~24~
Non si sentivano più i passi dell'uomo, non si sentiva più niente.
Era calata la nebbia, non si vedeva più il cielo.
I due compagni stavano fermi, pensando a turno se fosse il momento di alzarsi e uscire da quel buco dietro il cassonetto.
Nessuno dei due però aveva intenzione di farlo.
«Sono andati via..» sussurrò Chuuya, guardando verso la strada, per non fissare quegli occhi marroni che a loro volta fissavano i suoi. Per non pensare che in quel momento il suo compagno si stava nutrendo dei suoi respiri, dei suoi pensieri, delle sue sensazioni. Per non ammettere che, in quel momento, tutto quello che quel dirigente bendato stava capendo, stava anche solo minimamente percependo, era la cosa migliore che potesse capitare.
Perché aveva sentito da qualche parte che il silenzio vale più di mille parole, e in quel momento quel silenzio lo stava salvando dalle migliaia di parole che altrimenti non sarebbe stato capace di pronunciare.
«Credo di sì.» rispose Dazai, muovendosi leggermente con fare impacciato per lasciare un po' di spazio all'amico.
Sfiorò di nuovo il suo viso, trattenendo il respiro per non toccarlo ancora.
Stava fermo per non spaventarlo, forse, o semplicemente per non farlo andare via. Perché aveva paura di farlo andare via. Aveva paura del tempo che sarebbe passato allontanandolo ancora, e ancora.
Chuuya sfruttò quell'impercettibile movimento del compagno per spingere via Dazai e mettersi seduto, per poi alzarsi inspirando ed espirando profondamente per riprendere fiato.
Non avrei resistito un altro secondo, pensò.
Dazai rimase qualche attimo lì, con le spalle appoggiate al muro e un velo di delusione sul viso. Alla fine lo sapeva, ogni cosa che desiderava era effimera e, per lui, nemmeno quello.
Spariva, semplicemente, e ormai non gli faceva quasi più male, spariva e non ritornava più.
Quel momento non sarebbe ritornato più.
Sì alzò, guardando Chuuya con la coda dell'occhio.
«Stai bene?»
«Certo che sto bene.» esclamò l'altro, tutto d'un fiato.
«Respiri male..» continuò Dazai, mantenendo una certa distanza e anche una certa concentrazione pensando ai loro obiettivi mancati.
«Respiro male perché avevo il tuo cazzo di corpo sopra e lo spazio era strettissimo» ringhiò Chuuya «ecco perché.»
Il compagno decise di non rispondere. D'altronde era un po' a causa sua se stava in quel modo.
Sapeva che fosse colpa sua, ma non si sentì responsabile per questo.
In quel momento aveva sentito ciò che provava, perché doveva sentirsi in colpa?
Non era uno dei suoi compiti capire le emozioni del compagno per riuscire a lavorare meglio insieme?
Non è solo questo.
«Perchè quel tizio è scappato via dopo essere entrato nel garage?» mormorò fra sé, per scacciare di mente tutti i pensieri che stava avendo, per distrarsi.
«Vado a controllare» disse Chuuya, incamminandosi verso l'entrata del garage «poi mi spieghi cosa volevi dirmi prima indicandomi il cielo.» e sparì nella nebbia.
E pensa di andare a controllare da solo?
Dazai sospirò e lo seguì, riprendendo a guardarlo da dietro.
«Il tuo potere» esclamò.
Chuuya continuava a camminare, con le mani in tasca.
«Il mio potere? Che c'entra?»
«Ti stavo suggerendo di usarlo per andare sui tetti, dato che dov'ero io non c'era molto spazio.»
Chuuya si fermò di colpo, sorridendo sarcastico.
Che stupido. Potevo evitare tutta quella assurdità, ma non ho capito nulla, pensò, perché mi lamento di non essere come lui se è così? Se non ci posso fare niente?
Riprese a camminare, con quel suo passo felpato.
«Comunque non è strano che tu non abbia compreso i miei gesti» riprese a parlare il compagno «li ho fatti velocemente, probabilmente erano incomprensibili. Capisco che tu possa essere un idiota, ma non fino a questo punto» concluse, allargando le braccia e raggiungendolo davanti al garage.
«A volte dovresti tapparti la bocca prima di dire certe cavolate» lo guardò Chuuya, assumendo uno sguardo serio, ma più rilassato.
Dazai gli sorrise «hai intenzione di controllare o no?» indicò il garage con un dito.
Chuuya annuì e insieme entrarono dentro, ritrovandosi di fronte a qualcosa che probabilmente non avrebbero mai anche solo immaginato.
«Che diavolo è..» biascicò Chuuya, spalancando gli occhi e aggrottando la fronte.
Dazai non fece nemmeno una smorfia.
Esclamò soltanto
«interessante.»
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OGGI È IL COMPLEANNO DEL MIO AMORINO CHUUYA
QUESTO CAPITOLO LO DEDICO A LUI ANCHE SE NON L'HO SCRITTO PROPRIO PER LUI INSOMMA È PER LUI OK
Scusate se è un po' corto ma arriveranno prima o poi quelli belli sukkosi :3
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