Lucas e Amanda
Non ho nessuna intenzione di staccarmi da lui e sembra che questo sia ricambiato. Fa caldo, lo ammetto, ma non riesco a lasciarlo andare, soprattutto non ora che sta piangendo sulla mia spalla.
Mi sembra tutto così surreale, strano, quasi sbagliato.
Ma può essere sbagliata una sensazione così intensamente positiva?
Sempre le stesse domande, ma zero risposte.
Non smetto di accarezzargli i capelli e il collo neanche quando sento che allenta la presa; ho paura a dividermi da lui e incontrare i suoi occhi, non so cosa potrebbe succedere.
«Perché sei qui?» La sua voce roca mi risveglia di poco dal mio stato e allento anche io la presa.
«Volevo vedere come stavi...» sussurro; non c'è nessun bisogno di tenere la voce alta, essendo praticamente attaccata al suo orecchio.
«Gregg te lo ha detto...»
«Perché non avrebbe dovuto?»
«Sono cose che non ti riguardano...» Lascio la presa e mi allontano di poco, prendendogli il viso tra le mani. Come temevo i suoi occhi hanno sempre quel dannato effetto ipnotico su di me e non riesco a smettere di fissarli.
«Voglio solo che tu stia be...» Mi blocco, trovandomi il suo viso decisamente più vicino al mio e percependo il respiro sulle labbra. Deglutisco e cerco di non guardare le linee piene che gli contornano la bocca.
«Sto male, Amanda... sono debole, soprattutto mentalmente...» Il cuore accelera di colpo e il respiro mi si accorcia, portandomi a cercare ossigeno.
«Non voglio vederti triste...» Stringo le labbra e lui sospira, appoggiando la fronte alla mia.
«Dopo che mi hai fatto stare male per mesi?» Chiudo gli occhi e lascio andare l'aria che ho dentro.
«Mi disp...»
«Basta... basta scuse inutili, Amanda, basta parlare, basta mentire, basta, ti prego... stai zitta...» Non sembra arrabbiato, più che altro direi stanco e rassegnato. La presa che aveva su di me si intensifica di colpo e mi ritrovo appiccicata a lui, con le sue mani alla base della schiena. Non so cosa dire, ma credo di aver capito che lui non vuole che lo faccia, quindi taccio, guardandolo negli occhi. «Perché devi farmi questo, eh? Cazzo...»
Sto per chiedere a cosa si riferisca, ma lui annulla la distanza che separa le nostre labbra e mi ritrovo a spalancare gli occhi. Ha un sapore così buono, naturale e le sue labbra sono dannatamente morbide; mi rilasso in un secondo, lasciandomi andare a questo contatto del tutto inaspettato, ma forse, in fondo in fondo, desiderato.
Il nostro bacio si fa sempre più intenso, vivo, appassionato e le sue mani non smettono di muoversi sul mio corpo come del resto faccio io, accarezzandogli il viso.
Sento la porta sbattere di colpo e mi ritrovo con la schiena appoggiata alla superficie, con lui che spinge il suo corpo contro di me.
Questa situazione mi sta piacendo più del dovuto e non dovrebbe essere così, non dovrebbe andare in questo modo.
«No.» Apro gli occhi e riprendo fiato, guardandolo mentre si allontana e si passa le mani nei capelli. Non sono stata io a parlare e neanche a spezzare quel contatto. Mi porto una mano sulla bocca, cercando di rallentare i battiti del cuore, oltre che il respiro. «Non vuoi questo e neanche io... tu sei fidanzata e io... io...» Sospira e si volta, andando verso un corridoio.
«Non... non sono fidanzata...» Rimango immobile, attaccata alla porta. Lui si blocca, poco prima di venire risucchiato dalle pareti e mi guarda.
«No? E quell'uomo con cui stavi per avere un rapporto sessuale davanti a tutti, chi è? Un amico?» Sottolinea l'ultima parola con tono decisamente molto ironico.
«E tu che stavi dando spettacolo in una piscina pubblica? Eh?» Incrocio le braccia al petto e mi stacco dalla porta.
«Cos'è, ora sei gelosa? Ma per favore... vattene, va.» Stringo i pugni lungo i fianchi e cammino spedita verso di lui.
«Non sono gelosa e se sono qua è per te, per sapere come stai, non certo per litigare! Non fare lo scontroso perché sei tu ad essertene fregato di ciò che ti ho detto, non mi hai rivolto la parola, sei andato avanti con la tua vita come se nulla fosse!» Premo il dito contro il suo petto ed elimino tutta l'aria dai polmoni.
«Credi che me ne sia fregato? Credi che non abbia pensato al fatto che sono padre?! Cristo, Amanda, ma chi credi che sia?! Non c'è stato un giorno, da quando me lo hai detto, che non ci abbia pensato...» Con un gesto veloce allontana il mio dito e torna vicino a me, troppo vicino. «Sono stanco, cazzo... sono stanco di tutto... prima sei tornata tu, poi il lavoro, vederti ogni giorno... con Stacy stava già andando male, poi mio padre e poi ancora tu, la tua notizia e ora...» Si allontana di scatto e si volta, camminando per il corridoio. Avverto un suo singhiozzo e vedo che si ferma, appoggiandosi alla parete.
