Capitolo 4
-La mia famiglia mi ha parlato molto di voi, è un onore potervi finalmente conoscere - disse Thorin chinando il capo, seguito poi dal resto della compagnia.
-Anche per me è un onore conoscervi, Thorin Scudodiquercia. Le nostre strade si sono incrociate inaspettatamente qui a Gran Burrone, ma sono certa che dopo questo incontro il mio rapporto con il Popolo di Durin sarà più forte e duraturo, portando grandi benefici per entrambi.
Thorin fece un altro piccolo inchino con il capo, e Gandalf riprese la parola:
-Belthil vorrei inoltre presentarti il quattordicesimo membro della nostra compagnia, il signor Bilbo Baggins dalla Contea.
Guardai in direzione del gruppo di Nani e uno hobbit si fece avanti tra di loro. Sembrava quasi intimorito da me, si avvicinava lentamente, con cautela, e cercava di non guardarmi dritta negli occhi.
Aveva i capelli bruni riccioluti, occhi verdi scuri, grosse orecchie a punta e il naso a patata. Indossava abiti semplici: una giacca lunga e rossa, un panciotto verde con grossi bottoni di metallo, una camicia bianca, sotto la quale si intravvedeva una sciarpa verde, e pantaloni marroni che arrivavano poco sotto le ginocchia. Alla cintura portava una piccola spada dal pomo in cuoio scuro e decorazioni argentate che riconobbi all'istante: un pugnale elfico. Non indossava stivali, bensì camminava a piedi nudi grazie a piedi grossi e robusti, con della peluria sulla parte superiore.
-Perché hai paura di me Bilbo Baggins?
-I-io non ho paura mia Signora ... è solo che ... non mi sento abbastanza degno ... - mi rispose quasi sussurrando.
-L'umiltà è un grande valore di cui devi andare fiero, ma non sottovalutare te stesso. Io non sono superiore a nessuno, la Fiamma non mi ha reso onnipotente né invincibile. Faccio parte di questo mondo esattamente come te Bilbo.
Il suo sguardo si sollevò da terra e finalmente mi guardò negli occhi.
-Ecco, così va molto meglio. Sono sicura che avremo modo di parlare più tardi, sai sono curiosa di sapere qualcosa sulla Contea.
In realtà non volevo parlare solo della Contea, ma anche del vero motivo per cui aveva deciso di unirsi alla compagnia dei Nani. Sapevo che c'era qualcosa che stavano nascondendo, qualcosa di importante. Lo avevo capito dai loro sguardi, attenti a non attirare troppo l'attenzione, e da come Gandalf aveva reagito alla mia proposta: in un attimo aveva cambiato espressione, aggrottando le folte sopracciglia grigie, come temesse che io potessi scoprire qualcosa.
-Certo, ne sarò estremamente felice.- rispose lo hobbit.
-Che ne dite se riprendiamo insieme il banchetto? Devi essere molto affamata Belthil - propose Gandalf fingendo un grande sorriso per nascondere la sua agitazione e rimettere tutti a loro agio dopo il mio arrivo a sorpresa.
-Sarò felice di unirmi a voi- ribattei sorridendo.
I Nani esultarono e si rimisero seduti ai loro due tavoli, che in realtà erano composti da tanti tavolini bassi, sui quali di solito si appoggiavano i libri, e divisi dalla grande pietra che stava al centro della Sala, cominciando poi a parlare e ridere tra di loro. Bilbo si sedette con loro su dei morbidi cuscini, accanto a un Nano dai capelli bianchi e dalla lunga barba anche'essa bianca.
Io invece mi sedetti tra Gandalf ed Elrond, in un tavolo più alto, e con noi vi erano Lindir e Thorin, il quale non sembrava apprezzare molto il cibo elfico, così come gli altri Nani.
Durante la cena Gandalf mi indicò i dodici Nani che sedevano con Bilbo: Dwalin, Balin, seduto accanto allo hobbit, Bifur, Bofur, Bombur, Oin, Gloin, Ori, Dori, Nori, e i giovani nipoti di Thorin, Fili e Kili.
-Non credo che riuscirò a non confonderli, amico mio.
-Non ti preoccupare, una volta che li si conosce diventano inconfondibili.- mi rispose lo stregone ridendo sotto i baffi.
-Brindiamo al tuo ritorno, che tu possa guidarci verso la luce e la pace nella Terra di Mezzo!- disse Elrond alzando il calice di vino, seguito poi da tutti gli altri commensali.
