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Dazai si voltò verso il compagno.
Anche se aveva intuito tutte quelle cose, alcune le voleva sentire dire da Chuuya. E Chuuya sapeva già cosa voleva sapere.

«Fumiko Enchi, Onnamen» pronunciò, sospirando.

«Maschere di Donna?» Dazai rimase un attimo a pensare, poi sorrise «direi appropriato.» concluse.

Nel silenzio, Chuuya riuscì a sentire Dazai chiedergli di più. Una richiesta silenziosa, ma più forte che mai, e solo lui avrebbe potuto coglierla in quel modo.

«Sei odioso» sbottò, mettendo le mani in tasca e cominciando a camminare fuori da quel vicolo. Alla fine non era nemmeno riuscito a riposare.

«Hai già visto cosa può fare la sua abilità. Semplicemente dura di più con le donne che con gli uomini. Le viene più facile.» spiegò, dandogli le spalle.

«Oh, capisco! Quando si è avvicinata a me avevo notato qualcosa di strano, in effetti. I tuoi occhi azzurri leggermente più scuri del solito, la tua pelle pallida era un po' abbronzata e anche i tuoi capelli erano diversi!» esclamò Dazai seguendolo, e alzando leggermente il tono della voce che all'orecchio di Chuuya era reso fastidioso e petulante.

«Avvicinata?» il rosso fece una smorfia.

Dazai lo raggiunse e si mise di fianco a lui, lasciando le braccia penzolare avanti e indietro lungo i fianchi a ritmo di camminata. Girò il viso verso Chuuya e annuì.

«E tu hai sospettato di.. Me» il rosso scosse un po' la testa per la stranezza di quell'affermazione «insomma, hai sospettato della persona davanti a te per i lineamenti, e non per il gesto?» anche lui lo guardò di rimando, con un'espressione quasi seccata.

«È così strano che tu ti avvicini a me, Chuuya?» lo stuzzicò Dazai, ritornando però improvvisamente serio.

Quella provocazione appena uscita dalle sue labbra diventò la causa del silenzio che si creò immediatamente appena ebbe pronunciato quella domanda. Chuuya tornò a fissare davanti a sé un punto indefinito in fondo alla strada, senza proferire parola. Se Dazai prima aveva detto quella cosa con solo unico intento di tentarlo e infastidirlo, ora l'aveva messo in una posizione estremamente scomoda per entrambi.
Ma dopo qualche secondo di aria tesa e rumori in lontananza, Chuuya si bloccò di colpo guardando per terra.

«Non si è avvicinata lei, vero?» disse, alzando lo sguardo verso il compagno che si era subito fermato con lui.

«Oh, beh..»

«Mi credi così stupido da non capirlo? Fumiko non avrebbe mai rischiato tanto con un'azione del genere, tanto avventata. Ma tu...» esitò allargando le braccia «...tu potevi farlo.»

Dazai in tutta risposta gli sorrise e si rimise a camminare, incrociando le mani dietro la schiena.

«Avanti, ormai non importa più, Chuuya» esclamò con aria di leggerezza «non tormentati per cose simili! È inutile far-» venne interrotto dal suono del cellulare.

Chuuya, che aspettava finisse, sospirò rassegnato e consapevole che quel discorso non sarebbe mai andato oltre. Dazai l'aveva sempre vinta e lui ci rimetteva in ogni caso.

«Capo?» Dazai rispose al telefono e rimase a parlare per oltre dieci minuti.

Di cosa Chuuya non lo sentì, dato che il compagno si allontanò lasciandolo fuori dalla "discussione". Quindi aspettò che la telefonata si concludesse, disegnando sulla strada cerchietti e lineette con la punta del pugnale, seduto su un muretto basso.
Finalmente Dazai si ripresentò davanti a lui mentre metteva via il cellulare.

«Il boss vuole parlarci.» sentenziò.

«La conversazione era tanto segreta da non farmela nemmeno ascoltare?»

Dazai alzò le spalle e si mise a camminare. Chuuya lo seguì con una smorfia seccata sul volto e le mani in tasca. Odiava il suo atteggiamento. Lo avrebbe preso a pugni, se solo ne avesse avuto davvero la voglia. Una voglia che forse non lo spingeva abbastanza oltre da agire in modo così impulsivo e insensato. Pensò fosse meglio così. Almeno fino a quando non sarebbero usciti dalla sala di Mori. Poi Chuuya gli avrebbe fatto pagare tutti i suoi miseri atteggiamenti da prima donna.

Finalmente arrivarono al quartier generale. Dazai sempre un passo avanti e Chuuya al seguito. Entrarono in ascensore e iniziarono a salire. Ci volevano sempre qualche decina di secondi per arrivare, e in quel momento resero l'aria davvero tesa. Nessuno dei due parlava, forse troppo sovrappensiero per quello che Mori Ougai avrebbe detto loro. Appena arrivarono, però, ed uscirono dall'ascensore, Dazai pronunciò una frase che Chuuya non seppe bene come interpretare.

«Qualunque cosa dica il boss, lascia parlare me.» la sua voce era cupa e profonda, e lo rimase per tutto il tempo.

Doveva considerarla una cosa positiva? Perché mai Dazai credeva che Chuuya non avrebbe potuto rispondere al capo, o che lui avrebbe potuto farlo meglio?

Forse sa ciò che il boss vuole dirci. Forse è già preparato.

«Ohi, Dazai» esclamò allora Chuuya, bloccando il dirigente bendato poco prima che aprisse la porta «Devi dirmi qualcosa prima di entrare?»

Dazai si voltò verso di lui e rivolgendogli uno sguardo truce gli rispose.

«No.» disse.

«Nulla.»

~~~

CUCÙ.

Ho deciso di non farvi aspettare troppo per questo capitolo, dato che ha poco più di 800 parole e non succede niente di particolare.
Avete letto bene la parte in cui Chuuya capisce che Dazai si è avvicinato a Fumiko, e non lei?

Nel caso vi sia poco chiara (anche se non penso, solo che mi piace spiegare lol), la domanda di Dazai "è così strano che tu ti avvicini a me?" avrebbe senso se entrambi i compagni non avessero saputo che Chuuya, in quell'incontro, fosse stato in realtà una donna. Nel senso, Dazai non lo sapeva e ci sta che non abbia sospettato di lui per il gesto, ma per l'aspetto, perché tutti noi sappiamo cosa successe fra i due tempo fa.
Però, ragionandoci con il senno di poi, Chuuya dice: ma perché Fumiko avrebbe rischiato di farsi scoprire avvicinandosi volontariamente a Dazai, tanto da fargli notare le imperfezioni della sua abilità? È ovvio che, in quel contesto, non era stata Fumiko, ma Dazai ad avvicinarsi. (o ad avvicinarlo, insomma, sapete com'è andata).
Per questo Chuuya capisce PIÙ O MENO come sono andate le cose, ed è lì lì per chiedergli il motivo, per domandargli PERCHÉ si fosse avvicinato a quello che credeva fosse Chuuya. Però poi l'autrice stronza interrompe il tutto con una telefonata, ops.

E vabbe niente ragazzi, ci avviciniamo al capitolo 50 e io sono un po' triste perché, cavolo, il capitolo cinquanta! È passato un po' da quando ho pubblicato il primo *lacrimuccia*

Sono emozionata e non vedo l'ora di pubblicarlo, ma non vi dirò niente di più.

Ciao!

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