5 - Silvane
"Perché si sono fermate?" Domandò Denjik con un sussurro.
Non erano state viste, Joe ne era sicura; socchiuse gli occhi e scrutò attentamente attraverso uno spiraglio nell'abbondante fogliame dove si erano occultate. Si trovavano a poche decine di metri dal gruppo di intruse che si erano inspiegabilmente fermate appena al di fuori della foresta rossa.
La matriarca aveva afferrato per la criniera dorsale l'imponente - e dannatamente sexy - patriarca cercando ripetutamente di fargli abbassare il muso al suolo. Il kurshanu stava protestando con veemenza, la sua voce era l'unica che arrivava fino alle orecchie di Joe. "Ne sono sicuro, ne sono sicuro!" Gridava. "Non ci metto il muso lì, che schifo!" Subito dopo l'altro kurshanu, non un patriarca ma comunque un giovane di rara bellezza, avvicinò il muso ai piedi dell'albero dove stavano sostando, annusò per poi annuire alla volta della matriarca.
"Gurik," mormorò Denjik. "Lì dove stanno controllando i kurshanu... non è dove hai pisciato, vero?"
Joe si voltò a guardare la kurshana. Gurik spalancò gli occhi. "Ma... ore fa, e ha diluviato ininterrottamente da allora!"
Denjik emise un ringhio sommesso. "Brutta idiota, quello è un patriarca, ne ha l'olfatto!"
Yaghan fece un movimento appena percettibile, sufficiente a rivelarne l'improvviso nervosismo altrimenti nascosto dalla sua maschera.
"Nessuna di noi ci ha pensato," protestò Gurik.
"Abbastanza giusto," ammise Joe. "Sangue di demone. E va bene, sfruttiamo l'elemento sorpresa finché possiamo; fuori!"
con movimenti fluidi le quattro kurshane uscirono dalla vegetazione dei cespugli per cominciare a disperdersi nella piana fangosa, dirette di corsa verso le intruse. La loro entrata in azione era stata così naturale che passarono diversi istanti prima che le intruse si accorgessero di loro.
La prima a reagire fu la kurshana color crema protetta da una tenuta nera; alzò lo sguardo su di loro prima di lanciare un ruggito allarmato ed estrarre fulminea una lama di ottima fattura. Gli altri kurshan voltarono il capo all'unisono, per poi assumere espressioni allarmate.
"Sono senzaclan," ruggì la matriarca. "Indietro! Arretrate tra gli alberi."
"Senzaclan sarà tuo padre, ragazzona sovradimensionata," bofonchiò Denjik tra un ansimo e l'altro mentre correvano attraverso il fango e sotto l'acquazzone.
Anche Joe aveva sentito. Se non era una finzione forse non dovevano temere una trappola. Ma un 'forse' non era abbastanza. "Yaghan, assicurati che siamo davvero sole!"
Yaghan annuì e rallentò l'andatura per poi cambiare direzione.
"Hmr! Yaghan ci serve, quelle hanno due kurshanu," obiettò Denjik.
"Se sono davvero delle semplici viandanti non ci servirà, se non lo sono la voglio in retroguardia," replicò Joe a denti stretti.
Il patriarca delle intruse si voltò a guardarle, o per meglio dire guardò Gurik e l'arco potente che teneva assicurato sulla schiena prima di strabuzzare gli occhi e riprendere a correre con più foga di prima.
"Déi se è bello!" Esclamò Gurik che teneva il passo con entusiasmo.
"Non potranno ritirarsi per molto," disse Joe mentre raggiungevano le propaggini della foresta dove le intruse si erano ritirate, "il fango non lo permetterà. Denjik, hai capito che dialetto usano? Non lo conosco, ho faticato a capire la matriarca."
"Hmr... potrei sbagliare," rispose la guerriera, "se l'ho sentito prima è avvenuto quando ero giovane. Potrebbero essere silvane."
Quella era una sorpresa e una possibile spiegazione alla presenza delle intruse. Non era un caso se Sakrim non aveva contemplato l'ipotesi; nessuno si aspettava di vedere silvane fuori dalle Grandi Foreste. "Lo accerteremo dopo," disse Joe. "Ora si fa sul serio. Fuori le lame e tu, Gurik, sii pronta."
