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La solita routine, viveva sempre la solita routine ogni notte, o quasi. Non gli importava quasi più che fosse noiosa, gli interessava solo avere un luogo in cui tornare e qualcosa da fare.

«Giornata tranquilla, ragazzo?» il barista sorrideva, mentre dietro il bancone puliva uno dei tanti bicchieri bagnati, utilizzati da chiunque durante quelle ore.

«Niente di rilevante» Chuuya sorseggiò l'ultimo goccio del suo vino, poi si alzò dallo sgabello su cui era seduto e si diresse verso la porta «alla prossima.» salutò con un cenno della mano e uscì.

Era stranamente stanco, nonostante quel giorno non ci fosse stato nulla di impegnativo, quindi decise di andare al piccolo appartamento che aveva in quella zona e riposarsi un po'. Quella notte senza luna e senza stelle gli faceva tornare in mente un'infinità di cose: era in quelle notti che si sconfiggevano orde di dotati di abilità, nemici della mafia; era in quelle notti che lui agiva, lui e tutti gli altri, in cui si tirava fuori il peggio e il meglio insieme, per trarne poi una vittoria rapida e senza ferite; era anche in quelle notti che le persone decidevano di mettere fine alla propria vita, senza essere visti o sentiti da qualcuno.
In quelle notti si decideva di tradire un amico, o un'intera organizzazione; si decideva di scappare, e ritornare poi ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Era in una notte come quella che aveva ucciso la sua migliore amica e, sempre in quella stessa notte, aveva visto piangere un uomo dall'apparente invincibilità davanti a lui.
Troppe notti erano uguali.

Forse se mi mettessi a dormire un po' eviterei di pensare a certi eventi...

Il suo appartamento aveva una stanza, un bagno, e un balconcino. Kouyou glielo aveva regalato una volta, ma non lo aveva usato spesso. Si trovava in un vicolo che sarebbe stato molto più largo se non l'avessero riempito di rifiuti di vario genere; abbandonato, come tutti i vicoli appartati di Yokohama.
Arrivò all'inizio di quella strada, e si incamminò verso il portone del palazzo in cui sarebbe dovuto entrare.
Ad un tratto gli sembrò di vedere un'ombra con la coda dell'occhio. Si fermò, proprio davanti la porta, quindi si voltò.

«C'è qualcuno?»

È la notte peggiore per tendermi un agguato. Spero sia soltanto qualche ubriacone che non sa dove andare.

Sospirò, mettendo le mani in tasca e facendo qualche passo verso il punto in cui aveva visto passare quell'ombra.

«Senti, chiunque tu sia è meglio se lasci perder-» si bloccò.

Ed eccola.
In un attimo gli sembrava di essere tornato alle settimane precedenti.
Quella figura che aveva davanti, l'ennesima illusione di un'abilità che non gli dava tregua; e non gliel'avrebbe mai data, questo lo sapeva, ma il pensiero di essere riuscito a controllare il suo potere l'aveva reso più sicuro, e ora, di nuovo, gli stava crollando tutto addosso.
Shizuka era lì davanti, con gli stessi abiti dell'ultima volta che l'aveva vista. Gli stessi occhi puntati su di lui.
Fece qualche passo indietro, ma si ritrovò subito con le spalle al muro. Gli puntò una mano come per scacciarla via, mentre l'altra si stringeva in un pugno.

Non di nuovo. Non di nuovo.

«Ti prego, vattene» mormorò Chuuya, chiudendo gli occhi per non fissare quella sagoma scura avvolta dal mantello nero «lasciami in pace.»

Shizuka gli si avvicinò, uscendo fuori dal mantello un pugnale. Ma non era sporco, come nell'ultima visione, era perfettamente pulito. Fece la solita cosa, glielo puntò contro; e si avvicinò ancora, fino ad arrivare a qualche centimetro dal corpo di Chuuya, che teneva ancora chiusi gli occhi, mentre abbassava la mano e la metteva contro il muro dietro di lui. Voleva scappare, voleva sparire, voleva rompere quel dannato muro ed entrare nel suo dannato appartamento inutilizzato per stare tranquillo. E invece no, si ritrovava in una di quelle notti in cui capitavano una di quelle cose, e non poteva farci niente.

«Chuuya, perché mi hai uccisa?»

La voce dell'amica era pungente, affilata come quel piccolo pugnale che adesso premeva con la punta sul collo di Chuuya; ma allo stesso tempo era dolce, e gentile, come l'aveva sempre sentita quando ancora non era stato tradito.
La sua figura poco più alta di lui lo immobilizzava, e Chuuya sapeva che in quel momento non ci fosse niente da fare per allontanarla, se non combatterla. Ma doveva combattere la sua immaginazione? Doveva combattere l'illusione che Corruzione stava creando di nuovo?