Durante il resto del banchetto gli Elfi ripresero a suonare, per la "gioia" dei Nani. Era una melodia dolce, quasi come una ninna nanna, il flauto accompagnava l'arpa e lo scroscio delle cascate in sottofondo sembrava seguire la stessa sinfonia.
Finita anche l'ultima portata, decisi di alzarmi e di andare a darmi una rinfrescata. I miei abiti erano pieni di polvere, gli stivali infangati, dovevo somigliare ad una vagabonda.
-Mia figlia Arwen ti porterà alla tua stanza. Nessuno ci è mai entrato, l'abbiamo tenuta solo per te.
-Grazie davvero Elrond.
Salutai Gandalf con una pacca sulla spalla e Thorin con inchino del capo, così come per gli altri Nani e Bilbo.
Vicino all'entrata della Sala, seduta su un divanetto intenta a leggere un libro, vi era una giovane Elfa dai lunghi capelli neri corvini leggermente mossi, la pelle pallida come la luna e gli occhi grigi. Al collo portava la Stella del Vespro, una gemma bianca come una stella legata ad una catena d'argento, chiamata anche Elessar, che aveva il potere di preservare i luoghi e sanare le ferite. Era appartenuta a Galadriel, la quale aveva deciso di donarla alla figlia Celebrian, moglie di Elrond. Quando Celebrian aveva deciso di partire per Valinor, lasciando i suoi cari nella Terra di Mezzo dopo aver perso ogni interesse e amore per quelle terre, donò la gemma alla figlia minore ancora in fasce, Arwen. Mi ricordavo bene quel giorno, mai avrei dimenticato lo sguardo perso di Elrond con sua figlia tra le braccia mentre guardava la sua amata abbandonare per sempre Gran Burrone, né i volti malinconici dei due figli maggiori gemelli, Elladan ed Elrohir. Arwen era cresciuta circondata dall'amore di suo padre e dei suoi fratelli, e spesso mi ero presa anche io cura di lei, lasciando il dolore alle spalle solo per qualche ora, cullandola dolcemente per farla dormire o giocando nel bosco tirandoci addosso mucchi di foglie secche. Il giorno in cui lasciai Gran Burrone aveva appena dieci anni e quando capì che stavo per andare via scoppiò a piangere: aveva paura che non sarei mai più tornata, come la madre. Allora io la presi tra le mie braccia e le promisi che un giorno, non sapevo quando, sarei tornata; lei smise di piangere e mi strinse forte con le sue piccole braccia.
Trecento anni erano passati, e lei era cresciuta in grazia e bellezza: anche solo stando seduta, aveva un portamento regale e gli occhi trapelavano saggezza, come il padre. Indossava un semplice abito rosso che risaltava il suo pallido incarnato e alla vita portava una sottile cinta di foglie intrecciate con fili dorati.
Quando mi vide spalancò gli occhi e il libro le scivolò dalle dita, cadendo a terra. Si alzò in piedi e mi venne incontro a piccoli passi, quando poi mi fu di fronte mi guardò un istante negli occhi, per poi saltarmi addosso in un caloroso abbraccio.
-Oh Bel sei tornata davvero! Non riuscivo a crederci quando ho saputo la notizia! Sei così cambiata ...
-Arwen! Io quasi non ti riconoscevo più, sei cresciuta veramente tanto.
-Beh sono anche passanti trecento anni, prima o poi dovevo pur crescere anche io! Non sai quanto sono felice di rivederti, mi sei mancata così tanto ...
-I tuoi fratelli non ti hanno fatto compagnia?
-Sì certo, ma era diverso che stare con te. Ma adesso tu sei qui e possiamo recuperare il tempo perduto.
-Non vedo l'ora, ci sono tante cose che dobbiamo dirci.
-Però prima devi darti una rinfrescata e metterti dei vestiti puliti. Vieni, ti accompagno alla tua camera.
Sciolse l'abbraccio e ci incamminammo verso le stanze da letto del palazzo, superando diversi corridoi con quadri antichi appesi alle pareti e balconate piene di fiori appena sbocciati dal profumo inebriante, con una vista mozzafiato sulla Valle. Mentre camminavamo Arwen mi disse che aveva conservato personalmente le chiavi della mia stanza, così che nessuno la potesse mai utilizzare.
Arrivammo di fronte a una porta in legno intagliato con disegni di foglie e animali del bosco, tra cui diversi cervi, costruita seguendo le antiche tecniche elfiche. Arwen estrasse dalle maniche del vestito una piccola chiave in ottone legata ad una catenella dorata, e la infilò nella serratura facendola scattare tre volte. Poi abbassò la maniglia e aprì la porta.