Gurik si alzò in piedi e armeggiando brevemente con l'arco potente se lo tolse dalla schiena, lo appoggiò per terra per fare leva sulle corde e infine incoccò un dardo. "Joe... non chiedermi di colpire una di quelle due bellezze, se lo facessi non potrei più considerarmi una vera kurshana."
"Non hai mai potuto," sottolineò Denjik mentre estraeva le sue lame.
Joe scosse le orecchie. "Non hai molta scelta; se quel kurshanu ci attacca solo il tuo arco potente lo può mandare giù in fretta. Ma non essere impulsiva: premi il grilletto solo se i kurshanu vanno all'attacco."
Gurik sospirò e annuì.
"Ci credono senzaclan, non ci andranno leggere," avvertì Joe. "Avanti... con cautela."
***
La matriarca Saran guidò la fuga spericolata delle Sii'Jet. Come si furono inoltrati tra gli alberi il fango ricominciò a salire di livello rendendo ogni passo più lento e faticoso del precedente; non potevano proseguire a lungo in quella direzione, ma non ne avevano altre.
"Saran! Saran!" Gridò Treent che la seguiva a distanza di coda.
"Che succede ora, cosa c'è?" Ringhiò Saran. Avrebbe voluto preoccuparsi di escogitare un modo di sfuggire alle senzaclan ma l'urgenza nella voce di Treent la costrinse a prestargli attenzione.
"Sapete cos'è l'arma che porta con sé quella kurshana bassa e tozza?" Domandò lui senza smettere di correre.
"L'ho vista," disse Sari. "Sembrava uno strano arco."
"Hr! Un'altra delle maledette armi dei tuoi compagni!" Esclamò Ratani.
"Questo non lo so!" Si giustificò Treent. "Ma so che dobbiamo stare molto attenti! Quello è un arco a croce, o blr... bla... una balestra."
"Non sembra affatto come l'arma di ferro della ragazzina," osservò Saran ricordando il terribile oggetto in metallo in grado di scagliare ferro con inaudita potenza.
"È molto più antica e basilare della pistola della ragazzina," spiegò Treent, "ma non per questo non va temuta. Una balestra non potrà vantare la velocità e versatilità di un'arma da fuoco, ma sul colpo singolo e a questa distanza... se ci colpisce, ci impala ad un albero."
Ratani ringhiò di frustrazione. "Non ho fatto tutta questa strada per cadere in mano alle prime senzaclan che passano!"
"No," mormorò Saran, d'accordo con la guerriera. Ma cosa potevano fare? Lentamente rallentò l'andatura fino a camminare.
"Matriarca, cosa facciamo?" Domandò Sari accostandosi a lei.
"Lottiamo per le nostre vite," disse Saran con fermezza. "Non sottovalutatele, sembrano ben equipaggiate per essere delle senzaclan."
Treent deglutì rumorosamente, al suo fianco Takaar ringhiò di ferocia.
"Voi due non farete nulla a meno che non ve lo ordini!" Li avvertì Saran.
"Come possiamo affrontarle? Conosceranno meglio di noi queste terre, e questo fango," fece presente Sari.
Fu Ratani a prendere la parola con inaspettata fermezza. "Ho un'idea, matriarca."
Ascoltarono attentamente la guerriera e decisero di comune accordo che era l'unica soluzione, per quanto azzardata potesse essere.
***
Joe e Denjik aprivano la vita tra gli alberi e il fango, seguite a distanza da Gurik che imbracciava il suo arco potente pronta a prendere la mira non appena se ne fosse presentata occasione.
"Se sono davvero silvane," mormorò Denjik procedendo cautamente tra gli alberi, "le loro tenute da caccia potrebbero essere di pelledura. Non sottovalutarla, è un'ottima difesa.
"Non tutte l'avevano, solo la matriarca, il patriarca e una delle kurshane," rispose Joe, parlando più a sé stessa che a Denjik.
"Hmr... strano," ammise la guerriera.
"Dove sono finite?" Domandò Gurik spostando l'arco potente a destra e sinistra.
"Una bella domanda," si disse Joe. Proseguirono affondando sempre di più nel fango. Vedevano chiaramente le tracce delle intruse e sentivano il loro odore, ma non le vedevano e non le udivano. "Non stanno più fuggendo. Allerta," avvertì.
Denjik le rivolse il muso e annuì con le orecchie. In quel medesimo istante un tumulo di fango si alzò alle spalle della guerriera.
