Scoperte

Non posso credere che mia figlia riveda un padre proprio in William. Sì, è stato presente nei primi attimi della sua vita, poi è rimasto, anche se sporadicamente; eppure non credevo potesse affidargli un ruolo così importante.
Che sia la mancanza di quella figura a spingerla a dargli un ruolo così rilevante?
C'è da dire, però, che lui ci sa fare con i bambini. Ci ha giocato sempre, ci ha scherzato, le è rimasto accanto quando piangeva; come è rimasto accanto a me.
E lui vorrebbe lasciare la moglie per me.
Dovrei dargli una chance? Dovrei davvero portarlo nella nostra vita e dare un padre a Jane? Lei lo vorrebbe, da come mi ha fatto capire dal disegno, però non sono sicura di poter stare con un uomo senza provare dei sentimenti puri.
Le parole di Isabelle mi tornano in mente: "Beh, se Luke è qui, magari l'universo sta cercando di dirti che devi mettere le cose a posto... però lo devi volere tu per prima, se come mi hai detto, te ne sei andata anche per non lasciargli quella responsabilità a vent'anni, ora che ne avrà ventiquattro, sarà pronto... ma non se non lo sei anche tu."
Le ho ricordato anche il fatto che è fidanzato, ma lei mi ha semplicemente detto che non devo tornarci insieme, ma solo dirgli che ha una figlia.
Che senso avrebbe dargli una notizia del genere senza coinvolgerlo direttamente nella mia e nella vita di Jane? No, non posso e non voglio dirglielo.
Però mi chiedo ancora che diavolo ci faccia qui, proprio nel mio stesso Stato e, addirittura, nel mio stesso paese; senza contare che ora è anche un mio dipendente.
Mi passo le mani sul viso quando arrivo di fronte l'ufficio.
Non ho più voglia di tormentarmi con questi pensieri, anche perché non ce n'è motivo.
Mi avvio all'ingresso e salgo nel mio ufficio, rinchiudendomi dentro. Per ora devo pensare al mio lavoro e al fatto che prima o poi dovrò parlare con Will.






