la vecchina

Nella mia palazzina,
vi abitava una dolce vecchina.
Cucinava a tutto tondo,
come se lo dovesse fare per tutto il mondo.
Ogni mattina davanti all'uscio di casa,
trovavo una crostata e un biglietto: per il sig. Masa.
Non ero un amante dei dolci,
la portavo a lavoro dove era mangiata dai miei colleghi, un po’ porci.
Quanto amore ci metteva dentro queste crostate,
così invitanti e fumanti che dovevano per forza essere mangiate.
Settimane dopo settimane sempre nuovi dolci trovavo,
perciò un giorno decisi che dovevo ringraziarla anche se non le amavo.
Suonai alla porta e mi aprì quella dolce vecchietta,
con un sorriso mi fece entrare, ma sembrava di fretta.
Corse fino alla cucina,
dove mi diede biscotti alla cioccolata,
poi mi chiese di darle la farina
mentre di biscotti mi facevo un’abbuffata.
Era in alto per lei poveretta,
quindi la presi io così lei non saliva sulla scaletta.
La guardai mescolare l'impasto,
"quanto vigore in una signora di quell’età" pensai a primo impatto.
Quella vecchina, poi
iniziò a comporre frasi in rima.
Dai suoi occhi scese sangue
e lo usò come ingrediente,
mentre io ero sempre più pingue
E mi sentivo mancare, in quell’ambiente.
Continuò a creare il suo capolavoro,
senza crucciarsi di me che ero lì a guardare con disdoro.
Quella non era una vecchiaccia,
ma un diavolo travestito da umano. Che storiaccia!
Ero immobilizzato e lui mi spiegò il suo piano,
creare un esercito di demoni con sangue e farina
così da comandarli a mano
usando anche un po’ di anfetamina.
Rise bellamente e io
corsi fuori velocemente.
Scappai da quell'appartamento,
non mi importava di niente in quel momento.
Andai a vivere dai miei,
non mi importava più di quella casa
in via Folignano sei.

Quindi bambini… non accettate dolcetti dagli sconosciuti o diventerete dei piccoli diavoletti.

(Non è una oneshot horror, però la vedo bene qui.. ringrazio Coach_TVLG che l'ha corretta su alcuni punti.)

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