Imprevisti

Mi sveglio sentendo ancora le manine di Janette che mi tengono stretta a lei; sorrido e la stacco delicatamente, lasciandole un bacio sulla testa prima di scendere dal letto e dirigermi verso il bagno; mi do una sciacquata veloce andando poi in cucina per preparare la colazione.
Per fortuna oggi è sabato e ho tutto un weekend da passare con mia figlia; ho già pensato di distrarla un po' portandola al parco oppure invitare le sue amiche qua in casa. Certo, non è una villa, ma può contenere tre bambine scalmanate.
Scaldo del latte e preparo i cereali sul tavolo, non posso mica cucinarle i pancake ogni santo giorno.
«Mamma, paccake.» Rido per la sua lamentela e la guardo mentre si strofina gli occhi ancora assonnati.
«Oggi no, oggi faremo una bella colazione normale, la mamma non ha voglia di cucinare.» Mi siedo versandomi il latte nella ciotola per poi coronare il tutto con abbondanti cereali.
«Pacakeee!!» Alza la voce sbattendo i piedi, ma io sono irremovibile, non posso e non voglio darle vizi.
«Siediti e mangia, Jane, che dopo andiamo al parco.» Inizio a mangiare mentre lei rimane in piedi a fare i capricci, scoppiando a piangere; sospiro e cerco di non darle peso, continuando a mangiare la mia colazione.
«MAMMAA!» urla, trapanandomi le orecchie. Scatto in piedi sbattendo una mano sul tavolo.
«Basta!» urlo a mia volta. Lei si ammutolisce subito e mi guarda con i suoi occhioni spaventati; mi risiedo prendendo un respiro profondo. Non volevo arrivare a tanto, ma quando esagera deve capirlo.
Si siede anche lei iniziando a mangiare senza più emettere un solo fiato, forse sono stata troppo dura, ma deve imparare già da ora che non può sempre avere ciò che vuole quando vuole.





Dopo esserci lavate e vestite prendo la mia borsa mettendoci dentro qualche spuntino e dell'acqua; usciamo di casa, per fortuna è una bellissima giornata e non c'è neanche una nuvola.
«Ti va di fare una passeggiata?» le chiedo, ammirando il sole che mi riscalda.
«Va bene.» Ha un tono strano, così mi giro verso di lei e la guardo, cercando di capire cosa le prende. Noto che guarda per terra con le mani intrecciate.
«Piccola, cosa succede?» Mi avvicino a lei, ma non alza il viso.
«Sei arabiata?» Sospiro e mi accovaccio.
«No tesoro, non sono arrabbiata, ma non mi piace quando fai i capricci... dai andiamo.» Mi rialzo e la prendo per mano, lei non sembra molto convinta, ma inizia a camminare, seguendomi.