La mattinata passa in fretta e all'ora di pranzo mi dirigo alla mensa dell'ufficio; entro, ma noto che tutti mi fissano in modo strano. Provo a ignorarli e mi avvio a prendere qualcosa da mangiare. Opto per una sana insalata e del gelato al cioccolato, al dessert non si rinuncia mai.
Vado alla cassa per pagare, ma la ragazza mi fa passare avanti, con un sorrisone enorme stampato sul viso. Molto strano, nonostante sia stata la co-capo con Will ho sempre pagato.
Mi dirigo a un tavolo senza dire nulla e mi siedo, sentendo comunque gli occhi dei miei colleghi puntati su di me.
«Allora, chi abbiamo qui? La nuova regina dell'azienda, eh?» Sgrano gli occhi e mi volto verso Gregg che si è seduto proprio accanto a me.
«Cosa?» chiedo incerta, accigliandomi. Lui si limita a ridere e battermi una mano sulla spalla.
«Cara, mio padre ha inviato una mail a tutti riferendo che d'ora in avanti sei tu l'ufficiale presenza di questa azienda, tesoro sei il nostro capo!» Alza la voce verso la fine e io gli intimo con le mani di abbassare il volume.
«Davvero Victor ha fatto questo?» Mi stupisce questa cosa, anche se prima o poi me lo sarei dovuto aspettare. Ciò significa che Will ne sarà al corrente. Mi chiedo solo da quanto tempo.
«Certo!» Si sistema sulla sedia per poi rivolgermi un sorriso. «Sono contento che sia tu il capo, anche se ora dovrò portarti rispetto.» Ride iniziando a mangiare ciò che ha nel vassoio.
«Il rispetto dovresti portarmelo a prescindere!» Alzo gli occhi al cielo, ma mi sfugge comunque un debole sorriso. «E così stai con Rachel ora?» continuo, ricordandomi solo ora di quella mattina. Lui mi guarda stranito e poi annuisce con vigore, esibendo un sorriso a trentadue denti.
«Sì, dopo che ci ho provato per mesi alla fine ha ceduto e si è follemente innamorata di me!» Si porta una mano sul cuore e mi copro la bocca, trattenendo una risata.
«Quindi alla fine hai capito di non amare l'altra, eppure dicevi, appunto, di amarla.» Lo guardo spavalda, alzando un angolo della bocca.
«Sì, ma te lo avevo già detto.» Ricambia il mio sguardo.
«Quindi avevo ragione quando dicevo che se si ama qualcuno non lo si tradisce... o tradisci anche lei?» ironizzo, sorridendo, e lui scuote la testa.
«Affatto! In tre anni e mezzo che sto con lei non l'ho mai tradita e non ho mai guardato nessun'altra. La amo davvero e ne sono convinto.» Lo guardo, facendomi seria. Stavolta lo sento davvero sicuro e, inoltre, mi sembra sincero. In effetti lo vedo anche maturato, sotto certi aspetti s'intende.
«Beh, sono contenta, chissà l'altra ragazza come ci sarà rimasta male, da quel che ho capito ci teneva molto a te» commento, iniziando a mangiare, dato che lui sembra avere quasi finito.
«Sì, ma diciamo che non ci è voluto molto prima che si fidanzasse di nuovo... addirittura con quello che aveva sempre respinto!» Ride scuotendo la testa e mi acciglio; non mi sembra così divertente, anzi, sembra una cosa bella.
«È una bella cosa, secondo me.» Smette di mangiare e mi guarda, quasi stupito della mia reazione.
«Hem... non hai capito di chi parlo, vero?» Sto per chiedergli a cosa si riferisce, quando qualcuno alle sue spalle lo chiama; ci voltiamo entrambi e Luke è in piedi con il vassoio in mano, attendendo che Gregg lo segua. «Amanda, ci rivediamo più avanti, buon pranzo» mi saluta frettosolosamente per poi alzarsi e seguire il biondo.
Riporto lo sguardo sul mio pranzo e penso alle sue parole.
Non ricordo moltissimo, alla fine sono passati quattro anni, le cose superflue le ho rimosse, eppure c'è qualcosa che non torna.
Gregg stava con quella che piaceva a... Luke!
L'immagine di lui con la ragazza che ho visto poco tempo prima, mi torna in mente.
Sì, ora ne sono sicura.
Non l'avevo riconosciuta perché l'ultima volta aveva i capelli lunghi e ora sono corti, molto più corti. Ma i lineamenti del viso sono i suoi.
Ora ricordo.
Luke sta con Stacy.




Finisco la pausa tornando in ufficio.
Pensare a Luke e Stacy mi fa sentire strana.
Quando avevo iniziato ad aiutarlo era per conquistare lei poi era arrivata Rachel e poi io.
Diceva di tenerci tanto a me e ora è tornato al punto di partenza.
Non so cosa pensare, ovviamente sono contenta che sia finalmente riuscito a conquistarla, ma sento come una strana sensazione in gola, un fastidio, come se non riuscissi a mandare giù qualcosa.
Mi siedo alla mia postazione e traggo un respiro profondo, aprendo la mail e vedendo che ne ho all'incirca venti.
Scorro velocemente i contatti e sono quasi tutti dei dipendenti o dei clienti, poi ne vedo una di Victor e mia madre. Apro prima quella di Victor.

"Amanda, ora che sei il capo ufficiale di quell' azienda, ti lascio tutti i compiti amministrativi.
Se saprai portarli a termine in modo esaustivo, ti lascerò il posto fisso, altrimenti sarò costretto a demansionarti e lasciare il posto a William.
Mi raccomando, fai un buon lavoro."

Appoggio la schiena alla sedia e sospiro, passandomi le mani nei capelli. Sapevo che c'era qualcosa sotto, non poteva darmi una promozione senza tenere sotto controllo ciò che faccio.
Esco dalla sua mail e apro quella di mia madre, magari ci saranno notizie migliori.

"Cucciola di mamma, durante giugno dovremmo venire un paio di giorni. Anche a Jennifer sarebbe piaciuto, ma in compenso portiamo Carly con noi!  Non vede l'ora di vedere sua zia e sua cugina! Vedrai che ci divertiremo un sacco! Ti vogliamo bene, un bacio infinito.
Mamma e papà."

