60 - Deviati

Dopo aver avuto a che fare con Kinnel l'umore generale non era dei migliori.

Nel trattare con quel maschio Sari e Saran avevano dovuto ingoiare il loro orgoglio di kurshane, questo le aveva lasciate taciturne e cupe, ma nessuna di loro si poteva dire furente come lo era Treent.

La coda del patriarca frustava l'aria lasciando intendere a chiunque lo vedesse che avrebbe voluto rifarsi gli artigli su qualcuno, nel mentre borbottava a denti stretti insulti e ingiurie. Kinnel gli era subito risultato insopportabile. Non solo perché si era avventato su Saran a quel modo, ma per il suo atteggiamento. "Ma chi si crede di essere quello là? Hmra!" Esclamò ad alta voce.

"Crede di avere i diritti di una kurshana," rispose Sari senza staccare gli occhi dal percorso. "Un effemminato."

"Effemminato un corno," ribatté Treent con foga. "Se c'è un termine che non applicherei mai a quel tipo è proprio 'effemminato'."

Sari rivolse a Treent un'occhiata insospettita. "Perché no? Lo è, non lo hai visto?"

"Ma nella mia cultura non significa quello. O meglio... in realtà sì, significa la stessa cosa ma... insomma! Va interpretato in modo diverso."

Sari si fermò. "Allora quando stavi facendo il capriccioso alla tana non stavamo parlando della stessa cosa?"

"Non stavo facendo il 'capriccioso'. Smettila di usare quel termine, è degradante," lamentò Treent. "E no, direi di no."

"Tu di cosa stavi parlando?" Insisté Sari. Anche Saran si era fermata e li ascoltava con attenzione.

"Stavo... erhm, non è importante," rispose Treent con imbarazzo e deciso a lasciar cadere l'argomento. Se le conversazioni con Karaak gli avevano insegnato qualcosa era che quello doveva essere un argomento piuttosto delicato.

Saran alzò la punta della coda impedendogli di riprendere a camminare. "Rispondile, Treent."

La rabbia di Treent scivolò via per lasciare il posto ad un malcelato imbarazzo. "Erhm... 'effemminato' fondamentalmente vuol dire la stessa cosa, soltanto che noi tendiamo a usare quel termine in riferimento alla... erhm... sfera sessuale, ecco."

Sia Sari che Saran lo guardarono con perplessità. Possibile che non avessero capito? Doveva essere più specifico, sfortunatamente. "Credevo parlaste di un kurshanu che... che preferisce la compagnia dei kurshanu a quella delle kurshane. È chiaro, adesso?"

L'espressione di Sari mutò in fretta ad una scioccata. Quella di Saran si fece semplicemente di pietra, una cosa che Treent le aveva visto fare solo nei momenti più duri del loro viaggio.

"Tu... tu non stavi parlando di effemminati," mormorò Sari. "Tu parlavi di deviati!"

"Deviati?" Esclamò Treent con rabbia rinnovata. "Quella era una parola che usavano i nazisti! Non voglio più sentirla."

"Esatto," disse Saran in tono neutro. "Non parlarne più. È meglio per tutti."

Treent si era aspettato proprio quel genere di reazione ma questo non la rendeva più facile da digerire. "Ma... non c'è mica niente di male, insomma."

Sari si guardò attorno con foga. Riportò lo sguardo su di lui solo dopo essersi accertata che non ci fosse nessuno nei paraggi. Anche così le sue parole furono solo un sussurro. "Certo che c'è qualcosa di male! I kurshanu esistono per le kurshane, e basta. Non per... per cercare il piacere tra di loro. Dèi, non posso credere di doverlo spiegare davvero."

Faticosamente Treent mantenne un'espressione di severa calma sul muso, guardando volutamente Sari con condiscendenza. "Sei una bigotta e basta. Fattene una ragione!"

"Ancora con quello strano insulto, kurshanu?" Rispose lei con un ringhio.

Treent sbuffò una risata intrisa di nervosismo. "Ad essere onesti: sì. E non ci penso nemmeno a scusarmi con un'ipocrita."

"Ipocrita?" Ripeté Sari a gran voce.

"Certo: ipocrita. Sei bisessuale, con che muso ti metti a dire cose simili?"

"Io sono una kurshana, tu stai parlando di kurshanu!" Ribatté lei con rabbia e e assoluta convinzione. "Tu parli di una dannosa perversione che è ovviamente proibita."

"Dannosa perversione?" Ribatté lui con un ringhio. "Come ho detto: un'ipocrita." A quel punto si aspettò che Sari lo colpisse con un'artigliata ma tutto quello che la kurshana fece fu sbuffare nervosamente, scuotere sommessamente le orecchie e dargli le spalle.