Una fresca brezza uscì dalla stanza e mi accarezzò dolcemente la pelle del viso, facendomi chiudere un istante gli occhi. Quando li riaprii vidi la mia stanza esattamente come l'avevo lasciata trecento anni prima.
Una serie di archi divisi da piccole colonne avvolte da edera permettevano che entrasse la luce del sole e il vento fresco, che agitava i lunghi e morbidi tendaggi bianchi, avvolgendo alcuni di essi alle colonne e creando strane ombre sul pavimento di pietra. Il suono dello scroscio delle cascate riempiva la stanza, insieme al profumo dei fiori delle balconate circostanti. Il letto a baldacchino era posto al centro della stanza, rivolto verso il meraviglioso panorama della Valle, con le sue cascate d'acqua cristallina e i boschi rigogliosi. Dei drappeggi bianchi pendevano dalle travi del letto, riparandolo dai raggi eccessivi del sole. Le coperte erano blu oceano, decorate con ricami argentati che rappresentavano le onde del mare, mentre alla testiera del letto erano appoggiati diversi cuscini bianchi come le nuvole e la schiuma del mare. Appoggiata alla parete vicina al letto vi era una cassettiera bianca con uno specchio sopra dalla cornice argentea, mentre le altre pareti erano completamente spoglie se non per alcuni chiodi che sporgevano dove di solito appendevo il corno, la faretra con le frecce e l'arco. Vi erano poi altre due porte, una vicina alla cassettiera che portava alla vasca da bagno scavata nel pavimento, l'altra sulla parete opposta che nascondeva una piccola stanza dove vi erano i miei abiti.
Entrai nella stanza senza dire una parola, avvicinandomi lentamente al letto. Quando fui davanti ad esso mi girai e chiudendo gli occhi mi lasciai cadere, atterrando sul morbido materasso con il viso rivolto al soffitto.
Feci un profondo respiro.
-Mio padre mi spiegato il motivo per cui sei andata via e anche ... a chi apparteneva questa stanza prima della grande battaglia a Mordor ...
Aprii gli occhi di scatto.
-Questa era la sua stanza vero? La stanza di Calen ...
-Sì, è così - dissi con la voce spezzata.
-Perché hai voluto la sua stanza se la sua mancanza ti faceva stare così male?- mi chiese Arwen.
-Perché così durante la notte lo sentivo in qualche modo accanto a me. All'inizio riuscivo perfino a sentire il suo profumo tra i cuscini, come se ci fosse stato veramente ...
-Lui era il tuo Melamin ...
-E lo è ancora, lui è ancora vivo. Lo so.
-E non ti darai pace finché non lo ritroverai, giusto?
-Giusto.
-Credi che anche io prima o poi troverò il mio Melamin?
Mi sollevai sui gomiti e mi voltai verso di lei, appoggiata allo stipite della porta.
-Ogni Elfa è destinata ad avere un unico Melamin per tutta la vita, sta poi ad ognuna trovarlo.
-E come lo riconoscerò?
-Quando lo guarderai negli occhi ti sentirai completa, il tuo cuore batterà per lui, vivrai per lui. È difficile spiegartelo, ma quando arriverà il momento capirai tu stessa.
Mi rispose con un semplice sorriso, con gli occhi pieni di ammirazione e aspettativa per quelle straordinarie emozioni che ancora non aveva avuto modo di conoscere. Pregai che non provasse ciò a cui quelle emozioni portavano se avesse perduto il suo Melamin, quel dolore che provavo e col quale avevo imparato a convivere tutti i giorni.
-Adesso però è meglio che ti togli quei vestiti pieni di polvere e fango e vai a darti una bella pulita, mentre io ti scelgo un vestito.
-Ai suoi ordini mia Signora! - le risposi ironicamente.
Mi misi seduta e iniziai a togliermi gli stivali, per poi alzarmi a togliere il resto. Mi ritrovai di fronte allo specchio e al mio nitido riflesso.
In quel momento mi resi conto veramente di quando fossi cambiata.
Ero pallida come la luna, come se non ci fosse vita in me. Le gambe e le braccia esili, gli zigomi sporgevano sul viso scarno, le dita sottili e le unghie sporche di terra. Gli occhi erano appesantiti da occhiaie violacee, le labbra erano screpolate e in alcuni punti presentavano piccoli tagli rossi. I capelli rossi spenti incorniciavano il viso e arrivavano appena alle spalle, con alcune ciocche più lunghe delle altre: in quegl'anni erano diventati crespi e d'intralcio, così avevo deciso di risolvere il problema con un netto taglio di pugnale. I pantaloni scuri erano logori e strappati sulle ginocchia, mentre la camicia, un tempo bianca, era grigia e lisa alle estremità. Sopra di essa indossavo un giacca blu quasi maschile, aperta per aver perso tutti i bottoni e con delle toppe sulle maniche.