Sospiro e mi avvicino, con cautela, appoggiandogli una mano sulla schiena.
Non voglio fargli altro male.
«Lucas...» Me lo ritrovo di fronte di nuovo, in un lampo, e indietreggio di scatto, incastrando il mio sguardo nel suo.
«Non chiamarmi così.» Serra la mascella, ma i suoi occhi sono stracolmi di dolore e so che presto si lascerà andare.
«Perché? Non è il tuo nome?»
«No! Il mio nome è Luke, ok? Luke!» Una lacrima gli scivola sulla guancia e porto la mano sul suo viso, asciugandogliela. Mi fa così male vederlo in questo stato.
«È un bel nome, però.» Il suo respiro si fa più intenso e io lascio scivolare la mano sul suo collo. Lo stomaco mi si attorciglia sempre di più e sento uno strano desiderio farsi spazio nel mio corpo; pensavo di essermi liberata definitivamente di lui, almeno nel cuore.
«Non chiamarmi così e basta, Amanda... è...» Strizza gli occhi e sospira; «È il nome che mi ha dato mio padre...»
Dannazione.
«Mi dispiace...»
«Sai dire solo questo, vero?» Accenna una lieve risata sarcastica e continua a guardarmi.
«Non so cos'altro dire... non so come aiutarti, non so neanche cosa mi abbia spinto a venire qui... forse...» Deglutisco e stringo il pungo attorno alla sua maglia, chiudendo gli occhi per un secondo. Mi sembra quasi di rivivere quel momento, quel terrore che mi ha attraversato quando credevo che lui... «Quando Gregg mi ha detto cos'era successo non è stato specifico e non mi ha detto il soggetto del problema e quindi ho pensato che...» Riapro gli occhi e vedo che mi sta guardando come solo lui sa fare. «Ho creduto di averti perso per sempre...» Gli occhi mi si inumidiscono e un fremito mi scuote il corpo.
Sento che potrei cedere anche io, ora, qua con lui, però sono grata che almeno lui ci sia, che sia ancora qui, anche se l'angoscia sta tornando.
«Credevi che fossi... morto?» Sussurra l'ultima parola e io annuisco, abbassando poi il capo e lasciando la presa su di lui.
«Sì, io...» Mi sistemo i capelli, portandoli indietro e sospiro. Forse dovrei andare ora.
«E ora che hai visto che sono vivo? Sei soddisfatta?»
«No.»
«Perché?»
«Perché stai male...» Stringo le labbra e lo guardo, sentendo gli occhi sempre più umidi e una tristezza infinita che mi attraversa il corpo.
«Non dovrebbe importarti, Amanda.»
«E invece mi importa! Mi importa se non ti vedo, mi importa se hai un problema, mi importa se sei fidanzato, mi importa se sei arrabbiato con me, mi importa averti spezzato il cuore e mi importa della tua vita, va bene? Io...» Mi zittisco e guardo altrove, cercando una spiegazione alle parole che hanno appena lasciato le mie labbra.
Una frase aleggia nel mio cervello, ma non capisco se sia reale o se sia solo frutto di qualche meccanismo che ancora mi tiene ancorata a lui.
Io ti amo.
Lo vedo avvicinarsi in modo stanco, mentre non stacca gli occhi da me, dal mio corpo, dal mio seno, dai miei capelli, dalle mie labbra, dai miei occhi.
«Maledizione...» lo sento sussurrare, prima che mi prenda e poggi nuovamente le labbra sulle mie.
Lascio che questa unione mi pervada ogni senso e mi trasporti in un'altra dimensione in cui non importa nulla dei problemi, delle difficoltà, delle altre persone, ma solo di noi due: Lucas e Amanda.
Mi sembra tutto al posto giusto, mi sembra di essere completa, piena; come quando la sete di attanaglia la gola e finalmente riesci a bere dell'acqua fresca, buona, che ti sazia, che ti fa stare bene.
Quando si allontana percepisco già la necessità di baciarlo ancora e ancora e ancora, ma da un lato non capisco: perché?
Abbiamo litigato, non ci siamo parlati, ci siamo evitati, scontrati, detti tutto e credevo davvero di potermi chiudere tutta la faccenda alle spalle.
Perché allora mi sento così viva, tra le sue braccia?
«Non dovremmo...» Ma i suoi occhi dicono tutt'altro.
«Lo so...» Mi passo la lingua sulle labbra e lo guardo, con il fiato corto e un sorriso che non so spiegare.
Non so spiegare molte cose.
«Allora perché lo stiamo facendo?»
«Non lo so.» Deglutisco e lo guardo negli occhi; ormai non so fare altro se non rimanere a fissare quelle due macchie azzurre, pure, limpide, vere, meravigliose.
Io ti amo.
«Dovresti andare...» Le sue parole mi colpiscono in pieno viso e un brivido poco piacevole mi attraversa.
«Lo vuoi davvero?» Mi ritrovo a chiedere, sperando che dica di no.