"Attenta!" Ruggì Joe.
Denjik reagì d'istinto, voltandosi fulminea verso la kurshana che era emersa dal fango, coperta da una tenuta da caccia nera come la notte. Lanciò un fendente contro la guerriera che non reagì con sufficiente prontezza; un suono metallico testimoniò il cozzare di una lama di ferro contro l'oro dell'armatura di Denjik che, sbilanciata, rischiò di cadere a terra.
Joe si lanciò in avanti alzando la sua spada di ferro benedetto ma non poté arrivare in aiuto della guerriera; una grossa figura sporca di fango le si avventò contro.
Era la matriarca. Reggeva una lama di ferro di pregevole fattura con cui menò un veloce e potente fendente. Joe si scansò mantenendosi in perfetto equilibrio sul fango. "Arrenditi," avvertì con un ringhio portando la lama tra sé e l'avversaria. Spostò appena lo sguardo su Denjik; era caduta nel fango ma l'avversaria non aveva ripreso ad attaccarla, per il semplice motivo che Yaghan le era apparsa alle spalle. Le teneva due pugnali puntati alla gola.
La matriarca cercò di sfruttare l'apparente distrazione di Joe; si lanciò in avanti pronta per un altro fendente. Joe aspettò fino all'ultimo prima di colpire con la spada; il lato spesso della lama frantumò di netto il pugnale della matriarca che reagì con una sorpresa che Joe aveva visto molte volte.
Ne approfittò; con un movimento fluido portò la lama al collo della matriarca prima che potesse reagire al fallimento della sua arma. Con la coda dell'occhio vide Denjik rialzarsi in piedi con un ringhio.
"Saran!" Gridò una voce maschile.
Joe non perse di vista la matriarca, sarebbe stato un rischio. E come si era aspettata non ce ne fu bisogno.
"State fermi!" Ingiunse la voce di Gurik. "Per favore! Non voglio colpire due kurshanu così belli. Hmr, ho detto fermi! Perché hai alzato le braccia, bello mio?"
"Erhm... riflesso condizionato," rispose la stessa voce appena udita.
Pur sotto la minaccia della lama di Joe la matriarca lanciò un'occhiata carica di tensione nella direzione di provenienza della voce . Lentamente e senza diminuire la pressione della spada sul collo della matriarca Joe le girò intorno fino ad esserle alle spalle. Oltre, Gurik stava tenendo sotto tiro i due giovani kurshanu, anche loro completamente ricoperti di fango. Per qualche motivo il patriarca teneva entrambe le braccia al cielo. Dietro di loro l'ultima kurshana, una giovane senza protezioni, teneva un pugnale alzato. L'indecisione nel suo sguardo era evidente.
"Hmr, nascosti nel fango. Bella pensata, ce l'avete quasi fatta. Non è un trucco nuovo da queste parti," disse Joe alla matriarca. Sospettava fosse lei la loro guida. "Non azzardarti a ordinare ai tuoi giovani di attaccare, l'arma della mia amica è in grado di fermarli," avvertì con calma.
"Lo so," mormorò la matriarca con una smorfia di rabbia.
"Hmr! Che sorpresa. Denjik, tutto bene?" Domandò Joe.
"Questa è brava, lo ammetto, ma sì va tutto bene," rispose Denjik. "Grazie, Yaghan. Hmr, la carogna mi ha bucato l'armatura!"
"Yaghan, deduco che non ci siano tracce di nessun altro," aggiunse Joe. La kurshana mascherata rispose con un deciso no delle orecchie.
"Non fate loro del male, vi prego!" Esclamò il patriarca.
Joe venne presa in contropiede da quella richiesta così sentita del maschio. Nessuno dei due dava l'impressione di essere stato rapito, senza contare che sarebbe stata una follia per tre sole kurshane rapire dei giovani in forze. "Non lo faremo, se non ce ne daranno motivo," rispose al giovane. "E lo stesso vale per voi due. Ora... consegnateci le vostre lame."
"E poi ci ucciderete..." mormorò la kurshana che aveva i pugnali di Yaghan puntati alla gola. Aveva occhi pieni di una rabbia bruciante.
Joe scosse le orecchie. "No, perché non siamo senzaclan come credete. Dopo avervi disarmate ci sediamo comodamente a scambiare due chiacchiere... perché sono pronta a scommettere che voi avete una storia molto interessante da raccontare."
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