Domande Scomode

Rimango a fissare la sua scrivania, senza riuscire a dire nulla; sono ancora leggermente scossa da quello che è successo con Will, non sono in grado di affrontare una conversazione del genere.
«Luke, puoi tornare nel tuo ufficio, per favore?» Il diretto interessato si gira di scatto verso il suo amico, aggrottando la fronte.
«No, certo che non ci torno!» Gregg sbuffa e si allontana da me per avvicinarsi a lui; si dicono qualcosa sottovoce e Luke sembra titubante, soffermando lo sguardo su di me. «Non posso Gregg... gli spaccherei la faccia...» gli sento dire, sempre tenendo un tono di voce basso, ma non abbastanza da non farsi sentire. Deglutisco, pensando che parli di Will, ma non posso esserne sicura.
Si scambiano qualche altra parola, per poi spostare lo sguardo su di me.
«Amanda, gli dai il permesso di uscire per una decina di minuti?» chiede Gregg, lasciandomi spiazzata. Cos'è, la giornata dei permessi?
Sbuffo, buttando fuori tutta l'aria malsana che mi sembra avere in corpo e annuisco, passandomi le mani tra i capelli.
«Vai...» acconsento, massaggiandomi le tempie. Per fortuna che avrebbe dovuto essere una bella giornata.

«Allora, cosa vuoi?» chiedo, una volta esserci assicurati che Luke se ne sia davvero andato.
«Vorrei capire, Amanda.» Sembra tanto un tono di rimprovero.
«Non credo siano affari che ti riguardino» rispondo acida, muovendomi sulla sedia. Lo penso davvero, solo che non voglio davvero rivelargli cosa è successo quella sera.
«È il mio migliore amico, sono affari miei...» Punto lo sguardo nei suoi occhi. Per lui significa così tanto la loro amicizia? Tanto da impicciarsi degli affari suoi? Mi viene in mente Isabelle. Magari anche lei ha fatto così solo perché ci tiene a me, alla nostra amicizia. Ma ora non è il momento di pensarci, devo liberarmi di Gregg.
«Non è successo nulla.»
«Non ho mai detto che pensavo fosse successo qualcosa...» Mi guarda come se avesse capito tutto.
«Beh, di solito gli interrogatori si fanno per questo, no?» Deglutisco senza farglielo notare, cercando di rimanere il più calma possibile.
«Vorrei solo capire perché era sia disperato che contento, quella sera, ma non mi ha voluto dire niente... rettifico, ha cercato con tutta la sua volontà di non sputare tutto... e il giorno dopo, ovviamente, non si ricordava niente... anche se ho la sensazione che qualcosa la ricordi, dato che è diventato strano...» Tiro un sospiro di sollievo mentale. Grazie a non so cosa, non ha spiattellato tutto al suo amico del cuore; anche se ora sono curiosa di sapere perché è strano.
«Strano in che senso?»
«No, cara, qua le domande le faccio io.» Inarca un sopracciglio, sorridendo in modo beffardo.
«Hey, ti ricordo che qua comando io!» Sbuffo. Non mi va affatto di essere trattata così da lui, non è ammissibile.
«Sì, appunto, qua, ma noi stiamo parlando degli affari di cuore del mio amico... quindi, comando io.» Affari di cuore? Non credo sia il termine esatto.
«Sappi che non c'è nessun affare di cuore, puoi stare tranquillo...»
«Vedo che la tua attenzione è passata subito a quella parte della frase e non a chi ha il comando... deduco che ci sia qualcosa sotto, o sbaglio?»
«Sbagli, volevo solo mettere le cose in chiaro, dato che tu e la tua mente...» Mi interrompe.
«Ok, basta tergiversare, parla.» Aggrotto la fronte.
«Basta dare ordini, finiscila di fare l'investigatore privato.»
«Voglio solo capire perché era con te... abbiamo dovuto inventare una balla con la sua ragazza... merito almeno di capire...» Vedo che ha cambiato i toni, questo è un buon segno.
«Dopo che mi hai chiamato, quella sera, si è presentato a casa mia... ubriaco...» Mi esorta ad andare avanti. «Non potevo lasciare che mia figlia o sua cugina lo vedessero, così l'ho portato via... volevo andare a casa tua, ma non sapevo dove abitavi e lui non era in grado di dirmelo... così siamo venuti qui in ufficio, solo che non avevo le chiavi e quindi ci siamo sistemati nel parchetto dietro.»
«Cosa intendi con sistemati?» Con tutto quello che gli ho detto si è soffermato solo a quel particolare? Però non posso fare a meno di sentirmi a disagio, ripensando alla posizione in cui ci trovavamo.
«Che l'ho portato lì per fargli prendere aria...» Cerco di rimanere calma, anche se sento il cuore che inizia a battere più forte.
«E cosa ti ha detto?» Sembra intenzionato a volerlo sapere davvero.
«Niente di che, più che altro biascicava e...» Noto il suo sguardo di rimprovero nei miei confronti, forse perché sto cercando di sviare il discorso. Analizzo velocemente cosa posso rivelargli per farlo stare buono, mentre emetto un sospiro rassegnato. «Mi ha parlato di suo padre...» E ho provato a consolarlo, ma questo meglio evitare. Il suo sguardo si illumina e credo di avere centrato in punto.
«Nient'altro?» Sembra preoccupato. Ripenso alla pseudo conversazione con Luke, dal fatto del tradimento a suo padre, fino al bacio. Un brivido mi attraversa la spina dorsale, ma subito mi riprendo.
La conversazione che ho fatto con lui al telefono, Luke che sapeva del mio tradimento nei suoi confronti: Gregg ha paura che mi abbia detto qualcosa.
«Sì, c'è altro...» Lo vedo irrigidirsi e mi trattengo dal sorridere soffisfatta. «Mi ha detto che...» Faccio una pausa tanto per farlo soffrire ancora un po' e poi scuoto la testa, indifferente. «Sono una troia, bugiarda e stronza...»
«Motivazione?»
«Oh, dovresti saperlo meglio di me...» Lo guardo dritto negli occhi, scorgendo una punta di esitazione.
«Amanda...» Lo interrompo sul nascere.
«È tardi, tra poco c'è la pausa e sono stanca, quindi vado a finire il mio lavoro che oggi voglio finire presto, cosa che dovresti fare anche tu.» Gli indico le scartoffie sulla scrivania con la testa, mentre mi alzo per dirigermi alla porta.
«Come hai fatto a tradire Luke, me lo spieghi?» chiede appena prima che apra la porta. Deglutisco e serro le labbra, tanto non può vedermi in faccia.
«È stato uno sbaglio, l'ho già detto...»
«Lo amavi?»
«Chi?»
«Luke.» Apro la porta ed esco, camminando velocemente verso le scale. Non lo so, non so rispondere a questa domanda, è perfino più difficile che mentire sul fatto di averlo tradito.

