato più volte di incastrarmi, con le tue belle paroline, prima alla tua tana il giorno di pasqua, e poi in Antartide. Entrambe le volte, al mio rifiuto, ti sei vendicato. Hai messo contro di me i guardiani, e poi hai spezzato il mio bastone e buttato in un dirupo come un rifiuto umano. Pensi veramente che io ti creda? Chi mi dice che non farai qualcosa anche adesso? - Jack, finito di parlare, lo fisso, per poi passare a guardare Pitch, impaziente di sapere cosa dirà.

- non sai contro chi ti stai mettendo. Questa non è una cosa che riguarda te, o me, o lei, o i guardiani, nemmeno dell'intera umanità. Riguarda il volere di Manny -     nel mentre Pitch comincia a camminare, avvicinandosi a noi.     -   ti sei mai chiesto...perché Manny non risponde mai alle vostre domande? Ai problemi a cui non sapete risolvere? Vi comunica qualcosa, per di più in modo enigmatico, solo quando deve essere scelto un nuovo guardiano, o quando avete un estremo bisogno di lui. Per essere colui che dovrebbe assistervi alla battaglia contro il sottoscritto, sembra fin troppo concentrato su quello che può portare a ottimi risultati nel sconfiggermi. Ma perché tanto odio nei miei confronti? Non sono stato creato apposta per bilanciare il rapporto tra bene o male, o sbaglio? Perché così tanto odio, così tanta indifferenza nei vostri problemi? - a quelle parole, Jack sembra disorientato, Sandy allo stremo delle forze, e io con quel malessere che cresce a ogni suo passo.

- sono secoli che me lo chiedo anch'io, questo quesito, e ancora non ho una risposta. E il bello è che nessuno di voi si è mai posto tutte queste domande, non trovi Frost? - solo ora mi sono accorta che tutto attorno a noi, sta diventando scuro, negli angoli, la sabbia che prima era dorata ora è nera, e sta divorando la sabbia di Sandy come fosse un dolce.

Pezzi di Sabbia compatta, attratta dalla gravità, crolla e si schianta sulle superfici ancora intere. Jack e io ce ne accorgiamo subito, ma troppo tardi. Stava prendendo tempo. 
I suoi incubi hanno approfittato del momento di calma per contaminare la meravigliosa nave dorata di Sandy in sabbia nera come la pece, divorandola come fosse un dessert.

Mi fiondo subito verso sandy, mandando in mille pezzi un grosso masso oscuro che stava finendo addosso a Sandy. Scoppia come un fuoco d'artificio sopra la testa di entrambi e mi finisce addosso, ma la ignoro e prendo sottobraccio Sandy, intenta a proteggerlo da altri oggetti precipitanti.

-riflettete su questo, guardiani, perché c'è in gioco il senso di tutto quello per cui avete combattuto. - la voce di Pitch sovrasta il chiasso generale dei muri decadenti e di altri rumori sinistri provenienti dal ogni parte, come se la nave stesse precipitando. L'Uomo Nero scompare nella sua stessa aura oscura in un istante, lasciandomi intravedere alle sue spalle Jack che giocava a baseball con i massi che gli precipitavano addosso. Non appena mi metto in piedi con Sandy sottobraccio, un altro masso atterra sul suolo e fa tremare tutto. Cerchiamo entrambi di rimanere in equilibrio mentre tentiamo entrambi di raggiungere l'albino.

- rimani con Sandy, io vado a chiamare i guardiani, arriviamo subito! - Jack corre verso un'apertura del muro e si tuffa nel vuoto, aiutato dai suoi poteri, e vola fino a non so dove.

Una volta constatato che era molto più pericoloso cercare di camminare tra i detriti e il soffitto pericolante, faccio sedere Sandy dietro a una rientranza in prossimità della parete più vicina e lo guardo in preda al panico:- mi dispiace tanto Sandy... non so...non so cosa...-
Ma lui mi zittisce, fermando il mio balbettare e le mie lacrime desiderose di uscire. Mi zittisce con l'indice davanti alla mia bocca, e con un sorriso rassicurante, mi mostra alcuni simboli, che credo servano per dirmi qualcosa.

-...un cavallo che salta? -     e mostra un no. Ripete la sequenza. Il tetto sta cominciando a cedere.

-...un gatto con te sopra? - e mostra un altro no. è debole, fa fatica a mostrarmi simboli. Alcuni pezzi stanno crollando pericolosamente vicino a noi e la polvere nera si espande molto velocemente. La situazione mi sta mettendo in seria difficoltà nel capire cosa vuole dirmi.

