Sei Tu

Non ho avuto il tempo materiale di chiamate Luke, essendo stata fino alle nove e mezza di sera dalla mia amica. Tornate a casa ho messo a letto Jane e ho fissato lo schermo per qualche minuto, indecisa se chiamarlo oppure no, ma alla fine mi sono addormentata.
Stamattina mi sono alzata alle sette e ho preparato tutto con calma, lasciando dormire mia figlia fino alle otto; mi sono fatta una bella doccia rigenerante, mi sono depilata con il rasoio, ho scelto un abito color prugna, abbastanza corto e un coprispalle bianco, con le scarpe coordinate. Tutta questa voglia di farmi più bella agli occhi degli altri è causata ovviamente da Luke, anche se so bene che a lui non interessa come sono vestita, però ho voglia di provocarlo; magari vedendomi vestita così non farà storie e faremo pace immediatamente.
Già mi immagino le sue mani che mi accarezzano le cose, cercando di togliermi il vestito e le sue labbra che fremono sul mio collo; mi mordo il labbro e sorrido, dando un ultimo sguardo all'outfit sul letto. Esco dalla stanza e arrivo da mia figlia che sta finendo la colazione.
«Avete fato pace, visto?» La sua risatina mi sa tanto di sarcasmo e storco le labbra in un sorriso, scuotendo la testa.
«Sì, piccola, abbiamo fatto pace, sei contenta?» Si lecca i baffi che le hanno causato il latte e annuisce fiera.
«Ora potò andare da Clare quando voio!» Appoggia la tazza e scende dalla sedia, compiendo una piroetta, mentre ridacchio.
«No, quando avrai la parente potrai andare dove vuoi, ora devi sottostare a me, a meno che voglia andare a piedi.»
«Cosa è la patente? No, caminare non mi piace tanto.» Ciondola la testa e sorrido.
«Dai, vai a preparati che devo portarti a scuola.»
«Così vedlò Clare!» Saltella fuori dalla cucina e io la seguo fino in camera, dove prendo i vestiti che avevo riposto nell'armadio. La vesto in fretta e le dico di prepararsi lo zainetto finché io mi vesto; torno in camera e osservo ancora il mio outfit: sono soddisfatta della mia scelta, decisamente.
Chissà se avrà l'effetto sperato su Luke.