Mi rifugio nel mio ufficio, senza neanche fare la pausa pranzo. So che il mio comportamento è sbagliato, me ne rendo benissimo conto, ma affrontare la realtà per me è ancora difficile, nonostante tutto quello che ho passato.
Davvero Will mi avrebbe messo le mani addosso? Rabbrividisco, scuotendo la testa per togliermi dalla testa questi pensieri.
Gregg teme davvero che che Luke mi abbia rivelato che sa la bugia che mi sono inventata per giustificare la mia fuga da New York? Alla fine, come ha detto lui stesso, non ricorda nulla, quindi non lo verrà mai a sapere. Però Luke lo ha saputo prima di ubriacarsi, immagino.
Merda.
Mi tiro i capelli e sento la mano destra che mi brucia. Ah già, i graffi. Mi alzo dal mio posto ed esco dal mio ufficio, stando attenta a non incontrare né Olivia, né Will, né Gregg e men che meno Luke. Cammino spedita verso l'ascensore per andare al piano terra, in cui c'è l'infermeria, così prenderò del disinfettante e delle garze.
Mi guardo sempre intorno, volendo evitare spiacevoli sorsprese; attraverso l'anticamera che conduce all'infermeria, ma mi blocco, udendo delle voci.
«Non so che mi prende...» dice una voce maschile.
«Non lo so, magari è solo un istinto naturale, di protezione... anche io lo avrei fatto.» Un'altra voce maschile.
«Gli avresti spaccato la faccia? Lo faresti anche ora? No, perché io non sono per niente calmo, sento un'adrenalina che non ti dico... il solo pensiero che avrebbe potuto farle del male mi fa desiderare di vederlo morto, capisci?» Deglutisco e rimango immobile, con il fiato bloccato nei polmoni. Cala il silenzio e temo che possano spuntare fuori all'improvviso, ma andarmene adesso significherebbe fare un chiasso infernale.
«È quello che io provo per Rachel...» Un suono simile ad un grugnito segue quelle parole.
«Non dirlo neanche! Non pensarlo! Non provo niente per lei, capito?!» Sento altri rumori e poi dei passi pesanti. È il momento di andare, ma il mio corpo non risponde ai comandi, è inchiodato qui.
Quando appare il corpo di un ragazzo, sento che potrei svenire da un momento all'altro: Luke. Era lui che stava parlando. Ci guardiamo negli occhi per qualche secondo, poi non riesco più a reggere il confronto e sposto lo sguardo sulla sua mascella, serrata. Un particolare attira la mia attenzione: non ha più il piercing.
Si decide a muoversi e sorpassarmi a tutta velocità, come se non fossi mai stata lì. Dopo di che esce Gregg, che mi fissa, visibilmente stupito; sembra molto più sconcertato del suo amico, il che mi lascia perplessa. Mi sorpassa anche lui, per poi scomparire chissà dove (ma spero tanto nel suo ufficio).
Espello tutta l'aria dai polmoni e rilasso i muscoli, rendendomi conto di essere stata tesa tutto questo tempo; entro nell'infermeria e noto il disinfettante sul tavolo. Lo prendo e mi passo un pezzo di carta imbevuto sulle nocche; bruciano un po', ma non mi lamento; le parole di prima mi rimbalzano nella mente. Le avrà sicuramente dette Luke, a meno che non sia ancora innamorato di Rachel, ma la vedo difficile, dato che l'aveva lasciata per me.
I ricordi mi investono la mente, portandomi a rivivere tutto; da quel famoso Natale, a Capodanno, alla mia decisione di provare a stare con lui, alle nostre notti di passione, al nostro amore. Mi ritrovo a sorridere, mentre una lacrima mi scivola lungo la guancia; la asciugo il fretta, tirando su con il naso. Non so se sia nostalgia o altro, ma ripensare a noi, a tutto ciò che abbiamo passato è un buon modo per farmi avere dei seri ripensamenti. Se solo mi immagino le sue labbra che mi baciano, le sue mani che mi accarezzano ed esplorano il mio corpo, sento decine di brividi irradiarmi il corpo.
Basta.
Chiudo il disinfettante e ritiro tutto, per poi uscire e salire di nuovo le scale, verso il mio ufficio. Devo smetterla di pensare ad altro e concentrarmi sul mio lavoro, sono qui per questo e niente dovrebbe distrarmi; anche se, come al solito, ho tante cose da aggiustare. A cominciare da Isabelle.


