Prologo

«Hai già pensato a una buona scusa da dire ai tuoi genitori?» chiese Niamh ad Alan, mentre usciva dal bagno con l'asciugamano stretto intorno al corpo e i lunghi capelli neri bagnati attaccati al collo.

«Certo» ridacchiò lui. «Mi dispiace, ma la mia ragazza ha avuto un attacco di dissenteria, quindi non è potuta venire alla cena di Natale».

«Ma dai» lo rimproverò, lanciandogli un'occhiata divertita.

«Ah no, aspetta ne ho un'altra» la prese ancora in giro. «Che ne dici di "Niamh non è potuta venire, perché al calar della notte si trasformerà in un grosso lupo nero"».

Quella era la verità. La crudele realtà.

«Non credo ti piacerebbe avere un grosso lupo nel letto» ribatte la ragazza, avvicinandosi a lui per sistemargli il colletto della camicia.

«Lo sai che non mi importa se hai i peli sulle gambe». Alan protese la mano ad accarezzarle dolcemente la pelle scoperta sul retro della coscia, perfettamente liscia.

«Sai bene che non è così facile». Niamh gli sorrise. Un sorriso tirato sulle piccola labbra rosee.

«Vorrei che lo fosse» le sussurrò lui, appoggiandole la bocca sul collo, attirandola a sé per salutarla prima di partire, causandole un brivido.

Le sarebbe piaciuto andare alla cena della vigilia insieme a lui, restare in compagnia della sua famiglia. Mangiare le prelibatezze che cucinava sua madre, attendere il Natale, giocare a tombola e scartare i regali. Le sarebbe piaciuto fingere che tutto fosse semplice e dimenticarsi di essere un lupo mannaro. E invece la luna piena doveva compiere il suo cerchio proprio la notte di Natale.

«Portami una fetta di torta di mele» gli disse, staccandosi dal suo abbraccio per andarsi a vestire.

«I lupi ne vanno pazzi, eh?».

«E non dimenticarti il maglione». Niamh finse di non ascoltarlo e indicò una sedia accanto al letto, su cui è steso un maglione rosso di natale con ricamato sopra un biscotto di pan di zenzero fatto a maglia.

«Devo proprio?». Alan si fece serio per un attimo. Storcendo le labbra e passandosi una mano tra i capelli biondi.

«Tua nonna ci tiene» gli ricorda. Glielo aveva regalato lo scorso Natale. Lei ne aveva uno gemello, ma di colore verde.

«Allora anche tu indosserai il tuo». Alan la rincorse verso l'armadio e la strinse a sé, respirando il suo profumo che sapeva perennemente d'aria fresca e di bosco.

«Affare fatto» gli concesse Niamh, girandosi per rubargli un bacio tenero ma frettoloso. «Ci vediamo domani mattina».

Le faceva male salutarlo. Ma lui doveva prendere la macchina e fare un bel po' di strada per raggiungere la casa dei suoi genitori e d'inverno la notte calava molto presto.

Avrebbero fatto prima se lo avesse portato sulla schiena. L'idea le balenò nella mente per un attimo. Ma lei non amava farsi vedere da lui sotto la forma del lupo. Anche se si erano incontrati la prima volta proprio così: Alan stava inseguendo la scia di qualcosa, che credeva essere uno spettro e aveva trovato Niamh al limitare di un cimitero. Ferita da una lotta con un altro clan di lupi.

Prima di allora lui non aveva mai visto nulla di simile ed era stato inevitabile innamorarsi di lei, una volta smesso di sommergerla di domande. Niamh, dal suo lato aveva dovuto imparare a fidarsi di nuovo di qualcosa che era soltanto la metà di lei. Un umano. Un estraneo del suo branco. Che però l'aveva salvata quando si era ritrovata da sola e non sembrava avere paura di ciò che la luna sanciva per la sua anima. 

«Non tarderò. Buon Natale, amore».

«Buon Natale».

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