8. Scomparso

Il soffio vitale che aveva sollevato il corpo di Adamo può prendere diverse forme. 

Siamo dei mucchietti di ossa messi in ordine da sapienti mani, animati da una misteriosa volontà che ci permette di agire. Se questa volontà viene meno, tuttavia, torniamo a essere quello che eravamo prima: sacchettini di carne ben sigillati che si trascinano per il mondo per inerzia. Non bisogna per forza essere morti per non avere più volontà, anche se di sicuro è una delle situazioni più comuni per cui questo accade. Può succedere che un lutto ci privi della voglia di vivere, che un cuore spezzato ci faccia sentire inadatti per il livello di socialità di questo mondo, o che la sparizione di un figlio ci faccia sembrare che una delle ancore che ci teneva salvi e saldi a riva sia stata staccata e rotta, e le altre ancore faticano a tenerci al porto. Abbiamo paura di finire sbattuti in mezzo a un mare in tempesta che non si può più controllare. Anche quello può succedere.

Sono proprio quelli i momenti in cui può giungere un soffio vitale a riportarci alla verità delle cose, alla realtà che, per quanto possa essere ignorata, non smette di esistere.

Il suono del telefono ebbe lo stesso effetto su Miriam, la quale in un primo momento nemmeno si accorso del trillo insistente e vagamente cacofonico del cordless. Solo dopo due squilli si era resa conto di avere ancora un corpo e di essere ancora seduta sulla sedia in cucina davanti alla tazza di caffè ormai freddo. Non era riuscita a distogliere la mente dalla sparizione di Corrado, che, nonostante fosse ormai grande, era ancora suo figlio, il suo bambino, esattamente come gli altri due. Non voleva piangere e continuava a ripetersi che poteva essere stato tutto un gigantesco malinteso. Un nuovo squillo perforò la barriera della non-volontà riportando completamente e irrevocabilmente la donna sul pianeta Terra. Come svegliata da un bruttissimo sogno guardò il telefono grigio e, ancora indecisa se la mano fosse sua o meno, si allungò a prenderlo nel suo angolino accanto al tostapane.

"... Pronto?".

"Ma'!".

"Michele! L'avete trovato?".

Le parole scivolarono fuori dalla sua lingua come versi conosciuti e scritti secoli prima dalla prima madre che si era trovata a perdere un figlio. Inconsulti e inevitabili.

"No. Ma abbiamo trovato la macchina e Betta".

"Era sparita anche Betta?!".

"No aspetta, la macchina è sotto casa di Betta, ci ha chiamati lei due minuti dopo che eravamo usciti di casa. Ha provato a chiamare Dado, ma ovviamente non rispondeva quindi ha chiamato Matteo".

"Quindi lui non è lì".

"No, Betta dice che l'ha accompagnata a casa verso mezzanotte e poi ha detto che andava a casa".

Il silenzio fu tutto ciò che rispose al figlio.

"Ora andiamo da Sofia, Betta invece prova a chiamare gli altri, sai... Elena, Andrea e Beppe".

"Sì".

"Ti facciamo sapere subito".

La chiamata venne chiusa e suo marito spuntò prontamente dalla porta della cucina per chiedere quali nuove fossero arrivate dagli esploratori in avanscoperta.

"La macchina è sotto casa di Betta ma lei non l'ha visto dopo che l'ha lasciata a casa".

"Miriam... bevi il caffè e prova a prepararti".

La donna annuì e si alzò lentamente dalla sedia. Egidio poteva sembrare assolutamente insensibile ma lei sapeva perché non la stava abbracciando, non la stava consolando e non stava piangendo nemmeno lui. Stava soffrendo molto anche lui, anche se non lo dava a vedere, e conosceva sua moglie molto bene. Sapeva che se non l'avesse spronata a tenersi assieme, sarebbe crollata. Erano entrambi due persone molto energiche, lo erano sempre state un po' per carattere e un po' per necessità; due persone che avevano deciso di affrontare la vita di corsa assieme. Ora ovviamente facevano più fatica a correre, ma lo spirito non era venuto a mancare. Non fino a quel momento, per lo meno. Così diede fede alle parole di suo marito, sapendo che lui sapeva, sapendo che lui la conosceva e, bevendo il caffè, ormai freddo e quasi sgradevole, si convinse che era ancora troppo preso per lasciarsi andare. L'avrebbe fatto, se necessario, una volta morta. Il lavoro di una madre non prevede vacanze, e lei personalmente non ne aveva mai volute. Scomparve oltre la porta dove era apparso pochi secondi prima Egidio, il quale la guardò dubbioso tornando poi verso la scrivania del soggiorno dove aveva messo uno accanto all'altro i suoi due cellulari, quello personale e quello del lavoro, il computer con l'audio delle notifiche al massimo e il cordless, recuperato dal tavolo della cucina. La luce che entrava oltre le tende della finestra del soggiorno illuminava quell'angolo in modo piacevole la mattina ma più fissava quella luce più l'uomo la odiava. Gli ricordava che era giorno, che stava davvero vivendo, che non era un sogno. Gli ricordava che era tutto vero e questo di certo non lo aiutava a stare tranquillo. Sospirò e guardò gli schermi scuri di tutti gli aggeggi allineati pur sapendo che più a lungo li avrebbe fissati, più lentamente avrebbe avuto l'impressione che il tempo stesse scorrendo.