Esco alle quattro. Di Olivia non c'è traccia e quindi deduco che anche Will non ci sia.
Meglio così.
Salgo in macchina e metto in moto, chiamando mia madre e mettendo il vivavoce.
«Tesoro, dimmi» risponde raggiante, facendomi spuntare un sorriso.
«Torno tra meno di mezz'ora, così poi usciamo, va bene?»
«Certo, allora faccio vestire le bambine.»
«Sono ancora in pigiama?!» chiedo, sconcertata.
«Tesoro, è vacanza... ti ricordo che anche tu eri così.» Sulla difensiva.
«Mamma... dai, arrivo tra poco.» Chiudo la chiamata, tornando a guardare la strada.
Ripenso a tutto quello che è successo oggi e sabato sera.
Io e Luke ci siamo baciati.
Ho licenziato Will (devo rimediare anche a quello).
Will stava per farmi del male (ma non è sicuro).
Gregg mi ha fatto il terzo grado.
Parcheggio nel vialetto e scendo, recuperando tutte le mie cose.
«Sono a casa!» esordisco, aprendo la porta.
Due figure mi raggiungono in fretta, aggrappandosi alle mie gambe.
«Mamma!»
«Zia!» dicono all'unisono, facendomi sorridere.
«Piccole mie, vi sono mancata?» Annuiscono e lascio loro un bacio sulla fronte. «Allora, oggi cosa vogliamo fare?»
«Cetro comerciale!» esulta Jane, saltellando.
Dalla mia camera compare anche mia madre che mi sorride.
«Sì, dai, così vediamo un po' la città» acconsente mia madre, raggiungendoci.
Sorrido. Ora che sono qui va tutto bene, andrà tutto bene.




~
CIAO!
Vi chiederete perché sono esaltata.
In realtà non lo sono, dato che scrivo pochissimo e non ho idea di quando aggiornerò di nuovo!
Comunque!
Volevo dirvi che ho postato il prologo della nuova storia di cui ho fatto il crossover con questa!
La trovate (se volete) sul mio profilo, denominata (Ri)Vivi.
Intrigante, vero? Allora leggetela! (No dai scherzo, ma leggetela lo stesso ahahahahh.) (Scherzo di nuovo.)

Spero vi sia piaciuto il capitolo e vi lascio con un piccolo spoiler: presto avverrà qualcosa che tutti aspettate dall'inizio della storia (almeno credo).

Un bacio :*
~

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