«Amanda...» I suoi occhi indugiano nei miei e annuisco, capendo che non è il caso di complicare tutto. O forse è troppo tardi.
Mi allontano da lui e mi sistemo i capelli, schiarendomi la voce.
«Scusa di essere piombata qua in casa tua, così... ci vediamo al lavoro...» Mi giro e mi avvio alla porta, percorrendo il corridoio al contrario; deglutisco e solo ora mi rendo conto di avere lo stomaco sottosopra e un tremore strano al corpo.
Appoggio la mano sulla maniglia e sospiro, abbassando di poco la testa; ci siamo baciati, due volte e odio ammetterlo, ma mi ha fatto sentire emozioni davvero troppo forti, emozioni che ho provato solo con lui e con nessun altro, emozioni che mi hanno fatto dimenticare tutto, emozioni che ancora mi scombussolano.
«Ora scommetto che non te fregherà nulla..» Mi volto verso di lui e lo trovo all'inizio del corridoio. «Non ti importa se ci siamo baciati, vero? Uscirai da quella porta e la tua vita continuerà a scorrere come sempre... tornerai da nostra figlia, ti farai dire come ha passato la giornata, magari poi andrai dal tuo amichetto e farete sesso e poi dalle tue amiche a sparlare che sei riuscita a farti due ragazzi in un giorno... e dimenticherai tutto...» Qualcosa si spezza, dentro di me. Lo guardo mentre espone tutto questo suo ragionamento illogico, ma non sono tanto le parole che dice, a farmi male, ma il suo tono distrutto. Lui ci crede davvero, crede che farò ogni singola azione che ha pronunciato, crede che sia una stronza insensibile.
«Credi davvero che farei una cosa simile?»
«Ormai non so più chi sei...» Rimango immobile e lo scruto, respirando in modo lento. Non posso credere che pensi questo di me.
«Non lo farei mai... non andrei a sparlare con la mia amica di averti baciato...» Faccio qualche passo avanti. «Anzi, sai cosa le direi? Le direi che sono venuta qua perché ero preoccupata, terrorizzata di averti perso e che volevo starti accanto, vedere come stavi... poi le direi che mi hai baciata ed è stato fantastico... le direi che è stato il bacio più bello da quando ci siamo lasciati e sai perché? Perché sei stato tu a baciarmi... solo tu mi fai sentire così quando sono tra le tue braccia, Luke... solo tu...» Mi ritrovo di fronte a lui che mi guarda negli occhi, impassibile. Tutto ciò che ho detto è vero, non posso negarlo, non più.
Già l'ultima volta mi sono resa conto di quanto mi sentissi bene abbracciata a lui e ora ho capito che i suoi baci non riesco a dimenticarli per il semplice fatto che sono gli unici che mi abbiano mai fatta sentire viva e amata.
«Stai dicendo un sacco di cazzate che non pensi...» Serro la mascella e il mio sguardo rimane nel suo, deciso.
No, oggi non scapperò.
«No, ogni cosa che dico è vera, ogni emozione che provo è reale e...» Mi tappa la bocca con una mano e intravedo i suoi occhi lucidi.
«Non farmi questo, ti prego... non adesso che sto così...» Respiro velocemente e levo la sua mano dalle mie labbra.
«Se tu non provi lo stesso allora lo capisco, ma non pensare che lo faccia per farti del male... se fosse così non sarei neanche venuta qui, non mi sarei preoccupata, non ti avrei baciato.» Appoggio la mano sul suo viso e vedo che chiude gli occhi, stringendoli.
«Non hai idea di cosa provo per te... e mi odio per questo...»
«C-cosa? È così terribile provare qualcosa per me? Non... non credevo che... scusa.» Mi allontano da lui in un lampo e cammino verso la porta.
Se davvero non vuole più avere a che fare con me, non sarò certo io ad impormi.
Che idiota che sono, come ho solo anche potuto pensare che queste emozioni potessero portare a qualcosa di buono?
«No, non hai capito...» Mi sento prendere per un braccio e mi fa voltare verso di lui, incastrandomi con lo sguardo, che però cerco di evitare. «Ho solo paura di stare ancora male... dovresti capirmi...» Mi lascia andare e sospiro, alzando lo sguardo su di lui; annuisco lentamente, capendo, in parte.
«Sì, ma non si scappa dai sentimenti...»
«Lo dici tu che hai cercato di stare lontano da me per mesi? E non parlo di adesso...» Alza un sopracciglio e mi mordo il labbro inferiore.
«Alla fine ho ceduto, però.»
«Lo so...» Si avvicina e si china su di me, arrivandomi di fronte al viso. «Forse, un giorno, cederò anche io... di nuovo...»
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So che mi amate e non provate a dire il contrario o vi spezzo le braccine :3
No, dai, a parte i miei schizzi; scrivere questo capitolo è stato bellissimo, anche se un po' malinconico e bho, troppe cose, troppi tira e molla, troppa tensione sessuale nell'aria ahahahahah
Prima poi esploderò io per loro, lo so 😂
Lascio a voi i commenti più disparati!
Spero vi sia piaciuto il capitolo e un grande bacio a tutti :*
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