«Un bacio non me lo dai?» Jane sbuffa, ma poi mi si avvicina e mi stampa le labbra sulla guancia, scendendo poi dalla vettura e correndo verso la scuola, in cui i bambini stanno già giocando all'aperto.
La giornata è buona e il caldo si fa sempre più opprimente, ma d'altronde siamo a luglio; mi metto in marcia verso l'azienda e quando parcheggio, do uno sguardo al mio riflesso nello specchietto. Mi sono truccata più del solito anche se il rossetto mi fa sentire strana; di solito non lo metto, tendo ad applicare un lieve strato di gloss, ma oggi devo fare pace con Luke.
Con questo pensiero in testa esco dalla macchina, mostrando un sorriso ampio, ed entro in azienda, salutando tutti cordialmente; prendo l'ascensore e mi guardo ancora nello specchio, sperando di essere presentabile.
Mi chiedo perché sia così preoccupata del mio aspetto.
Le porte si aprono e il cuore, inaspettatamente, inizia una corsa frenetica, portandomi a deglutire, mentre mi incammino verso il mio ufficio; non so se devo presentarmi da lui, oppure chiamarlo, oppure aspettare di incrociarlo per caso.
Espiro e mi rifugio nella stanza, appoggiando la borsa e levandomi subito il coprispalle: fa troppo caldo. Mi sistemo i capelli e, sedendomi alla scrivania, accendo il computer, scoprendo ben trenta mail non lette. Sospiro e mi metto al lavoro, dicendo addio alla mia occasione di poter parte con Luke, almeno stamattina.
Apro le prime mail e la realtà mi investe di colpo, ricordandomi della presentazione di mercoledì e della sostituta che devo iniziare a cercare, al posto di Olivia.
La mia mente va automaticamente a William e rimango a fissare lo schermo per qualche minuto, rivivendo tutto ciò che mi ha portato fino a qui.
Solo due mesi fa vivevo contenta con mia figlia; William continuava a provarci con me, anche se sapevo fin troppo bene che aveva una moglie ed ero stufa di essere l'amante; Luke si è fatto vivo e tutte le carte sono state capovolte; la moglie di William è stata assunta qua come mia segretaria; io e William abbiamo definitivamente chiuso, dopo che ha deciso di amare ancora la moglie; ho incontrato Rick, poi Ian; ho litigato con Isabelle, ho litigato con mia figlia, ho litigato con Luke e ora...
Appoggio la schiena alla sedia e chiudo gli occhi, percependo solo il martellare del mio cuore nella cassa toracica; in soli due mesi sono tornata al punto di partenza? In soli due mesi sono tornata con il ragazzo da cui sono scappata quattro anni fa?
In soli due mesi è riaffiorato tutto ciò che non sentivo più?
Riapro gli occhi e una strana consapevolezza mi colpisce: e se fossi solamente ancorata al passato?
Ho sempre avuto l'abitudine di attaccarmi a qualcosa che mi facesse stare bene per andare avanti e Luke era quella cosa, quattro anni fa; ma lo è ancora? Può esserlo ancora?
Mi alzo dalla sedia e non bado neanche più al lavoro che dovrei svolgere: ho bisogno di vedere Luke.
Esco dal mio ufficio a passo spedito, sotto lo sguardo dei miei colleghi, e mi dirigo con determinazione alla postazione del ragazzo, che è intento a sistemare dei fogli sulla scrivania. Appena mi vede gli occhi si spalancano in un'espressione esterefatta, ma poi si schiarisce la gola e si sistema la camicia, alzandosi.
«Dimmi» pronuncia in tono solenne, come se ne dipendesse la sua vita.
«Dobbiamo parlare, adesso.» Ma il mio, di tono, non è da meno e sul suo viso si forma un'espressione confusa.
«Certo, di cosa hai bisogno?» Prende in mano un blocco e una penna, pronto a scrivere; ora tocca a me aggrottare la fronte e guardarlo confusa.
«Cosa? No, non si tratta di lavoro.»
«Qua possiamo essere solo questo, no?» La sua saccenza e ironia mi fanno serrare la mascella e sto quasi per mandare tutto a quel paese, ma qualcosa mi dice che stavolta non c'è tempo per fare la capricciosa.
«Bene, allora parliamo di affari... da soli...» Lo guardo decisa e noto che si mordicchia il labbro, prima di annuire; gli faccio segno di seguirmi e lo conduco fino all'ascensore.
