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«Che sta succedendo?»
Dazai era rimasto fermo a fissare con un ghigno quella donna, seminascosta sotto un mantello nero come la notte. Sembrava che volesse divorare ogni colore intorno a sé, ogni oggetto intorno a sé, ogni uomo intorno a sé. Sete di sangue, o solo sensazioni?
«Ormai ci si ritrova così assuefatti alla violenza che si crede di poter rispondere solo con quella.» esclamò il bendato, avvicinandosi a Chuuya e fermandosi di fianco a lui.
Chuuya gli lanciò un'occhiata fulminante, poi riprese a guardare Fumiko, ad osservarla e a ricordare. Aveva indosso lo stesso mantello che usava Shizuka e non riusciva a non pensare a lei, a quando pranzavano insieme, si scambiavano informazioni sui loro casi, ridevano, scherzavano. Come aveva potuto proprio quella donna far finta che fosse la sua migliore amica? Con quale faccia si ripresentava lì con quell'aspetto?
«So quando è il momento di usarla contro qualcuno. E sai bene che questo non è quello adatto. Hai già tratto le tue conclusioni, a quanto sento.» rispose Fumiko, accennando un sorriso furbo, perfettamente calmo, e per niente fastidioso. Uno di quei sorrisi che rassicura, ma allo stesso tempo mette in guardia senza aggiunta di parole, facendo provare uno strano senso di fascino all'osservatore per colei che lo utilizza.
Tanto ammaliante, come solo la più abile delle seduttrici sa fare, quanto letale.
«Dazai, che significa? Quali conclusioni?» Chuuya era leggermente confuso, ma cercava di rimanere calmo e non fissare Fumiko, che si trovava davanti a loro.
«Bene, quindi aspettate tutti che sia io a parlare?» sospirò il compagno, allargando le braccia rassegnato.
«Questa donna si è presentata da me con il tuo aspetto, Chuuya.» lo guardò per un attimo, poi tornò con lo sguardo su di lei «devo dire che all'inizio era davvero... Uguale a te.» fece una pausa, mentre ripensava all'accaduto.
Perché ha quello sguardo perso?, pensò Chuuya, non avrà mica... Fatto qualcosa di strano, vero?
«Tuttavia i tratti iniziarono subito a modificarsi, svelando il suo vero volto dopo poco.»
Fumiko teneva nelle mani due coltelli, pronti a colpire al primo passo falso. Ascoltava ciò che diceva Dazai, volendo intervenire sui dettagli di quell'incontro, ma decise che forse non era il caso. Lo lasciò parlare.
«Poi hai detto quella frase... Qualcosa riguardo il fatto che noi l'avevamo uccisa e avremmo pagato per questo. Avevamo ucciso chi, mi chiesi, subito dopo la tua scomparsa. Ma era ovvia la risposta. Dentro quel capanno, noi eravamo io e Chuuya. E tu conoscevi Shizuka, il dirigente donna che tradì tempo fa la mafia e che io e il mio partner uccidemmo. Potevi riferirti solamente a lei. Così pensai...» si fermò, iniziando a gesticolare con una mano «... Se vuole vendicarla, perché non uccidermi in quel momento, dato che aveva avuto l'occasione perfetta per farlo? Perché andare via?»
Per un momento calò il silenzio. Chuuya, che non aveva aperto bocca da quando Dazai aveva iniziato a parlare, ora aveva assunto un'espressione di disappunto nei confronti della donna, il suo respiro era diventato più pesante e aveva serrato i pugni. Adesso che la guardava vedeva solo lei, non Shizuka, solo Fumiko, immobile con i coltelli in mano e lo sguardo sicuro e deciso che non aveva mai perso in tutto quel tempo.
«Perché voleva ucciderci insieme...» mormorò fra i denti, mentre tirava fuori il suo pugnale e faceva assumere alla donna una posizione di guardia.
«Perché voleva ucciderci insieme.» ripeté Dazai, mettendo una mano sulla spalla di Chuuya e facendogli intuire di abbassare l'arma «ma anche perché, nonostante siamo i responsabili della morte di Shizuka, vuole chiedere il nostro aiuto per vendicarla.»
Il rosso si scostò un po' da lui, guardandolo con i suoi occhi azzurri curiosi e allo stesso tempo confusi.
«Questo lo pensi tu, Dazai Osamu.» disse finalmente Fumiko, alzando il mento e indicandoli «chi ti dice che sia la verità? Che io non voglia davvero uccidervi qui, adesso, insieme?»
«Perché altrimenti l'avresti già fatto.» rispose Dazai.
La donna sogghignò.
«E allora illuminami.. Perché vorrei il vostro aiuto?»
«Il perché ce lo dirai tu, se vorrai. So solo che, se hai parlato di Shizuka, presumo tu sia stata sua amica, vuol dire che c'entra il suo tradimento... Di conseguenza c'entra l'organizzazione per la quale ha tradito. E direi che da sola sarebbe difficile battere un'associazione intera, no?»