L'inaspettato era l'unica cosa che avrebbe potuto salvarli, ma di questo non erano stati messi al corrente i membri di un'altra famiglia, gli Antico, i quali furono svegliati dal suono insistente del campanello che veniva suonato. La prima cosa che venne in mente al signor Antico furono, senza dubbio, degli insulti dato che generalmente le persone non si presentano a casa degli altri la domenica mattina poco dopo le otto. Non è buona creanza.

Un abbaiare scocciato e pigro lo seguì mentre, ancora in pigiama, con addosso un vecchio pile da montagna per affrontare il freddo del soggiorno, raggiungeva il citofono.

"Sì?".

Fuori dalla finestra poteva vedere due ragazzi con i capelli scuri i quali, ci mise qualche secondo a realizzare, parevano essere Corrado e uno dei suoi fratelli. Sospirando, pigiò il pulsante dell'apertura automatica del cancello. Il musone umido di Brunilde continuava insistente a chiedere come mai ci fossero persone alla porta così presto.

"Papà? Chi è?".

Sofia, in pigiama e con gli occhi ancora mezzi chiusi dal sonno era comparsa sulle scale che portavano al piano di sopra.

"Penso sia Corrado. Doveva venire qui questa mattina?".

"No... la domenica mattina è sempre impegnato".

Agli occhi del padre era stato evidente il guizzo negli occhi della figlia appena nominato il suo nuovo fidanzato. Il giorno che l'aveva portato a casa non era stato esattamente felice. Quale padre sarebbe felice nel vedere la prima volta il ragazzo della propria figlia? Nessuno; si era sentito minacciato, come se quel ragazzotto un anno più grande di lei fosse stato mandato sulla Terra appositamente per portargliela via.

"Vediamo cosa è successo" concluse prima che la figlia potesse aprire di nuovo bocca. "Tieni Bilde".

Subito la ragazza si tese verso la grossa cagna che continuava a guardare la porta in maniera poco rassicurante mentre Federico Antico la apriva e fronteggiava gli invasori mattutini.

Chi gli si presentò davanti, tuttavia, non si rivelò essere Corrado. I due gli assomigliavano estremamente, abbastanza da non lasciare dubbi sul loro essere i suoi fratelli. Entrambi erano abbastanza pallidi e, se poteva permettersi, sembravano entrambi stati buttati giù dal letto.

"Buongiorno – esordì il primo, dotato della stessa barba mal fatta dei due fratelli, profonde occhiaie violacee e un paio di occhiali in equilibrio sul naso – ci dispiace davvero un sacco disturbarvi e non lo faremmo se non fosse strettamente necessario... ".

"Avete visto Corrado?" lo interruppe il secondo, probabilmente giudicando l'introduzione dell'altro poco utile alla causa. Quello con gli occhiali guardò malissimo il fratello.

"E meno male che avevi detto niente allarmismi".

"Mi volete spiegare cosa sta succedendo esattamente?" tagliò corto il signor Antico.

Il secondo che aveva parlato sospirò e inciampò nelle sue stesse parole, nel tentativo di trovarne di giuste.

"Non troviamo Corrado, non risponde al telefono e la sua macchina è parcheggiata fuori da casa di una nostra amica. Ci chiedevamo se fosse qui o se fosse passato di qui ieri sera sul tardi".

"Possibilmente dopo mezzanotte, è stato visto l'ultima volta a quell'ora".

"Papà...?".

Sofia era uscita seguendo il padre in giardino e guardava con sommo stupore dipinto in viso i due ragazzi che stavano a pochi passi da cancelletto d'ingresso. Non ci aveva mai parlato per più di qualche secondo ma Corrado le aveva spesso parlato di loro: quello con gli occhiali doveva essere Matteo e quello troppo magro, invece, Michele.

"Sofi, hai visto Corrado ieri?" chiese il padre.

"No, perché?".

"Non lo riescono a trovare... ma non ti preoccupare, sarà tutto un gigantesco malinteso" si affrettò ad aggiungere vedendo la sorpresa e poi la tristezza arrabbiata e incredula allargarsi a macchia d'olio negli occhi della ragazza.

"Sei sicura che non hai ricevuto nessun messaggio da lui, che non ti aveva detto niente...".

"N-no – balbettò in risposta – gli avevo scritto ieri pomeriggio che sarei andata da un'amica a vedere un film. Tutto qui, poi non ci siamo più scritti".

"E quando l'hai visto l'ultima volta?" chiese Federico.

"Venerdì pomeriggio, fuori da scuola".



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