«Quindi?» chiede, mentre aspettiamo che le porte si aprano.
«Devi aspettare.» Torno a fissare le ante di acciaio, impaziente e mi stupisco della mia stessa fermezza.
Finalmente entriamo e clicco l'ultimo piano, per poter uscire sul tetto e stare realmente soli; le domande che mi sono posta poco fa continuano ad insidiare la mia mente e quasi non sento le domande che lui invece mi pone.
«Ma mi ascolti?!» Sbuffa, appena in tempo per trascinarlo fuori dall'abitacolo e portarlo all'aria aperta. L'afa mi investe, ma non posso far altro che riempire i polmoni di aria, cercando in questo modo di schiarirmi le idee.
«Ora basta, dimmi cosa ti prende.» Mi afferra per un braccio e mi ritrovo faccia a faccia con lui, con gli occhi più belli di sempre. Mi lascio andare ad un ennesimo sospiro e appoggio le mani sul suo petto.
«Non sono sicura, Luke, non sono sicura di nulla...» Stringo i pungi attorno al tessuto della sua camicia e vedo che deglutisce.
«Di cosa non sei sicura?»
«Di noi...» ammetto, sentendo le sue dita lasciare la presa che teneva su di me.
«Di nuovo, certo.» Sbuffa una risata amara e si allontana, passandosi una mano nei capelli. «Cristo, ma si può sapere perché devi fare così? Andava tutto bene, cazzo, siamo stati così bene! O forse per te non è così? Dimmelo se non è così, dimmi se davvero vuoi mettere fine a tutto, perché io sono stufo della tua indecisione!» In mezzo secondo è nuovo vicino a me, con gli occhi glaciali puntati nei miei. «Sei venuta da me, quel maledetto giorno, sei venuta da me facendomi credere di poter avere un'altra occasione, ma come al solito eri indecisa? Sei sempre indecisa, cazzo!» Digrigna i denti e si allontana nuovamente; il respiro accelera e mi sento con le spalle al muro: ha ragione. Sono sempre confusa, sempre in bilico tra una scelta e un'altra, non riesco a prendere una dannata decisione che sia quella e in un lampo mi torna in mente il passato, quei quattro anni in cui sono passata di uomo in uomo, in cui mi sono messa con William e poi, una volta scoperto di essere l'amante l'ho mollato.
Ero decisa in tutto questo, cosa è cambiato?
Alzo lo sguardo sul ragazzo che cammina avanti e indietro, forse aspettando una mia risposta, ma invece di riuscire a dargliela per le sue domande, credo di poter darmela per quella che ho pensato io stessa.
Lui.
È cambiato tutti da quando è arrivato lui, quando sto con lui, quando stavo con con lui, quando stavo senza di lui.
Lui è il mio punto debole.
«Sei tu» decreto, senza neanche rendermene conto. Lui si blocca e punta gli occhi su di me, annuendo in modo serio.
«Giusto, è colpa mia, come sempre... vaffanculo.» Fa un gesto con la mano e si incammina verso la porta; so che se varcherà quella soglia sarà la fine, perché io sarò troppo testarda per andare da lui e lui non vorrà mai tornare da me.
Il problema sono io, sono sempre io.
«Luke, non sei tu il problema, sono io!» urlo, avanzando di qualche passo. «Volevo dire che tu... tu sei quello che mi rende confusa, indecisa, debole... sei tu che mi fai dubitare di tutto perché... perché non lo so neanche io... Sarà che mi servono delle conferme, sarà che ho paura di commettere gli stessi errori, sarà che non mi fido di me stessa, non lo so... ma so che...» Riprendo fiato e deglutisco, fissando la sua figura, ancora girata di spalle. «So solo che ti amo.»
Dirlo non è come pensarlo. Dirlo non è come immaginarsi una scena. Dirlo non fa lo stesso effetto che tenendolo custodito nel cuore. Dirlo è meraviglioso.
Riesco solo a vederlo girarsi verso di me, con gli occhi spalancati e subito dopo mi ritrovo tra le sue braccia, con le labbra sulle sue, che si fondono e si incastrano come due tasselli di un puzzle creati apposta per stare insieme.
«Dimmi che stavolta sei seria, dimmi che non ci ripenserai.» E temo davvero di avere un ripensamento, temo di sbagliare ancora, temo di fare un grosso errore, ma guardando i suoi occhi, la luce che emanano, le sue dita che mi accarezzano la schiena e il suo respiro che si confonde con il mio, non riesco a non pensare ad altro: lo amo.
