Jekyll e Hyde
https://youtu.be/G3tpXqMp9qw
È sera, il cielo si carica di blu striato da intense pennellate rossastre. I tramonti mi trasmettono sempre grande serenità. Lo sguardo si perde nei colori struggenti della tavolozza celestiale.
Michele non ha risposto al messaggio. Si sarà già dimenticato di me, forse era tutto un sogno: lui, la discoteca, il ragazzo con i capelli ricci, io. L'Altra...
Mi aspetta una fine giornata come tante altre. Non mi farò prendere da quella voglia di trasgressione influenzata dall'effetto di una luna malandrina che si appresta a illuminare la notte oramai imminente. La luna. Altro elemento che scatena in me ogni sorta di suggestione.
Prendo il mio block notes, la penna che tengo sempre a portata di mano e butto giù queste righe:
Come la luna
posso risplendere di luce argentea
o nascondermi dietro la collina
lasciando al buio
una notte stellata.
Scrivere mi porta in un mondo parallelo, astratto, provocando in me un senso di pace. Scrivo di getto. Delle mie emozioni. Delle mie paure e di ciò che il cuore ha da dire. Lascio scorrere i miei pensieri su ogni sembianza cartacea. A volte mi succede di scrivere su un tovagliolo, sul foglio di un giornale, sul retro di uno scontrino. Per non perdere niente. Per non lasciare che i pensieri volino via. Una volta mi è successo nel bagno di un ristorante. Ho scritto sulla carta igienica.
Appoggio il block notes sopra ad altri blocchi di carta intrisi da una grafia disordinata, impilati uno sull'altro a formare un barcollante pilastro cartaceo. Il piccolo tavolino che funge da scrittoio sembra cedere sotto il peso di svariati tipi di quaderni, blocchi, fogli, dizionario, oltre al mio vecchio inseparabile computer, l'immancabile lampada, penne, qualche libro e il mouse relegato nell'angolo del tavolino, sempre in bilico e sul punto di cadere. Mi stupisco come possa starci così tanta roba in così poco spazio.
Il tavolinetto, di dimensioni davvero ridotte, si appoggia un po' malfermo su quattro sottili gambe mangiucchiate dai tarli. Dovrei farlo restaurare ma toglierei quella patina di vecchiezza che me lo fa amare. Riavrei un tavolino tirato a lucido con la cera d'api ma delle medesime dimensioni. Lo terrò così. Mi piace il suo odore di legno tarlato.
La cena sarà una cena leggera. Come sempre. Ma non da sempre. A volte mi soffermo su come ci sia stato un cambiamento radicale nelle mie abitudini. Se mi guardo indietro, abbastanza indietro, vedo un'altra persona. Un'altra donna. Quante vite ho avuto? Come le ho vissute?
Passando davanti allo specchio, quello con la cornice in noce, cerco di osservarmi senza indugiare a lungo sulle rughe espressive, sulla piega, a volte amara, delle labbra. Anche in questo sono cambiata. Qualche anno fa non perdevo occasione specchiarmi mentre camminavo per le vie del centro. Con la scusa di guardare la merce esposta mi fermavo davanti alle grandi vetrine dei negozi. Ammiravo compiaciuta quella siluette riflessa. I lunghi capelli. E l'aria spavalda.
Lo dovrò buttare, lo specchio nel corridoio. Cerco di fare finta di niente quando ci passo davanti, lo ignoro, come se non esistesse. Ma a volte succede, più che altro un gesto meccanico, mi giro verso di lui e rivedo il mio riflesso. Ogni volta è un colpo al cuore. Quella non posso essere io. Non assomiglio per niente alla donna che orgogliosamente si rifletteva nelle vetrate dei negozi mentre camminava per le vie del centro.