Mentre parlavano, dietro di loro una fioca luce stava iniziando a comparire. L'alba si avvicinava, e con lei la luce, che non permetteva le azioni nascoste le quali invece capitavano nel buio della notte. Il tempo stava per scadere, e Dazai lo sapeva bene.
«Era sua sorella.» lo corresse Chuuya, abbassando il tono di voce e stringendo i denti.
«Dettaglio irrilevante.» rispose il bendato, alzando le spalle.
Chuuya si voltò verso di lui e lo prese dal collo della camicia, poi lo avvicinò a sé abbassandolo alla sua altezza.
«Irrilevante?» ringhiò a denti stretti.
«Vuoi negarlo?» controbattè Dazai, rimanendo impassibile.
Chuuya mollò la presa spingendolo indietro e schioccò la lingua. E mentre Dazai si risistemava il colletto, Fumiko rimase a fissarli aggrottando la fronte. Nonostante le voci che li consideravano il duo più forte della città, aveva appena assistito ad un comportamento che in una normale coppia di partner di quel genere non sarebbe dovuto nemmeno essere contemplato: un diverbio, una rapidissima divergenza di opinioni che sicuramente non li faceva sembrare agli occhi della donna nel migliore dei rapporti. Non capì bene come due persone tanto diverse potessero essere viste dagli altri come potenzialmente pericolose. Se solo si fosse capito esattamente cos'era che li rendeva così, si sarebbero potuti battere in un attimo. Eppure, erano la coppia più potente della città.
«Perché non l'avete salvata?» chiese Fumiko, quasi sussurrando, mentre metteva via i coltelli.
I due partner si scambiarono un'occhiata, poi Chuuya parlò.
«Fumiko, tu ci odi?» inclinò la testa con fare interrogativo, un po' inquietante forse, ma non in modo eccessivo.
Fumiko sbuffò «Sì, vi odio,» rispose, sistemandosi il cappuccio sul capo «ma odio ancora di più Ihara Saikaku.»
Dazai accennò un sorriso mentre Chuuya tornava ad un'espressione più seria. Ihara Saikaku, la mafia conosceva il suo nome, ma nessuno sapeva nulla su di lui, o sulla sua organizzazione. L'unica informazione che avevano era che fosse il responsabile di numerosi tradimenti, fra cui quello di Shizuka. A tutti rimaneva oscuro lo scopo, però.
«State a sentire. È vero quello che ho detto, ve la farò pagare per la morte di mia sorella; lo giuro, anche se dovesse essere l'ultima cosa che faccio nella mia vita. Ma ora servite a me, quanto io servo a voi per sconfiggere quel mostro.» fece una pausa, voltandosi di spalle.
«Dazai, io non chiedo il vostro aiuto. Lo pretendo.» concluse.
Dopodiché corse via, come già aveva fatto dopo l'incontro con Dazai. Corse via fino a scomparire nella nebbia non troppo fitta che di solito si formava poco prima dell'alba. Quel giorno però persisteva anche dopo che il sole era sorto, e dava presagio di una giornata non proprio luminosa.
Si era riaperta una ferita nel cuore del rosso e un ricordo in quello del bendato, ed entrambi non se ne sarebbero liberati facilmente. Dopo settimane, mesi di silenzio e di nulla, dovevano tornare a pensare l'uno all'altro, e a ciò che precedentemente avevano vissuto cercando di dimenticare. Urla, sangue, pianti, baci. Tuoni, sole, pioggia, nuvole.
Il privilegio di una conoscenza che non tutti amano avere, ma che nessuno vuole cedere, una volta ottenuto.
Sarebbe stato così anche per loro?
Forse.
Anche loro avrebbero rifiutato fino alla fine quel qualcosa facendosi del male volontariamente, anche loro avrebbero scacciato via il desiderio di tornare a ricordare. Ma ci sarebbero riusciti? A non impazzire, a non chiedersi nulla e vivere come avevano ripreso a fare?
Quella nuova ferita, ora più grande e più dolorosa di prima, non li avrebbe lasciati e non glielo avrebbe permesso.
Solo un Dio per loro inesistente poteva sapere fin dove si sarebbero spinti.
Mancava poco.
E presto l'avrebbero conosciuto.
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D'accordo, d'accordo, non vi faccio aspettare oltre! Io stessa ODIO dover aspettare, sia di leggere che di pubblicare, quindi ritenetevi fortunati ad avermi!
...
Cioè fate quello che volete, volevo vantarmi un po'..
In ogni caso, si scopre finalmente chi è questa misteriosa donna, e non si scopre nel migliore dei modi, a quanto si vede.
È chi è, poi, Ihara Saikaku? Ovviamente, sia Fumiko che Ihara sono due scrittori giapponesi veramente esistiti, come tutti i personaggi (o quasi) di questa storia.
Spero che vi abbia incuriosito un po', a presto <3
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