-...Sandy, sei debole, non abbiamo tempo per aspettare Jack. Ti prendo in braccio e ti porto fuori da qui. Okay? Se restiamo qua dentro ancora per molto, moriremo - gli dico con voce tremante ma decisa e lui, esitante, annuisce.

Mi tiro su, lo prendo a cavalcioni sulla schiena e comincio a correre verso il balcone, giusto in tempo per evitare un enorme parte del tetto crollare dietro di noi, che gli incubi stanno divorando con accanimento, portandoli ad aumentare di volume. Notano la mia fuga e cominciano a rincorrermi. Corro più veloce che posso, non potendo aumentare più di tanto con la supervelocità o Sandy starebbe ancora più male. Arrivata al margine, ci salgo sopra e mi butto fuori senza pensarci, volando e sentendo le piccole mani di Sandy tenersi ben salde alle mie spalle. Mi libro in aria a testa china, cosicché Sandy possa appoggiarsi alla mia schiena senza sforzi.

Intravedo la slitta raggiungerci a gran velocità, ma un incubo, il purosangue di Pitch, si para davanti a noi, intralciando la strada ad entrambi. Mi fermo giusto in tempo per evitare un suo colpo con lo zoccolo destro. Ci gira attorno, intento a colpire Sandy nello stesso modo, ma finisce col colpire il mio ventre, visto che mi sono accorta delle sue intenzioni e mi sono girata per proteggerlo.

Annaspo in cerca di aria ma l'adrenalina attutisce il colpo, permettendomi di tenere sott'occhio l'incubo. Sandy si tiene ben stretto alle mie spalle. Faccio per tirare un pugno all'incubo, ma il boomerang di Calmoniglio mi anticipa e lo colpisce in pieno petto, mandandolo in mille pezzi.

La slitta ci passa molto vicino e due mani gelide afferrano me, mentre altre due Sandy, aiutandoci a salire sopra. Non faccio in tempo ad appoggiarmi ai sedili posteriori che il dolore al ventre torna a farsi sentire, più forte di prima e togliendomi il respiro. Mi piego in due in avanti tenendolo con le braccia. Qualcuno si avvicina e si siede, prendendo il mio viso tra le mani e vedendo se sto bene, e vedo che è Jack.

-...Miriam!? Tutto bene? Cosa succede? -      non riesco a rispondere subito. Stringo gli occhi 

-...Sandy...va da...Sand...- faticosamente riesco a pronunciare queste parole... -sto...b..bene...- concludo, ma Jack non mi ascolta.

- dove ti hanno colpito? Fammi vedere...-      le sue mani toccano le mie per vedere la botta, ma io sobbalzo per la sua temperatura altamente gelida. Intravedo, tra i ciuffi, il suo sguardo triste e preoccupato. Gli prendo la mano, esitante, e la appoggio dove mi fa male.

-q...qui...- una scintilla si accende nei suoi occhi, si sentiva sicuramente in colpa per il mio sobbalzo alla sua fredda mano a contatto con la mia. Cerco di mantenere più calma possibile, mentre il freddo allieva rapidamente il mio dolore al ventre. Per essere una vampira, e per avere avuto colpi peggiori di questi, sono proprio arrugginita. Un colpo così a un vampiro non avrebbe fatto nulla...forse perché sono ancora per metà umana? Il dolore lo sento ancora, potendo comunque sgretolare montagne intere, correre intorno all'equatore in pochi secondi e volare dove nessuno è mai stato. La tristezza si fa spazio nel mio corpo, mentre il mio cuore, indipendente a quest'ultima emozione, viene invaso da un senso di sollievo per essere così a stretto contatto con l'albino. Lui infatti la tiene sotto braccio così da poter continuare ad alleviarle il dolore.

L'alba illumina piano piano ogni cosa intorno a noi, mentre velocemente North cerca di portarci tutti al polo, per assistere Sandy. Non sento nessun rumore attorno a me, solo il mio e suo respiro coordinati, e nient'altro.

Dopo un quarto d'ora arriviamo a destinazione. North porta Sandy non so dove, inseguito da tutti gli altri, mentre Jamie e Jack, sottobraccio, mi aiutano a raggiungere una poltrona che si trova nella sala del globo, anche se ora riesco a camminare.

