11
Tornata da scuola, trovo i miei genitori che urlano.
<È solo una bambina, si sarà distratta>stava dicendo mia madre.
<Distratta? Non bisogna mai distrarsi dallo studio>strepitava mio padre.
Non li avevo mai visti litigare, sospettavo che discutevano in silenzio o quando io non mi trovavo a casa.
Non sapevo come agire, avevo paura di entrare in quella casa, ma sapevo che dovevo farlo.
Faccio un respiro profondo ed entro.
La grande cucina è investita dalle loro grida.
<Eccola!>esclama mio padre, con una rabbia indescrivibile.
<Cosa succede?>chiedo, anche se in realtà avevo capito benissimo.
Perché si comportano così? In questi ultimi giorni non ero stata molto diligente, ma la loro reazione mi sembra esagerata.
<Ci hanno chiamato dalla tua scuola>mi informa papà.
Immaginavo che sarebbe accaduto!
I professori mi avevano minacciato diverse volte.
<Constatano che vai male, non sono soddisfatti di te>urla mio padre.
<Non essere troppo duro con lei>insistette la mamma.
<Non è il momento di essere comprensivi Elena>
Comincia a parlare del mio futuro, che codesto è l'anno degli esami, ma a un certo punto non lo ascolto più, mi fermo a guardarlo andare avanti e indietro con il fiatone.
Mi limito a rispondere "hai ragione" o "mi dispiace" e ogni tanto mia madre si intromette dicendo <c'entra un ragazzo?>euforica.
Io provo a pronunciare no, ma non riesco a parlare.
<Vai in camera tua a studiare>esclama al termine del suo discorso mio padre.
Salgo in camera con molta difficoltà, il mio corpo non vuole muoversi.
Mi dispiace tanto per loro, non voglio dargli dispiaceri e soprattutto non voglio darli a me stessa.
Dimostreró a tutti e a me, che posso fare qualsiasi cosa.
Dopo l'accaduto, nei giorni seguenti, mi misi a studiare, la mattina mi svegliavo presto per ripassare, il pomeriggio stavo china sui libri.
Tutto questo mi servì, non pensai più a Matteo, la mia mente era così occupata che non mi dava tempo di pensare ad altro, adesso capivo perché la gente studiava.
Quando entravo in classe non lo guardavo, in realtà non ammiravo nessuno.
Arrivavo, mi sedevo e non staccavo la testa dal libro per tutta la lezione.
Appena il prof. terminava di parlare scappavo via, prima che qualsiasi persona potesse chiedermi qualcosa.
Ma dopo sola, nella mia stanza mi ritrovavo a pensare agli altri, chissà come stavano, cosa gli succedeva.
Non sapevo più nulla di nessuno.
Angolo autrice:
Sono tornata, come avete passato queste vacanze? Spero bene.
Volevo ricordare che da oggi ricomincio a pubblicare come prima, ogni sabato in tarda mattinata.
Un bacio Ilde3366.
Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top