Il dolore mi aveva logorata dall'interno, riducendomi in quello stato.
Andai a piedi nudi alla stanza da bagno e mi levai quei sudici vestiti, scoprendo il mio corpo gracile e fin troppo magro. Ad ogni mio respiro il petto si sollevava mostrando le costole, mentre il bacino ossuto sporgeva sui fianchi.
Mi immersi nell'acqua calda e mi levai di dosso tutto lo sporco, fin tra le dita dei piedi. Quando finii di pulirmi appoggiai la schiena al bordo della vasca e mi lasciai andare, rilassandomi tra le bolle di sapone. Lentamente la schiena cominciò a scivolare verso il basso, ma mi lasciai trasportare finendo così sott'acqua. Da lì il soffitto sembrava distorto, come se fossi in un altro mondo, lontana da tutto e da tutti.
Chiusi gli occhi e i ricordi di Calen riempirono i miei pensieri. Lo avrei trovato ad ogni costo e non l'avrei più lasciato andare. Riaprii gli occhi e lo vidi sopra di me, come se si fosse immerso anche lui in quella vasca. I suoi occhi color nocciola chiaro, quasi verdi, erano fissi su di me, le labbra carnose erano appena schiuse e i capelli fluttuavano nell'acqua. Una mano era tesa verso di me. Cercai di afferrarla, ma la mia mano attraversò la sua: era solo un'illusione. I polmoni cominciarono a bruciare per la mancanza d'aria.
Mi alzai di scatto e ritornai seduta nella vasca, con le gocce d'acqua che scivolano sul mio viso e sulla schiena.
Ormai quello era diventato l'unico modo per riuscire a vederlo.
Strizzai bene i capelli e uscii dalla vasca, ricoprendomi poi con un morbido telo di lino bianco ricamato ai bordi. Ritornai nella camera da letto, lasciando le impronte dei miei piedi e diverse gocce d'acqua sul pavimento.
Sul letto era stato steso un abito blu oceano scuro che indossai subito.
La gonna aveva con lungo spacco centrale, facendo intravvedere la sottogonna bianca, ed un lungo strascico ricamato in pizzo bianco ai bordi. Il corpetto stretto era anch'esso ricamato con pizzo bianco a fiori e aveva una profonda scollatura che lasciava scoperte le spalle e parte della schiena; le maniche erano più larghe sul fondo, lasciando parzialmente scoperti gli avambracci.
-Vedo dalla tua espressione che ti piace molto - mi disse Arwen uscendo dall'altra stanza, dove aveva preso l'abito.
-Hai scelto uno dei miei preferiti, conosci i miei gusti. - le risposi con un sorriso stampato sul volto.
-E non ho ancora finito ...
Mi porse delle scarpe blu come il vestito e mi legò al collo un semplice girocollo di perle. Infine mi spazzolò i capelli e me li raccolse con dei fermagli di perle e zaffiri, cercando in qualche modo di domare le mie ciocche rosse ribelli.
Mi riguardai allo specchio e vidi la ragazza che ero stata un tempo, quella che ancora non conosceva l'Amore e la sofferenza che può infliggere, quella spensierata e ancora circondata dalla propria famiglia nella sua terra natia. Quella ragazza che voleva bene al proprio fratello, anche se in realtà era morto molto tempo prima. Quella ragazza che non esisteva più.
-Va tutto bene?- mi chiese preoccupata Arwen.
-Sì sì, non è niente ... Ti va di accompagnarmi per fare una passeggiata e ammirare il tramonto? - domandai a mia volta per cambiare subito discorso.
-Certamente, così avremo modo di parlare ancora un po'.
Tirai un sospiro di sollievo.
ANGOLO DELL'AUTRICE
Salvee ;)
Lo so vi ho fatti aspettare, sono una persona orribile, ma ho voluto scrivere un capitolo più lungo visto che tra pochi giorni partirò e non potrò portarmi dietro il computer :(
Fatemi sapere cosa ne pensate e cosa vi aspettate che succeda nei prossimi capitoli ;)
Bacioni
Giulia :3
P.s : alcuni giorni fa mi hanno intervistata, perciò vorrei ringraziare di cuore esmeraldazm e consigliarvi di passare a leggere la sua raccolta di interviste con i suoi autori preferiti :)
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