-...ce la faccio, davvero. Grazie ragazzi...- e mi siedo a peso morto sulla poltrona. Jack guarda un attimo Jamie, e lui, quasi gli fosse comparsa una lampadina sulla testa, ci dice - vado a vedere se Sandy sta bene, ci vediamo dopo -       e si allontana. 

Appoggio la testa contro lo schienale della poltrona, mentre Jack si mette sul bracciolo destro.

-va meglio? - Chiudo gli occhi sorridendo, aprendoli e rivolgendomi a quel bellissimo fantasma che ora mi sta guardando come se fossi sul punto di morire. Non sto morendo, questo è certo, ma credo che lui sia seriamente preoccupato per me, pur conoscendomi da neanche un giorno.

- si, molto meglio Jack. Grazie...-  lo ringrazio e lui prontamente mi sorride.
- ma ti pare? - 

Quando non sorride più, si avvia verso la finestra che si trova davanti a me, che affianca il camino della sala del globo. Lui si siede su quei piccoli divanetti che ricordano molto quelli nella camera di Jamie. Il suo passo è lento, e si siede con poca delicatezza, come se nella sua testa ci fosse qualcosa che lo tormenti.

Dopo un momento di esitazione, tento di leggergli la mente, ma ancora non ci riesco. Ho paura di quel poco che rimane dei suoi ricordi. A volte è meglio non intromettersi troppo negli affari degli altri. Ritento nuovamente di alzarmi dalla poltrona e mi avvicino.

-Jack va...va tutto bene? -    gli chiedo.
In un primo momento prende un bel respiro profondo. - niente...perché me lo chiedi? -
"perché ti conosco, Jack. so quando qualcosa non va", ma non è quello che gli dico.

-perché sento che c'è qualcosa che non va. -   mi alzo e vado a sedermi davanti a lui, nella parte del divanetto che lo affaccia, per guardarlo in faccia. Lui mi guarda per un attimo, per poi toccare il vetro della finestra e creare ramificazioni di ghiaccio.

-non è niente, solo ...avrei dovuto...fare qualcosa... -    mi dice, quasi volendo rimproverarsi da solo.
- che cosa, Jack? Colpirlo? Ucciderlo? Avrebbe potuto fare di tutto, la prudenza non è mai troppa in momenti come quelli.-   dico con rassicurazione, ma sembra non volermi ascoltare.
- volevo risolvere la situazione il più velocemente possibile, ma mi ha aggirato con le sue parole, e non ho fatto nulla. Ora per colpa mia, tu ti sei fatta male e Sandy non so nemmeno come si riprenderà...-       mentre parla, tiene saldo il pugno sul ginocchio, rendendo le sue nocche più bianche della sua pelle chiara.

Mi alzo e tremante mi avvicino a lui. Nel mentre penso a qualcosa che l'avrebbe potuto consolare, ma non mi viene in mente niente. Dio, quanto odio questi momenti. Credo abbia notato la mia delicata situazione e comincia a sorridere.

-non ridere albino, odio quando non so cosa dire...specialmente in queste situazioni -      smette di ridere, limitandosi solo a fissarmi, sorridente. Mi scappa un sorriso, distogliendo lo sguardo.

- mi dispiace...anch'io odio quando non so che dire...e...mi dispiace, per tutta questa complicata situazione...- si sta scusando di una cosa che non è colpa sua? Quanto può essere gentile e stupido allo stesso tempo!

Il silenzio si fa spazio nella stanza, ma cerco di rimediare subito.

-...non è colpa tua Jack. Io sto bene, Sandy si riprenderà sicuramente, e non prenderti colpe che non sono tue, chiaro? -       rossa come un pomodoro, cerco di guardarlo seriamente.

- chiaro. Grazie, Miriam...-  mi ringrazia con un sorriso.
Imploro le mie guance di non arrossire, invano.

- hai la febbre? -
- io? N-no non credo di a-avere la febbre...- 
Diamine, maledetta la mia pelle pallida. 
- no perché sai, sei arrossita -     dice con naturalezza ma spiazzandomi.
- ...è probabile che abbia la febbre - mi ricorreggo come una cretina.
- eheh no tranquilla, stranamente anche dentolina arrossisce ai miei complimenti...- ..."CHE CENTRA LEI IN QUESTO MOMENTO!?" gelosia, calmati. Non voleva dire niente con questo... istintivamente e involontariamente mi mordo un labbro. Roba da umani innamorati, Miriam, smettila.
Dopo un lungo momento di silenzio dove sta volta sono io a guardare tutto tranne che Jack, è lui a riaprire la conversazione: - da dove hai detto che vieni?- 

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