Arriviamo al parco dopo una buona mezz'ora passata a camminare, fortunatamente il sole mattutino non è così caldo da soffocare, ma siamo comunque a maggio e le temperature si alzano sempre di più.
«Mamma, acqua.» Mi tira la gonna, attirando il mio sguardo.
«Come si dice?» la ammonisco subito.
«Pe favore.» Sorrido e apro la borsa, passandole l'acqua; beve velocemente e mi ripassa la bottiglietta, avvisandomi che va a giocare sulle altalene.
Ne approfitto per controllare il telefono, mentre mi avvio verso una panchina che punta in direzione del luogo in cui sta giocando mia figlia; mi siedo e accendo lo schermo, trovando quattro chiamate perse da un numero sconosciuto. Aggrotto la fronte stranita e alzo lo sguardo su Janette che gioca ridendo, si avvicina a un altro bambino e iniziano a parlare.
Chi potrebbe essere questo numero?
Decido di richiamarlo: non mi sembra che sia una delle solite pubblicità. Però mi chiedo chi possa essere dato che tutti coloro che hanno il mio numero li conosco; il cuore inizia a battere più forte, ma cerco di mantenere la calma.
«Pronto Amanda, dove sei?» Non riesco a riconoscere la voce, ma è di un ragazzo.
«Chi sei?» Il mio tono tradisce la mia preoccupazione.
«Come chi sono, dai sono Gregg, dove diamine sei?» Gregg? Cosa?
«Sono in giro... tu piuttosto come hai il mio numero?» Mi acciglio dando un'occhiata a Jane che gioca ancora con lo stesso bambino.
«Me lo ha dato Will, vieni subito in ufficio, ci sono dei problemi e abbiamo bisogno di te.» Provo a ribattere, ma subito la chiamata si stacca, lasciandomi con la bocca semi aperta.
Problemi al lavoro? Come cavolo faccio ad andare al lavoro? Al sabato non possono tenermi Janette a scuola e non è opportuno portarla in ufficio con me.
La mia unica salvezza è Isabelle.
«Amanda, tesoro che piacere sentirti, come stai?» La sua voce raggiante mi regala un sorriso.
«Ciao Belle, tesoro, ho un problema enorme, potresti tenermi Janette per qualche ora? Devo andare al lavoro per dei problemi e non so come fare.» Spero vivamente che mi dica di sì, anche se credo proprio che sarà così: ormai siamo diventate abbastanza amiche.
Da quando Jane e Clare hanno fatto amicizia anche io e lei, sua madre, abbiamo legato. È una persona vivace, solare, molto gentile e disponibile, infatti spesso mi tiene Jane quando ho degli impegni urgenti, come in questo caso.
«Certo tesoro, non c'è problema, sai che mi fa solo piacere averla qua.» La ringrazio di cuore e chiudo la chiamata, alzandomi per dirigermi verso mia figlia che ancora gioca ridendo; le dico che la porto da Clare per qualche ora e, grazie al cielo, ne è entusiasta.
Mando un messaggio al numero di Gregg per avvertirlo che sarò da loro tra un'ora e ci precipitiamo verso casa il più in fretta possibile.



Un'ora e un quarto dopo sono davanti all'azienda, trafelata e sudata, scendo di corsa e mi dirigo verso il mio ufficio.
«Amanda, Amanda!» Una voce mi chiama alzando la voce. «Dove vai, vieni qui.» Mi volto e trovo Gregg che si sbraccia davanti alla sala delle conferenze, annuisco e cammino nella sua direzione.
«Si può sapere che succede?» Entro con lui nella stanza e trovo Will intento a leggere dei fogli, seduto all'altro capo del tavolo.
«Dobbiamo dare un'ultima occhiata a chi dovremo assumere, i maschi sono a posto, mancano le donne» mi comunica Gregg, guardandomi con una certa malizia; corrugo la fronte non capendo il motivo di tutta quella situazione e annuisco confusa.
«E cosa devo fare io?» chiedo, andando verso Will.
«Dirci quale tra quelle che hai scelto è la migliore, perché possiamo prenderne solo una.» Will alza lo sguardo verso di me, indicandomi i fogli; sospiro e mi siedi accanto a lui, vedendo che sono le schede delle tre ragazze che ho scelto come probabili candidate.
«Victor cosa dice?» domando, sapendo che è a lui che spetta la decisione finale. Noto che Will e Gregg si guardano in modo strano e poi portano lo sguardo su di me, all'unisono.
«Beh...» inizia Gregg «ha deciso che sarai tu a scegliere questa volta» conclude, abbozzando un sorriso poco convinto.
Non l'ha mai fatto, non ha mai lasciato neanche a Will la decisione di assumere qualcuno, quindi questo significa solo una cosa: è un test.
Prendo le schede delle tre candidate e do uno sguardo; dentro di me so qual è la migliore, so quale svolgerebbe bene questo lavoro, ma Will mi ha chiesto di non assumerla.
Mi soffermo sulla foto di sua moglie e alzo lo sguardo verso di lui, vedendo che è agitato. So cosa sta pensando: spera che non scelga lei, spera che non gli tiri questo colpo basso; ma io devo pensare a me, a tenermi il lavoro e se questo è davvero un test di Victor, non posso permettermi di perdere tutto, non posso permettermi di dare a mia figlia un pessimo futuro.
«Olivia Roberts» decreto, alzandomi dalla sedia. Vedo Will stringere i pugni e i suoi lineamenti farsi più duri, ma d'altronde se l'è cercata: avrebbe dovuto chiedere il divorzio molto prima.
«Perfetto, lo dirò a mio padre.» Sposto il viso verso Gregg, trovandomelo di fianco, stavolta il suo sorriso è più sincero e prende le schede delle tre ragazze per poi uscire e lasciarmi sola con Will.
Non ho tempo da perdere, quindi mi avvio anche io alla porta.
«Perché lo hai fatto, cazzo.» Mi blocco e sospiro, sapevo che me lo avrebbe chiesto.
«È la più indicata per lavorare qui» replico senza voltarmi.
«Senti,» avverto i suoi passi avvicinarsi a me «se è per ieri, mi spiace di averti baciata a tradimento, non avrei dovuto e mi dispiace, ma cazzo, dovevi proprio farmi questo?» Non mi piace per niente il suo tono di accuse, non è colpa mia se lui non ha il coraggio di prendere delle decisioni.
«Mi spiace, ma non l'ho fatto assolutamente per metterti in difficoltà, semplicemente non volevo mettere me in difficoltà.» Esco dalla stanza senza curarmi di ciò che mi risponderebbe, ho smesso tempo fa di preoccuparmi degli altri, o meglio, ora mi preoccupo solo di mia figlia.