"Treent," cominciò Saran in torno perfettamente calmo. "Abbiamo compreso che il tuo mondo è molto diverso dal nostro, ma ti ricordo che ora ti trovi su questo . E qui certe cose non sono permesse. Quella è una di queste. Lo capisci, Treent?"

"Lo capisco eccome!" Rispose lui a denti stretti. "Non posso dire di essere stupito. È ovvio che con così pochi kurshanu certi tabù diventino più forti ma sono comunque deluso. Per qualche motivo speravo in qualcosa di diverso."

Saran gli si avvicinò di un solo pesante passo. Quando parlò il suo tono era glaciale. "Stai forse giudicando, Treent?"

L'ostilità della domanda fu tale che tutta l'irritazione accumulata da Treent venne spenta come una candela sotto una folata di vento. "Erhm... no! Certo che no. Non spetta a me giudicare niente e nessuno. Erhm... e poi non è come credi. Non ho mai detto che sul mio mondo sia permesso... perché in gran parte non lo è ancora."

Saran soppesò attentamente le parole prima di rispondergli. "Allora non è un'usanza del tuo mondo. Questo è quello in cui tu credi, non ho ragione?"

"Sono ben lontano dall'essere il solo," ribatté lui dopo essersi accorto che non poteva darle del tutto torto. "Sono convinto che chiunque dovrebbe vivere libero fintanto che non danneggia nessun altro, e questo significa essere progressisti. Credere in un mondo migliore."

"I deviati danneggiano gli altri." Affermò Sari con granitica convinzione.

Treent cercò di soffocare la rabbia che gli provocava quel termine. "Ti ho già detto che è una parola odiosa. E come potrebbero mai danneggiare qualcuno, di grazia?"

"Veramente?" Domandò lei senza traccia d'ironia. "Certo che possono danneggiare. Possono danneggiare un intero clan, se diffondono la loro perversione. Le nascite calerebbero, oltre a macchiare l'onore di tutto il clan. I kurshanu devono desiderare le kurshane. E nient'altro."

Lui avrebbe voluto replicare punto per punto a Sari, ma sentiva che era inutile. "Hmra! Macchiarne l'onore, cosa mi tocca sentire. E ovviamente il clan Sii 'Jet è troppo onorevole per poter avuto kurshanu che -"

"Certo che no! Mai, non tra i Sii'Jet," Ruggì Sari con furore.

"Adesso basta," ordinò Saran. La sua voce era calma e controllata ma la velata minaccia in essa nascosta era facilmente percepibile. "Ti sei spiegato Treent, è stato solo un malinteso ed è stato chiarito."

"Eccome," riconobbe lui con l'amaro in bocca.

Avrebbe tanto voluto rispondere a Sari per le rime ma avrebbe finito per dire cose di cui si sarebbe pentito amaramente. Nel corpo di Treent era venuto a sapere segreti che non erano destinati a lui, cose che avrebbero potuto scatenare un putiferio. Doveva stare attento.

Il resto del tragitto proseguì in un cupo silenzio che venne abbandonato soltanto al loro ritorno. Le tane erano inondate dal sole e il villaggio Suuth'Ka appariva anche più indaffarato di prima. Trovarono Joe seduta appena fuori dalla tana, impegnata ad affilare la sua spada.

"Bentornate," le salutò la guerriera. "Allora: avete trovato il kurshanu che cercavate?"

"Lo abbiamo trovato," rispose Saran, strappando alla kurshana una risata.

"Che musi contriti che avete. Deduco che questo Kinnel è veramente effemminato come dicono."

"Mi piacerebbe poter dire che Kinnel sia stato il solo maschio a farmi infuriare," commentò Saran lanciando a Treent un'occhiataccia. "Ma sì, è come hai detto. Ha accettato di garantire per noi... se lo aiutiamo a portare la sua merce."

Joe scosse le orecchie. "Hmrrr, sarà divertente vedere la reazione di Denjik."

"Ne dubito," disse Sari infilandosi nella tana.

Joe li guardò con muso perplesso prima di arricciare la coda e riprendere ad affilare la spada. "Sarà interessante."

"Come minimo," borbottò Treent.

Fino a sera inoltrata Treent non riuscì a smettere di pensare alla breve discussione di quella mattina, al punto che ogni pensiero su Kinnel era scomparso. Come avrebbero reagito se avesse detto loro di Karaak? E di Faraan? Ovviamente era una domanda ipotetica; non avrebbe mai rivelato loro nulla di tutto questo. Mai.

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