Mi organizzo la serata che mi attende. Cena a base di verdure alla piastra, uova, parmigiano padano e noci. Da qualche anno ho drasticamente ridotto il consumo di carne e pesce. L'idea che un essere vivente venga ucciso per nutrirmi mi inorridisce. Ma non sono vegana. Mangio le uova e bevo il latte. A volte mi dico che le mucche forniscono il latte in situazioni aberranti; le belle immagini dei bovini che pascolano in prati verdeggianti è oramai un' illusione. Così mi ritrovo a bere il latte con rimorso e a mangiare le uova pensando alle povere galline stipate in ridottissime cellette.
Dopo cena darò uno sguardo ai programmi televisivi che trovo sempre meno attraenti, quindi passerò a fare un giretto in internet oppure leggerò un buon libro, berrò la camomilla, accenderò lo scaldaletto per riscaldare un letto solitario e via andare. La scaletta dei miei impegni serali viene replicata fedelmente, ogni sera, da un decennio. Mese più mese meno.
Mi chiedo quando ne avrò novanta (traguardo lungimirante) come saranno le mie serate. No, non ci voglio pensare. Adesso telefono ad Antonio, no anzi a Filippo, lui almeno alla sua nonna concede, di solito, qualche minuto.
- Ciao nonna! Tutto bene?
- Ciao amore sei a casa? Sei più tranqui...
- Nonna, nonna, scusa ma sono di fretta, scusami tanto, ci sentiamo nei prossimi giorni, ciao...cia...
- Ma... Filippo, ti prego non fare come tuo padre, almeno tu fammi parlare, volevo sapere solo come stai. Questa mattina eri sconvolto, mi ero preoccupata, tua madre non risponde, tuo padre non ha mai tempo per sua madre insomma... adesso ti ci metti pure tu? Eh Filippo... Filippo!!
Ho una vaga impressione di avere parlato al nulla. Fiato sprecato. Mi viene da piangere. Non riesco più a parlare con i miei cari. Mi stanno dimenticando!
Ho cenato. Ho acceso la televisione e dopo cinque minuti l'ho spenta, per guardare un film decente devi abbonarti ergo pagare! In canone RAI è un furto. Mi siedo alla mia piccola scrivania consolatrice. Mi sembra la serata giusta per scrivere questa:
Infilo i miei errori
come perle di piombo
nella collana della mia vita.
Poche parole che racchiudono perfettamente il mio stato d'animo in questa serata in cui non riesco a parlare con nessuno. Adesso provo a telefonare alla mia amica Antonia. Lei è sempre disponibile per due chiacchere. Le vere amiche si riconosco nel momento del bisogno quando familiari e parenti sembrano lontanissimi puntini luminosi.
Una vocina metallica, professionale e gentile mi informa che il cliente da me selezionato non è al momento raggiungibile. Ma neanche Antonia!
La depressione non è contemplata ed è pregata di starsene debitamente a distanza. Grazie.
Mi preparo la camomilla. L'ultimo libro preso in biblioteca mi attende sul comodino sopra ad altri libri. Un'altra pila cartacea alta fino quasi a toccare il soffitto. Dovrò riconsegnare i libri letti prima che crolli la torre di volumi. Leggo libri in contemporanea. Molte volte capita di non riuscire a terminare un libro. Mi deve prendere moltissimo per arrivare all'ultima pagina. Però quando mi prende moltissimo lo leggo anche tre volte. Consecutive.
Riempio la vasca. Un bagno caldo mi rilasserà, se poi mi concedo il lusso di qualche candela profumata questa serata potrebbe prendere un'altra piega. Deve prendere un'altra piega.
Ogni tanto dare ascolto all'Altra, a quella parte di me che ancora non è del tutto invecchiata è una strategia da non sottovalutare.
Sento che mi sto trasformando, che la donna di un tempo si sta risvegliando non appena la vestaglia rosa, con un fruscio, cade ai miei piedi.
Jekyl e Hyde.
La luce soffusa delle candele e il profumo che sprigionano mi regalano quei minuti preziosi che riesco a ritagliare tutti per me. Scivolo nell'acqua calda.
Socchiudere gli occhi mi provoca un senso di benessere.
E la mente prende il sopravvento, iniziando un nuovo viaggio...
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