Il weekend passa tranquillo, in compagnia di mia figlia. Per fortuna non ha più accennato al padre e ne sono solamente sollevata, non so ancora come spiegarle la sua assenza e mi serve più tempo.
«Mamma, muviti!» Mi esorta Jane sulla porta d'ingresso, dato che sono in ritardo. Proprio questa mattina dovevo dimenticare dove avevo lasciato il telefono.
«Arrivo tesoro, un attimo» le rispondo alzando la voce mentre cerco in soggiorno.
«Faremo tardi» si lamenta, emettendo subito dopo dei fastidiosi versi.
«Sì, ho capito!» Corro su per le scale sperando che sia in camera o in bagno. Grazie al cielo è in quest'ultimo, lo acchiappo e scendo da mia figlia.
Partiamo in fretta verso la scuola, la lascio davanti al cancello e poi mi muovo per andare al lavoro.
Sento il telefono squillare e lo prendo cercando di stare attenta alla strada.
«Pronto?» rispondo impostando il vivavoce e appoggiando il telefono sul cruscotto.
«Amanda, dove sei?» La voce di Gregg mi fa sbuffare. Per lo meno non è Will.
«Sì, sì, lo so, sono in ritardo, arrivo tra pochissimo!» Spengo la chiamata in fretta cercando di accelerare per arrivare prima.
Parcheggio in modo orripilante e scendo provando a correre verso l'ufficio.
Mossa sbagliata.
Non capisco su cosa inciampo, ma mi ritrovo per terra con il contenuto della mia borsa sparso per il marciapiede.
Provo a rialzarmi, imprecando a bassa voce per la mia poca coordinazione; una mano mi afferra il braccio e mi aiuta a rimettermi in piedi.
Alzo il viso per ringraziare il cordiale ragazzo e lui si china a raccogliermi la borsa e il contenuto.
«Grazie» dico, accennando un sorriso mentre si rialza; si volta verso di me e riesco a vederlo in viso.
«Di niente, ma stai più attenta.» Un brivido mi percorre il corpo appena sento la sua voce, mi avvicino mentre mi porge la roba e scorgo i suoi occhi azzurri.
Il suo viso passa dal rilassato al teso in meno di un secondo.
Non ci credo, non voglio crederci: Luke.





~
Buonasera,
ecco finalmente l'arrivo dell'attesissimo LUKE!
Contenti? 😂

Un bacio enorme :*
~

*revisionato*

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