1- NancyKiller
Ecco la prima prova per il nuovo concorso di NancyKiller
Ho utilizzato il fandom di Undertale perchè mi sembrava carina l'idea che mi era venuta.
Spero ti piaccia!
Ma non c'era nessuno
Il ragazzo entrò nella camera.
Sbadigliando rumorosamente, lanciò sia lo zaino pieno di libri di scuola che il giubbotto con le tasche zeppe di cianfrusaglie sul letto, ed imitandoli, si lanciò a sua volta sulla vecchia sedia da ufficio nera e cigolante davanti alla scrivania.
<tanto domani manca quella di storia> pensò <ho il pomeriggio libero>
Prese il suo portatile Blu elettrico e lo accese.
Inserì la password, e cliccò sull'icona di Steam.
Pensò a cosa giocare.
Cliccò su "la mia libreria" e cominciò a scorrere le caselle colorate dei giochi, pensando con quale si sarebbe potuto intrattenere fino all'ora di cena.
GTA? Naaa, la connessione in quel periodo andava da cani.
Rocket League? Magari no, preferiva giocarci con la sorella sulla PlayStation.
Eufloria? Assolutamente no, doveva reinstallarsi.
Undertale? Mmmmh....
<massì, è un sacco che non ci gioco>
Avviò il gioco.
La schermata iniziale era la solita.
La solita storia sui mostri e sugli umani.
A lui piaceva, quella storia.
Ogni tanti sperava di poter vivere in quel mondo, che i mostri e la magia esistessero veramente, e che lui lo venga a sapere solo dopo la fine della storia, quando essi sono tutti liberi e felici, quel "happy ending" che a lui tanto piaceva.
Sapeva che sarebbe diventato sicuramente amico con diversi dei personaggi.
Ma non era logicamente e fisicamente possibile.
Poi notò la prima stranezza.
Il menù di avvio era un menù che là da se mostrava cosa si era fatto nel gioco: quando, nelle Pacifist e Neutral Run, si passava una fase del gioco relativa a un personaggio in particolare, esso sarebbe apparso sul menù.
Lui ricordava perfettamente di star facendo una Pacifist fino a un mese prima e che era arrivato allo scontro finale con Papyrus.
Nè Toriel, nè Sans nè Papyrus erano lì. C'era solo quello spiazzo di luce che era già presente da prima.
<ma che...?> pensò <eppure ero arrivato a... ma che succede?>
Dopo un paio di minuti di rimuginamento, pensò che sua sorella più piccola avesse provato a pasticciare il computer, è avesse resettato la partita.
<e vabbè, fa nulla>
Cliccò su "continua".
Sempre più stranamente, il personaggio non si trovava nelle rovine.
Era all'ingresso di Snowdin. Lo si poteva dire per via della scritta "Welcome To Snowdin" appesa ad un lato della strada innevata.
Ma la scritta non era normale.
Era sporca. Di qualcosa.
Il ragazzo dedusse che non fosse neve per via dei colori dei pixel, grigio chiaro con le sfumature più scure.
Al ragazzo venne in mente qualcosa che sapeva bene anche se non aveva mai giocato alla modalità genocidio. Ma pensò di stare solo fantasticando.
Andò avanti.
Un battito del cuore saltò.
La cittadina era deserta. L'alberello di Natale era piegato su se stesso, con le lucine che non brillavano più, le luci di tutte le case erano spente, la musica era inesistente. L'unico suono udibile era quello dei passi del personaggio, pesanti e lenti, più del solito... non c'era nessuno.
Andò avanti, e vide che non c'era più neppure il lupo che lanciava pezzi di ghiaccio. Essi si erano ammassati proprio per la mancanza si egli, e troneggiavano in una piccola montagnetta davanti alla casupola da cui uscivano, a parte alcuni che erano caduti in acqua... E non c'era nessuno.
Andò da Grillby's.