«Sì, sono sicura... ti amo, Luke.» Sorrido e lui fa lo stesso, baciandomi ancora.
«Ti amo, Amanda, ti amo tantissimo.» Gli accarezzo il viso e mi mordo il labbro; sentirmelo dire è ancora meglio che dirlo, mi provoca un sensazione di benessere paragonabile a nient'altro.
«Dillo ancora, ti prego» sussurro, avvicinando il viso al suo.
«Ti amo, ti amo, ti amo.» Catturo le sue labbra in un bacio dolce, ma pieno di passione, pieno tutto quello che posso dargli: me stessa.
Le sue mani mi alzano il vestito e risalgono lungo le mie cosce, facendomi provare un brivido di piacere; mi afferra e mi ritrovo in braccio a lui, che non smette di baciarmi con foga. La mia schiena viene a contatto con una superficie ruvida e mi rendo conto che non siamo più sotto il sole; spinge il bacino contro il mio e ansimo, staccandomi per un secondo da lui.
«L-Luke, non possiamo qua...» Le sue labbra arrossate e il fiato corto mi portano a mordermi il labbro, conscia del fatto che lui desidera me, ora.
«Non ci vedrà nessuno, dai...» Appoggia quelle labbra peccaminose sul mio collo e trattengo un gemito, accarezzandogli i capelli.
«E se dovesse uscire qualcuno?»
«Lo licenzierai...» Ridacchia e scuoto la testa, cercando invano di oppormi ai suoi baci, ma sono come luce per il mio corpo, sento che ho bisogno di averlo con me, ora e per sempre.
«Non scherzare, è pericoloso.» I suoi occhi trovano i miei e il suo sguardo serio mi fa deglutire.
«Davvero vuoi tornare di sotto, ognuno nel proprio ufficio fino a stasera? E magari poi dirmi che dovrai andare da Jane e non potremo vederci e magari anche domani sarà così, magari ci troveremo in giro per caso e io non resisterò, così ti bacerò, ti sbatterò al muro e tutti ci vedranno e poi...» lo interrompo, capendo dove vuole arrivare.
«Va bene, va bene, basta, taci.» Gli mordo il labbro e sento il suo sorriso contro il mio, mentre riprendiamo a baciarci. «Almeno lo hai dietro un preservativo?» chiedo, staccandomi di poco.
«Non sono un dilettante.» Fruga nella tasca posteriore dei pantaloni e mi mostra la bustina colorata. «Non puoi fregarmi. Mai.» Ridacchio e mi mette giù, senza però darmi nessuna via di scampo. Osservo il suo petto che si muove a ritmo del suo respiro e inizio a sbottonargli la camicia, mentre lui mi guarda maliziosamente.
«Te l'ho già detto che sei sexy con questo abito?» chiede quando passo le mani sulla sua pelle.
«No, ma grazie per averlo notato.» Annuisce e mi alza nuovamente l'abito, leccandosi le labbra. «Giuro che se dici che starei meglio senza, però, me ne vado» lo ammonisco seria, ma una risata fa capolino sulle mie labbra poco dopo.
«Non lo avrei fatto, ma è vero.» Scuoto la testa e passo le mani sul suo collo, avvicinandolo a me, mentre cerca di insinuarsi tra le mie cosce, facendomi sospirare di piacere.
«Ti amo, Luke Hemmings» sussurro al suo orecchio, lasciando che mi baci il collo e mi porti una gamba sul suo fianco.
«Ti amo, Amanda Seyfried» soffia, accarezzandomi l'interno coscia; stringo le mani al suo collo e ansimo, sentendolo trafficare con i propri pantaloni. Mi riafferra saldamente e chiudo gli occhi, sentendolo dentro di me, sentendo tutto quello che mi era mancato.
Gemo e stringo la gamba attorno al suo bacino, seguendo i suoi movimenti con il respiro accelerato e le sue labbra che cercano le mie, bramose.
Stringo ciocche dei suoi capelli tra le dita e non posso fare a meno di esternare tutto il piacere che mi provoca, ansimando e gemendo il suo nome, mentre i nostri occhi sono incatenati l'uno con l'altra.
Questo voglio per tutta la vita: fare l'amore con la sua anima.







~
Sì, sì, lo so, sono una persona orribile che fa fare cose zozze a tutti, ma sono così carini!

Il prossimo è l'ultimo capitolo della nostra storia, siete pronti?
Io no, in effetti, ma così deve andare.

Spero vi sia piaciuto il capitolo e, niente,

un grande bacio a tutti :*
~

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