«Ho dovuto» la sua voce tremava, i suoi occhi sempre più stretti creavano piccole pieghe sulle palpebre «ho dovuto, maledizione, lasciami in pace!»

Provò a scostarla con una mano, ma si bloccò quando si accorse di quanto reale sembrasse. Le aveva toccato il braccio e stava continuando a toccarglielo delicatamente con il suo, e gli venne quasi l'istinto di riabbracciarla. Era così reale; non c'era nessuno là vicino, nessuno avrebbe visto che in realtà ciò che avrebbe abbracciato sarebbe stato il nulla.
Shizuka però tirò indietro il pugnale, pronta a trapassargli il collo da parte a parte. E proprio quando lo avvicinò con velocità, la sua mano cambiò traiettoria e colpì la parete alle spalle di Chuuya. Lui riaprì gli occhi, notando quanto lei gli fosse vicina.

«Perché mi hai ucciso?» ripeté Shizuka, con gli occhi lucidi.

Chuuya la guardava incredulo, perché non era mai successa una cosa simile. In tutte le visioni che aveva avuto, Shizuka era lì pronta ad ucciderlo, ma in quel momento sembrava soltanto triste di essere morta per mano sua. Sembrava cercare una spiegazione che in realtà non sarebbe mai arrivata, sembrava piangere da sola, senza dare a nessuno davvero la colpa.
Iniziarono a scorrere delle lacrime sul suo viso, mentre lei si abbassava e si rannicchiava su se stessa, e si prendeva il viso tra le mani.

Chuuya la fissò ritornando ad un atteggiamento più controllato, smise di tremare, e si allontanò leggermente rimanendo a guardare quella sagoma buia come il vicolo non illuminato in cui si trovavano. Il suo corpo si scuoteva silenzioso, e a tratti si sentivano i singhiozzi strozzati uscire dal suo corpo tanto esile, avvolto da quel nero caratteristico. Lo usava sempre, quel mantello, per svolgere i suoi lavori notturni, per non farsi notare troppo.

«Fu...Fumiko?» quella domanda appena sussurrata sembrò arrestare il pianto silenzioso di quella ragazza, la quale si alzò, togliendo il cappuccio ancora alzato e svelando il suo vero volto.

«Sei tu..» sussurrò fra sé Chuuya, rimanendo ad una certa distanza.

Da quanto tempo non la vedevo? Perché ha fatto tutta questa scena?

«Perché l'hai uccisa?» lei continuò a ripetere la stessa frase, asciugandosi con i polsi le lacrime che si erano fermate sul suo viso.

«Dimmelo! È colpa sua, vero? Sei stato ingannato, è così? Perché gli hai dato ascolto?» alzò il tono di voce, riprendendo il pugnale conficcato nella parete e dirigendosi verso Chuuya.

«Eh, Chuuya? Perché?»

«Smettila, Fumiko.» la interruppe Chuuya, bloccandola dalle braccia.
Lei lo guardò assottigliando gli occhi leggermente arrossati, con quello sguardo pieno di fierezza che ancora, pensò Chuuya, manteneva dall'ultima volta in cui l'aveva incontrata.

«Me la pagherete.» sibilò Fumiko.

Chuuya aprì la bocca per parlare, ma qualcuno lo fece al posto suo.

«Oh, eccoti.» una voce familiare, dei passi dal fondo del vicolo.

«Quindi ti chiami Fumiko.» continuò quella stessa voce che più si avvicinava, più si faceva chiara.

«Lascialo stare. Sai bene che né io né lui siamo i veri nemici. Non è con noi che devi soddisfare la tua sete di vendetta.»

Dazai si avvicinava lentamente, con una mano in tasca e un braccio lungo un fianco. Fumiko si liberò dalla presa di Chuuya.
Il rosso si girò verso il compagno, con uno sguardo confuso e in cerca di spiegazioni.

«Che..» esitò, alternando lo sguardo fra Dazai e Fumiko.

Che diavolo sta succedendo?

~~~

Yo!

Come avete notato, questa nuova misteriosa donna ha scelto le persone giuste da interpretare con i rispettivi componenti del Doppio Nero. Ora si dovrebbe solo capire perché tutto questo.

So che qui era molto più prevedibile che non fosse davvero l'immaginazione di Chuuya provocata da Corruzione, ma il vero colpo di scena era quello con Dazai, quindi va bene così. Anche per questo ho messo prima il loro incontro.

E vabbe, per oggi ho commentato abbastanza :').

Alla prossima. ❤️

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