Esplosioni di quella sostanza grigia ovunque, sui tavoli, per terra, sulle sedie, sul bancone... E non c'era nessuno.
Nella casa di Sans e Papyrus.
Mobili rovesciati, ossa sia normali che blu ovunque, anche le action figures di Papyrus erano sparse per il salotto, assieme ad un piatto di spaghetti apparentemente lanciato per terra.
E due macchie di grigio. Una nel fondo della cucina, e una al centro del salotto... E non c'era nessuno.
Il ragazzo distolse gli occhi dallo schermo.
Gli girava la testa.
Non se lo aspettava proprio.
Decise di vincere la paura e andare avanti.
Ma poi accadde qualcosa.
Il personaggio era andato avanti da solo.
Era davanti al traghetto, quello strano che fungeva da trasporto per andare da una zona all'altra della mappa senza farsi troppa strada, con la strana forma di un cane molto lungo, e il solito traghettatore inquietante.
Tranne che... a parte lui... non c'era nessuno.
Passò il percorso in silenzio.
Era piuttosto inquietante.
E fu più inquietante quando vide di sfuggita un mantello a pelo dell'acqua, anch'esso circondato dal grigio.
Arrivò all'ultima fermata.
New Home.
Scese, ed improvvisamente lo schermo si mise a fare qualche altro scherzo.
Faceva due o tre passi, lampeggiava di nero per qualche istante, e poi il personaggio si trovava più avanti.
Dopo pochi secondi nel quale il ragazzo si era quasi spazientito, anche nel suo terrore, arrivò davanti alla sala del trono.
Il tranquillo giardino di fiori dorati era morto, nemmeno una pianticella si era salvata dall'essere strappata e, cosa deducibile dai diversi steli rotti.
Il personaggio era fermo davanti al trono.
Poi, si aprì il box di dialogo.
*so che sei lì
*non serve a nulla nascondersi così
Il giovane dietro lo schermo sussultò.
Allora qualcuno era ancora salvo!
Poteva fare qualcosa, poteva ancora ricominciare, poteva...
Si vide da dietro il trono un leggero filo di polvere essere trasportato via dal vento.
Prese un colpo.
Il personaggio parlò di nuovo.
*anche l'ultimo è andato.
*non saprai mai chi era.
Si girò lentamente.
Quello non era Frisk.
Il maglione era sporco di polvere.
I suoi occhi chiusi gli davano un'espressione inquietante, assieme a quel sorriso che andava da un orecchio all'altro.
La schermata cambiò.
Era in una battaglia.
Ma non c'erano in pulsanti Fight, Act, Items e Mercy.
E nemmeno la barra della vita.
E nemmeno il blocco dove ci si muoveva.
E nemmeno l'anima rossa.
Davanti a lui, Frisk sorrideva.
Lo Sprite di battaglia era molto più dettagliato, e mostrava la sua espressione sadica.
*sai, ero stanco di essere comandato.
*ero stanco del mio destino, sempre scelto da qualcun altro.
*e sono stanco che questo qualcun altro sia un pacifista che non mi abbia mai fatto provare come sia uccidere qualcuno.
*che non abbia il coraggio di uccidere dei mostri idioti.
*che tanto sarebbero rivissuti dopo due click del mouse.
*quindi ho deciso di mia iniziativa di cambiare le regole del gioco.
Ci fu uno zoom sulla faccia.
*non servirà chiamare aiuto ora.
* n o n c' è p i ù n e s s u n o
Il gioco si spense.
Il computer si riavviò.
Il ragazzo lo chiuse con uno scatto disperato.
Sperava che si fosse potuto dimenticare di questa follia, che il giorno dopo niente di tutto ciò avrebbe avuto conseguenze.
Ma sapeva nel profondo una cosa.
Se il suo desiderio, che i mostri potessero essere reali, fosse esaudito, sarebbe esistito anche lui.
E ne avrebbe avuto paura.
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