Sorrido e rispondo sbrigativamente di avvertirmi il prima possibile sulla data precisa in cui alloggeranno da me e torno di nuovo sulle altre mail.
Ora che sono il capo dell'azienda mi tocca svolgere tutte quelle funzioni amministrative che prima ignoravo quasi del tutto.
Cominciando dai curriculum che mi arrivano, quindi tenendo conto se serve qualche altro dipendente; ai clienti che si lamentano del servizio, fino ad arrivare ai costi che l'azienda deve sostenere per essere portata avanti.
Per fortuna sono abbastanza brava in matematica, anche se tutto ciò mi porterà via molto più tempo del previsto.
Mi armo di bottiglia d'acqua e inizio a stilare le varie mail, sperando di finire in un orario decente.





Quando guardo l'orologio sono già le sei meno un quarto, gli occhi mi bruciano e sento una tale stanchezza addosso che avrei voglia di addormentarmi qua.
Ma non posso, devo dimostrare a Victor di essere in grado di svolgere questo lavoro.
Esco dal mio ufficio e mi dirigo alla macchinetta del caffè per prendermi un cappuccino, almeno dovrebbe tenermi sveglia.
«Amanda, salve.» Mi volto per capire chi mi stia rivolgendo quel saluto e mi trovo Olivia, sorridente, che si posiziona in fila dietro di me.
«Hey, ciao, come... come mai questo saluto così formale?» chiedo, mentre attendo che la macchinetta finisca.
«Beh, lei è il mio capo... devo portarle rispetto.» Sorride, lasciandomi con un'espressione basita in volto. Sento il bip che proviene alle mie spalle e prendo la mia bevanda, spostandomi per farla prendere a lei. Non capisco tutta questa formalità, anche prima ero una sottospecie di capo, ma tutti mi davano del tu.
«Non credo ce ne sia bisogno, dammi pure del tu.» La osservo mentre seleziona una cioccolata.
«No, non posso, comunque sono contenta che lo sia diventata lei il capo ufficiale, sembra una persona davvero responsabile e ferma nelle decisioni.» Mi sorride e io aggrotto la fronte, senza darlo molto a vedere.
Non mi sta descrivendo per niente, non sono così responsabile dopo sabato sera e di sicuro le decisioni che prendo sono nettamente sbagliate.
Forse questo ruolo non dovrebbe andare a me, Will è un uomo, lui saprebbe gestire molto meglio tutto questo. Poi sentirmi dare del lei mi fa sentire vecchia.
«Olivia, ti ringrazio per i complimenti, ma davvero non darmi del lei, non ti sentiresti vecchia se dovessi farlo io con te?» rimbecco, sorridendole.
«Oh, ma io lo sono già.» Il suono della macchinetta la desta dalla conversazione e si appresta a prendere la sua cioccolata per poi allontanarsi; la seguo.
«Come sarebbe a dire?» chiedo, stupefatta. Non può essere più grande di me, è impossibile.
«Non si dovrebbe chiedere l'età a una donna» ride, sorseggiando la sua bevanda «ma dato che è lei, glielo dirò... ho quasi quarant'anni» conclude, posando lo sguardo sul contenuto del bicchiere per poi fare un altro sorso.
Rimango letteralmente basita e credo proprio di darlo a vedere, dato che lei scoppia a ridere, guardandomi. «Non sembra, vero? Me lo hanno detto in molti, compreso Will.» Il suo sorriso si fa più debole e un senso di colpa improvviso mi attanaglia lo stomaco.
La tradisce.
L'ha tradita, almeno, con me.
Una donna così gentile, garbata, raffinata è stata tradita da suo marito, l'uomo che, immagino, ama.
«Come sta?» Mi ritrovo a chiedere, evitando il suo sguardo, spero solo che non lo noti.
«Bene, sta bene, anche se, ti... hem... le dirò la verità... ci è rimasto male che il posto sia andato a lei.» Sposto lo sguardo su di lei e mi trattengo dal sospirare.
So quanto fosse sicuro del suo lavoro e che bastasse far poco, quindi immagino che aver visto i miei sforzi venire ripagati gli abbia fatto dubitare del suo operato, o magari gli abbia fatto aprire gli occhi.
Dovrei parlargli.

~
*revisionato*

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top